Terminati gli esercizi spirituali, che sono stati fonte di una rinnovata pace
fisica e spirituale, e di un nuovo ardore nel servizio della Chiesa di Dio, sono
lieto di poter godere del vostro caro e atteso arrivo e di salutare con tutto il
mio affetto voi tutti e ognuno singolarmente, riuniti in quest’aula. “La Grazia,
la misericordia, la pace di Dio Padre e di Gesù Cristo suo Figlio, in verità e
carità” (2 Gv 3) sia sempre con voi. Vi sono grato di essere convenuti
qui, essendo richiesta la mia presenza per il consiglio, l’opera, l’esperienza
che competono al mio compito pastorale. A tutti voi singolarmente chiedo un
aiuto e un parere per poter dare un giudizio adeguato.
Questo nostro Collegio trova un sostegno in questo tempo di Quaresima,
durante il quale tra l’altro siamo invitati a riflettere sul mandato, certamente
assai gravoso, che abbiamo ricevuto da Dio; ci è di conforto la desiderata e
prossima gioia della solennità di Pasqua: in questo mistero infatti è resa
sicura la sorte della Chiesa, quando egli vincerà il mondo, e si compirà la
nostra speranza: noi ci affatichiamo, sosteniamo ogni gravoso compito,
soffriamo, proprio per essere testimoni di questa vittoria, e riportare come
esito della nostra fede la salvezza delle anime (cf. 1 Pt 1, 9).
Ci è di aiuto anche lo stesso impegno che ci chiama oggi, cioè la
canonizzazione dei beati Giuseppe Maria Tomasi, cardinale, sacerdote regolare
dell’Ordine dei Teatini, e Francesco Antonio Fasani, sacerdote dell’Ordine dei
Frati minori conventuali.
Non possono non essere pieni di ardore i nostri cuori per l’amore del
Signore, che pone davanti agli occhi dei cristiani altri santi uomini perché li
imitino e li fa nostri intercessori; non possono non ardere dell’amore per la
Chiesa, che ai suoi santi figli, che da secoli genera, aggiunge due luci di
santità.
Cristo, suo sposo, protegga la nostra santa Madre Chiesa; l’assista la
beatissima Vergine Maria, insuperabile esempio e Regina di tutti i santi; la
proteggano i beati Giuseppe Maria Tomasi e Francesco Antonio Fasani con le loro
preghiere; perché continui ad essere feconda di santi pur nei continui assalti
della tempesta del male.