The Holy See
back up
Search
riga

PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN INDIA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON ESPONENTI DELLE RELIGIONI NON CRISTIANE

NELLA RAJAJI HALL DI MADRAS

Calcutta (India) - Mercoledì, 5 febbraio 1986

Illustri amici.

1. Desideravo ardentemente visitare l’India, terra di molte religioni e dal ricco patrimonio culturale, e ho atteso con ansia questo incontro. Sono molto felice di avere questa occasione di amicizia spirituale con voi. L’India è davvero la culla di antiche tradizioni religiose. La fede in una realtà interiore dell’uomo che trascende il materiale e il biologico, la fede nell’essere supremo che spiega, giustifica e rende possibile l’elevazione dell’uomo al di sopra di tutti gli aspetti del suo essere materiale: tutte queste convinzioni sono profondamente sentite in India. Le vostre meditazioni sull’invisibile e lo spirituale hanno lasciato un segno profondo nel mondo. Il vostro enorme senso del primato della religione e della grandezza dell’essere supremo ha dato una potente testimonianza contro una visione materialistica e ateistica della vita.

L’indiano pensa a giusto titolo che la religione ha un profondo significato per lui. Il suo vero essere prova impulsi, istinti, domande, aneliti e aspirazioni che testimoniano la più grande tra tutte le umane ricerche: la ricerca dell’Assoluto, la ricerca di Dio. Nella mia prima enciclica, dopo essere stato eletto papa, ho fatto riferimento al fatto che la dichiarazione del concilio Vaticano II sulle religioni non-cristiane è “piena di profonda stima per i grandi valori spirituali, anzi per il primato di ciò che è spirituale e trova nella vita dell’umanità la sua espressione nella religione e inoltre nella moralità con diretti riflessi su tutta la cultura” (Redemptor Hominis, 11).

2. La chiesa cattolica riconosce le verità che sono contenute nelle tradizioni religiose dell’India. Tale riconoscimento rende possibile il vero dialogo. Ancora una volta la chiesa desidera esprimere oggi il suo autentico apprezzamento per il grande patrimonio dello spirito religioso che si manifesta nella vostra tradizione culturale. L’approccio della chiesa ad altre religioni è fatto di autentico rispetto; con esse cerca reciproca collaborazione. Questo rispetto è duplice: rispetto per l’uomo nella sua ricerca di risposte alle domande più profonde della sua vita, e rispetto per l’azione dello Spirito nell’uomo.

Quale atteggiamento intimo della mente e del cuore, la spiritualità comporta un’esaltazione dell’uomo interiore e produce una intima trasformazione dell’essere. L’accento sulla natura spirituale dell’uomo è un accento posto sulla sublime dignità di ogni persona umana. La spiritualità insegna che nel cuore di tutte le apparenze esteriori c’è quella intima essenza che in tanti modi è legata all’infinito. Questa spiritualità dell’interiorità che è tanto predominante nella tradizione religiosa indiana ha il suo complemento e adempimento nella vita esteriore dell’uomo. La spiritualità di Gandhi ne è una eloquente illustrazione. Egli afferma: “Lasciatemi spiegare quel che intendo per religione . . . quella che cambia la vera natura di ciascuno, quella che lega indissolubilmente alla verità interiore e che sempre purifica. È l’elemento permanente della natura umana, che non richiede uno sforzo troppo grande per trovare una piena espressione e che lascia l’anima completamente insoddisfatta fino a che non ha trovato se stessa, conosciuto il suo Creatore e apprezzato la vera corrispondenza tra il Creatore ed essa stessa” (Tutti gli uomini sono fratelli, Ahmadabad 1960, p. 74).

3. In un mondo pieno di povertà, malattie, ignoranza e sofferenza, l’autentica spiritualità può non solo cambiare la mente dell’uomo ma cambiare anche in meglio il mondo intero. L’autentica spiritualità è seriamente impegnata a dare sollievo a tutti coloro che soffrono o sono nell’indigenza. Nelle Scritture cristiane c’è un particolare passaggio con cui, credo, concorderanno i seguaci di tutte le tradizioni religiose: “Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello è ancora nelle tenebre. Chi ama suo fratello dimora nella luce e non v’è in lui occasione di inciampo” (1 Gv 2, 9-10).

L’abolizione di condizioni di vita disumane è un’autentica vittoria spirituale, poiché dà all’uomo libertà, dignità e la possibilità di una vita spirituale. Lo mette in grado di levarsi al di sopra della materia. Ogni uomo, non importa quanto povero e sfortunato, è degno di rispetto e di libertà in ragione della sua natura spirituale. Poiché crediamo nell’uomo, nel suo valore e nella sua innata eccellenza, lo amiamo e lo serviamo e cerchiamo di alleviare le sue sofferenze. Come afferma un saggio di Tamilnadu, Pattinatar: “Credi nell’essere superiore. / Credi che Dio è. / Sappi che ogni altra ricchezza è vana. / Nutri l’affamato. / Sappi che la rettitudine e le buone compagnie sono benefiche. / Gioisci quando viene compiuta la volontà di Dio. / È questa una esortazione a te, o cuore!” (Temple Bells, Calcutta, pp. 72-73).

La chiesa cattolica ha più volte espresso la convinzione che tutti gli uomini credenti e non-credenti, debbono unirsi e collaborare nella missione di migliorare il mondo dove vivono tutti insieme. “Ciò, sicuramente, non può avvenire senza un leale e prudente dialogo” (Gaudium et Spes, 21). Il dialogo che deriva dalla “spinta interiore della carità” (cf. Ecclesiam Suam, 64) è un potente strumento di collaborazione tra gli uomini nell’estirpare il male dalla vita umana e dalla vita della comunità, nell’instaurare un ordine giusto nella società umana e contribuire così al bene comune di tutti gli uomini di tutte le condizioni.

4. Il dialogo tra i membri di religioni diverse accentua e approfondisce il rispetto reciproco e apre la via a relazioni che sono fondamentali nella soluzione di problemi della sofferenza umana. Il dialogo che implica rispetto e apertura alle opinioni altrui può promuovere l’unione e l’impegno in questa nobile causa. Inoltre, l’esperienza del dialogo dà un senso di solidarietà e coraggio per superare le barriere e le difficoltà nel compito di edificare la nazione. Poiché senza il dialogo le barriere del pregiudizio, della diffidenza e dell’incomprensione non possono essere efficacemente rimosse. Con il dialogo, ciascuna delle parti effettua un onesto tentativo di occuparsi dei comuni problemi di vita e riceve coraggio nell’accettare la sfida di ricercare la verità e perseguire il bene. L’esperienza della sofferenza, del disinganno, della delusione e del conflitto si sono trasformati da segni di fallimento e di distruzione in occasioni di progresso nell’amicizia e nella fiducia.

Ancora, il dialogo è un mezzo per ricercare la verità e condividerla con gli altri. Poiché la verità è luce, innovazione e forza. La chiesa cattolica sostiene che “la verità, però, va cercata in modo rispondente alla dignità della persona umana e alla sua natura sociale, e cioè con una ricerca condotta liberamente, con l’aiuto dell’insegnamento e dell’educazione, per mezzo dello scambio e del dialogo con cui, allo scopo di aiutarsi vicendevolmente nella ricerca, gli uni rivelano agli altri la verità, che hanno scoperta o che ritengono di avere scoperta” (Dignitatis Humanae, 3). L’uomo moderno ricerca il dialogo come un mezzo idoneo a instaurare e a sviluppare la comprensione, la stima e l’amore reciproco, sia tra individui che tra gruppi. In questo spirito di comprensione, il concilio Vaticano II esorta i cristiani a riconoscere, preservare e promuovere i valori spirituali e morali dei non-cristiani, come pure i loro valori sociali e culturali (cf. Nostra Aetate, 2).

Il frutto del dialogo è l’unione tra gli uomini e l’unione degli uomini con Dio, che è fonte e rivelazione di tutta la verità e il cui Spirito guida gli uomini alla libertà solo quando questi si fanno incontro l’uno all’altro in tutta onestà e amore. Attraverso il dialogo facciamo in modo che Dio sia presente in mezzo a noi; poiché mentre ci apriamo l’un l’altro nel dialogo, ci apriamo anche a Dio. Dovremmo usare i mezzi legittimi della umana benevolenza, della comprensione reciproca e della persuasione interiore. Dovremmo rispettare i diritti personali e civili dell’individuo.

Come seguaci di diverse religioni dovremmo unirci insieme nella promozione e nella difesa degli ideali comuni nei campi della libertà religiosa, della fraternità umana, dell’educazione, della cultura, del benessere sociale e dell’ordine civile. Il dialogo e la collaborazione sono possibili in tutti questi grandi progetti.

5. Nel quadro del pluralismo religioso, lo spirito di tolleranza, che ha sempre fatto parte del patrimonio indiano, è non solo auspicabile ma imperativo, e deve essere attuato in un contesto di mezzi di sostegno concreti. La chiesa insegna che la persona umana ha diritto alla libertà religiosa. Tale libertà implica che tutti gli uomini devono essere immuni dalla coercizione da parte dei singoli individui o gruppi sociali o di qualsivoglia potere umano in materia religiosa, così che nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza né sia impedito, entro debiti limiti, ad agire in conformità ad essa, privatamente o pubblicamente, in forma individuale o associata (cf. Dignitatis Humanae, 2).

Il mondo nota con grande soddisfazione che nel preambolo della sua costituzione, l’India ha garantito a tutti i suoi cittadini libertà di pensiero, di espressione, di credo, di fede e di culto. Diviene pertanto un dovere di tutti i cittadini, e in special modo dei responsabili della vita religiosa, sostenere e salvaguardare questo prezioso principio che specificamente include il diritto “a professare, praticare e diffondere la religione”. Il modo per farlo è dimostrare la sua efficacia nella realtà della vita pubblica. Ciascuno è chiamato a preservare questa libertà religiosa e a lavorare per la pace e l’armonia tra gli uomini di diverse tradizioni religiose, fra le società e fra le nazioni.

6. Prego umilmente affinché il notevole senso del “sacro” che caratterizza la vostra cultura possa permeare le menti e i cuori di tutti gli uomini e di tutte le donne in ogni luogo. In questo modo Dio sarà onorato e la famiglia umana sperimenterà sempre più pienamente la sua unicità e il suo comune destino. I popoli sentiranno l’urgenza di una solidarietà globale di fronte alle enormi sfide che l’umanità deve affrontare. La saggezza e la forza che provengono dall’impegno religioso umanizzeranno ulteriormente il cammino dell’uomo attraverso la storia.

Possa l’altissimo, il Creatore e Padre di tutto quanto esiste, il bene più alto dell’uomo, benedirci nella nostra missione a guidare i nostri passi verso la pace!

Con sincera gratitudine per la generosa ospitalità con cui mi avete accolto, vi auguro la pienezza della pace nella gioia e nell’amore!

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 
top