The Holy See
back up
Search
riga

PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN INDIA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON I RAPPRESENTANTI DELLE DIVERSE
TRADIZIONI RELIGIOSE E CULTURALI

Stadio «Indira Gandhi» - Delhi (India)
Domenica
, 2 febbraio 1986

 

Cari amici.

1. Sono felice che il mio pellegrinaggio in India mi abbia portato a Delhi, e una volta ancora a questo Stadio Indira Gandhi. Qui stiamo vivendo insieme, in un contesto religioso e culturale, la realtà costituita dall’uomo in questo vostro vasto e affascinante Paese. Voi siete rappresentanti e responsabili di vari settori della vita e dell’attività dell’uomo. A tutti voi porgo i miei saluti d’amicizia, di rispetto e di amore fraterno. Desidero ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile questo incontro, e sono particolarmente compiaciuto che possano essere qui tanti giovani. Sono molto riconoscente alle persone di religioni diverse che mi hanno accolto così cordialmente e hanno esposto le loro profonde riflessioni, insieme alle più sincere speranze per l’India e per il mondo.

L’esperienza che stiamo vivendo ci conduce a una profonda riflessione sulla realtà dell’uomo che percepiamo e nella quale siamo immersi. In India, senza dubbio, questa realtà ci offre una visione spirituale dell’uomo. Io credo che questa visione spirituale sia di importanza suprema per il popolo dell’India e per il suo futuro; essa dice molto sui suoi valori, le sue speranze e aspirazioni e la sua dignità umana. Io credo che una visione spirituale dell’uomo sia d’importanza immensa per tutta l’umanità. Ponendo l’accento sui valori spirituali, il mondo è in grado di formulare un nuovo atteggiamento verso se stesso: nuovo, ma basato in larga misura su valori etici custoditi per secoli, molti dei quali in questo antico Paese. Questi comprendono uno spirito di carità fraterna e di disinteressato servizio, il perdono, il sacrificio e la rinuncia, il rimorso e la penitenza per colpe morali, la pazienza e la sopportazione.

2. Col passare del tempo, diviene evidente che è necessario tornare sempre al tema centrale del mondo, che è l’uomo: l’uomo in quanto creatura e figlio di Dio; l’uomo che porta entro il suo cuore e la sua anima l’immagine e la somiglianza con Dio; l’uomo destinato ad adempiere alla sua chiamata alla vita eterna.

Chi vi parla oggi è convinto che l’uomo è la via che la Chiesa cattolica deve seguire se vuole essere fedele a se stessa. Nella mia prima enciclica affermavo: “L’uomo, nella piena verità della sua esistenza, del suo essere personale e insieme del suo essere comunitario e sociale - nell’ambito della propria famiglia, nell’ambito di società o di contesti tanto diversi, nell’ambito della propria nazione, o popolo . . . nell’ambito di tutta l’umanità - quest’uomo è la prima strada che la Chiesa deve percorrere nel compimento della sua missione” (Ioannis Pauli PP. II Redemptor Hominis, 14). E con uguale convinzione vorrei affermare che l’uomo è la rotta principale che tutta l’umanità deve seguire, ma sempre l’uomo nella “piena verità della sua esistenza”.

3. L’India ha tanto da offrire al mondo nel compito di capire l’uomo e la verità della sua esistenza, e ciò che essa offre in particolare è una nobile visione spirituale dell’uomo: l’uomo, un pellegrino dell’Assoluto, in cammino verso una meta, alla ricerca del volto di Dio. Non ha forse scritto il Mahatma Gandhi: “Quello che desidero raggiungere, quello che mi sono sforzato e tormentato di raggiungere in questi trent’anni è la realizzazione di me stesso, vedere Dio faccia a faccia. Vivo e mi muovo ed esisto alla ricerca di questo obiettivo” (Mahatma Gandhi, Autobiography, pp. 4 - 5).

Sulla rettitudine di questa visione spirituale si basa la difesa dell’uomo nella sua vita quotidiana. Con questa visione spirituale dell’uomo siamo dotati di strumenti per far fronte ai problemi concreti che toccano l’uomo, tormentano la sua anima e affliggono il suo corpo. Da questa visione viene l’incentivo a intraprendere la lotta per porre rimedio alla condizione dell’uomo e migliorarla, e a perseguire incessantemente il suo sviluppo umano integrale. Da essa proviene la forza di perseverare nella causa, come pure la chiarezza di pensiero necessaria per trovare soluzioni concrete ai problemi dell’uomo. Da una visione spirituale dell’uomo discende l’ispirazione a cercare aiuto e a offrire collaborazione nella promozione del vero bene dell’umanità a ogni livello. Sì, da questa visione spirituale discende uno spirito indomito che vuole realizzare per l’uomo - per ciascun uomo - il suo posto di diritto in questo mondo.

Malgrado tutte le potenti forze della povertà, dell’oppressione, del male e del peccato in tutte le loro forme, il potere della verità prevarrà: la verità su Dio, la verità sull’uomo. Prevarrà perché è invincibile. La forza della verità è invincibile! “Satyam èva jayatè: Solo la verità trionfa”, come proclama il motto dell’India.

4. La verità integrale sull’uomo costituisce l’intero programma per un impegno e una collaborazione su scala mondiale. Il mio predecessore Paolo VI è tornato più volte sul concetto dello sviluppo umano integrale, perché esso si basa sulla verità sull’uomo. Egli l’ha proposto come unico modo per rendere possibile il vero progresso dell’uomo in ogni epoca, ma specialmente in questa fase della storia. In particolare, Paolo VI ha considerato lo sviluppo umano integrale come una condizione per giungere a quel bene grande e universale che è la pace. Egli ha infatti affermato che “lo sviluppo è il nuovo nome della pace” (Pauli VI Populorum Progressio, 87).

Per perseguire l’integrale sviluppo umano è necessario prendere posizione su ciò che di più grande e di più nobile vi è nell’uomo: riflettere sulla sua natura, la sua vita e il suo destino. In una parola, l’integrale sviluppo umano richiede una visione spirituale dell’uomo.

Se vogliamo portare avanti il progresso dell’uomo dobbiamo individuare tutto ciò che ostacola e contraddice il suo benessere generale e influenza la sua vita; dobbiamo individuare tutto ciò che ferisce, indebolisce o distrugge la vita, tutto ciò che attenta alla dignità dell’uomo e gli impedisce di raggiungere la verità o di vivere secondo verità. Il perseguimento dell’integrale sviluppo umano invita il mondo a riflettere sulla cultura e a considerarla nel suo rapporto col fine ultimo dell’uomo. La cultura non è solo un’espressione della vita temporale dell’uomo, ma anche un aiuto al raggiungimento della vita eterna.

La missione dell’India in seno a tutto ciò è importantissima, per via della sua intuizione della natura spirituale dell’uomo. Effettivamente il maggior contributo dell’India al mondo può essere quello di offrirgli una visione spirituale dell’uomo. E il mondo fa bene a prestare attenzione con gioia a questa antica saggezza e a trovare in essa un arricchimento per la vita umana.

5. Il raggiungimento di un integrale sviluppo umano chiede a tutti di riflettere sulla propria individualità. Esso esige una radicale apertura all’altro, e le persone sono più facilmente aperte l’una all’altra quando capiscono la propria natura spirituale e quella del loro prossimo.

Il Concilio Vaticano II ha visto nel nostro mondo la “nascita d’un nuovo umanesimo in cui l’uomo si definisce anzitutto per la sua responsabilità verso i suoi fratelli e verso la storia” (Gaudium et Spes, 55). È proprio evidente che non vi è posto in questo mondo per “l’inumanità dell’uomo verso l’uomo”. L’egoismo è una contraddizione. Per sua natura, l’uomo è chiamato ad aprire il suo cuore, nell’amore, al suo prossimo, perché è stato amato da Dio. Nella tradizione cristiana, quale è espressa dal Vangelo di san Giovanni, leggiamo: “Carissimi, se Dio ci ha amato anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri . . . Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi” (1 Gv 4, 11-12).

La costruzione di un nuovo mondo richiede qualcosa di profondamente personale da ciascun essere umano. Il rinnovamento del mondo in tutti i suoi rapporti sociali inizia nel cuore di ciascun individuo. Esso richiede un cambiamento di cuore e una penitenza. Richiede una purificazione del cuore e un rivolgersi veramente a Dio. E ciò che è profondamente personale è eminentemente sociale, perché “l’uomo si definisce anzitutto per la sua responsabilità verso i suoi fratelli e le sue sorelle . . .”. Ai cristiani è noto il fatto che Gesù, insegnando ai suoi discepoli come pregare, abbia detto loro di rivolgersi a Dio chiamandolo “Padre Nostro”.

Nell’esprimere le mie proprie convinzioni, so che molte di esse sono in sintonia con ciò che è espresso nella saggezza antica di questo Paese. E in questa saggezza troviamo oggi un’antica ma sempre nuova base per una fraterna solidarietà nella causa dell’uomo e pertanto, in ultima analisi, al servizio di Dio. La visione spirituale dell’uomo che l’India condivide col mondo è la visione dell’uomo alla ricerca del volto di Dio. Le parole usate dal Mahatma Gandhi sulla propria ricerca spirituale echeggiano le parole citate da san Paolo quando spiegava che Dio non è lontano da ciascuno di noi: “In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (At 17, 28).

6. La religione dirige totalmente la nostra vita verso Dio, e allo stesso tempo la nostra vita deve essere totalmente permeata dal nostro rapporto con Dio sino al punto che la nostra religione diventi la nostra vita. La religione si occupa dell’umanità e di tutto ciò che appartiene all’umanità, e allo stesso tempo dirige verso Dio tutto ciò che di umano è in noi. Vorrei ripetere ciò che ho scritto all’inizio del mio pontificato: “La Chiesa, animata dalla fede escatologica, considera questa sollecitudine per l’uomo, per la sua umanità, per il futuro degli uomini sulla terra e, quindi, anche per l’orientamento di tutto lo sviluppo e del progresso, come un elemento essenziale della sua missione, indissolubilmente congiunto con essa” (Ioannis Pauli PP. II Redemptor Hominis, 15). Mentre opera per promuovere il regno di Dio in questo mondo, la religione contribuisce ad aiutare tutta la società a promuovere il destino trascendente dell’uomo. Allo stesso tempo, essa insegna ai suoi membri un profondo interesse personale per il prossimo e la responsabilità civile nei confronti della comunità.

L’apostolo Giovanni lanciò una sfida alla prima comunità cristiana che rimane valida per tutte le persone religiose di ogni luogo: “Ma se uno ha ricchezze di questo mondo e vedendo il suo fratello in necessità, gli chiude il proprio cuore, come dimora in lui l’amore di Dio?” (1 Gv 3, 17).

7. Nel mondo odierno vi è l’esigenza che tutte le religioni collaborino per la causa dell’umanità e che lo facciano nell’ottica della natura spirituale dell’uomo. Oggi, come indù, musulmani, sikh, buddisti, giainiani, parsi e cristiani, ci riuniamo in fraterno amore per asserire ciò con la nostra stessa presenza. Nel proclamare la verità sull’uomo, insistiamo sul fatto che la ricerca di un benessere temporale e sociale e di una piena dignità umana da parte dell’uomo corrisponde all’anelito profondo della sua natura spirituale. Operare per il raggiungimento e la difesa di tutti i diritti umani, ivi incluso il diritto fondamentale ad adorare Dio secondo i dettami di una retta coscienza e di professare esteriormente questa fede, deve divenire ancor più tema di collaborazione tra religioni a tutti i livelli.

Questa collaborazione inter-religiosa deve anche occuparsi della lotta per eliminare la fame, la povertà, l’ignoranza, la persecuzione, la discriminazione e qualsiasi forma di schiavitù dello spirito umano. La religione è la fonte principale dell’impegno della società a favore della giustizia, e la collaborazione inter-religiosa deve riaffermare ciò in concreto.

8. Tutti gli sforzi per la causa dell’uomo sono legati a una particolare visione dell’uomo, e qualsiasi sforzo efficace e completo richiede una visione spirituale dell’uomo. Con Paolo VI ripeto la convinzione secondo cui “non v’è dunque umanesimo vero se non aperto verso l’Assoluto, nel riconoscimento d’una vocazione, che offre l’idea vera della vita umana . . . l’uomo non realizza se stesso che trascendendosi” (Pauli VI Populorum Progressio, 42).

L’ex presidente dell’India, il dottore Radhakrishnan, aveva ragione quando diceva: “Solo una rivoluzione morale e spirituale in nome della dignità umana può porre l’uomo al di sopra degli idoli della produzione economica, dell’organizzazione tecnologica, della discriminazione razziale e dell’egoismo nazionale” (Radhakrishnam, The Present Crisis of Faith, Delhi 1983, pp. 14).

E anche: “Il nuovo mondo di pace, libertà e sicurezza per tutti può essere raggiunto solo da coloro che sono mossi da grandi ideali spirituali” (Radhakrishnam, The Present Crisis of Faith, Delhi 1983, pp. 104).

La saggezza dell’India darà un incalcolabile contributo al mondo con la propria testimonianza del fatto che l’accumulazione dei beni materiali non è il fine ultimo della vita. La vera liberazione dell’uomo sarà raggiunta solo - così come lo sarà l’eliminazione di tutto ciò che si oppone alla dignità umana - quando la visione spirituale dell’uomo sarà tenuta in considerazione e perseguita. Solo entro questo contesto il mondo potrà adeguatamente affrontare i molti problemi della giustizia, della pace e dell’integrale sviluppo umano che esigono soluzioni urgenti. E all’interno di questo contesto della verità sull’uomo, la santità di Dio sarà resa manifesta dalla dirittura e dalla rettitudine dei rapporti umani nella sfera sociale, politica, culturale ed economica della vita.

9. Questo è l’umanesimo che ci unisce oggi e che ci invita a una collaborazione fraterna. Questo è l’umanesimo che offriamo a tutti i giovani presenti qui oggi e a tutti i giovani del mondo. Questo è l’umanesimo al quale l’India può dare un imperituro contributo. Ciò che è in gioco è il benessere di tutta la società umana: l’edificazione di una città sulla terra che prefiguri già quella eterna e contenga in forma germinale gli elementi che saranno parte per sempre del destino eterno dell’uomo.

Il profeta Isaia ci dà la sua visione di questa realtà: “Costituirò tuo sovrano la pace, / tuo governatore la giustizia. / Non si sentirà più parlare di prepotenza nel tuo paese, / di devastazione e di distruzione entro i tuoi confini. / Tu chiamerai salvezza le tue mura / e gloria le tue porte. / Il sole non sarà più la tua luce di giorno, / né ti illuminerà più il chiarore della luna. / Ma il Signore sarà per te luce eterna, / il tuo Dio sarà il tuo splendore” (Is 60, 17-19).

In qualsiasi modo descriviamo la nostra visione spirituale dell’uomo, sappiamo che l’uomo è al centro del progetto di Dio. Ed è per l’uomo che noi tutti siamo chiamati a operare, a lavorare e agire per il suo miglioramento, per il suo progresso, per il suo sviluppo umano integrale. Creatura e figlio di Dio, l’uomo è, oggi e sempre, la via dell’umanità, l’uomo nella piena verità della sua esistenza!

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 
top