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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN COLOMBIA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLE AUTORIT
À DI LÉRIDA

Colombia - Domenica, 6 luglio 1986

 

Signor Presidente della Repubblica,
cari fratelli nell’episcopato,
autorità dipartimentali,
giunta direttiva della ricostruzione,
amatissimi fratelli e sorelle.

La catastrofe che il vulcano Nevado del Ruiz ha provocato, soprattutto ad Armero e Chinchiná, ha commosso profondamente il mio cuore. Man mano che mi giungevano le notizie della tragedia - tanti morti, tante famiglie spezzate, tanti uomini e donne abbandonati, tanti bambini orfani - insieme alla mia fervente preghiera al Signore, nasceva nel mio spirito il desiderio di visitare i luoghi nei quali si trovavano sepolte migliaia di vittime. Grazie alla misericordia di Dio quel desiderio si è realizzato e oggi mi trovo qui tra voi come padre e pastore che peregrina nel mondo della sofferenza. Sono qui insieme alla Chiesa della Colombia e unito solidalmente a tutta la nazione.

Dopo aver pregato per le vittime della strage di Armero, sono venuto fino a Lérida per ricordare e riflettere con voi, danneggiati e familiari di coloro che persero la vita, sul senso cristiano e salvifico del dolore, che accompagna sempre l’uomo, come la croce accompagnò Cristo e fu il fondamento della sua glorificazione (cf. Lettera apostolica Salvifici Doloris). Sono venuto per seminare nei vostri cuori di credenti parole di speranza: sì, sono portatore del Vangelo, che dalla fede proietta la sua luce sul mistero della sofferenza e apre prospettive incommensurabili di rassegnazione consapevole, di coraggio e di pace. Vorrei che le mie condoglianze e il mio affetto giungessero in ciascuna delle vostre case per condividere le vostre pene e dirvi: volgete il vostro volto sofferente al Signore, a Gesù crocifisso e risorto, che è fonte di conforto e di speranza pasquale. Una speranza che si ispiri al Vangelo e che vi porti a guardare con fiducia verso il futuro. La nuova città che sta sorgendo qui a Lérida, deve essere un canto alla laboriosità e alla fede in Dio.

Tante persone di buona volontà nella Colombia e nel mondo vi hanno accompagnati con un cuore solidale, nelle ore del dolore e della prova. Vi ha accompagnati la Chiesa e la presenza del Papa qui, in mezzo a voi, vuole essere un segno di sollecitudine pastorale, di vicinanza e di amore. Con i vostri sforzi e con quelli di tutti i colombiani, la città che qui sorge deve rappresentare una sfida e un invito a gettare, fin dall’inizio, le fondamenta di una società che cresca e si sviluppi secondo le esigenze della civiltà dell’amore, alla quale ho fatto riferimento nel corso di questa visita pastorale in Colombia. Così come si stanno creando le basi per una nuova struttura urbanistica, sociale, lavorativa, ecc., allo stesso modo si deve aver cura di tutto quello che riguarda lo sviluppo integrale delle persone, e particolarmente alla necessità di una proiezione cristiana che incoraggi tutte le attività che vengono intraprese.

Partecipate attivamente a questa impresa di tanta importanza con grande fiducia nella Provvidenza divina, in voi stessi e nella società. Nella visita che ho appena fatto ad Armero ho voluto pregare per i defunti affinché Dio conceda loro il riposo eterno. Desidero pregare anche per voi, danneggiati e familiari delle vittime, affinché Dio vi dia la fede, la comprensione e l’amore aprendo le vostre vite alla prospettiva di un futuro migliore.

Benedico tutte le famiglie che soffrono per la scomparsa dei loro cari. Benedico tutti gli amati figli di questa regione e del dipartimento di Tolima. Che la benedizione che vi imparto nel nome di Dio onnipotente, Signore della vita e della storia, vi infonda nuove energie per continuare nel vostro cammino con decisione, con rettitudine e con speranza cristiana.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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