The Holy See
back up
Search
riga

PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN COLOMBIA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON GLI ABITANTI DEI «BARRIOS» DI BOGOTÁ
NEL PARCO «EL TUNAL»

Colombia - Giovedì, 3 luglio 1986

 

Cari fratelli e sorelle in Cristo.

1. Sono felice di trovarmi tra voi, uomini e donne di Bogotá, che lavorate in questa popolosa metropoli la cui vita pulsante e la crescita urbanistica dipendono in buona parte dalla vostra azione laboriosa e tenace. In questo giorno, la mia parola vuole arrivare a tutti i lavoratori della Colombia, nelle diversità delle professioni e degli impieghi, che si sforzano di costruire una città più umana, più accogliente per le persone e le famiglie, nella quale si vada consolidando la speranza di un domani migliore.

Non ho bisogno di dirvi quanto sono vicino alle vostre gioie e tristezze, ai vostri timori e alle vostre speranze, perché il mio cuore - lo sapete bene - è uguale al vostro, il cuore di un lavoratore. Ascoltando la parabola dei talenti che è appena stata proclamata, leviamo con fiducia il nostro sguardo verso Cristo Gesù, il quale con la sua propria attività santificò il lavoro, e al quale dovremo rendere conto dei doni ricevuti.

Tra di voi ci sarà chi incontra molte soddisfazioni nel lavoro. Un lavoro sicuro, con un salario sufficiente per poter sostenere la propria famiglia; felici di poter offrire ai figli una tavola ben fornita, in una casa decente e accogliente, poterli vestire bene, dar loro una buona educazione mirando a un futuro migliore. Siate sempre grati a Dio per tutto questo.

Ma ci sono anche molti con grandi difficoltà. Mi riferisco a quanti tra voi soffrono nel vedere i loro figli senza il necessario per sfamarsi, vestirsi, per la loro educazione; o che vivono nello spazio ristretto di una stanza, senza neppure i servizi più elementari, lontani dai vostri posti di lavoro; un lavoro a volte mal pagato e incerto, angustiati per l’insicurezza del futuro. E ci sono anche, purtroppo, molti tra di voi che sono vittime della disoccupazione.

Soffrite perché non avete un lavoro, dopo averlo cercato inutilmente e nonostante il fatto di essere in grado di farlo. Queste difficili situazioni mi commuovono profondamente e sono legate a tutta una serie di fattori che incidono nel complesso fenomeno del mondo del lavoro. Nella mia Enciclica Laborem Exercens ho considerato il lavoro dell’uomo come chiave essenziale di tutta la questione sociale, poiché una soluzione graduale della stessa richiede indiscutibilmente una maggiore umanizzazione del lavoro e della vita del lavoratore. Vi invito, quindi, questo pomeriggio, cari fratelli lavoratori, a riflettere insieme su alcuni aspetti del lavoro umano partendo dalla prospettiva del Vangelo, fonte di luce e speranza, che nobilita e rende degna ogni attività autenticamente umana.

2. Nel piano di Dio, il lavoro costituisce una dimensione fondamentale della persona. In effetti, per mezzo del lavoro l’uomo partecipa all’opera del Creatore e contemporaneamente cresce nel suo proprio essere, si perfeziona e si realizza, sottomettendo la materia al suo servizio.

L’uomo è responsabile di tutti i beni che Dio gli ha affidato sin dal principio. Anche voi siete responsabili, uomini e donne di Colombia. Il Creatore si è compiaciuto nel dotare largamente questa vostra terra di immense risorse. Su di voi grava, pertanto, la responsabilità di farli fruttificare affinché servano per il benessere di tutti. Nessuno deve dimenticare che i beni che Dio ha affidato all’uomo hanno un destino universale e, di conseguenza, non possono essere patrimonio esclusivo di pochi, siano questi individui, gruppi o nazioni. Per questo, chi ha la responsabilità di amministrare i beni della creazione deve tenere presente, conformemente alla volontà divina, non solo le proprie necessità, ma anche quelle di tutti gli altri, in modo che nessuno, ma soprattutto i più poveri, rimanga escluso dall’accesso a questi beni.

Avete bisogno del lavoro per far fronte alle necessità vitali. Ma il lavoro, più che una necessità biologica, è una necessità morale. L’uomo si realizza mediante la sua opera creativa, è attraverso questa che percepisce meglio la sua condizione di immagine di Dio, padrone e signore della creazione; attraverso il lavoro si fa più uomo. Pertanto è ovvio come il lavoro sia anche un cammino di liberazione; bisogna liberare il lavoro da tutto quello che impedisce la crescita dell’uomo come immagine di Dio. Il lavoro deve sempre elevare la persona nella sua dignità e mai degradarla. Quindi l’uomo ha bisogno del lavoro per la sua realizzazione come tale, ha diritto ad esso, a un’occupazione degna che contribuisca al suo perfezionamento. Già si vede quanto è grave e importante il problema della mancanza di posti di lavoro per tutti e, nonostante il vostro impegno e la vostra preparazione professionale, non tutti potete accedere ad essi.

La soluzione di questo gravissimo problema non è facile, ma per trovarla devono essere intraprese le opportune iniziative dei poteri pubblici e delle persone ed enti che possono contribuire a creare posti di lavoro che permettano ai disoccupati di trovare un’occupazione dignitosa e giustamente remunerata. Come ha indicato il mio venerato predecessore Paolo VI nel suo discorso alla Conferenza Internazionale del Lavoro, nel 1969, è necessaria la “partecipazione organica” di tutte le forze sociali e di tutte le associazioni impegnate a trovare soluzioni per problemi così assillanti.

Particolare attenzione da parte dei responsabili meritano le cooperative e le organizzazioni di artigiani, che potrebbero, con un aiuto adeguato che favorisca i crediti e la formazione professionale, dare un valido contributo per alleviare il grave problema della disoccupazione.

3. Tutti voi che lavorate per guadagnare il pane di ogni giorno dovete lodare Dio perché potete farlo dignitosamente e onestamente. Il lavoro, che porta sempre il marchio della dignità umana, non è superiore o più dignitoso perché è oggettivamente più importante o meglio remunerato; anche i lavori più umili e faticosi hanno come distintivo proprio la dignità personale. Di conseguenza, non dimenticate che la dignità del lavoro dipende non tanto da quello che si fa, quanto da chi lo fa; e, nel caso dell’uomo, si tratta di un essere spirituale, intelligente e libero. Pertanto respingete tutti i lavori che degradano l’uomo o la donna, come sono quelli contrari alla legge morale, o quelli che attentano alla vita delle persone, inclusi coloro che ancora non sono nati.

Con questa base ferma di una dignità comune a tutti, la dottrina sociale della Chiesa ricorda che la solidarietà è un’esigenza prioritaria dell’amore e della giustizia. L’uomo non può rinchiudersi nel suo egoismo volgendo le spalle alle necessità degli altri o alle richieste della società, come insegna la recente Istruzione su liberà cristiana e liberazione (Libertatis Conscientia,73); infatti, “la dottrina della Chiesa si oppone a tutte le forme di individualismo sociale o politico”. Sì, amati lavoratori, tutti gli egoismi, come quello del servo negligente, del quale ci parla la lettura del Vangelo, sono sintomi di una fede debilitata o inesistente. La vera fede rende presente con tutta la sua urgenza e drammaticità le esigenze dell’amore e della giustizia, come riconoscimento del diritto della persona umana ad essere più persona, a crescere individualmente e collettivamente in dignità.

 Il principio di solidarietà richiede che gli interessi particolari si sottomettano all’interesse generale. Questo acquista valore anche in relazione con il lavoro e le sue circostanze particolari, sia rispetto ai livelli di remunerazione, sia rispetto all’urgenza di creare nuovi posti di lavoro o riconoscerne il diritto a coloro che già lo hanno.

4. Nell’enciclica Laborem Exercens ho voluto far riferimento a tutta la gamma dell’attività umana nei suoi campi e differenti settori, che anche voi rappresentate nella società colombiana. Desidero ora rivolgermi, in modo particolare, ai campesinos, ai quali la Chiesa dedica una particolare cura pastorale. Voi, uomini e donne dei campi, adempite pienamente al mandato del Signore di sottomettere la terra, estraendo da essa i beni necessari per il sostentamento di tutti. Quanti tra di voi passano la vita nel duro lavoro dei campi con salari insufficienti, senza la speranza di ottenere anche un piccolo pezzo di terra in proprietà e senza che arrivino anche a voi i benefici di una riforma agraria opportunamente programmata, audace ed effettiva. E voi che siete piccoli proprietari, quante difficoltà dovete affrontare per ottenere crediti sufficienti, tempestivi e con interessi moderati; quanta insicurezza per i raccolti e rischi per la vita stessa e l’integrità personale! Ma questi problemi si aggravano anche di più quando nei campi arriva anche il flagello della disoccupazione. Vi prende allora la tentazione seduttrice per la città, nella quale non poche volte, purtroppo, vi vedete obbligati ad accettare condizioni di vita ancora più disumanizzanti. Questa non è la soluzione.

Con la collaborazione solidale di tutti, animata da spirito cristiano, per mezzo istanze a con il necessario aiuto da parte degli organismi dello Stato, è urgente favorire la creazione e il funzionamento efficace di strutture organizzative che ispirate da una volontà di servizio e libere da ogni influenza che distorca il loro scopo, si consacrino alla ricerca e messa in pratica di forme di difesa, tutela e appoggio del mondo contadino, e facciano pressione per migliorare la fornitura dei servizi di educazione, alloggi, salute, sicurezza, ecc.

Anche il vostro lavoro, uomini e donne dell’industria, dell’edilizia, del commercio, dei servizi, è oggetto della sollecitudine del Papa e merita una parola di considerazione e di stimolo. Molti di voi sono organizzati in sindacati, e ne sono particolarmente compiaciuto perché qui, in Colombia, generazioni di capi sindacali si sono formate nel seno della Chiesa, il che comporta particolari esigenze di impegno cristiano per portare il “Vangelo del lavoro” al mondo operaio e lavoratore.

5. A questo riguardo, desidero incoraggiarvi vivamente ad approfondire la conoscenza della dottrina sociale della Chiesa e a porre tutta la vostra fiducia nei suoi orientamenti, i quali non cercano altro che il bene di ognuno in particolare e della società nel suo insieme, oltre che di rendere degna la vostra persona e la vostra attività; il riconoscimento dei vostri legittimi diritti e obblighi; il giusto salario come una verifica concreta della giustizia del sistema socio-economico, mediante il quale potete accedere ai beni che il Creatore ha destinato per tutti; la necessaria armonia e collaborazione tra capitale e lavoro e molti altri aspetti che favoriscono la giustizia sociale e il bene comune, in ordine al progresso integrale, materiale e spirituale, economico e sociale, personale e comunitario di tutti i membri della società.

La dottrina sociale della Chiesa ispira la prassi cristiana nella sua nobile lotta per la giustizia, ma esclude, perché estranea al Vangelo, la lotta programmata di classe, che porta a nuove forme di schiavitù. Questa dottrina sociale insegna che non devono crearsi odiose discriminazioni rispetto al lavoro che possono realizzare uomini e donne, e alla loro giusta remunerazione. Però insegna anche che un giusto salario familiare deve permettere alla donna che è madre di dedicarsi ai suoi insostituibili compiti di cura ed educazione dei figli, senza che si veda obbligata a cercare fuori dalla sua casa una remunerazione complementare a scapito delle sue funzioni materne, che devono essere socialmente rivalutate per il bene della famiglia e della società.

Sapete bene che nel vostro paese molti bambini si vedono obbligati a lavorare già da molto presto, per aiutare con le loro modeste entrate il loro sostentamento e quello della loro famiglia. Molti di questi lavori, realizzati in condizioni fisiche e morali poco salubri, pregiudicano e ostacolano la loro istruzione e formazione fisica, psicologica e morale. È urgente che troviate vie di soluzione ad un problema così grave.

6. Amati fratelli e sorelle: la Chiesa considera come un suo dovere il pronunciarsi sul lavoro dal punto di vista del suo valore umano e dell’ordine morale. Mediante il lavoro potete avvicinarvi a Dio, Creatore e Redentore, e partecipare ai suoi piani di salvezza rispetto all’uomo e al mondo. In unione con Cristo, che passò la maggior parte della sua vita dedicandosi al lavoro manuale nella sua umile bottega di carpentiere, essendo conosciuto come “il carpentiere” (cf. Mc 6, 3), potete contribuire al bene delle vostre famiglie e degli altri membri della società, e far sì che con i vostri sforzi si sviluppi ogni giorno di più l’opera del Creatore.

Dio, come il signore della parabola che abbiamo ascoltato, ci ha affidato un cero numero di “talenti” che dobbiamo far fruttificare. Sono, prima di tutto, i “talenti” della grazia divina per ottenere la vita eterna; i “talenti” dell’intelligenza, delle virtù, delle energie per impegnarsi con onestà e competenza nel proprio lavoro. Dall’altro lato, la Sacra Scrittura, insieme alla necessità del lavoro, insegna anche la necessità del riposo. Il mio venerato predecessore Giovanni XXIII ricordava come il riposo costituisce un diritto e una necessità (Mater et Magistra, 220 ss.). Imparate a riposare a beneficio del corpo e dello spirito, godete delle oneste distrazioni e dell’unità delle vostre famiglie; e ricordate specialmente che come creature e figli di Dio, come popolo di Dio, siamo chiamati a riunirci ogni domenica per celebrare in famiglia la santa Messa. Ogni giorno tutto ci viene dalle mani di Dio, la sua provvidenza ci protegge, la sua bontà ci ama, la sua misericordia ci perdona. Come non riunirci ogni domenica per ringraziarlo dei suoi benefici e chiedere perdono per le nostre colpe, ascoltare la sua Parola, celebrare i suoi misteri e mangiare il Pane dei figli, “il pane dal cielo, quello vero” che il Padre ci dà? (cf. Gv 6, 32) Non disprezzate l’invito domenicale a celebrare insieme l’Eucaristia. Essa è fonte di immensi benefici spirituali. E ricordate che la domenica deve contribuire all’unità della famiglia e non alla sua disgregazione. Sradicate da voi la terribile piaga dell’alcolismo, che porta tanti mali individuali, familiari e sociali, e vivete con amorosa fedeltà nelle vostre famiglie.

Cristo, come voi, appartiene al mondo del lavoro. Lavorando, Gesù è per noi il più eloquente “Vangelo del lavoro”. Non è realmente consolante, e motivo di stimolo e sollievo, contemplare il Figlio di Dio fatto uomo che si guadagna la vita con il lavoro delle sue mani?

Egli, essendo Dio, “spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo” (Fil 2, 7) per redimere il lavoro dall’interno.

7. Fate della vostra vita di lavoro non solo un mezzo di sostentamento e uno strumento di servizio, ma anche un cammino di perfezione: ogni lavoro comporta una fatica, che unita alla Passione del Cristo, Redentore dell’uomo, diventa salvatrice per ognuno e per tutti. “Tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre” (Col 3, 17). In questo modo anche voi come i servi buoni e fedeli della parabola che abbiamo ascoltato, potete entrare nella gioia del Signore, perché avete fatto fruttificare i “talenti” con i quali Dio ci ha arricchito.

A voi, uomini e donne del mondo del lavoro qui presenti, a tutti i lavoratori della Colombia e alle loro famiglie, in particolare ai vostri bambini e ai vostri ammalati, impartisco con affetto la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

top