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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD ASSOCIAZIONI DI LAVORATORI CATTOLICI

Sabato, 6 dicembre 1986

 

Carissimi!

1. Sono lieto di accogliere oggi in questa speciale udienza, tre gruppi ben qualificati e valorosi di laici, che svolgono, in linea con la loro specifica vocazione, un’opera preziosa per l’evangelizzazione e la santificazione del mondo. Saluto perciò con gioia i rappresentanti del Movimento cristiano dei lavoratori, riuniti a Roma per celebrare il loro quinto Congresso nazionale. Saluto, con pari intensità di sentimento, i partecipanti al Convegno dei vice-presidenti e Equipes diocesane e regionali del settore adulti dell’Azione cattolica, e i partecipanti al Congresso nazionale del Movimento lavoratori dell’Azione cattolica. Siate tutti i benvenuti.

La vostra visita riempie il mio animo di conforto, perché col vostro impegno ed entusiasmo voi date alla Chiesa che è in Italia la serena fiducia di poter contare su di voi, sulla vostra tenace fede e sulla vostra preparazione accurata nel compito di proclamare il messaggio cristiano là dove esso spesso stenta ad arrivare, nel mondo cioè della professione e del lavoro.

2. Questo incontro mi consente di riflettere con voi su di un tema che è comune nel programma dei vostri incontri: si tratta della solidarietà. Voi vi proponete di riflettere su questo argomento non solo in quanto fenomeno sociale particolarmente sentito tra i lavoratori, ma anche in quanto valore etico che tocca la coscienza dei cristiani. Voi, infatti, siete consapevoli che la solidarietà costituisce un annuncio ben presente nelle parole di Cristo: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati” (Gv 15, 12).

Ogni uomo, di fatto, riceve incessantemente aiuto da persone vicine e lontane. Egli si avvantaggia dei beni materiali, morali, culturali e religiosi, creati da intere generazioni. Ogni uomo vive del lavoro, dello sforzo, del fervore, del sacrificio di tanti altri suoi simili. Egli beneficia della loro solidarietà. È quindi giusto che, a sua volta, offra la propria solidarietà agli altri. Ciò vale in particolare in questo nostro tempo, in cui ogni lavoro si svolge entro un reticolo molto fitto di interdipendenze, che ne condizionano da più parti possibilità e sviluppo. Questo fatto rafforza l’esigenza, sempre più chiara e consapevole, di intendere il lavoro come singolare momento di partecipazione e di generosa condivisione: in una parola, di costruttiva solidarietà.

3. Dio vuole un mondo fondato sulla giustizia e sulla fraternità. Su tali virtù poggia l’ordine che deve reggere i rapporti tra le persone. Ma questo ordine deve essere continuamente promosso e adeguato a mano a mano che si rinnovano e si sviluppano le strutture sociali e i sistemi di vita. Noi assistiamo a un continuo progresso e a un incalzante mutare delle condizioni di vita dell’uomo, sotto l’impulso delle nuove condizioni e possibilità economiche, delle nuove capacità tecniche, dei nuovi sistemi di produzione. Nel contesto di tale progresso si sviluppano anche ulteriori esigenze di partecipazione e altre forme di solidarietà si rendono possibili.

Occorre fare in modo che le persone presenti nelle singole organizzazioni umane possano cooperare sempre più responsabilmente al raggiungimento dei beni da tutti richiesti e desiderati. Ciò suppone il coinvolgimento delle facoltà spirituali, oltre che delle capacità tecniche delle persone, allo scopo di realizzare l’intesa necessaria al conseguimento del comune interesse.

Tale intesa non sarà possibile se ciascuno non si sforza di aprirsi alla considerazione oggettiva del bene altrui, oltre che del proprio. In questo sta appunto la solidarietà, la quale si rivela quindi come una fondamentale espressione della socialità immanente alla natura umana e come una dimensione singolarmente significativa dell’amore cristiano. È in questa dimensione che ogni uomo può riconoscersi prossimo con gli altri uomini. La solidarietà offre l’occasione esaltante di comunicare se stessi agli altri in atteggiamento pacifico e costruttivo; consente di stabilire rapporti coordinati e stabili, corrispondenti ai bisogni reali delle persone e delle comunità; aiuta, altresì, a superare quelle condizioni di solitudine e di isolamento che spesso sfociano nell’incomunicabilità e nell’alienazione. Nella solidarietà, inoltre, l’uomo tende a comunicare al proprio fratello le sue convinzioni circa il senso profondo del vivere e dell’operare, nella prospettiva della piena realizzazione del trascendente destino di ogni essere umano. È ovvio che tale sostegno nella comunione dei valori sommi è oggi più urgente che mai, proprio perché la crescente automazione del progresso produttivo, mentre tende a ridurre l’intervento materiale dell’uomo, rischia anche di svilirne il significato spirituale, rendendo l’attività del soggetto marginale e ripetitiva. È necessario perciò che il lavoro sia sostenuto e orientato da una forte motivazione spirituale, la quale a sua volta potrà essere tanto meglio trasmessa e alimentata quanto più vivo e autentico sarà il clima di solidarietà che si respirerà nell’ambiente di lavoro.

4. Un discorso oggettivo e completo deve, a questo punto, accennare anche a quei fenomeni esasperati di solidarietà, che si risolvono in contrapposizioni sistematiche tra le classi, con conseguenti manifestazioni di lotta che provocano spesso tra gli uomini un aumento della conflittualità, dell’instabilità sociale e della confusione ideologica.

Bisogna, certo, fare ogni sforzo per eliminare proprio con la solidarietà di tutti i lavoratori quanto è fonte d’ingiustizia, di disparità, di privilegi iniqui. Ma bisogna anche affermare, con chiarezza e forza, che la via al miglioramento non può passare attraverso l’odio, la divisione sistematica dei gruppi sociali la violenza e la sopraffazione. È necessario perciò che tutti i movimenti di ispirazione cristiana siano profondamente uniti nella più grande solidarietà per suggerire le autentiche vie del bene nell’azione sociale e per affermare con vigore, di fronte alle proposte della violenza, il valore veramente umano del dialogo e della pace.

5. Di fronte all’allargarsi e all’intensificarsi dei rapporti umani nei vari campi del vivere sociale, altre forme di solidarietà possono e devono essere considerate, per adeguare sempre meglio alle esigenze della persona le strutture in cui essa è chiamata a operare. Occorrerà innanzitutto impegnarsi a fondo nel promuovere una solidarietà attiva a livello mondiale. Le decisioni che oggi si prendono in una parte del mondo hanno risonanza in tutte le altre. I problemi sociali, del resto, si sono dilatati fino a raggiungere abitualmente le dimensioni di tutta l’umanità. È necessario, perciò, che le scelte dei poteri pubblici come anche quelle delle organizzazioni sindacali e imprenditoriali, vengano fatte con spirito di solidarietà, cioè con la coscienza che non si possono ignorare le ripercussioni che dalle proprie decisioni deriveranno su intere nazioni o su particolari settori dell’umana società, coinvolgendo diritti, esigenze e aspirazioni che sono di tutti. Lo spirito di solidarietà indurrà a tener conto del bene di ciascuna comunità e a impegnarsi per una giusta partecipazione di tutti ai beni di questo mondo, così che si evitino o si riducano gli squilibri. Si cercheranno pertanto soluzioni che rispettino la dignità di ogni singola comunità, anche di quella più povera, poiché nessun popolo può pretendere di riservare a suo esclusivo uso le ricchezze di cui dispone.

6. Anche a livello nazionale la solidarietà domanda che nelle relazioni tra le imprese si superi il criterio della conflittualità e della sopraffazione. Lo sviluppo della civiltà tecnica comporta l’affermarsi di nuove forme di lavoro, a scapito di altre, ormai superate. Tuttavia ciò non dovrebbe avvenire in modo da generare in alcuni settori dolorosi fenomeni di recessione, con sacche di disoccupazione e di miseria. I problemi economici, anche di carattere tecnico, non devono essere disgiunti o separati dai loro aspetti etici e sociali.

La solidarietà a livello nazionale esige quindi l’impegno di tutte le forze operative responsabili, pubbliche e private, al fine di evitare che il progresso di alcuni sia pagato da altri con sacrifici e umiliazioni esorbitanti. Occorrerà puntare con determinazione coraggiosa sul non facile traguardo di creare continue occasioni di occupazione mediante la proposta e il sostegno di impieghi non inutili e non improduttivi, che siano, al tempo stesso, alla portata anche di chi, per età o per cultura, stenta a tenere il passo col progresso tecnologico.

La solidarietà richiede inoltre un opportuno coordinamento tra grandi e piccole imprese. È giusto talvolta temere che la grande capacità organizzativa delle aziende più potenti possa svilupparsi in maniera predominante ed esclusiva, rafforzando privilegi e poteri a danno di organismi minori e a tutto svantaggio della partecipazione al comune bene del lavoro. Bisogna fare di tutto non solo perché lo sviluppo non lasci persistere situazioni di ingiustizia, ma perché non ne crei di nuove.

7. Esiste, infine, una solidarietà nuova che fa appello più da vicino ai movimenti dei lavoratori, come quelli che voi rappresentate. Bisogna dare atto al mondo operaio di aver saputo rispondere all’appello della solidarietà operando efficacemente per la difesa dell’uomo, come soggetto del lavoro contro le incalzanti forme di sfruttamento presenti nelle strutture industriali, messe in opera dal capitale.

Ma oggi si presenta a voi un campo più vasto per la solidarietà. Esso vi invita a non privilegiare solo alcune categorie di lavoratori, bensì a considerare gli effetti che su tutti i settori del lavoro sta producendo la svolta tecnologica in atto. Come ho ricordato nell’enciclica Laborem Exercens (Laborem Exercens,. 8), “movimenti di solidarietà nel campo del lavoro . . . possono essere necessari anche in riferimento alle condizioni di ceti sociali che prima non erano in essi compresi, ma che subiscono, nei sistemi sociali e nelle condizioni di vita che cambiano, un’effettiva proletarizzazione”. Occorre allora che gli uomini del lavoro non si chiudano in una solidarietà limitata e circoscritta agli interessi della sola categoria o dello specifico settore cui appartengono, ma tengano presenti le condizioni in cui vivono anche gli altri. La solidarietà vera deve essere sempre presente ovunque il soggetto del lavoro, cioè l’uomo, si trova in condizioni di povertà, di miseria, di sfruttamento, di ingiustizia.

Siate voi, laici, ad assumervi il compito specifico di rinnovare in maniera significativa i rapporti interni del mondo del lavoro, improntandoli a una solidarietà più vasta ed equa.

8. Il principio della solidarietà, radicato simultaneamente nella personalità e nella socialità dell’uomo, sta a indicare un legame e un dovere reciproco, che trova nella fede cristiana motivazioni singolarmente profonde. È anzitutto l’esempio di Cristo che rivela la più sublime forma di solidarietà. Egli si è fatto solidale con ogni uomo, anche con il più misero, fino alla morte in croce, per la salvezza di tutti. Dal suo sacrificio redentore è scaturita una umanità “nuovamente creata” (cf. Ioannis Pauli PP. II Redemptor Hominis, 10), nella quale l’unità è così profonda che “non c’è più Giudeo né Greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3, 28). In questo mistero di unità noi possiamo scorgere la grandezza, la dignità, il valore, ma anche l’urgenza di una vera solidarietà tra tutti gli uomini. Di tale messaggio il cristiano deve divenire sempre più credibile annunciatore al mondo.

L’esempio di Cristo vi stimoli dunque, carissimi, a guardare alle nuove istanze sociali con l’animo aperto verso un’autentica solidarietà chiaramente motivata dalla carità. Vi assista in questo impegno la protezione della Vergine Immacolata, la cui festa ci apprestiamo a celebrare.

Con questi sentimenti a tutti imparto di cuore la propiziatrice benedizione apostolica, che volentieri estendo ai vostri familiari, ai vostri colleghi di lavoro, alle vostre associazioni e a quanti con voi si adoperano per l’avvento di una società sempre meglio orientata verso i principi della vera e giusta solidarietà.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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