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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI DIRIGENTI E AGLI ATLETI DELLA SQUADRA «BRESCIA CALCIO»

Sabato, 14 giugno 1986

 

1. Siate i benvenuti, cari signori, dirigenti e giocatori della squadra calcistica di Brescia. Vi saluto cordialmente nel vostro duplice titolo di sportivi e di bresciani.

A voi, come sportivi, esprimo il mio compiacimento per i risultati raggiunti e porgo il mio augurio cordiale per l’avvenire. Voi siete una manifestazione della nobile città lombarda, un’immagine delle sue molteplici risorse e del generoso impegno, che ne hanno fatto un centro di vasta irradiazione culturale e industriale. Come appartenenti alla città di Brescia, voi richiamate alla mia mente soprattutto le sue antiche e sempre feconde radici cristiane, scolpite fin dai primi secoli nella gloriosa denominazione di “Brixia fidelis”.

Nella mia visita del 26 settembre di quattro anni or sono, ho ammirato soprattutto il cuore delle genti bresciane e il loro profondo attaccamento alla fede dei padri. Le dolci impressioni che ne riportai si riaccendono ora in questo incontro, in cui il pensiero di tutti noi corre spontaneo alla figura del vostro più insigne conterraneo, il Papa Paolo VI. Egli quando riceveva gruppi di bresciani, amava richiamarsi alle forti tradizioni cattoliche della sua patria d’origine, esortando a continuarle con fedeltà e coerenza. Così fu anche nell’udienza che concesse il 31 maggio 1965 all’Associazione calcistica.

2. La Chiesa vede nel sano esercizio dell’atletica una significativa analogia con il dinamismo insito nel cristianesimo, il quale comporta, oltre dominio di se stessi, una tensione verso la perfezione, che ha come modello la statura di Cristo.

Il problema fondamentale d’ogni uomo, d’altra parte, è lo sviluppo della propria interiorità. Un’interiore ricchezza spirituale è sempre la base su cui si costruisce solidamente la vita e la fonte da cui sgorga un durevole slancio comunitario. In questa direzione il cristiano gode del sostegno di un’energia superiore: la grazia dello Spirito Santo. Lo Spirito, come ho scritto nella recente enciclica Dominum et Vivificantem, fa rafforzare e maturare “l’uomo interiore, cioè spirituale”, e contemporaneamente “fa sì che l’uomo comprenda in modo nuovo anche se stesso, la propria umanità”, sia nella dimensione personale che nei rapporti con l’intreccio sociale. (cf. Ioannis Pauli PP. II Dominum et Vivificantem, 58–60)

L’applicazione alle fatiche e alle rinunzie dello sport vi fa certamente apprezzare il valore dell’atletica spirituale e morale, cui lo Spirito Santo abilita il cristiano mediante il sacramento della Confermazione, e che garantisce la totalità della maturazione umana e, quindi, anche apertura all’Assoluto di Dio.

Affidandovi questa riflessione come ricordo dell’odierno incontro, vi imparto di cuore la mia affettuosa benedizione, che estendo volentieri alle vostre famiglie e a tutti i vostri cari.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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