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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
A GRUPPI DI FEDELI E STUDIOSI ITALIANI

Sabato, 6 dicembre 1986

 

A tutti voi qui presenti, carissimi fratelli e sorelle va il mio saluto cordiale.

1. La mia parola si indirizza innanzitutto al gruppo di Udine, venuto a Roma in pellegrinaggio per commemorare in modo solenne il 60° del settimanale diocesano “La vita cattolica”. Sono ben lieto di accogliervi, cari fedeli del Friuli, per festeggiare così con voi questa data, che nella storia della diocesi ha certamente un’importanza assai significativa. Porgo, pertanto, il mio affettuoso benvenuto all’arcivescovo, mons. Alfredo Battisti, e ai suoi collaboratori, alle autorità civili che hanno voluto onorare l’avvenimento con la loro presenza, ai sacerdoti che nelle varie parrocchie sostengono il settimanale. Saluto il direttore responsabile del settimanale, i redattori, le maestranze delle arti grafiche, i diffusori e tutti i lettori. A tutti esprimo il mio vivo compiacimento per la ormai lunga e benemerita esperienza del periodico, testimone attento e puntuale della vita della Chiesa locale nel suo intreccio con la storia della comunità civile e auguro di cuore fervorosa perseveranza in un servizio sociale di tanto rilievo. Uno speciale pensiero rivolgo agli altri vescovi della regione, che hanno voluto essere presenti a questo incontro.

Il settimanale diocesano, infatti, ha un grande valore nella struttura della Chiesa locale, perché mediante le varie rubriche religiose e culturali, mediante la corretta interpretazione degli avvenimenti più sentiti nel territorio, mediante il notiziario riguardante le iniziative e le attività delle varie componenti della comunità ecclesiale, crea un collegamento tra i fedeli, che vengono portati anche in questo modo a formare una grande famiglia. Auspico che il vostro settimanale continui con rinnovato impegno nel suo compito informativo e formativo, incontrando crescente ascolto tra i fedeli della diocesi.

Colgo volentieri l’occasione della vostra presenza per manifestare anche la mia stima e il mio affetto per la vostra terra del Friuli, di cui voi andate giustamente orgogliosi: una Regione dalle antiche e nobili tradizioni, la vostra, che ha fuso insieme tre civiltà: la latina, la germanica e la slovena; una Regione onorata da un popolo industrioso e dinamico; una terra che ha tanto sofferto nel passato, remoto e prossimo: penso in particolare al terremoto che tante distruzioni ha portato dieci anni or sono, ma che ha messo in luce anche il coraggio, la tenacia e l’intraprendenza della popolazione friulana, la quale ha sempre mantenuto viva e fervida la fede nella Provvidenza.

Carissimi, conservate integro e saldo questo prezioso patrimonio di laboriosità e di religiosità e, pur tra le vicende contrastanti dell’epoca moderna, continuate a vivere con piena convinzione i valori fondamentali della famiglia e della comunità, dai quali non può prescindere un progresso che voglia mantenersi autenticamente umano.

Il vostro pellegrinaggio a Roma, presso la tomba di san Pietro, è anche un atto di devozione e uno stimolo a una fedeltà sempre più convinta al messaggio di Cristo e della Chiesa. Perseverate in questo atteggiamento cercando di essere nel mondo testimoni credibili del Vangelo.

La Vergine Immacolata, la cui solennità ci apprestiamo a festeggiare, e che è tanto amata e venerata dai fedeli della diocesi di Udine, cosparsa di devoti santuari mariani, vi assista, vi illumini, vi accompagni nel vostro apostolato.

La mistica gioia, che sempre infonde nei nostri animi la commemorazione del santo Natale, vi dia serenità e coraggio nel perseguire con entusiasmo l’opera tanto benefica del settimanale, che annuncia e proclama Cristo “luce” e “salvezza” del mondo.

E vi sia di conforto la preghiera che elevo per quanti collaborano al vostro periodico, come anche la benedizione, che ora di gran cuore imparto a voi, ai lettori de “La vita cattolica” e a tutti i fedeli della vostra diletta diocesi.

Formare uomini costruttori di pace

2. Rivolgo ora il mio saluto ai signori cardinali, ai fratelli vescovi, ai professori e agli studenti dell’Università Pontificia e degli Istituti di studi ecclesiastici, che hanno partecipato al Simposio, organizzato dal Centro ricerche della Federazione internazionale delle università cattoliche in occasione dell’Anno internazionale della pace; e saluto in particolare il direttore generale dell’Unesco, signor M’Bow, il direttore del Centro ricerche della Fiuc, i promotori e i relatori che hanno animato il Convegno.

Sono lieto di incontrarvi e mi compiaccio per questa iniziativa che sottolinea il vostro serio impegno per una così nobile causa. “La pace: sfida all’Università Cattolica” è il vostro tema. Esso coglie un aspetto essenziale dell’attività di ogni Centro di studi ecclesiastici che, ispirandosi ai valori cristiani della vita e della scienza, è profondamente impegnato a elaborare progetti e messaggi di pace e a formare uomini costruttori di pace.

In questa prospettiva voi avete studiato gli aspetti antropologici della pace e vi siete soffermati con particolare attenzione sulle sue dimensioni filosofiche e teologiche, affrontando anche i problemi storici ad essa relativi, nell’intento di porre solide basi per il dialogo interreligioso finalizzato alla costruzione della pace.

Come ho detto ad Assisi, la pace ha bisogno di profeti e di artefici; ha bisogno, quindi, di uomini realisticamente attenti ai problemi del momento, ma costantemente sorretti dalla speranza nella possibilità di costruire, con l’aiuto di Dio, un domani migliore. L’Università Cattolica, per il suo fine istituzionale di centro di elaborazione culturale secondo i principi della ragione e della fede, è necessariamente impegnata a proporre “pensieri di pace” e a contribuire a una “mentalità di pace”, in conformità al messaggio di salvezza annunciato dalla Chiesa di Cristo, “Principe della pace”. Come tale, l’Università Cattolica partecipa alla missione della Chiesa, la quale non si stanca di promuovere efficacemente quei dinamismi etici e spirituali, da cui soltanto la pace può essere propiziata e garantita. Voi avete, perciò, un ruolo ricco di responsabilità e di prospettive e io guardo con grande fiducia al vostro impegno quotidiano nell’adempimento del vostro mandato.

Con l’augurio che il Signore faccia di tutti voi degli strumenti efficaci della pace, invocando la protezione della Vergine Immacolata, ben volentieri imparto a tutti la mia benedizione.

Dignità della persona umana e valori fondamentali del diritto.

3. Mi è molto gradito rivolgere ora la mia parola beneaugurante ai partecipanti al Convegno nazionale di studio dell’Unione giuristi cattolici italiani. La storia del vostro sodalizio è fatta di perseverante adesione al magistero della Chiesa e, nel contempo, di accurata e aggiornata preparazione scientifica: il che ha meritato all’Unione la stima sia della comunità ecclesiale che della società civile, come testimoniano le ripetute chiamate dei suoi aderenti alla carica di vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura.

Il tema “Dignità della persona umana e valori fondamentali del diritto”, che in questi giorni affrontate, è di quelli che non perdono mai di attualità, appartenendo ai fondamenti stessi dell’ordinamento civile. Parlando di persona umana, voi giustamente ne considerate le molteplici dimensioni, tra loro ordinate secondo una ben precisa gerarchia di valori, che partendo dai bisogni materiali e primordiali, si eleva alle esigenze più nobili della sfera spirituale, quali la libertà di coscienza, di pensiero e di religione. Il senso e la portata di queste esigenze dovranno per altro essere valutati alla luce non solo della struttura metafisica della persona, ma anche nel suo inserimento storico nel piano della salvezza cristiana.

Un’attenzione particolare, al riguardo, occorre rivolgere alle attuali tendenze secolaristiche, che tendono a mortificare o a falsificare lo sviluppo integrale della persona e la sua apertura alla trascendenza. Nell’ambito di questa problematica, voi avete svolto e state svolgendo un lavoro proficuo e coraggioso. Mi riferisco in modo speciale al vostro impegno nel sostenere non solo il diritto alla nascita, ma anche alla nascita nel rispetto della legge naturale, cioè con esclusione di interventi eversivi della dignità della persona.

Penso anche al vostro impegno a difesa del diritto ad una famiglia stabile e unita, contro quei mutamenti nelle leggi e nel costume che si sono rivelati dannosi non solo per la famiglia, ma anche per la persona e per la società. Di fronte a tali mutamenti l’atteggiamento del cattolico non può essere che quello del coerente dissenso, in tutte le forme idonee consentite dal diritto e dal rispetto della legge divina.

Altro campo della vostra feconda attività è stato quello a favore della libertà religiosa nel contesto degli insegnamenti conciliari e dei principi della Costituzione italiana. In questo contesto si collocano i problemi della libertà della scuola, ai quali pure avete dedicato una particolare considerazione.

Grazie ai vostri approfondimenti, si sta inoltre riscoprendo la preziosità della libera iniziativa in campo economico, e si sta sviluppando il volontariato civile nelle più varie forme.

A tutti voi vada l’espressione del mio grato apprezzamento, insieme con l’esortazione a perseverare. Proseguite con coraggio nell’impegno di incarnare la legge divina e il diritto naturale nelle situazioni storiche dell’esistenza e dell’evolversi della società.

Vi accompagni la mia benedizione.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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