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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II AI PARTECIPANTI AD UN CONVEGNO INTERNAZIONALE PROMOSSO
DALL’ISTITUTO POLACCO DI CULTURA
Lunedì, 21 aprile 1986
Signor cardinale, cari fratelli nell’episcopato e cari amici.
1. Gioisco vivamente nell’accogliere questa mattina i partecipanti al
Convegno sull’eredità cristiana della cultura cristiana e del Consiglio
Pontificio per la cultura, per riflettere sulla vitalità spirituale della
cultura europea, plasmata da due millenni di esperienza cristiana. Ora la
domanda che vi ponete con lucidità e coraggio è questa: quale coscienza della
loro eredità cristiana hanno effettivamente gli europei? Recentemente numerosi
simposi europei, a differenti livelli di responsabilità (vescovi, sacerdoti) si
sono interessati con sollecitudine a questo tema. Il bilancio a prima vista
sembra comportare sia ombre che luci. Da un lato migliaia di europei danno
l’impressione di vivere senza memoria spirituale, come degli eredi che hanno
dilapidato il loro patrimonio sacro. Quanti uomini e donne infatti, passano il
loro tempo di lavoro e di svago senza alcun riferimento al Vangelo o a Dio! Le
loro gioie, le loro speranze, le loro prove sembrano racchiuse in un orizzonte
terrestre, e molti sembrano vivere e morire in un vuoto religioso. Questo
agnosticismo pratico, quest’indifferenza tranquilla, è purtroppo spesso il
dramma delle società economicamente più avanzate, che hanno evacuato il sacro
della vita quotidiana e non hanno ancora imparato a creare uno spazio religioso
nel cuore delle nuove culture. Quanti giovani respirano e crescono in questo
clima religioso, fatto d’ignoranza e di disinteresse verso il fatto religioso!
2. Guardiamoci tuttavia dal fermarci unicamente all’aspetto oscuro del
paesaggio umano e culturale di questo continente. Dapprima alcuni ambienti,
forse a causa delle prove esteriori che li affliggono, manifestano una
considerevole fedeltà alle loro radici spirituali e una forte vitalità
religiosa, vissuta a livello delle famiglie e del popolo, tesa verso l’avvenire.
E soprattutto le vie della Provvidenza sono misteriose, e lo Spirito è sempre
all’opera nel segreto dei cuori, attirandoli verso l’amore dell’Assoluto, verso
la giustizia, verso la pace. Segni di speranza e di conforto non mancano se noi
sappiamo discernerli con attenzione. Come non rallegrarsi, per esempio, nel
vedere tanti cristiani, in parecchi paesi d’Europa che si impegnano con
generosità e intelligenza in questo progetto promettente che chiamiamo ora la
nuova evangelizzazione? La fede viva di questi cristiani è tutta tesa verso uno
sforzo di inculturazione del Vangelo che non mancherà di portare i suoi frutti.
La promessa del Vangelo ce ne dà conferma così come dai segni già evidenti del
successo. Gli europei, così fieri della loro libertà, della loro creatività, del
loro senso della partecipazione, possiedono dei valori culturali che, fecondati
dallo spirito del Vaticano II, affretteranno l’incontro della Chiesa con le
culture emergenti.
3. D’altronde, riconosciamolo, le prove e le divisioni che hanno lacerato
questo vecchio continente costituiscono, anch’esse, un pressante invito per gli
Europei, li impegnano a ritornare alle fonti della loro storia, per ritrovare la
loro fratellanza comune e la loro cultura indelebile. Rispettando il pluralismo
delle società moderne, sappiamo ridare vita e significato all’eredità cristiana
dell’Europa. Eredità non vuol dire passato antiquato, come se lo immaginano
troppe persone che hanno la tendenza a vedere il cristianesimo attraverso alcune
istituzioni vecchie e sorpassate. Per noi che lo viviamo, il patrimonio
cristiano è sempre attivo e creatore di cultura. Sappiamo attraverso un dialogo
franco e coraggioso, rivendicare le libertà e le garanzie indispensabili
affinché i cristiani e tutti i credenti possano apportare il loro contributo
indispensabile alla costruzione futura di tutte le società di questo continente,
dal nord al sud, dall’est come dall’ovest.
4. Avete ragione di porre il problema in termini di coscienza. L’Europa non
deve attingere le sue forze vive nei soli campi economico, ideologico, politico,
militare. La posta decisiva sarà la qualità della cultura vissuta a livello
della coscienza europea.
Ecco la frontiera dove si gioca l’avvenire di questo continente e in un certo
senso del mondo intero, poiché l’Europa occupa un posto di primo piano nella
geografia culturale del mondo.
Il vostro contributo supera ampiamente i confini della carta geografica
dell’Europa e il lavoro di presa di coscienza culturale, che voi saprete
attuare, sarà anche a beneficio di tutta la comunità umana.
5. Incoraggio il Consiglio Pontificio per la Cultura e gli organismi come
l’Istituto polacco di Cultura cristiana e suscitare numerosi incontri come
questo, nei quali, uomini e donne prendono coscienza che il destino dell’Europa,
come comunità umana distinta dipende dal vigore che essa saprà dare alla propria
cultura. Uomini e donne di cultura voi detenete un potere immenso sugli spiriti
e le anime. Siate i testimoni accorti e convinti della memoria cristiana di
questo continente e con tutti i mezzi moderni mostrate alle giovani generazioni
il potere sempre rigeneratore della Buona Novella di Gesù Cristo. Che la vostra
fede, la vostra speranza, la vostra carità, nutrite alle fonti del Vangelo,
facciano di voi e di tutti coloro che lavoreranno nello stesso senso in diverse
iniziative, degli strumenti privilegiati per l’opera urgente che costituisce la
nuova evangelizzazione del vostro paese e di tutta l’Europa, chiamata a
ritrovare la sua anima e la sua creatività spirituale. La prosperità, la pace e
il vero sviluppo umano dell’Europa dipendono da ciò. Formulo questo augurio con
voi, davanti al Signore del quale imploro la Benedizione su di voi.
© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana
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