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MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
PER L’APERTURA DELLA «CAMPAGNA DELLA FRATERNITÀ»

Mercoledì, 12 febbraio 1986

 

Miei amati fratelli e sorelle in Gesù Cristo, cari Brasiliani.

1. Promossa dai signori vescovi, sta per iniziare un’altra Campagna della fraternità in questo diletto Paese. In questa Quaresima, tempo di conversione e penitenza, essa ha per obiettivo la preparazione alla Pasqua: il passaggio del Signore. È una chiamata a un maggior impegno a vivere come figli di Dio e tutti fratelli in Cristo: è un appello alla salvezza e all’aiuto fraterno, affinché tutti abbiano la vita, diventino liberi nell’adesione alla verità e seguano il cammino della purificazione dal peccato e della liberazione dal male che porta con sé, sul piano personale, sociale e strutturale. È un appello a tutti noi che camminiamo verso “il nuovo cielo e la nuova terra in questa terra di Dio, terra di fratelli”.

È questo il tema della Campagna che oggi ho la gioia di inaugurare. È un programma-invito, sul quale le persone e le comunità della Chiesa in Brasile dovranno riflettere e pregare. Ma interpella anche tutti gli uomini di buona volontà, affinché prenda coscienza e si realizzi nell’immenso suolo brasiliano il disegno divino che lo vuole sempre più “terra di Dio terra di fratelli”.

2. Pasqua è “passaggio del Signore”. Celebrare la Pasqua è evocare l’esperienza del popolo eletto, quando fu liberato dalla schiavitù dell’Egitto e Dio gli fece dono della “terra promessa”, dopo essere stato purificato; ma Pasqua, per noi, è soprattutto rivivere il mistero pasquale di Cristo, non solo come fatto storico, ma come realtà che si perpetua, rende presente la sua morte e risurrezione, nella liturgia e al centro della vita e del pellegrinaggio ecclesiale, comunitario e personale dei cristiani.

Per animare questo cammino, oggi ricordo solamente due immagini della pedagogia divina: la prima tracciata da Cristo, illustra la storia di un uomo ricco che “tutti i giorni banchettava lautamente”, mentre “giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi” di quello che “cadeva” dalla sua mensa, il povero Lazzaro (Lc 16, 19-31); l’altra immagine, più sintetica, è quella della profezia di Geremia: “i bambini chiedevano il pane, e non c’era chi lo spezzasse loro” (Lam 4, 4). In entrambe vi è la denuncia del peccato: l’amore di sé spinto al punto di disprezzare Dio, nel fratello povero, nell’idolatria.

3. “Terra di Dio, terra di fratelli” vuol dire: riconoscere Dio come Signore, Legislatore e Giudice; accogliere Cristo e riconoscere che egli, in occasione della sua Pasqua nella terra degli uomini li proclamò “tutti fratelli” (Mt 23, 8).

E Cristo continua a passare, nelle zone indigene, rurali e urbane del Brasile, invitando tutti a condividere la sua Pasqua, identificandosi con: il fratello senza terra e senza lavoro, che grida per la mancanza di senso della propria sofferta esistenza; il fratello senza casa, che dorme sul ciglio delle strade, gridando per il freddo della mancanza di un focolare, del disamore e della mancanza di calore umano; il fratello analfabeta, “senza voce, senza parte”, che grida la sua condanna alla sottoccupazione e che mendica la propria partecipazione; il fratello malato o colui che vive dietro le sbarre della prigione che implora: non voglio essere un emarginato; il fratello assetato, poiché vi è stato il flagello della siccità, ad aumentare la sua sete di giustizia, amore e fraternità; il fratello affamato, che mostra tutta la sua fame di pane e fame di Dio.

Tutti questi lasciano intravedere il volto di Cristo. Per tutti questi è necessario che la “terra di Dio” diventi sempre più “terra di fratelli”. Aiutiamoli!

È questo il cammino della fraternità, verso la Pasqua liturgica e la Pasqua eterna, dove Cristo ci aspetta, per dirci: “. . . lo avete fatto a me . . . Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo” (Mt 25, 34).

Affinché vi prepariate a questa accoglienza di Cristo, vi benedico nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 
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