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SALUTO DI GIOVANNI PAOLO
II ALLA POPOLAZIONE DI ROCCA DI MEZZO
Rocca di Mezzo (AQ) - Sabato, 9
agosto 1986
1. Esprimo
il mio fraterno ringraziamento a monsignor Mario Peressin, che in questa serena
tappa del mio viaggio ai Piani di Pezza, mi ha rivolto il saluto a nome
dell’arcidiocesi dell’Aquila; ed esprimo altresì il mio vivo ringraziamento al
signor presidente della Regione Abruzzese e al signor sindaco per le nobili
espressioni rivoltemi in questo incontro con la popolazione della località
montana di Rocca di Mezzo. Vi saluto tutti con affetto e vi ringrazio per la
vostra accoglienza.
È per me
motivo di grande gioia incontrarmi con tutti voi, abitanti di questa splendida
zona, e con voi, turisti, che trascorrete il breve tempo delle vacanze a
contatto con le bellezze della natura e con i costumi della cara popolazione dei
monti, gente laboriosa, amante delle cose semplici, gelosa custode di tradizioni
che non tramontano e degli antichi usi, legata alla fede e al sentimento
religioso che caratterizza la sua storia. Dalle vetuste radici della cultura
religiosa di questa terra ci parla la vicina Chiesa di San Leucio, vescovo ed
evangelizzatore, fondatore di antiche chiese nell’Italia Meridionale.
2. Invito
voi tutti a non trascurare mai il senso religioso delle cose e della natura,
ereditato dai vostri padri. Specialmente di fronte ai processi di trasformazione
tipici della vita moderna, così rapidi e a volte così poco rispettosi
dell’ambiente e delle caratteristiche che lo accompagnano, sappiate impegnarvi a
mantenere fede ai valori della vostra tradizione e della vostra cultura civile e
religiosa. Essa costituisce un monito e un insegnamento ricco di saggezza, un
invito a osservare con senso di responsabilità e competente intelligenza le
fondamentali e sapienti leggi che salvaguardano l’ambiente naturale in cui
l’uomo deve vivere, invitando a conservare con saggia responsabilità i beni che
rendono serena la vita sociale, e soprattutto aprono gli occhi perché le
perfezioni invisibili di Dio possano essere contemplate con l’intelletto nelle
opere da lui compiute (cf. Rm 1, 20)
3. Siate
fieri della vostra tradizione di fede: essa consente a tutti voi di guardare
alla vita moderna con animo sereno, libero, ricco di esperienze confortanti. Ci
sono due momenti nei quali maggiormente la vostra fede cristiana si esprime: la
vita della famiglia e il sentimento della celebrazione delle feste religiose.
Io
profitto di questo incontro per invitarvi a non dimenticare mai le risorse
cristiane e umane che arricchiscono il vostro tradizionale sentimento circa i
valori delle vostre famiglie. In esse si esprime un ideale di vita singolarmente
sano, tenacemente radicato com’è nella cultura della popolazione della montagna.
Nella famiglia si trasmette la religione, il senso della responsabilità e
dell’autorità, il gusto per il lavoro e per l’impegno, la gioia serena della
convivenza, il servizio nel rispetto della dignità della persona. Nella famiglia
si scopre soprattutto il significato dell’amore e del valore della vita,
considerata da voi sempre come un dono sacro e provvidenziale che viene da Dio.
Secondo le vostre tradizioni la famiglia è stabile nei suoi legami. Vi invito
perciò a conservare ed esaltare questi peculiari sentimenti, che sono tipici
delle vostre popolazioni, anche di fronte alle trasformazioni che oggi
riguardano la vita familiare; e preparate con questo spirito i giovani ad
affrontare la vita, muniti di un grande e sincero apprezzamento per gli ideali
religiosi ereditati dalle tradizioni. Soprattutto voi, giovani, abbiate il
programma di crescere in sapienza e grazia, come Gesù a Nazaret, per portare
nell’odierno ambiente sociale l’esempio fresco e genuino della vostra
equilibrata sicurezza interiore, ricevuta dalla famiglia.
4. Siate
poi fedeli custodi della tradizione religiosa del giorno del Signore,
arricchendo di intenso sentimento cristiano l’impiego del tempo libero delle
vostre giornate di festività. Il tempo libero ha un valore religioso che nasce -
come insegnano le parole della Bibbia - dal precetto divino, espresso nel
comandamento sabbatico dettato al popolo d’Israele: a tutti gli uomini, liberi o
servi, Dio chiede la sospensione, in un determinato giorno da qualsiasi
attività.
Il tempo
libero del sabato è descritto nella parola di Dio come una benedizione: “Dio
benedisse il settimo giorno e lo consacrò” (Gen 2, 3). Questo precetto
del riposo, però, esige che il giorno di Dio sia “santificato” (Dt 5,
12). Esso non dovrebbe trasformarsi, pertanto, in un nuovo tempo di lavoro e di
fatica, né in tempo di dissipazione o di alienazione. E poiché la festa
cristiana è immersa nel fulgore della risurrezione di Cristo, di cui è continua
ri-presentazione, essa invita, soprattutto, a un contatto con Dio, mediante il
Salvatore risorto, nello Spirito Santo, alla tranquillità del culto, della
contemplazione, del dialogo fatto preghiera.
Santificare la festa significa trovare in essa l’occasione di mettere in
rapporto con Dio noi stessi e il nostro mondo; con Dio, l’unico che può rivelare
alla nostra vita il suo senso profondo, il suo destino definitivo, quello che
non viene mai meno e che dà ragione e valore a tutto il resto.
5. In
questo ambiente si è sviluppato oggi anche il significativo fenomeno del turismo
di vacanza, espressione naturale del bisogno di riposo, di distensione, a
contatto con un ambiente sano e diverso da quello delle città e delle strutture
lavorative. Con il turismo, ovviamente, nasce un intenso dialogo tra mentalità
diverse, e differenti esperienze di vita. Io auspico che tale scambio di
opinioni sia sempre positivo, induca ad apprezzare i valori tradizionali e
tipici delle differenti condizioni di vita in maniera qualificante e
responsabile, e auguro a tutti di vivere questo momento di ferie come
un’occasione di grande arricchimento interiore. Auguro perciò che le presenti
vacanze consentano a tutti una rivalutazione della vita interiore personale e
permettano, poi, di esprimere con energie ritemprate e con più salda e generosa
coerenza la collaborazione richiesta nelle strutture di lavoro e nelle comunità
ecclesiali di appartenenza.
Nell’elevare la mia preghiera a Dio perché conforti e allieti tutti voi, ben
volentieri invoco la protezione della Vergine santissima sulle vostre famiglie,
sulle vostre attività che vi attendono, sui vostri migliori propositi, e con
affetto imparto a tutti la mia benedizione apostolica.
© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana
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