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DISCORSO DEL SANTO PADRE 
AI PARTECIPANTI ALLA IV ASSEMBLEA PLENARIA 
DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA

Venerdì, 10 ottobre 1986

 

Signor cardinale,
cari fratelli nell’episcopato,
cari amici.

1. Sono felice di ricevervi. Constato che il Consiglio Pontificio per la famiglia tiene regolarmente la sua assemblea plenaria, e può così beneficiare dell’apporto di tutti i suoi membri e anche dell’esperienza dei diversi paesi, approfondendo una ricerca dottrinale sui valori della famiglia che intende promuovere.

Il tema centrale scelto per le vostre riflessioni di questa quarta assemblea plenaria, il sacramento del matrimonio e la missione educatrice, aiuterà ad approfondire gli aspetti importanti della missione dei laici nella Chiesa. Solo dodici mesi ci separano dal prossimo Sinodo dei vescovi che tratterà proprio della vocazione e della missione dei laici, e questo compito dell’educazione riveste un’importanza particolare per il bene della Chiesa e della società stessa.

2. La costituzione del Concilio Vaticano II sulla Chiesa, ricordando che i laici sono “impegnati . . . in condizioni ordinarie della vita familiare e sociale”, afferma che essi “sono chiamati da Dio per lavorare, quasi all’interno a modo di fermento, esercitando i propri incarichi sotto la condotta dello spirito evangelico” (Lumen Gentium, 31).

Uno degli elementi propri della vita familiare è il compito dell’educazione dei figli. I genitori che sono i primi e i principali responsabili dell’educazione dei loro figli, diventano così i loro primi evangelizzatori (cf. Lumen Gentium, 11), in conformità con la vocazione del matrimonio. Essi sono stati chiamati da Dio a trasmettere la vita umana e contribuiscono inoltre alla rigenerazione che Dio opera in essi attraverso la fede e il battesimo che dà loro la vita divina. Così, come ricorda l’esortazione apostolica Familiaris Consortio (n. 30), “grazie al sacramento del matrimonio, la missione educatrice è innalzata alla dignità e alla vocazione di un "ministero" autentico della Chiesa al servizio dell’educazione dei suoi membri”.

3. Affermare il valore dei figli, è logicamente riconoscere insieme i due aspetti inseparabili che sono la procreazione e l’educazione. La costituzione Gaudium et Spes (n. 48) presenta la procreazione e l’educazione dei figli come il coronamento dell’Istituzione del matrimonio e dell’amore coniugale.

L’importanza che la dottrina cristiana sul matrimonio attribuisce alla procreazione non è mai stata e non può essere relegata al solo aspetto genetico e biologico. Ciò che è chiesto nella costituzione del matrimonio, e per questo motivo esigito nell’intimità coniugale stessa, è un’apertura al bambino al quale si dà la vita e che si educa. L’amore stesso che unisce gli sposi li apre al bambino che è il frutto del loro amore. “Il dono di sé che anima gli sposi tra loro si presenta come il modello e la norma di ciò che deve realizzare nei rapporti tra fratelli e sorelle, e tra le diverse generazioni che dividono la vita familiare” (Familiaris Consortio, 37). E per adempiere questa missione, gli sposi cristiani “sono fortificati e come consacrati da un sacramento speciale” (Gaudium et Spes, 48).

4. Non si può stabilire una spiritualità del matrimonio trascurando quelli che sono i suoi compiti matrimoniali. La spiritualità coniugale presuppone che si assumano coscientemente e volontariamente gli aspetti legati alla vocazione degli sposi e dei genitori, che li si viva nella fede, nella speranza, nella carità. Sono le realtà proprie del matrimonio, come l’amore umano, la procreazione e l’educazione dei figli, la fedeltà con ciascuno dei doveri che essi richiedono, che vissuti nello spirito di Cristo santificano gli sposi in quanto tali. Non si possono più opporre gli elementi essenziali di questa missione coniugale, essi sono legati gli uni agli altri. Non si dovrebbe temere che un’attitudine responsabile nella trasmissione della vita possa causare direttamente danno all’amore che gli sposi hanno uno per l’altro, all’educazione dei figli o ancora alla fedeltà stessa.

Quando, col pretesto di essere più attenti a uno di questi aspetti, si tralasciano gli altri, non per questo l’aspetto che si è voluto privilegiato è migliorato.

5. Questo insieme di virtù umane e cristiane, proprie degli sposi che assumono la loro missione davanti alla società civile e davanti alla Chiesa, deve essere trasmesso innanzitutto ai figli. Ancor più, per una specie di osmosi, i bambini integrano nella loro personalità ciò che respirano nell’ambiente familiare e che è il frutto delle virtù che i genitori hanno attuato nella loro vita. Il miglior mezzo per plasmare queste virtù nel cuore dei bambini è di presentar loro degli esempi nella vita dei genitori. Virtù umane e virtù cristiane, armoniosamente e solidamente unite, rendono desiderabile l’ideale percepito dai genitori e stimolano i figli a intraprendere la conquista. È ciò che dice ancora il Vaticano II: “Il ruolo educativo dei genitori è di una tale importanza che in caso di mancanza può difficilmente essere sostituito. Spetta ai genitori infatti creare un’atmosfera familiare, animata dall’amore e dal rispetto verso Dio e verso gli uomini, in modo da favorire l’educazione totale, personale e sociale dei loro figli. La famiglia è quindi la prima scuola di virtù sociali necessarie a ogni società” (Gravissimum Educationis, 3).

6. I genitori non sono soli. Per trasmettere i valori facendone scoprire le radici e i fondamenti, essi devono collaborare con la scuola. La scuola infatti, compiendo la propria missione in accordo con i genitori, deve stimolare gli alunni ad acquisire una libertà responsabile che li renda capaci di rivivere in ambienti e in culture differenti con la solidità e la coerenza della visione cristiana. Ai partecipanti ad un Colloquio giuridico, a Roma, ricordavo che “da parte loro i poteri pubblici, riconoscendo questo diritto-dovere dei genitori, devono favorire la vera libertà di insegnamento, perché la scuola cooperi, come un’estensione del focolare domestico, a far crescere gli allievi in quei valori fondamentali che sono voluti da chi ha dato loro la vita. Purtroppo si limita la libertà di insegnamento quando praticamente a motivo delle difficoltà economiche, le famiglie non sono in grado di scegliere l’orientamento formativo, che possa più adeguatamente proseguire la loro opera educativa. Quando, d’altra parte, la scuola scelta è dichiaratamente cattolica, i genitori hanno il diritto, e perciò possono esigere, che l’educazione ivi impartita sia conforme all’insegnamento del magistero della Chiesa. Il contrario sarebbe un inganno che lede la virtù stessa della giustizia” (26 aprile 1986).

7. Nel compiere questo dovere di formazione dei loro figli, i genitori cristiani troveranno fonte di energia nel mistero autentico al quale essi partecipano con il loro matrimonio e che è reso presente nell’Eucaristia: Cristo che si è donato in sacrificio gradito al Padre per onore della Chiesa. La vita quotidiana dei genitori passa attraverso la potenza del mistero eucaristico, si trasforma in culto spirituale, gradito a Dio, che orienta a sua volta tutte le realtà della famiglia verso il culmine del culto cristiano, il dono di Gesù Cristo al Padre, esercitano il loro sacerdozio comune di battezzati basando le loro attività quotidiane sulle virtù teologali e attribuiscono a Dio Padre questi valori del matrimonio in unione con il sacrificio di Cristo che si rinnova nella Chiesa attraverso il ministero sacerdotale (cf. Lumen Gentium, 34).

8. Numerose sono le conseguenze pratiche e gli orientamenti pastorali che scaturiscono da queste verità per la vita concreta delle coppie e dei focolari cristiani. Converrà sostenere tutte le iniziative che, in accordo con la dottrina della Chiesa, promuovano l’uno o l’altro degli aspetti della pastorale familiare. In unione con la gerarchia di ciascuno dei vostri paesi, sarà bene sviluppare le esperienze apostoliche di presenza sociale che saranno più appropriate alle vere necessità locali. In una libertà autentica, i laici cristiani potranno allora promuovere le iniziative concrete, confessionali o non, che si adattano meglio alla loro competenza professionale e ai loro diversi ambienti culturali.

La vostra presenza qui, come membri di un Dicastero della Chiesa, conferma questa ricchezza di iniziative apostoliche che per il bene del matrimonio e della famiglia si realizzano nel popolo di Dio. Certamente voi non rappresentate direttamente tutti i paesi né tutti i movimenti apostolici. Ciò non impedisce che in qualità di Consiglio per la famiglia, organo della Santa Sede, dovete accogliere le giuste aspirazioni di tutti i fedeli che, personalmente o all’interno delle associazioni, si preoccupano del bene della famiglia e operano in questo senso.

9. Concludiamo questo incontro annuale richiamando questo brano della Familiaris Consortio (n. 38) che riassume bene ciò che vi ho esposto e il tema delle vostre riflessioni: “La coscienza acuta e vigilante della missione conferita dal sacramento del matrimonio, aiuterà i genitori cristiani a consacrarsi al servizio educativo dei figli con una grande serenità, e allo stesso tempo con il senso della loro responsabilità davanti a Dio che li richiama e affida loro il compito di edificare la Chiesa nei loro figli. Così la famiglia dei battezzati, riunita come Chiesa domestica dalla Parola e dal Sacramento, diventa come la Chiesa nel suo insieme, madre ed educatrice”.

Con questa speranza formulo ferventi voti per le attività di questo Consiglio Pontificio al servizio della famiglia. Saluto e benedico affettuosamente le vostre persone e tutte le famiglie che rappresentate, particolarmente i bambini che sono stati al centro del vostra sollecitudine pastorale. Che lo Spirito Santo vi sostenga con la sua luce e la sua forza!

Che la Vergine Maria vegli su voi con tutta la sua tenerezza.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

                     

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