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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI ALLA VI ASSEMBLEA NAZIONALE
DELL
’AZIONE CATTOLICA ITALIANA

Venerdì, 25 aprile 1986

 

1. Carissimi delegati alla VI assemblea nazionale dell’Azione cattolica italiana, rappresentanti delle diocesi e associazioni che sono in Italia, dei settori e dei movimenti in cui si articola il vostro apostolato, vi saluto cordialmente, rivolgendo uno speciale pensiero al caro fratello cardinale Ugo Poletti, presidente della CEI, che con affetto e attenzione segue la vita della vostra associazione. Saluto poi il presidente dell’Azione cattolica e l’assistente ecclesiastico generale.

In voi tutti qui presenti saluto l’intera Azione Cattolica Italiana, esprimendo il mio compiacimento perché essa è una realtà viva, organicamente inserita nel cammino della chiesa che è in Italia e intensamente impegnata nell’opera di apostolato a servizio delle varie diocesi e delle diverse parrocchie. Sono lieto di incontrarvi, quasi all’inizio dei vostri lavori assembleari, per affrontare insieme con voi alcuni temi decisivi per la pastorale della chiesa in Italia e quindi per il cammino dell’Azione cattolica, offrendo così punti di riferimento e orientamenti per la vostra riflessione.

A ciò mi spinge l’affetto che nutro per la vostra associazione, la consapevolezza della sua importanza, la volontà di interpretare le attese e le speranze dei vostri vescovi, tanto legati all’Azione cattolica e spesso formatisi nel suo seno. L’ufficio del successore di Pietro si intreccia infatti con quello di vescovo della prima diocesi italiana: ne consegue per il papa un vincolo particolare con gli altri vescovi italiani e una specifica responsabilità pastorale nei confronti di questa diletta nazione.

2. Per sua natura l’assemblea nazionale è occasione privilegiata di verifica dell’identità e dell’impegno dell’associazione. Quindi della sua corrispondenza effettiva a quel modello che si è venuto formando fin dalle origini della vostra associazione, del quale il concilio ha tracciato i lineamenti essenziali (cf. Apostolicam Actuositatem, 20), che lo Statuto - approvato “ad experimentum” nel 1969 - ha più dettagliatamente articolato e che il mio predecessore Paolo VI ha illuminato col suo magistero, ispirato sempre da profondo amore.

La vostra assemblea ha luogo mentre è viva l’attesa per il prossimo sinodo sulla vocazione e missione dei laici nella chiesa e nel mondo. Approfondendo a vent’anni dal concilio la fisionomia del laicato cristiano, esso apporterà un ulteriore contributo anche alla comprensione e valorizzazione dell’apostolato di Azione cattolica.

3. Sotto il profilo storico e spirituale, l’Azione cattolica è scaturita da un bisogno preciso di cristiani laici, desiderosi di raccogliere le sfide del loro tempo, non meno travagliato del nostro e anzi, per certi aspetti, in Italia, forse più carico di preconcetti e di ostilità verso la chiesa. In tale situazione quei pionieri hanno compreso la necessità di un organismo che inserisse i laici, in forma stabile e associata, nel dinamismo apostolico della chiesa in collaborazione col ministero gerarchico.

Il concilio, guardando a questa realtà, ne ha riconosciuto la preziosità e l’ha collocato in una profonda visione ecclesiologica, enucleando alcuni principi, che conviene qui richiamare.

Innanzitutto, ogni cristiano, in forza del battesimo e in quanto appartenente al popolo di Dio, è chiamato ad attuare, secondo la condizione propria di ciascuno, la missione della chiesa che è quella della evangelizzazione e santificazione. La chiesa, per la sua divina costituzione, è gerarchica e quindi vi è un apostolato gerarchico che è proprio dei ministri ordinati; ma vi è anche un apostolato proprio dei laici che si manifesta come presenza di chiesa in quei luoghi e in quelle circostanze in cui essa non può diventare sale della terra, se non per mezzo loro; in particolare l’apostolato dei laici ha il compito specifico dell’animazione cristiana dell’ordine temporale.

Ma i laici possono anche essere chiamati in diversi modi a collaborare più immediatamente coll’apostolato della gerarchia (Lumen Gentium, 33). Il caso emblematico di questa chiamata è quello dell’Azione cattolica, la cui identità è ben delineata dalle note caratteristiche descritte nel n. 20 del decreto conciliare Apostolicam Actuositatem. L’insegnamento del concilio mette l’accento sulla missione integrale dei laici, di evangelizzazione e di santificazione, come pure di animazione cristiana delle realtà temporali, all’interno dell’unica missione della comunità ecclesiale (cf. Lumen Gentium, 31-33; Apostolicam Actuositatem, 2-3; 5-7). Per questo Paolo VI, in occasione della terza assemblea nazionale (25 aprile 1977), disse che “l’Azione cattolica è chiamata a realizzare una singolare forma di ministerialità laicale, volta alla «plantatio Ecclesiae» e allo sviluppo della comunità cristiana in stretta unione con i ministeri ordinati” (Pauli VI Iis qui Coetui Nationali “ACI” interfuerent, die 25 apr. 1977: Insegnamenti di Paolo VI, XV [1977] 389-390).

Questa “identità” sarebbe compromessa se, in nome di discutibili visioni ecclesiologiche, si accettassero improprie estensioni del concetto di “laicità”, che indurrebbero a un livellamento di quelle diversità di ministero appartenenti alla divina costituzione della chiesa e che farebbero venir meno la specificità delle vocazioni nella chiesa e, quindi, della stessa vocazione laicale e di quella dell’Azione cattolica. Questa identità può sussistere solo a condizione di una piena fedeltà al magistero sia in ragione dell’essere battezzati, sia in ragione dell’essere chiamati alla collaborazione con l’apostolato proprio della gerarchia e di una sentita concordia con le altre associazioni e movimenti di apostolato dei laici.

4. Impegnativi sono oggi i compiti dell’Azione cattolica e accresciuta è la necessità della sua opera specifica. È urgente infatti - come ho detto nel discorso di Loreto - por mano anche in Italia quasi a una nuova “implantatio evangelica”. (cf. Ioannis Pauli PP. II Allocutio Laureti in Piceno ad Italiae Episcopos, quosdamque presbyteros et laicos simul congregatos habita, 3-4, die 11 apr. 1985: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VII, 1 [1985] 996) Lo esige l’avanzare del processo di secolarizzazione, che si manifesta con particolare acutezza nell’ambito delicatissimo della famiglia, della trasmissione e dell’accettazione della vita, e che assume in maniera sempre più marcata un volto scristianizzato. Consumismo e materialismo tendono a far dimenticare Dio e a escluderlo di fatto dall’orizzonte di vita di molte persone, accorciando così le autentiche dimensioni dell’uomo.

Ma il bisogno di evangelizzazione emerge anche da altri segni, fortunatamente positivi, collegati con il fenomeno del secolarismo e però indicativi di una radicale insoddisfazione nei suoi confronti. La rapida trasformazione che l’avvento delle nuove tecnologie sta producendo nel nostro paese, sul piano non solo economico ma anche sociale e culturale, aumenta l’urgenza dell’opera di evangelizzazione, cioè dell’annuncio di Cristo che salva e redime.

Occorre dunque proporre con chiarezza, con forte e dolce capacità di persuasione, l’unica risposta autentica e adeguata, che è Cristo, perfetto modello dell’uomo. Occorre inserire questa risposta della fede nella mutevole cultura di oggi, per rigenerarla dal di dentro, liberarla dalle sue molteplici schiavitù e aprirla ai veri valori.

5. Tutto ciò interpella la chiesa che è in Italia. Chiama in causa noi pastori, come voi carissimi laici di Azione cattolica e come ogni forza viva che lo Spirito fa nascere nella comunità cristiana. A noi tutti è chiesto di essere protesi all’impegno di evangelizzazione. Un’evangelizzazione integrale, attenta ai problemi dell’uomo, comprensiva della promozione umana e sollecita dell’inculturazione della fede. Un’evangelizzazione che nasce dalla passione per la verità di Cristo e dall’amore per l’uomo, e che pertanto è ricca di dinamismo e capace di iniziativa.

Il segreto della fecondità missionaria è, come ben sapete, la santità di vita: questa rimane dunque la priorità fondamentale negli impegni dell’Azione cattolica. La preghiera, la prontezza al sacrificio, alimentate dalla fiducia filiale in Maria madre della divina grazia, siano il punto di riferimento inderogabile della vostra vita.

Lo slancio missionario è proporzionale alla “coscienza di verità” (cf. Ioannis Pauli PP. II Allocutio Laureti in Piceno ad Italiae Episcopos, quosdamque presbyteros et laicos simul congregatos habita, 4, die 11 apr. 1985: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VII, 1 [1985] 996), affinché l’Azione cattolica condivida in tutte le sue componenti il senso di responsabilità per la verità cristiana e ne possa essere annunciatrice e testimone competente e qualificata all’interno delle complesse problematiche attuali, le vostre associazioni sono chiamate a divenire autentiche scuole di formazione dottrinale, oltre che spirituale, e non solo per le verità da credere, ma anche per il comportamento da tenere.

Questa dimensione formativa sarebbe evidentemente intesa in modo ristretto ed errato se venisse isolata da quell’attività, di “azione” appunto, come dice il nome stesso della vostra associazione, o peggio se le venisse assurdamente contrapposta. Al contrario, come la formazione è la radice della missionarietà, così la medesima formazione deve essere intrinsecamente missionaria, orientata all’azione apostolica. Da ciò deriva anche l’ampiezza del suo respiro. Un’autentica formazione di laici di Azione cattolica deve abbracciare, accanto alle tematiche spirituali e teologali, la dottrina sociale della chiesa e tutto ciò che rende idonei a immettere la forza redentrice del Vangelo all’interno delle realtà temporali.

6. L’apostolato di Azione cattolica non si esaurisce nell’impegno personale dei singoli, per quanto esso sia sempre indispensabile e prezioso. La sua modalità propria è quella di agire “uniti a guisa di corpo organico, così che sia espressa in modo più adatto la comunità della chiesa e l’apostolato riesca più efficace” (Apostolicam Actuositatem, 20). Solo operando in questa forma organica e comunitaria la vostra associazione potrà realizzare una presenza visibile nella società e nella cultura italiana, in grado di incidere sui suoi orientamenti complessivi, e contribuire così per la propria parte a trasmettere nel tessuto sociale italiano la ricchezza dei valori e i fermenti di vita propri del messaggio evangelico, in modo che la comunità ecclesiale italiana possa esprimere con efficacia anche la sua vitalità come “forza sociale”.

Una realtà di antica tradizione popolare come l’Azione cattolica italiana, da tanto tempo intimamente radicata non solo nella chiesa, ma anche nelle famiglie, nella gioventù, nella vita del paese, può dare qui un contributo essenziale, se saprà conservare e rinvigorire la sua caratteristica di associazione popolare, attraverso l’impegno di una presenza coraggiosa, caratterizzata da programmi chiari e concreti.

7. A questo proposito occorre precisare che l’apostolato dell’Azione cattolica, ecclesiale per sua natura, non deve in alcun modo confondersi con attività di tipo puramente civico, sindacale o politico. Ma estendendosi la sua missione quanto la missione salvifica della chiesa, rivolta all’evangelizzazione e alla promozione integrale dell’uomo, nessun terreno in cui siano in gioco la persona umana, i suoi diritti e doveri, i valori morali e religiosi, può esserle indifferente o estraneo, pur nelle dovute distinzioni degli ambiti di competenza.

Non v’è dubbio che, attenendosi a queste linee maestre, l’Azione cattolica italiana non si lascerà condizionare da quei meccanismi che la mentalità secolaristica mette in atto per bloccare sul nascere le vie dell’evangelizzazione. Non avrà timore delle accuse di trionfalismo o di proselitismo, che appaiono infondate e pretestuose nell’odierna situazione italiana. Né si lascerà indurre a comportamenti che, nell’illusione di smussare le opposizioni all’annuncio evangelico, finiscono per nascondere l’identità cristiana.

Sarà piuttosto sempre sollecita della trasparenza e coerenza della propria testimonianza, attenta ad esprimere nelle dichiarazioni dei propri esponenti, negli indirizzi della stampa associativa come in ogni altra manifestazione di impegno una fedeltà ecclesiale, evitando di indulgere a forme di dialogo mal inteso, nel quale posizioni ideologiche e politiche incompatibili con la fede cristiana possano apparire in qualche modo avallate dall’Azione cattolica, e così indirettamente dalla stessa chiesa in Italia, di cui l’Azione cattolica è espressione tanto qualificata.

8. Carissimi delegati, vi è ancora un argomento sul quale desidero soffermarmi con voi, perché da esso dipendono l’autenticità cristiana e il dinamismo apostolico della vostra associazione. Mi riferisco all’unità interna, alla comunione che deve regnare nell’Azione cattolica e qualificarla e plasmarla in tutte le sue articolazioni. Un’unità non qualsiasi, ma con un preciso volto ecclesiale. Fondata quindi sulla virtù unitiva dell’amore cristiano e realizzata in conformità a quei contenuti e a quegli obiettivi che sono già indicati nel vostro Statuto e che oggi ho per voi posto in evidenza. Un’unità capace di rispettare e valorizzare tutte le componenti dell’Azione cattolica, di armonizzare in una superiore concordia i loro carismi, le loro peculiari sensibilità ed esperienze associative, sempre all’interno del quadro di fondo che abbiamo tracciato.

Questa VI assemblea nazionale è l’occasione che la provvidenza vi offre per rafforzare le fila di una collaborazione serena e costruttiva. Il consiglio nazionale che emergerà dalla vostra assemblea e la futura presidenza dovranno portare sempre più avanti questo cammino di comunione fraterna. Un ruolo tutto particolare nella promozione dell’unità compete ai sacerdoti assistenti (cf. Statuto dell’Azione cattolica italiana, 10). Il servizio dell’unità appartiene infatti alla natura stessa del ministero sacerdotale. Come guide delle coscienze, educatori alla fede e al senso della chiesa, gli assistenti hanno una responsabilità decisiva nella crescita spirituale dell’Azione cattolica e soprattutto nella formazione dei ragazzi e dei giovani. Rispettando nell’associazione le responsabilità dei laici, saranno per tutti uno stimolo quotidiano a vivere fino in fondo l’appartenenza a Cristo e alla chiesa.

9. Così unita al proprio interno e spiritualmente alimentata, l’Azione cattolica italiana è chiamata a essere una grande forza di comunione intraecclesiale. Il suo stesso Statuto le assegna “come primo impegno la presenza e il servizio nella chiesa locale” (cf. Statuto dell’Azione cattolica italiana, 6), sempre in totale adesione all’unità cattolica della chiesa “universale e primigenia”. (cf. Ioannis Pauli PP. II Allocutio Laureti in Piceno ad Italiae Episcopos, quosdamque presbyteros et laicos simul congregatos habita, 6, die 11 apr. 1985: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VII, 1 (1985) 996) È un compito che vi caratterizza e vi qualifica e per il quale già tanto avete operato. Lo svolgerete in maniera sempre più piena, facendovi promotori di comunione e collaborazione con ogni altra presenza ecclesiale, in quello spirito di stima reciproca, disponibilità e amichevole comprensione che consente ai fratelli di costruire insieme la casa comune, sulla base di una genuina e cordiale integrazione nella pastorale del proprio vescovo, “principio visibile e fondamento dell’unità della chiesa particolare” (Lumen Gentium, 23).

Sviluppando con fedeltà e creatività queste indicazioni, la vostra assemblea potrà segnare un significativo approfondimento e aggiornamento della missione dell’Azione cattolica italiana, nel suo servizio più che secolare che tanto ha contribuito al bene della chiesa e del paese. Potrà stimolare una nuova crescita anche delle adesioni e una più dinamica partecipazione di tutti gli associati.

Maria santissima, stella dell’evangelizzazione, sia guida del vostro cammino. Per parte mia, vi accompagno con gli auguri più cordiali e con l’assicurazione di una speciale preghiera.

Con grande affetto imparto la mia benedizione a voi e a tutta l’Azione cattolica italiana, auspicando ogni migliore successo a questa vostra sesta assemblea.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 
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