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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN INDIA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
DURANTE L
INCONTRO DI PREGHIERA
NEL QUARTIERE SAN TOMMASO A TRICHUR

Trichur (India) - Venerdì, 7 febbraio 1986

 

Cari amici.

1. È per me veramente una grande soddisfazione poter visitare Trichur nel corso del mio pellegrinaggio apostolico attraverso l’India. Ringrazio il vescovo mons. Kundukulam per le sue cortesi parole di benvenuto e saluto tutti i vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose e i fedeli presenti in questo luogo in così folta rappresentanza.

Da questo luogo, il quartier generale del distretto di Trichur, saluto le diocesi siro-malabaresi della parte settentrionale del Kerala: Trichur, Tellicherry, Mananthavady, Palghat e Irinjalakuda; le diocesi siro-malankaresi di Tiruvalla e Battery; l’arcidiocesi latina di Verapoly e le diocesi di Calicut e Coimbatore. Ringrazio i rappresentanti delle altre Chiese cristiane per la loro presenza: i cristiani dell’est, i cristiani siro-ortodossi, i marthomiti e tutti coloro che nell’apostolo san Tommaso venerano il fondatore della Chiesa di Cristo in India. Esprimo anche la mia grande stima e considerazione ai rappresentanti di tutte le tradizioni religiose presenti in questa regione.

Alle autorità civili e agli uomini e alle donne che rappresentano i vari settori del servizio pubblico, esprimo il mio apprezzamento e la mia benevolenza. Possa Dio onnipotente, nostro Padre comune, nostra origine e nostro destino, benedire questo incontro e ispirarci veri sentimenti di mutuo rispetto e amore per tutti gli esseri umani, per la costruzione di un mondo più giusto e amante della pace!

2. Fratelli e sorelle in Cristo, come sono vere le parole del salmista: “Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme!” (Sal 133 [132], 1).

Mentre voi recitavate il Credo nella vostra lingua, il malayalam, io ringraziavo Dio onnipotente per la vostra professione di fede. La fede nel Signore risorto che, secondo la tradizione, l’apostolo Tommaso ha portato su queste spiagge, continua a vivere nelle vostre menti e nei vostri cuori. Per questa ragione, insieme a san Paolo, “Ringrazio continuamente il mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù” (1 Cor 1, 4).

Oggi, quando tra di voi ho acceso la lampada con la torcia portata fin qui da Crangannore dai vostri giovani, ho ricordato come, attraverso la predicazione degli apostoli, Cristo è stato presentato come la luce delle nazioni, la luce del mondo. Gesù stesso disse: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8, 12).

Non è forse giusto che io, il successore di Pietro, chiamato al ministero del servizio all’unità, renda grazie per questa luce che risplende su queste terre fin dai primissimi anni del cristianesimo stesso? Non devo io lodare Dio perché attraverso i secoli i vostri antenati si sono sforzati di camminare in questa luce permettendole di guidare i loro passi? Non devo io pregare Dio, insieme a voi tutti, affinché questa luce possa continuare a splendere e illuminarvi oggi - e domani i vostri figli - in modo che le vostre vite siano colme della presenza di colui che “illumina ogni uomo” (Gv 1, 9)?

3. Fratelli e sorelle in Cristo, oggi il Signore vi chiama a custodire la vostra fede e a professare apertamente la vostra dedizione al Signore, affermata da voi e dai vostri antenati. Oggi Cristo, la luce del mondo, vi invita a far sì che questa luce splenda sempre più chiaramente attraverso la testimonianza della vostra vita e le buone azioni mediante le quali testimonierete l’autenticità della vostra vita cristiana. Perché la luce non è luce finché non splende e illumina il mondo che la circonda.

Voi siete inoltre chiamati a far sì che questa luce rischiari i vostri cuori e le vostre case. Possa ciò realizzarsi così pienamente che voi possiate essere veramente “i figli della luce”, che camminano sempre nella luce. Solo allora la luce di Cristo splenderà su tutto quello che farete e in tutti coloro con cui verrete a contatto: il vostro prossimo, il vostro ambiente di lavoro, di studio, dell’arte, di servizio impegnato alle comunità nazionali e locali. Questo troverà anche un riferimento simbolico nelle prime pietre e nelle targhe commemorative che ora benedirò.

4. Cristo, la luce delle nazioni, è in modo particolare la luce di ciascuna famiglia cristiana, di ciascuna casa cristiana. Questo ci è stato ricordato dal gesto significativo compiuto dagli sposi novelli che hanno rinnovato qui la loro promessa di matrimonio. Siamo stati testimoni dell’impegno che essi si sono assunti: “vivere da questo momento fino alla morte in amore reciproco, reciproca fiducia e nell’unità dello spirito”. Noi che siamo stati testimoni del loro impegno siamo chiamati ora ad offrire il sostegno delle nostre preghiere per il suo compimento. Io assicuro loro e tutte le famiglie del Kerala e dell’India che hanno un posto particolare nelle mie preghiere.

La condizione di benessere della vita familiare è essenziale per il benessere degli individui e della società (cf. Gaudium et Spes, 47). So che la vita familiare in India ha tradizionalmente goduto della più alta stima e considerazione. Ciononostante, oggi la famiglia è spesso esposta a difficoltà di vario genere. Uomini sensibili alle autentiche necessità della società metteranno sicuramente in rilievo che la salvaguardia del matrimonio e della vita familiare è un problema che esige urgente attenzione.

Questa è infatti una grave preoccupazione di tutte le tradizioni religiose e di tutti i settori della società civile. In questo senso la Santa Sede ha pubblicato una “Carta dei diritti della famiglia”, rivolta ai governi, alle organizzazioni internazionali, alle famiglie stesse e a tutti coloro che sono preoccupati del bene delle famiglie. I diritti della famiglia enunciati nella Carta sono basati sui valori comuni a tutta l’umanità. È ardente speranza della Santa Sede che questo documento possa servire da punto di riferimento in uno sforzo universale teso a conservare e rafforzare la famiglia come la cellula fondamentale della società e l’ambiente primario per lo sviluppo personale e sociale degli individui.

5. Desidero richiamare la vostra attenzione su uno dei vari principi espressi nel Preambolo della Carta: “La famiglia costituisce, più ancora di un mero nucleo giuridico, sociale ed economico, una comunità di amore e di solidarietà, che è in modo unico adatta ad insegnare e a trasmettere valori culturali, etici, sociali, spirituali e religiosi, essenziali per lo sviluppo e il benessere dei propri membri e della società”.

La vita familiare nel Kerala e in India ha sempre lottato e continua a lottare per essere proprio questa comunità di amore e di solidarietà, e io vi incoraggio a difendere e promuovere l’istituzione della famiglia. In particolare, le famiglie cristiane sono chiamate a fondare la loro identità e il loro ruolo sulla volontà di Dio per la vita familiare. In sostanza, “la famiglia riceve la missione di custodire, rivelare e comunicare l’amore, quale riflesso vivo e reale partecipazione dell’amore di Dio per l’umanità e dell’amore di Cristo Signore per la Chiesa sua sposa” (Familiaris Consortio, 17).

Famiglie cristiane del Kerala, non dimenticate che le vostre case sono il luogo ideale per sperimentare l’amore di Dio e farlo conoscere! Sono stato lieto di apprendere che tra i cristiani di san Tommaso esisteva una tradizione che consisteva nel sussurrare il nome di Gesù nelle orecchie di un neonato, insieme al suo proprio nome.

Non è forse necessario continuare queste tradizioni oggi che una autentica formazione cristiana dei giovani è più urgente che mai? Non sono proprio queste tradizioni l’espressione genuina dei valori spirituali e umani sui quali si fondano le vostre famiglie cristiane? Non è per voi una forma meravigliosa di amore di genitori, quella di trasmettere ai vostri figli, fin dai loro primi anni di vita, un amore profondo per Nostro Signore Gesù Cristo, di insegnare loro come pregare, di insegnare loro le verità del catechismo, di introdurli alla vita della Chiesa?

Le vostre famiglie siano benedette con l’unità, l’amore e l’aiuto reciproco!

6. Ai giovani voglio dire: amate le vostre famiglie e il vostro Paese. Amate la Chiesa e partecipate sempre più alla sua vita.

Alcuni di voi hanno portato la torcia della luce da Crangannore e un dipinto raffigurante san Tommaso da Palayur. Il Papa invita i giovani del Kerala e dell’India a vedere in questo simbolo la necessità, vostra responsabilità, di offrire luce, fratellanza, speranza e solidarietà ai vostri contemporanei e a tutti coloro che cercano la verità. Voi aspirate a un mondo migliore. Un mondo più giusto, più pacifico, più umano è possibile, ma deve essere costruito passo per passo. In questi processi sono necessari i vostri ideali, le vostre energie, la vostra fede. Fate che Cristo sia la vostra luce!

7. La diocesi di Trichur, in collaborazione con il progetto governativo di alloggi per i poveri, sta donando un gran numero di case a persone in stato di necessità. Voi avete espresso il desiderio che sia io a consegnare le chiavi di una di queste case in segno di quanto si sta facendo e di quanto ancora resta da fare. Ecco un segno di sviluppo, il risultato di una lodevole collaborazione a beneficio della società nel suo insieme.

Questo gesto particolare sottolinea il collegamento tra le realtà socio-economiche e la promozione della dignità e della totale vocazione della persona umana (cf. Gaudium et Spes, 63). Affinché gli individui e le famiglie possano effettivamente godere del grado di stabilità e di libertà necessari per la crescita personale, alcuni standard minimi di vita e di lavoro sono assolutamente indispensabili. C’è una crescente consapevolezza nel mondo del fatto che il progresso non è diritto esclusivo di alcuni individui o addirittura di alcune nazioni privilegiate, ma che i benefici dello sviluppo dovrebbero essere estesi a tutti. In un mondo di grandi diseguaglianze, dove i modelli di pensiero e di comportamento cambiano tanto lentamente, diventa imperativo che tutti i settori della società si sentano in dovere di accelerare il raggiungimento di quella misura di giustizia sociale che consiste nell’assicurare le necessità fondamentali di vita a ciascun cittadino. Gli sforzi di governi e di altre organizzazioni in questo campo devono essere incoraggianti.

Il ruolo degli organismi religiosi in questo campo è soprattutto quello di illuminare le coscienze riguardo ai doveri e ai diritti sociali, e di garantire che la dignità umana e la natura spirituale della vita e dell’attività umana siano ovunque riconosciute e promosse. Questa è l’opera di giustizia che dobbiamo svolgere ispirati dalla carità (cf. Gaudium et Spes, 72).

8. Mio caro popolo di Trichur, e amici di tutte le parti del Kerala: Cristo, la Luce delle nazioni, è venuto al mondo grazie a sua Madre, Maria Vergine Immacolata. So quanto siate ferventi nella vostra devozione a lei. Desidero incoraggiarvi. In coincidenza con le celebrazioni centenarie della diocesi di Trichur e della sua cattedrale, sono lieto di affidarvi alla cura e all’intercessione della nostra Madre Benedetta. La statua che incoronerò, e che sarà conservata nella chiesa cattedrale, sarà per voi un ricordo del mio pellegrinaggio, un ricordo della nostra preghiera comune rivolta a colei la cui fede splende di generazione in generazione come il modello della nostra obbedienza a Dio e della gioiosa accettazione della sua volontà nella nostra vita. Che essa vegli su di voi e vi protegga sempre!

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 
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