Miei amati fratelli e sorelle in Gesù Cristo, cari Brasiliani.
1. Promossa dai signori vescovi, sta per iniziare un’altra Campagna della
fraternità in questo diletto Paese. In questa Quaresima, tempo di conversione e
penitenza, essa ha per obiettivo la preparazione alla Pasqua: il passaggio del
Signore. È una chiamata a un maggior impegno a vivere come figli di Dio e tutti
fratelli in Cristo: è un appello alla salvezza e all’aiuto fraterno, affinché
tutti abbiano la vita, diventino liberi nell’adesione alla verità e seguano il
cammino della purificazione dal peccato e della liberazione dal male che porta
con sé, sul piano personale, sociale e strutturale. È un appello a tutti noi che
camminiamo verso “il nuovo cielo e la nuova terra in questa terra di Dio, terra
di fratelli”.
È questo il tema della Campagna che oggi ho la gioia di inaugurare. È un
programma-invito, sul quale le persone e le comunità della Chiesa in Brasile
dovranno riflettere e pregare. Ma interpella anche tutti gli uomini di buona
volontà, affinché prenda coscienza e si realizzi nell’immenso suolo brasiliano
il disegno divino che lo vuole sempre più “terra di Dio terra di fratelli”.
2. Pasqua è “passaggio del Signore”. Celebrare la Pasqua è evocare
l’esperienza del popolo eletto, quando fu liberato dalla schiavitù dell’Egitto e
Dio gli fece dono della “terra promessa”, dopo essere stato purificato; ma
Pasqua, per noi, è soprattutto rivivere il mistero pasquale di Cristo, non solo
come fatto storico, ma come realtà che si perpetua, rende presente la sua morte
e risurrezione, nella liturgia e al centro della vita e del pellegrinaggio
ecclesiale, comunitario e personale dei cristiani.
Per animare questo cammino, oggi ricordo solamente due immagini della
pedagogia divina: la prima tracciata da Cristo, illustra la storia di un uomo
ricco che “tutti i giorni banchettava lautamente”, mentre “giaceva alla sua
porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi” di quello che “cadeva” dalla sua
mensa, il povero Lazzaro (Lc 16, 19-31); l’altra immagine, più sintetica,
è quella della profezia di Geremia: “i bambini chiedevano il pane, e non c’era
chi lo spezzasse loro” (Lam 4, 4). In entrambe vi è la denuncia del
peccato: l’amore di sé spinto al punto di disprezzare Dio, nel fratello povero,
nell’idolatria.
3. “Terra di Dio, terra di fratelli” vuol dire: riconoscere Dio come Signore,
Legislatore e Giudice; accogliere Cristo e riconoscere che egli, in occasione
della sua Pasqua nella terra degli uomini li proclamò “tutti fratelli” (Mt 23, 8).
E Cristo continua a passare, nelle zone indigene, rurali e urbane del
Brasile, invitando tutti a condividere la sua Pasqua, identificandosi con: il
fratello senza terra e senza lavoro, che grida per la mancanza di senso della
propria sofferta esistenza; il fratello senza casa, che dorme sul ciglio delle
strade, gridando per il freddo della mancanza di un focolare, del disamore e
della mancanza di calore umano; il fratello analfabeta, “senza voce, senza
parte”, che grida la sua condanna alla sottoccupazione e che mendica la propria
partecipazione; il fratello malato o colui che vive dietro le sbarre della
prigione che implora: non voglio essere un emarginato; il fratello assetato,
poiché vi è stato il flagello della siccità, ad aumentare la sua sete di
giustizia, amore e fraternità; il fratello affamato, che mostra tutta la sua
fame di pane e fame di Dio.
Tutti questi lasciano intravedere il volto di Cristo. Per tutti questi è
necessario che la “terra di Dio” diventi sempre più “terra di fratelli”.
Aiutiamoli!
È questo il cammino della fraternità, verso la Pasqua liturgica e la Pasqua
eterna, dove Cristo ci aspetta, per dirci: “. . . lo avete fatto a me . . . Venite,
benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin
dalla fondazione del mondo” (Mt 25, 34).
Affinché vi prepariate a questa accoglienza di Cristo, vi benedico nel nome
del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!