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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA TOSCANA
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Venerdì, 13 giugno 1986

 

Signor cardinale, venerati fratelli, pastori delle diocesi di Toscana.

1. Rivolgo il mio affettuoso benvenuto a ciascuno di voi, che ho già avuto modo di incontrare personalmente e che ho la gioia oggi di rivedere ancora collegialmente nel quadro della visita “ad limina”. Ho atteso nel silenzio della preghiera l’odierno incontro con voi, per ringraziare insieme il Signore del dono ineffabile della fede, elargito da secoli con misericordiosa bontà alle popolazioni della privilegiata regione affidata alle vostre cure, e nello stesso tempo per animarci a preparare quel rinnovamento dei cuori e della società che lo Spirito Santo attende da noi nella prospettiva del terzo millennio.

La vostra Regione costituisce un lembo di terra, a cui guardo con crescente attenzione e con fiduciosa speranza. Conosco personalmente alcune delle vostre bellissime città, come Livorno, Siena, e ho ancora vivo il ricordo della più recente visita a Prato. Mi propongo di venire prossimamente a Firenze.

Tutti siamo consapevoli di vivere uno di quei grandi periodi della storia densi di opposti fermenti che, mentre rompono molti ponti del passato, aprono l’avvenire. Senza dubbio il Concilio Vaticano II è stato per tutti un evento da nuova Pentecoste, in grado d’illuminare in senso evangelico le menti dei contemporanei e di stimolare le loro volontà, a condizione però che il suo messaggio venga colto e diffuso nella forza della sua autenticità.

2. Al riguardo, mi preme richiamare con voi l’importanza primaria della formazione delle intelligenze, consapevole di trovarmi davanti a un gruppo di pastori di anime preposti alla guida di una regione italiana che, nel corso della sua lunga storia, si è distinta in maniera del tutto eccezionale nel campo della cultura. Senza Firenze e la Toscana il mondo sarebbe stato diverso e oggi apparirebbe umanamente più povero.

La vostra terra è conosciuta dappertutto come una delle grandi matrici di un umanesimo che porta visibili le impronte della fede cristiana. Si conoscono i poeti, gli artisti, i pensatori, gli scienziati fioriti in questa serra d’Italia e le opere che li ricordano non cessano di destare ammirazione, attirando sempre più folle di visitatori da ogni parte del mondo. Sono i prodotti di un fatto unico, reso possibile dalla stretta alleanza tra fede e cultura. È giusto dire che la civiltà e la cultura umana hanno raggiunto in Toscana vertici ineguagliabili e armonizzati con le più alte espressioni della bellezza e degli ideali dell’uomo, perché altrettanto alta e viva era la fede alla radice dell’ispirazione.

3. In Toscana, già famosa nell’antichità per via dello sviluppo della sua civiltà preromana, l’evangelizzazione arrivò ben presto, fin dal primo secolo della nuova era cristiana.

Nel nostro incontro collegiale del 1981 ricordai quel breve elenco di uomini e donne, che la Chiesa iscrive nell’albo glorioso dei santi, a partire dalla donna straordinaria venerata quale patrona d’Italia e dottore della Chiesa. Ora mi piace ricordare gli uomini della vostra terra inseriti in quell’albo della storia, che costituisce la serie dei romani Pontefici. E anche all’esame di questo altro settore, la vostra zona si rivela quanto mai ricca e generosa.

Il primo successore di Pietro, san Lino, proveniva infatti dalla Tuscia. E dalla Tuscia, che una volta aveva confini più ampi della Toscana odierna, vennero san Eutichiano, san Leone Magno, san Giovanni I, Sabiniano, san Gregorio VII. Niccolò II fu vescovo di Firenze, Alessandro II vescovo di Lucca. Erano toscani Alessandro III, Pio III, Leone X, Clemente VII, Marcello II, Leone XI, Urbano VIII, Alessandro VII, Clemente IX e XII. Anche il fanese Clemente VIII era di origine fiorentina.

Ricordo ancora che la prima cattedrale di Firenze ebbe l’onore di essere consacrata da sant’Ambrogio. E già nel secolo VI fiorirono in Toscana, un po’ dovunque, cenobi e monasteri, maschili e femminili. Basta il nome di Vallombrosa, che si distinse nei secoli bui col suo contributo alla riforma del clero. Si potrebbe compilare un bell’elenco di ordini religiosi sorti nella vostra regione, che si sono affermati in Italia e in altri Paesi del mondo. Ma non posso qui evitare un cenno alla collaborazione attiva dei vescovi toscani, che diedero un loro determinante apporto al sorgere dei liberi Comuni. Da allora soprattutto, a Firenze e in Toscana prese stanza quel primato della cultura che Dante, il sommo poeta cristiano, celebrò in versi famosi: “Considerate la vostra semenza: / fatti non foste a viver come bruti, / ma per seguir virtute e conoscenza” (Dante Alighieri, La Divina Commedia, Inferno, XXVI, 118 ss.). È una terzina che risponde a un programma di rilancio per la promozione umana in ogni tempo.

4. Dopo la stagione dei Comuni fiorì l’Umanesimo e il grande periodo del Rinascimento, in cui la vostra regione svolse su scala mondiale il ruolo di protagonista. Il ‘400 fu un secolo eminentemente toscano. E se poi, nel ‘500, Firenze fu sostituita da Roma, è da aggiungere che la capitale del cattolicesimo si avvalse di una larga ed eccezionale schiera di artisti toscani.

Ma la cultura della vostra terra, non limitata nei confini della poesia e delle arti belle, si allargò a tutti i campi del sapere e diede il via alla scienza moderna con Galileo Galilei, il quale, se incontrò prevedibili difficoltà nell’interpretazione biblica, partì vigorosamente dalla chiara premessa che la vera scienza e l’autentica fede non possono essere in disaccordo, avendo origine dal medesimo Autore. Fu quel principio animatore di seguir virtù e conoscenza a permettere alla Toscana di difendersi dalle avvisaglie di infiltrazioni teologiche eterodosse e di essere uno dei primi Stati d’Europa nell’abolire la tortura e la pena di morte.

5. Cari fratelli nell’episcopato, so che voi non vivete con la mente e col cuore chiusi nelle glorie del tempo che fu, anche se la storia, specie se di gran portata come la vostra, deve costituire uno stimolo ricorrente per ispirare il presente e preparare l’avvenire. La vostra sollecitudine pastorale, preoccupata per la situazione del presente, spinge le generose forze cattoliche a salvaguardare l’unità della famiglia che presso di voi è fortemente radicata per tradizione, a proteggere la vita nascente, oggi così insidiata. A tale riguardo esprimo il mio apprezzamento per l’impegno con cui le forze ecclesiali della Regione, sotto la vostra guida, si prodigano a tutela di tali fondamentali valori e in particolare desidero incoraggiare l’opera del Movimento per la Vita, che in Toscana è molto attivo. Non avrebbe senso parlare di promozione umana e di cultura quando fossero compromessi valori primari quali la famiglia e la vita di ogni essere umano in ogni stadio della sua esistenza.

In Toscana avete un clero diocesano valido, la collaborazione dei religiosi e delle religiose, istituzioni ecclesiali vive, istituti culturali e caritativi efficienti, associazioni, movimenti, comunità che esprimono tutta la gamma della vitalità della Chiesa. Tuttavia anche la vostra Regione non va esente dai pericoli propri dell’epoca moderna, che tendendo a sradicare la religione finiscono col minacciare lo stesso uomo. Nella mia recente enciclica Dominum et Vivificantem ho indicato le ideologie che, determinando un processo di pensiero e di prassi storico-sociologica volto al rifiuto di Dio, alla “morte di Dio”, portano alla “morte dell’uomo” (Dominum et Vivificantem, 38).

Già nel discorso a voi tenuto nel 1981 feci cenno all’urgenza di una “nuova evangelizzazione”. (Eiusdem Allocutio ad Etruriae episcopos occasione oblata ad limina visitationis coram admissos, die 21 dec. 1981: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, IV, 2 1981 1198 ss.) Questo compito, che s’impone alle Chiese di tutte le nazioni cristiane d’Europa, nella vostra Regione deve prevalentemente svilupparsi col rilancio dell’umanesimo cristiano. È un servizio da rendere, come nel passato, a tutta la Chiesa. Io mi auguro che Firenze, proclamata quest’anno capitale europea della cultura, sappia rinnovare il prodigio della sua grande tradizione.

6. L’impegno di permeare la cultura dell’oggi con la linfa vitale della fede comincia dalla sfera individuale delle persone, per estendersi nell’ambito della famiglia, della scuola, del mondo del lavoro, dell’arte, della vita civica e delle istituzioni pubbliche. A nulla di ciò che è creato, a nessuna forma di attività umana è estraneo il Vangelo, che è “potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede” (Rm 1, 16), e in virtù di questa potenza misteriosa e divina risana, purifica, trasforma, eleva tutto ciò che nasce dalla mente e dal cuore dell’uomo.

Riferendomi alla cultura, il mio pensiero va a due luoghi classici in cui essa si forma: la scuola e l’università. L’interesse e l’impegno della Chiesa per la scuola sono dettati dalla sua vocazione a servire l’uomo. Essa sa che non è possibile essere veramente uomini senza acquisire la verità, che la Verità eterna è Dio e che il modello perfetto di ogni uomo è Cristo. Essa combatte l’ignoranza, ostacolo alla conoscenza della verità divina, che dona la vera libertà.

Nella scuola l’uomo si prepara e si costruisce per il futuro, acquistando le cognizioni che formeranno la visione del mondo, e imparando a usare gli strumenti per trasformarlo; qui si allena a confrontarsi con la verità e a rapportarsi ad essa con lo sforzo interiore e la gioia spirituale che ciò comporta. Non si deve, però, ritenere che sia assolto sufficientemente l’impegno cristiano per la scuola quando è stato assicurato in essa l’insegnamento della religione cattolica. È necessaria altresì una convergenza di attenzioni e di cure perché l’iniziazione alla storia, alla letteratura, alle scienze, alla vita che ha luogo nella scuola avvenga in armonia con la ricerca di quella verità che Dio ha depositata nel grande campo della creazione, al cui centro sta l’uomo, creato a sua immagine e destinato a lui come fine ultimo e beatificante.

7. Il processo che inizia nelle scuole primarie e secondarie si realizza in modo più alto e specializzato nelle università. La Chiesa è stata sempre solidale con l’università e con la sua vocazione di portare l’uomo ai più alti livelli della conoscenza della verità e del dominio del mondo in ogni suo aspetto. Ogni università che voglia rinnovarsi e riscoprire la sua vera missione deve far luce “sul suo scopo principale, quello dello studio della verità in ogni suo aspetto” (Ioannis Pauli PP. II Allocutio ad Corpus Academicum Universitatis Paduac habita, die 12 sept. 1982: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, V, 3 (1982) 412 ss.). Essa dovrà sviluppare il senso della responsabilità in ogni uomo, perché le singole conoscenze, soprattutto in campo scientifico, siano poste al servizio della verità totale dell’uomo.

Per realizzare questi obiettivi è indispensabile e urgente pensare a una pastorale universitaria che favorisca e promuova la presenza umanizzante del Vangelo in tutte le componenti della vita degli studenti e professori, e in tutte le sue espressioni che vanno dall’insegnamento alla ricerca e alle applicazioni tecniche.

8. La Chiesa ha la grande missione di portare dovunque il Vangelo di Cristo, che non è per lei soltanto il deposito da custodire (1 Tm 6, 20), ma luce per l’illuminazione delle genti (Lc 2, 32), il Vangelo della gloria di Cristo (2 Cor 4, 4), il messaggio della grazia di Dio (At 20, 24), da far risplendere nelle famiglie, nella cultura, nella scuola, nell’Università, poiché a tutti siamo debitori (Rm 1, 14).

È questo il grande e non facile compito che tutti ci attende per realizzare il servizio a noi affidato di avvicinare tutti gli uomini, sia fedeli sia non fedeli, con umiltà e mitezza, ma anche con chiarezza di linguaggio (Christus Dominus, 13). Sono sicuro che voi, vescovi della Toscana, nell’assolvimento di questo pastorale dovere sarete in prima fila.

Vi sostenga nella fatica la Madre della Chiesa, e vi accompagni la mia speciale benedizione che di cuore imparto a voi, ai vostri sacerdoti, ai religiosi, ai laici impegnati, a tutte le popolazioni della vostra Regione.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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