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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN INDIA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON IL CLERO NELLA BASILICA DEL BOM JESUS DELLA VELHA GOA

Bom Jesus (India) - Giovedì, 6 febbraio 1986

 

Cari fratelli sacerdoti dell’India.

1. Vi saluto caldamente nell’amore di nostro Signore Gesù Cristo, voi che siete qui presenti e coloro che non sono potuti venire. Saluto ciascuno di voi con profondo affetto e gratitudine.

Sono lieto che questo incontro col clero dell’India abbia luogo nella Basilica di Buon Gesù, dove vengono venerate le reliquie di san Francesco Saverio. Poiché questo grande missionario gesuita ha lasciato a tutti noi sacerdoti un esempio ispiratore di santità personale, un’eccezionale sete d’anime, e un ardente zelo a condividere le nostre ricchezze spirituali coi fratelli e con le sorelle tra i quali viviamo. Mi torna alla mente anche lo zelo missionario di padre Joseph Vaz e padre Angelo De Souza, i quali, col loro esempio sacerdotale di sacrificio di sé e generoso servizio pastorale, ispirano tutti noi. E come sapete, tra due giorni avrò la gioia di beatificare qui in India uno dei vostri fratelli sacerdoti: Kuriakose Elias Chavara, un sacerdote che venne ispirato dal proprio amore per la Chiesa a servirla in tanti diversi apostolati, e spinto a operare instancabilmente per l’unità e la crescita spirituale della Chiesa.

Cari fratelli in Cristo: voi proseguite oggi lo stesso servizio sacerdotale di questi illustri predecessori. Come loro, voi rappresentate in mezzo al popolo di Dio il sommo sacerdote, Gesù Cristo. È il suo sacerdozio che noi tutti condividiamo. In unione coi vostri vescovi e col Vescovo di Roma, siete impegnati nella medesima missione salvifica del nostro Salvatore, il quale è venuto per “riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce . . . le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli” (Col 1, 20). Voi siete araldi del Vangelo e artefici di unità in questa grande terra d’India. Siete al servizio della Chiesa in questa terra arricchita da Dio di una sì grande varietà di doni naturali e di risorse umane, una tal messe di tradizioni culturali, e tuttavia una terra che necessita di molti sforzi umani per il proprio progresso e sviluppo.

Nel salutarvi nel modo più cordiale desidero anche esprimervi la mia ammirazione per l’eccellente opera che state compiendo spesso in condizioni difficili. La vostra è una vita di dedizione a Cristo, una vocazione che richiede grandi sacrifici e impone molti obblighi, ma è un modo di amare Cristo e il suo popolo che porta con sé una generosa dose di pace, soddisfazione e gioia. Prego affinché le mie parole di oggi vi spronino tutti a continuare ad essere fedeli e generosi nel vostro servizio consacrato.

2. Il Concilio Vaticano II ci ricorda che “Il popolo di Dio viene adunato innanzitutto per mezzo della parola del Dio vivente, che tutti hanno il diritto di cercare sulle labbra dei sacerdoti. Dato infatti che nessuno può essere salvo se prima non ha creduto, i presbiteri, nella loro qualità di cooperatori dei vescovi, hanno anzitutto il dovere di annunciare a tutti il Vangelo di Dio” (Presbyterorum Ordinis, 4). Queste parole del Concilio vanno al cuore della nostra vocazione sacerdotale: la proclamazione della parola di Dio. Queste parole dovrebbero aiutarci a stabilire priorità di tempo e di impegno, e a mantenere chiaro dinanzi ai nostri occhi il ruolo primario che dobbiamo ricoprire nella Chiesa.

In quanto sacerdoti, abbiamo il dovere verso il nostro popolo di essere uomini totalmente imbevuti della parola di Dio, alla costante ricerca di penetrare il suo mistero e significato, sempre desiderosi di condividere con altri la verità del Vangelo.

So che le Sacre Scritture della Chiesa, insieme ai riveriti scritti di altre religioni, sono venerate e tenute in grande stima in India. E coloro che sono considerati i saggi dell’India sono coloro che meditano su questi libri e di essi si nutrono. In quanto sacerdoti in questa terra anche voi dovete essere saggi. La parola scritta di Dio e la tradizione della Chiesa così come viene interpretata e presentata dal magistero deve essere un costante oggetto di studio, di riflessione e preghiera. In questo modo sarete in grado di predicare la parola di Dio al vostro popolo con ancor maggiore convinzione e persuasione, poiché essa avrà prima messo radici nella vostra vita. E siate sicuri che la fedeltà al magistero della Chiesa sarà una garanzia della reale efficacia del vostro ministero sacerdotale.

In India i guru sono sempre stati dei maestri spirituali che hanno rivestito un ruolo preminente nella trasmissione e nello sviluppo delle verità religiose. L’importanza del guru quale mediatore della verità divina è riconosciuta in India. Anche la necessità che la verità salvifica provenga da una persona che è manifestazione di Dio è ben nota nella tradizione religiosa indiana. Con quanto maggior zelo devono allora i sacerdoti adempiere alla loro missione di guide spirituali del popolo affidato alla loro sollecitudine, trasmettendogli in modo ancor più fedele la verità del Vangelo! Con quanta solennità sono chiamati ad essere mediatori tra Dio e gli uomini nella parola salvifica e nei sacramenti! Con quale fervore il popolo aspetta dai nostri sacerdoti il nutrimento di vita che va trovato nel Vangelo di Gesù Cristo!

3. È nella vostra qualità di servitori del Verbo che vi sprono nei vostri sforzi di formare e rafforzare le vostre comunità cristiane nella salda dottrina, trasmettendo loro appieno il contenuto della fede. Non risparmiate alcuno sforzo nell’esecuzione di questo compito facendo ricorso a tutti i metodi moderni disponibili. Prestate particolare attenzione ai bambini e ai giovani pur non trascurando la catechesi degli adulti, adattata alle esigenze dei vari gruppi. È attraverso una tale formazione cristiana attentamente programmata delle persone affidate alla vostra sollecitudine che riuscirete a formare un laicato veramente illuminato e zelante, capace di assumere con vigore la propria responsabilità nella Chiesa e nel mondo. Oltre a contribuire a formare comunità cristiane di fede profonda, di gioiosa speranza e di attivo amore, il laicato sarà così messo in grado di assumersi le responsabilità che gli sono proprie in seno alla Chiesa.

In questo modo i laici saranno nel mondo come lievito nella pasta, all’opera per migliorare le strutture sociali, economiche e politiche della società. Essi collaboreranno di buon grado con tutti gli uomini di buona volontà, a prescindere dalle loro confessioni religiose, per la creazione di un giusto ordine nella società. E in mezzo ai laici voi dovete essere, miei cari fratelli, come servitori e guide: come servitori che offrono se stessi senza badarne al costo, come guide che formano, ispirano e conducono l’unico popolo di Dio sulle vie del Signore. Dovete essere davvero artefici di unità in un mondo minacciato dalla divisione e dalla violenza.

4. La proclamazione della parola di Dio e le svariate forme di guida sacerdotale trovano il loro culmine nell’Eucaristia, poiché l’Eucaristia è “fonte e culmine di tutta l’evangelizzazione” (Presbyterorum Ordinis, 5). È nella celebrazione di preghiera della Sacra liturgia che dovete collaborare al massimo all’opera di santificazione. Nessun altro compito che eseguite contribuirà altrettanto alla realizzazione di una comunione. Il miglior servizio che possiate mai offrire alla Chiesa in qualità di sacerdoti è quello di rendere il sacrificio eucaristico il centro della vostra vita e il centro della vita di coloro che servite.

Dunque l’identità del sacerdote è sempre collegata all’Eucaristia. Allo stesso tempo, il sacerdote serve la Chiesa in modo insostituibile quando adempie con zelo al ministero della riconciliazione così come è esercitato in particolare nel sacramento della Confessione. Solo il sacerdote che ha ricevuto l’ordinazione può perdonare i peccati in nome di Gesù Cristo. Agendo “in persona Christi”, aiutate i peccatori a provare l’amore personale della santissima Trinità. Avete la gioia di vedere la misericordia di Dio portare nuova vita e speranza nei cuori dei fedeli.

La Chiesa ha affidato i sacramenti alla vostra sollecitudine, e vi chiede di amministrarli a beneficio spirituale di tutto il popolo di Dio. Quanto hanno bisogno di questo e anelano a questo, il vostro peculiare e insostituibile servizio, i cuori cristiani!

5. Un importante insegnamento del Concilio Vaticano II è l’appello universale alla santità. Ciascuno è chiamato ad amare Dio con tutto il cuore e l’anima, e ad amare il prossimo per amore di Dio. Nessuno è escluso dal vibrante appello di Gesù: “Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5, 48).

Che grande esigenza vi è che i sacerdoti convincano ciascuno del fatto che tutti sono chiamati alla santità! E come potranno farlo, a meno che i loro stessi cuori non siano colmi dell’amore di Cristo? Fratelli miei, dovete essere uomini di preghiera, uomini vicini a Dio e che sappiano vivere in sua presenza. Allo stesso tempo, la santità sacerdotale non vi separa da coloro che servite. Se è vero che siete una cosa a parte per il Vangelo di Dio, non siete però separati dal resto dei fedeli. Piuttosto, quali veri fratelli in Cristo, familiarizzati con la vita e le situazioni reali del vostro popolo, in particolare dei poveri, li aiutate a udire la voce del buon pastore, e portate loro la grazia che dà vita attraverso i sacramenti e la parola di Dio.

Non dobbiamo dimenticare che il nostro ministero può riuscire solo se lo intraprendiamo quali “collaboratori di Dio” (1 Cor 3, 9), quali “ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio” (1 Cor 4, 1), vivendo e operando in profonda unione con colui che è la nostra vita stessa, Cristo Gesù nostro Signore. In quanto sacerdoti, siamo invitati dal Padre a rimetterci nelle sue mani e ad affidarci a lui con la fiducia di un bambino mettendoci totalmente sotto il potere del suo Spirito. Egli ci invita a indirizzare tutto il nostro ministero sacerdotale alla gloria della santissima Trinità. Questa è la strada certa perché il ministero sacerdotale dia frutti.

Ascoltate ancora le parole di Gesù ai suoi primi discepoli: “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15, 5). Che ricche sfumature e che profonde richieste contengono per voi queste parole, sacerdoti dell’India! Il popolo di questa grande terra di guru e di saggi è un popolo che, essendo profondamente religioso, continua a cercare guru che siano veramente uomini di Dio, uomini immersi in Dio, uomini che irradino l’esperienza divina che hanno provato. Più che di uomini d’azione, esso ha bisogno di uomini di preghiera. Quanto desiderosi, dunque, dovete essere di bere a questa fonte di vita che è Gesù.

6. Miei fratelli sacerdoti, ho forse bisogno di ricordarvi che dovete essere uomini della Chiesa? Ascoltate cosa dice san Paolo: “Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell’acqua accompagnato dalla parola, al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata” (Ef 5, 25-27).

Seguite l’esempio del nostro grande sommo sacerdote. Amate la Chiesa e riflettete in preghiera sulla sua natura di corpo di Cristo sulla terra e di sacramento della salvezza. Amate la Chiesa anche quando vedete la sua debolezza, e operate assiduamente per il suo autentico rinnovamento secondo il Vangelo. Ricordate che ciascuno di noi con le proprie carenze personali è parte di questa Chiesa sempre bisognosa di rinnovamento. Ciascuno di noi con le sue mancanze personali contribuisce in qualche modo a sfigurare il volto della Chiesa. Qualsiasi riforma deve iniziare da un mutamento dei nostri cuori.

Essere uomini della Chiesa significa servirla con costante fedeltà. Significa servirla con un cuore che non indietreggia nemmeno quando dovete soffrire per il suo bene. Significa vivere in vera e profonda comunione col Vescovo di Roma e coi vostri vescovi e fratelli sacerdoti, servendo la Chiesa all’unisono quali maestri della stessa fede, pastori dello stesso gregge, capi della comunità cristiana.

7. Prima di concludere, miei cari fratelli, voglio parlarvi di due sollecitudini pastorali che sono molto care al mio cuore e di grande importanza nella Chiesa oggi: mi riferisco alla solidarietà coi poveri e all’interesse fraterno per la gioventù.

Negli ultimi anni, la Chiesa è divenuta sempre più consapevole dell’invito del Signore a occuparsi dei poveri. Le Sacre Scritture manifestano chiaramente il particolare amore di Dio per i poveri, gli oppressi, i diseredati, gli indigenti. E nell’iniziare il suo ministero Gesù fece proprie le parole di Isaia: “Lo spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi” (Lc 4, 18). Cristo confermò queste parole con tutta la sua vita vissuta in solidarietà con i poveri, in attiva sollecitudine per quanti erano nel bisogno. Come ha detto san Paolo: “Da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà” (2 Cor 8, 9). Voi, miei fratelli sacerdoti, siete stati consacrati con l’unzione per questo stesso ministero.

È importante rendersi conto che affinché l’amore del sacerdote verso i poveri sia autentico deve scaturire da una profonda esperienza di Dio. Esso inizia con uno stile di vita di semplicità e umile servizio per tutti, inclusi coloro che non sono poveri. Ed esso intende condurre all’edificazione di un nuovo mondo, una nuova comunità umana nella quale il fratello non sfrutti il fratello, ma i cuori siano uniti nella pace.

In secondo luogo, vi esorto a fare dei giovani parte importante della vostra sollecitudine pastorale. Rimanendo aperti ad essi e veramente interessati ad essi, portateli a conversare sulla vita umana, e conduceteli al dialogo di salvezza in Cristo. Col vostro esempio dimostrate loro che Cristo li ama e chiede il loro amore in contraccambio. Incoraggiate i giovani a considerare nella preghiera la loro particolare vocazione in seno alla Chiesa. E possa il Signore delle messi benedirci copiosamente con vocazioni religiose e sacerdotali.

Miei amati fratelli sacerdoti, sono grato per questa occasione di parlarvi del nostro ministero sacerdotale. Sappiate che prego per voi ogni giorno e chiedo a voi di pregare per me e per la Chiesa in tutto il mondo. Vi affido all’amorevole intercessione di Maria, Madre dei sacerdoti.

Con profondo affetto nel Signore, vi benedico, e vi chiedo di continuare con ancor maggiore generosità il vostro servizio sacerdotale di offerta di Gesù all’India.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 
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