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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA FEDERAZIONE ORDINI FARMACISTI ITALIANI

Sabato, 26 aprile 1986

 

Egregi e cari signori.

1. Saluto con viva cordialità e deferenza voi tutti, partecipanti all’annuale Congresso della federazione Ordini farmacisti italiani, che per l’occasione di questo incontro venite accompagnati da un folto gruppo di familiari. Nel darvi il benvenuto, voglio esprimervi il mio sincero ringraziamento per aver voluto anche ascoltare una parola da parte della Chiesa, come stimolo che possa ulteriormente ispirare e fermentare le finalità della vostra nobile professione.

Il tema generale di questa ventunesima edizione delle Giornate farmaceutiche italiane è già di per se stesso assai significativo: “Il farmacista e i grandi mali sociali”, impegnandovi a svolgere un esame dei problemi del settore farmaceutico, con particolare riguardo agli aspetti e coinvolgimenti socio-sanitari. La rilevanza scientifica e culturale del settore, già notevole fin dai tempi più antichi, ha arricchito la sua connotazione sociale nel mondo contemporaneo, dove il farmacista non può più limitarsi a essere preparatore e distributore di medicinali.

Nella moderna società si chiede normalmente alla farmacia, divenuta un centro sempre reperibile di assistenza, la possibilità di vivere bene, malgrado il “male”, fisico o psicologico che sia; il medicinale diventa di fatto un prodotto di largo consumo, fino a un uso non sempre corretto, anzi talvolta eccessivo. Di qui il vostro nuovo ruolo di fungere anche da promotori della coscienza sanitaria in mezzo al popolo.

2. Nel breve incontro da me avuto con voi nel maggio 1981 ebbi modo di ricordare l’interesse e l’attenzione della Chiesa per la ricerca scientifica in qualunque campo essa punti il suo obiettivo. Questa volta, in linea con i lavori del vostro convegno, vorrei soffermarmi sul valore della dimensione umana ed etica della vostra attività, che da una parte vi fa carico di crescenti responsabilità morali, dall’altra vi colloca sul livello più alto e, certo, più ambìto di collaboratori con un disegno di sublime grandezza.

Il tema stesso di fondo, che è oggetto delle vostre articolate riflessioni, mette in evidenza la vostra scelta e la vostra disponibilità nei confronti dei problemi della persona umana intesa nella sua totalità fisica e spirituale. La vostra professione, che vi pone nella categoria degli operatori sanitari, vi porta, infatti, a stare quotidianamente vicino all’uomo per aiutarlo a ritrovare la salute fisica e a difendere il dono inestimabile della vita.

3. Per tali ragioni la Chiesa, che pone al centro delle sue preoccupazioni e cure pastorali il mistero della grandezza e della miseria dell’uomo, comprende e apprezza adeguatamente l’apporto del vostro specifico lavoro all’impegno comune. Essa fin dall’alba della sua fondazione ha considerato il servizio agli ammalati come parte integrante della sua missione. E se oggi, in ossequio alle direttive del Concilio Vaticano II, invita i cristiani e tutti gli uomini a collaborare con i settori della cultura e della scienza, lo fa perché sia assicurata la piena e integrale promozione umana (Gaudium et Spes, 61).

Per queste ragioni io stesso, venendo incontro a un’esigenza largamente sentita, ho voluto costituire nel maggio scorso una speciale “Pontificia Commissione per la pastorale degli operatori sanitari”, al fine di stimolare e coordinare le attività delle diverse forze operanti nell’ambito della Chiesa, seguire gli orientamenti programmatici e le iniziative concrete dei vari paesi, coglierne le implicazioni per la pastorale.

Nei miei vari viaggi apostolici, specie nei paesi emergenti, non mi stanco di ripetere che il mondo della sanità è un luogo di lotta per l’uomo, dove la tecnologia tende a prendere sempre più spazio e non sempre a salvaguardia dei diritti della persona. La sofferenza, la malattia, la morte sono eventi “umani” fondamentali, e la preoccupazione primaria di tutti deve essere quella di collaborare a vicenda per risolverne i problemi in modo umano.

Aiutare l’ammalato a superare con dignità la propria prova è certamente il servizio che l’umanità aspetta dalla scienza, dalla tecnologia e dalla farmacologia. Ma ciò non sarà possibile senza una visione chiara del rispetto assoluto verso l’essere umano, che trascende da solo il valore di tutte le realtà materiali. È questo il punto costante di riferimento, da non perdere mai di vista, se si vogliono evitare conseguenze che degenerano nella tragedia dei grandi mali sociali, oggetto del vostro impegno di studio.

4. Nella concezione cristiana l’uomo, creato a immagine di Dio, è l’espressione più alta della vita dell’universo. Egli è finalizzato a Dio e l’universo finalizzato all’uomo. Come il Creatore di tutte le cose ha immesso nei segreti della natura forze nascoste da scoprire per trarne i mezzi di protezione e di sviluppo della vita, così ha scritto anche nella stessa natura umana i principi delle norme universali di comportamento, che non sono lasciate all’interpretazione dell’arbitrio soggettivo né alle variazioni della mentalità corrente.

Esistono valori e diritti essenziali connessi con la dignità e il destino supremo della persona umana, a cominciare dal diritto primario della vita, che va difesa in ogni momento dell’arco della sua esistenza, oggi più che mai minacciata dal suo accendersi fino alle ore del suo tramonto. Rispettare tali norme è farsi collaboratori di vita, altrimenti si diviene operatori di morte.

Cari e illustri signori, nell’esercizio della vostra professione voi avete come pochi altri la possibilità di contribuire a formare il costume morale del popolo. Siate sempre coscienti delle alte responsabilità morali che la vostra nobile professione comporta e del grande servizio che siete chiamati a rendere alla odierna società. Non offuscate mai la dignità della vostra missione!

Vi accompagna il mio augurio più cordiale, ispirato da stima e apprezzamento.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 
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