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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
IN OCCASIONE DELL’ASSEMBLEA PLENARIA
DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I LAICI

Sabato, 7 giugno 1986

 

Signor cardinale,
cari fratelli nell’episcopato,
tutti voi membri del Pontificio Consiglio per i laici.

1. Il nostro incontro in occasione dell’assemblea plenaria del vostro Dicastero è diventato ormai quasi tradizionale. Mi sforzo di seguire durante l’anno, con un interesse particolare, la realizzazione dei vostri programmi, negli incontri periodici che ho con il presidente e il vicepresidente del Consiglio, e i loro collaboratori. Il cardinale Eduardo Pironio può testimoniare l’incoraggiamento del Papa per l’istituzione della nuova “sezione giovani”, per la realizzazione della Giornata mondiale della gioventù, per il vostro permanente lavoro di dialogo e di cooperazione con le organizzazioni cattoliche internazionali e con i movimenti ecclesiali, per le riunioni continentali dei vescovi e dei dirigenti laici che avete promosso e per molti altri aspetti del vostro lavoro compiuto come un servizio ecclesiale nel campo dell’apostolato dei laici, in collaborazione con il mio ministero di successore di Pietro. Questi appuntamenti annuali sono in ogni caso dei momenti forti che esprimono bene il legame di comunione di pensiero e di servizio che unisce il vostro Dicastero, come comunità di lavoro e di preghiera con il Papa.

2. L’incontro di oggi si rivela particolarmente significativo in questo periodo in cui tutta la Chiesa è già impegnata nella preparazione del Sinodo del 1987 sul tema: “Vocazione e missione dei laici nella Chiesa e nel mondo vent’anni dopo il Concilio Vaticano II”. Qualche mese fa eravate già riuniti a Roma alla vigilia del Sinodo straordinario relativo al Concilio Vaticano II. Niente potrebbe infatti restituire e rilanciare la partecipazione dei laici alla vita e alla missione della Chiesa che un’attenzione rinnovata all’ecclesiologia di comunione del Concilio e all’impulso che ha dato per una nuova evangelizzazione del mondo contemporaneo. Si tratta di realizzare nelle condizioni attuali il comandamento del Signore: “Andate e in tutte le nazioni fate miei discepoli” (Mt 28, 19). Si tratta di mettere in pratica, a tutti i livelli, questa ecclesiologia di comunione e di missione, nella docilità allo Spirito di Dio, prendendo una coscienza accresciuta della dignità e responsabilità battesimale di tutti i membri del corpo di Cristo, che devono essere sale e luce del mondo. Sì, dobbiamo nutrirci degli insegnamenti del Concilio per essere in grado di rivelare la presenza di Cristo nel cuore di tutti gli uomini, nelle ammorsature delle loro culture, nel più profondo dei bisogni e delle speranze dei popoli. Bisognerebbe con la grazia di Dio risvegliare coloro la cui fede è addormentata, ridare dinamismo a coloro la cui fede è inerte ed entusiasmo a coloro che sono scettici.

3. Il lavoro di preparazione del Sinodo offre al Consiglio Pontificio per i Laici una felice occasione per scoprire e valutare tutto ciò che si manifesta tra le forze vive del laicato e nelle riflessioni dei Pastori a loro riguardo: i bisogni religiosi della pietà popolare, i carismi e le esperienze missionarie delle associazioni e movimenti ecclesiali, le diverse responsabilità di servizio prese dai laici nell’edificazione della Chiesa, il loro impegno nei differenti ambienti sociali e professionali, i loro sforzi per rispondere alle gravi domande poste dalla vita attuale e dal destino dei popoli. Tutto ciò va ad arricchire l’esperienza che il vostro Dicastero ha acquisito dopo quasi vent’anni e permette di portare un contributo valido alla preparazione del Sinodo in unione con il suo segretario.

Possa il vostro Consiglio aiutare affinché tutte queste esperienze di partecipazione dei laici alla vita ecclesiale si facciano in profonda comunione con i pastori, essi stessi uniti alla cattedra di Pietro! E possano questi pastori - con la larghezza di vedute e la simpatia che convengono, coniugate con il discernimento e la preoccupazione di comunione inerenti alla loro responsabilità - accogliere, rispettare e armonizzare le molteplici forme di carismi e di metodi pastorali che caratterizzano l’azione dei laici!

4. Ciò che caratterizza l’attività del laico cristiano è che essa è unita a Dio come alla sua fonte, che è orientata conformemente alla sua volontà, che è realizzata secondo il suo spirito, secondo lo spirito delle beatitudini. Essa è l’opera coraggiosa e intelligente dell’uomo, e al tempo stesso è l’opera dello Spirito Santo presente nell’uomo. Sì, lo Spirito continua a parlare alle Chiese come ho scritto recentemente nell’enciclica Dominum et Vivificantem (Dominum et Vivificantem, 26); continua a suscitare in ogni persona e nelle comunità la riscoperta della preghiera; (Dominum et Vivificantem, 26) mette in luce il peccato dell’uomo, i segni di morte che sono le conseguenze dell’allontanamento o della negazione di Dio; ma anche i sogni di speranza per un mondo che Dio cessa di amare e di salvare; egli dona la vita, infonde nella Chiesa la sua carità. Voi, membri del Consiglio per i laici, portate con molti altri la testimonianza di questo nuovo soffio nella Chiesa, che può essere un frutto del Concilio Vaticano II nella misura in cui noi siamo fedeli alla sua ispirazione, cioè a una nuova messa in opera del Vangelo. E poiché voi lavorate al centro della Chiesa, potrei dire all’incrocio di tutte le comunità ecclesiali e dei loro movimenti laici, voi sperimentate, lungi da ogni spirito campanilistico, la ricchezza multiforme della presenza agente di Dio. Sentite più profondamente la gioia e l’impegno di una Chiesa veramente “cattolica”, “universale”. Partecipate al suo cammino verso la santità.

5. Per questo ho molto apprezzato la scelta del tema della vostra assemblea plenaria: “Chiamati alla santità per la trasformazione del mondo”. Non dissociate questo appello e questa missione. La Chiesa ha bisogno di santi laici cristiani. Sì, più che di riformatori essa ha bisogno di santi, perché i santi sono i riformatori più autentici e più fecondi. Ogni grande periodo di rinnovamento della Chiesa è legato a importanti testimonianze di santità. Senza la ricerca di quest’ultima l’aggiornamento conciliare sarebbe un’illusione.

6. Ma la convinzione che noi dobbiamo condividere e diffondere questa chiamata alla santità è indirizzata a tutti i cristiani. (Lumen Gentium, V) Non è privilegio di un’élite spirituale. Non è il fatto che alcuni si sentono il coraggio eroico. Essa è ancor meno un rifugio tranquillo, adattato a una certa forma di pietà o ad alcuni temperamenti originali. È una grazia proposta a tutti i battezzati, secondo modalità e gradi diversi (cf. Ef 4, 7). Essa non è riservata a degli stati di vita particolari, ancora che alcuni la favoriscano, né all’esercizio di alcune professioni. San Francesco di Sales - gioisco di andare presto a onorarlo ad Annecy - ha mostrato considerevolmente che la santità, come la pietà o la devozione, è propria degli uomini e delle donne di qualsiasi situazione familiare o mestiere. Bisogna dunque aiutare i laici a vivere santamente, nella fede, speranza e l’amore, tutto quanto costituisce la loro vita nel mondo, nelle circostanze specifiche in cui Dio li ha posti. In questo senso, c’è un tipo di santità specifica propria dei laici.

7. I laici cristiani devono quindi cercare di raggiungere la pienezza della loro umanità, di un umanesimo cristiano che vive dello Spirito di Dio nel cuore delle mentalità e dei problemi del vostro tempo. Lucidi sugli ostacoli, puntano con certezza sulla potenza salvifica della croce, nella condivisione della prova di coloro che soffrono, negli sforzi per realizzare migliori condizioni di vita, con le strutture sociali corrispondenti, nella preghiera orientata verso il giorno della nostra liberazione completa. Il santo è l’uomo vero, la cui testimonianza di vita attira, interpella e trascina, perché egli manifesta un’esperienza umana trasparente, colmata dalla presenza di Cristo, il Figlio di Dio, il Santo per eccellenza, “che ha vissuto la nostra condizione di uomo in tutto eccetto il peccato”. Il Cristo è l’uomo perfetto, la vita cristiana cerca di raggiungere in lui la piena statura dell’uomo, creato a immagine di Dio e ricreato per la salvezza nella percezione dell’amore. La santità comporta una novità di vita che a partire da una profonda intimità con Dio, da Cristo, nello Spirito Santo penetra tutte le situazioni umane, tutti gli stili di vita, tutti gli impegni, tutti i rapporti con le cose, con gli uomini, con Dio. Non dimentichiamolo mai, per non cadere in un attivismo tagliato dalla sua fonte divina: è Dio che santifica, che apre gli occhi al peccatore, che dona la forza della conversione e che sostituisce all’errore, all’ingiustizia, all’odio e alla violenza, grazie all’azione degli uomini che egli ha santificato, la verità, la libertà, la speranza, la pace e l’amore fraterno.

8. Cari fratelli e amici, ecco il mio augurio anche per voi: che Dio vi faccia crescere in santità, voi stessi, le vostre famiglie, i vostri amici! Allora il servizio che voi rendete alla Chiesa, per aiutare i laici cristiani e lavorare con loro alla trasformazione del mondo secondo lo Spirito di Dio, porterà frutti abbondanti. Chiedetelo anche a Maria, la Vergine santissima, Madre di Gesù e Madre nostra, affinché diventiate, presso di lei, i discepoli che il Signore attende. A ciascuno dei membri di questa assemblea, a tutti coloro che lavorano quotidianamente al servizio del Consiglio Pontificio per i laici, dono di tutto cuore la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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