VISITA ALLA PARROCCHIA ROMANA DI SAN
FILIPPO NERI IN EUROSIA
INCONTRO DI GIOVANNI
PAOLO II CON I BAMBINI
Domenica, 23 febbraio 1986
Sono felice di essere con voi in questa parrocchia di San Filippo Neri.
Sappiamo bene che era un Santo di Roma, anzi è patrono della città insieme con
San Pietro, San Paolo ed altri Santi. San Filippo era un Santo gioioso e con
questa sua gioia ha voluto dire, non solamente nel secolo XVI ma anche nel
nostro XX secolo, che il cristiano deve essere gioioso, deve essere gioioso
perché vive la Buona Novella. Ciò che fonda la nostra vita è una Buona Novella.
Nonostante tutte le sofferenze, tutti i disagi della vita, ciò che fonda la
nostra esistenza e una Buona Novella. Allora dobbiamo essere gioiosi, non
tristi. Questa gioia si esprime in tutta la vita.
San Filippo Neri ha fondato gli oratori. Anche noi ci troviamo in un
oratorio, un oratorio classico. Quegli oratori aperti a tutti, soprattutto ai
giovani, ai ragazzi che vi si recavano per divenire cristiani, cioè per essere
gioiosi. Ecco, vengo in questa parrocchia e mi trovo in un oratorio dove si vive
secondo gli insegnamenti di San Filippo Neri: cristiani e gioiosi.
Sono molto contento di questa visita che posso compiere oggi, dopo il viaggio
pastorale in India. Prima di partire, i ragazzi che ho incontrato nell’ultima
parrocchia mi hanno detto: “Saluti per noi i ragazzi in India”. Ho cercato di
farlo il più possibile ed adesso devo riportare il saluto dei ragazzi indiani
che, certamente, hanno detto: “Saluti i ragazzi di Roma”.
Gioisco di essere qui con voi, perché quando si vedono i giovani si deve
gioire. Voi portate con la vostra presenza, con la vostra giovinezza una
speranza, un nuovo inizio, la speranza del futuro. Ma questo futuro qualche
volta può apparire difficile, pericoloso . . . Voi lo farete migliore, migliore
del nostro.
Vi auguro di fare un futuro migliore di quello che hanno fatto i vostri avi,
i vostri genitori, noi la nostra generazione. Vi auguro di fare un futuro
migliore. Ma per far questo, carissimi, se volete fare un futuro migliore dovete
seguire Cristo più di noi, assolutamente. Se non si segue Cristo non si va verso
un futuro migliore, si v verso un futuro peggiore.
Allora vi dico: dovete seguire Cristo. E dovete cantare, perché colui che
segue Cristo prega e colui che canta prega due volte. Il canto è una doppia
preghiera. Vi invito a cantare un’altra canzone e poi darò la Benedizione a
tutti i giovani, a tutti i ragazzi e le ragazze di questa parrocchia nello
spirito di San Filippo Neri.
Vi ringrazio di questa accoglienza ed offro una Benedizione insieme con il
Cardinale ed i Vescovi qui presenti a voi, alle vostre famiglie, ai vostri
genitori, agli insegnanti, ai maestri, alle maestre, alle suore e ai vostri
sacerdoti . . . E’ stato un incontro molto bello.
Ai gruppi di Apostolato ed alle suore
La vostra è una vera amicizia, perché fondata su valori fondamentali, tra i
quali, soprattutto, la preghiera, la carità, la parola di Dio, cioè la
catechesi, e poi la liturgia che vuol dire anche canto. Sono molto contento di
aver incontrato una parrocchia che tutta intera canta. E voglio ringraziarvi per
essere così buoni amici del vostro parroco e buoni amici fra voi. Il vostro
parroco è certamente un uomo felice in quanto, come egli stesso afferma, qui si
fanno poche critiche e si lavora tanto. Presentando i gruppi avete detto che
sono quasi l’anima di questa parrocchia. È necessaria questa animazione. Si dice
che l’anima della Chiesa è lo Spirito Santo; la Chiesa è corpo di Cristo e la
sua anima è lo Spirito Santo. Allora coloro che sono animatori nella Chiesa
sono, in un certo senso, legati allo Spirito Santo, sono al suo servizio, a sua
disposizione. Vi auguro di essere sempre disponibili allo Spirito Santo in
questa parrocchia, nelle vostre case, nei vostri luoghi di lavoro, dappertutto.
È questo il mio augurio quaresimale e pasquale.
Subito dopo l’incontro con il Consiglio Pastorale, il Papa si reca nella
sagrestia dove sono ad attenderlo le religiose. Sono tre gli istituti presenti
nel territorio parrocchiale: quello delle suore della Carità di Miyazaki, di
origine giapponese, impegnate nel campo dell’educazione scolastica; quello delle
suore della Carità, che assistono i degenti presso il Centro Ospedaliero
Traumatologico; e quello delle Figlie del Cuore di Maria, presenti con la loro
Casa Provinciale e con una scuola.
Proprio la Provinciale di quest’ultima congregazione, Suor Maria Caprioli,
rivolge al Papa a nome di tutte le religiose un devoto indirizzo di omaggio.
Rispondendo alle parole della religiosa, il Santo Padre pronuncia le
seguenti brevi parole.
Voi siete Chiesa, siete Chiesa in un senso molto specifico, direi eccellente,
poiché avete abbracciato il Vangelo, il suo capitolo più esigente, più radicale.
Sono consigli evangelici: allora ciò che non è obbligatorio è invece più
necessario per seguire Cristo. Voi avete scelto Cristo ponendovi alla sua
sequela nel senso più evangelico possibile. Con questo si costruisce la Chiesa,
si diffonde la Chiesa che è corpo di Cristo animato dallo Spirito Santo; una
realtà soprannaturale, una realtà spirituale, una realtà divina che vive nelle
dimensioni umane, nella storia umana, vive nelle persone umane, nelle debolezze,
nella miseria umana, dappertutto, ma è realtà divina. Così ha voluto Dio Padre,
Figlio e Spirito Santo: farsi vicino al genere umano. Voi avete capito in modo
particolarmente pertinente questa volontà divina e date una risposta. Tale
risposta è anche un dono dello Spirito Santo per ciascuna di voi, ma è anche un
dono di ciascuna di voi per la Chiesa, per il mondo. Vi auguro di continuare
nella vostra vocazione, nella vostra consacrazione e negli impegni che avete
scelto come missione specifica, come vostro apostolato. Ringrazio il Signore per
la vostra presenza nella Chiesa e, specialmente in questa parrocchia, per tutto
il bene che avete fatto, che fate e continuerete a fare con la grazia di Dio in
questa comunità di san Filippo Neri, un santo gioioso. Allora vi auguro la
gioia.
Ai giovani
Mi aspettavo un canto che si inizia con le parole: “Noi non abbiamo molte
ricchezze”. Questo non vuol dire che i canti che ho ascoltato non erano belli.
Anzi lo erano molto, ma ho pensato a quel canto, che a me piace particolarmente
non solo per la sua armonia, ma per il suo contenuto. È vero, voi non avete
molta ricchezza, siete poveri, povera gente, ma voi siete la ricchezza. Questo è
importante. Si possono avere, infatti, molte ricchezze, ma si può essere un uomo
misero, infelice che non sa come colmare la propria vita. Allora, il problema
non è tanto il non avere le ricchezze, ma trovare la ricchezza che è insita in
ciascuno di noi. Questo è il vero problema, questa l’impostazione della
problematica umana, della visione antropologica del Vangelo. Con ciò non voglio
dire che i beni temporali, materiali, non valgono nulla. Anzi possono essere
utili, necessari, si deve anche cercare il modo per ottenerli, ma non si può
misurare tutto con queste ricchezze. Si deve misurare soprattutto con la
ricchezza che ciascuno di noi è; questa ricchezza rappresenta l’uomo come tale,
come persona, come creatura di Dio, come immagine e somiglianza di Dio stesso,
come creato e redento da Cristo. Questa è la vera ricchezza, e questa ricchezza
la possediamo tutti.
C’è ancora un aspetto che vorrei sottolineare riguardo al problema di avere o
non avere le ricchezze. Un grande segreto di san Filippo Neri, di san Francesco
e di tanti altri, soprattutto di Cristo, Cristo che si è fatto povero, ma ha
dato tanto e non solamente una volta, ma continuamente tanto, tanto a tutti. È
questo il problema di fondo: per essere ricco io devo saper dare, devo essere
disponibile, devo essere generoso: questo vuol dire essere ricco. Vi auguro
questa ricchezza. Penso che il problema di essere utili agli altri, il poter
servire, tocca da vicino un problema molto importante per la Chiesa e per la
società: quello della vocazione, vocazione sacerdotale, religiosa, ma anche
della vocazione cristiana. Tutte queste vocazioni vanno insieme. Allora un uomo
chiamato, una donna, un sacerdote e una religiosa, sono persone che hanno tanto
da dare agli altri e gli altri hanno bisogno di loro.
Si è parlato della Confessione, perché la gente si confessa poco. Molti sono
i motivi. Non è possibile fare adesso un’analisi socio-psicologica o altro in
merito al problema, ma penso che al centro sta il problema della fede e anche
quello dei confessori. Devono saper fare la confessione, perché questa è una
grande arte: “Ars artium, regina animarum” diceva il santo Papa Gregorio Magno.
È questo il segreto dei santi. Qui in Italia ricordo padre Pio. Una volta come
sacerdote sono andato a san Giovanni Rotondo e ho visto una grande folla
circondare il suo confessionale. Quest’anno si celebrano i due secoli dalla
nascita di san Giovanni Maria Vianney, in Francia: un povero prete che non aveva
grandi talenti ma con la sua santità sapeva attirare a sé la gente e moltissimi
erano i suoi penitenti. Restava in confessionale dieci, quindici ore al giorno.
Naturalmente, questi sono, possiamo dire, casi estremi. Ma questi casi estremi
sono indicativi anche per la normalità. Si deve ritrovare quella fede sia da
parte dei sacerdoti che confessano, che amano le anime, sia da parte dei fedeli.
Molte volte la fede di un confessore deve attirare. Quando ero seminarista si
diceva che il sacerdote deve attendere le anime in confessionale, cioè deve
esprimere la sua disponibilità, deve pregare per i peccatori. Così faceva il
curato d’Ars, certamente san Filippo Neri e tanti altri. Quello della
Confessione è un grande problema per la Chiesa intera, per la Chiesa in Italia,
a Roma, dappertutto, perché è vero - e mi piace il fatto che voi abbiate la
stessa preoccupazione - che il numero delle confessioni è diminuito. Questo non
è un buon segno. Si deve trovare una fede ancora maggiore, ancora più coraggiosa
per vincere questa situazione.
Alla prima domanda ho già dato una risposta, perché i giovani possono
compensare la mancanza di un sacerdote - problema che si avverte in diverse
parrocchie e in diversi paesi - trovando anche loro la vocazione sacerdotale e
poi seguendo la strada delle vocazioni laicali che ci ha mostrato il Vaticano II.
L’apostolato dei laici in molti luoghi del mondo compensa, completa l’opera dei
sacerdoti in tutto ciò che il laico cristiano impegnato può fare. Questi sono i
miei pensieri. “Noi non abbiamo molte ricchezze”, ma, carissimi, abbiamo una
grande ricchezza. Questa grande ricchezza si chiama Gesù Cristo, Figlio di Dio
che ci ha portato il senso supremo dell’essere uomo, della nostra umanità, della
nostra vocazione umana. Ha dato significato soprannaturale e pieno alla vita di
ciascuno di noi e poi, egli, che è la vera pienezza della grazia e della verità,
è sempre disponibile. Noi tutti, la Chiesa, l’umanità, viviamo delle sue
ricchezze, della ricchezza della sua divina umanità o della sua umana divinità,
della sua figliolanza divina. Abbiamo questa grandissima ricchezza che è Gesù
Cristo. Egli ci ha dato se stesso soprattutto per mezzo dello Spirito Santo. In
un certo modo ci ha dato se stesso anche in sua Madre. E poi ci dà sempre se
stesso nella sua Chiesa. Allora, anche se non abbiamo molte ricchezze abbiamo
grandi ricchezze. Dobbiamo essere ricchi, comportarci da ricchi.
Questa è la consegna per voi giovani di questa carissima parrocchia di San
Filippo Neri che oggi ho il privilegio di visitare. Vi auguro di riflettere su
questi pensieri e di cercare in queste parole un seme della verità che potrebbe
essere assorbito dalle vostre coscienze, dalle vostre anime, dai vostri cuori.
Questo è il mio augurio.