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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI MEMBRI
DELLA CONFEDERAZIONE DELLE MISERICORDIE D’ITALIA

Sabato, 14 giugno 1986

 

Carissimi.

1. Sono lieto di rivolgere un saluto cordiale a voi, confratelli e consorelle delle “Misericordie d’Italia”. Esprimo, al tempo stesso, vivo apprezzamento per le parole che sua eccellenza mons. Giuliano Agresti arcivescovo di Lucca, e il presidente della vostra Confederazione Nazionale, il signor Francesco Giannelli, mi hanno cortesemente rivolto, presentandomi i vostri propositi e i vostri impegni di servizio all’uomo sofferente. A tutti giunga un grande ringraziamento anche per il dono della autoambulanza, che significa eloquente adesione al mio ministero di carità.

Mi è anche gradito assicurarvi che ho tuttora presente nell’animo l’incontro in Piazza San Pietro per il Giubileo Internazionale delle Confraternite, e che apprezzo e incoraggio l’opera che le Confraternite della Misericordia da secoli svolgono, contribuendo a porre l’amore quale fondamento dell’umana convivenza.

2. La vostra attività si ispira al Vangelo di Gesù e in modo peculiare alle opere di misericordia che lo stesso Maestro e Signore ha indicato, quando parlò del giudizio finale ai suoi discepoli (cf. Mt 25, 31-46).

Profondendo generosamente le vostre energie verso il prossimo maggiormente bisognoso di solidarietà e di aiuto, voi volete diventare sempre più simili al buon samaritano, mentre ritrovate pienamente voi stessi attraverso il vostro dono sincero di voi stessi. (cf. Gaudium et Spes, 24)

Al riguardo, penso alla vostra opera che si esplica mediante il servizio di ambulanze, come pure mediante i “Gruppi Fratres” per la donazione del sangue. Inoltre so che cooperate con la protezione civile, mediante la “Colonna mobile sanitaria di pronto impiego” e alla “Centrale Radio Mobile” per il coordinamento dei soccorsi.

3. Mi è caro ricordare però anche il vostro ministero più specificamente spirituale in favore dell’uomo: l’uomo solo, emarginato, povero, handicappato. Nell’enciclica Redemptor Hominis ho affermato che “l’uomo è in un certo senso la via della Chiesa”. Voi la percorrete in spirito di comunione e di fedeltà al Vangelo e a tutta la Tradizione quando vi fate carico di ogni problematica della persona, ponendovi accanto all’uomo e attuando per esso “la misericordia del Padre”, resa visibile in Cristo e per mezzo di Cristo. Per tale motivo il vostro servizio si connota come volontariato cristiano. Infatti, anche se per molteplici aspetti la solidarietà e l’aiuto di altri cittadini generosi sono simili alla vostra azione, questa possiede una fisionomia specifica: quella cioè di servire il prossimo, custodendo e tenendo viva nella propria mente e nel proprio cuore la presenza di Gesù, e di vedere in ogni uomo sofferente il Cristo, il quale con parole persuasive insegna: “Qualunque cosa avrete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l’avete fatta a me” (Mt 25, 40).

4. Intendo ora formulare un invito e dare una consegna, che accompagnino le “Misericordie d’Italia” nella loro azione caritativa. L’itinerario pastorale, che la Chiesa che è in Italia ha sviluppato negli anni postconciliari, offre al riguardo opportune indicazioni per una solida e robusta formazione spirituale e per un rinnovato entusiasmo di carità e di amore per l’uomo. In primo luogo, quindi, vi esorto a partecipare attivamente all’impegno di evangelizzazione e di catechesi sacramentaria, com’è stato proposto dai vostri pastori.

Ciò favorirà in voi una comprensione e un accoglimento dei doni e delle esigenze, che questi efficaci segni della grazia implicano. Con l’assidua frequenza ai sacramenti diventerete testimoni gioiosi di autentica esistenza cristiana e sarete sostenuti nei passi, che seguono il Signore della vita, il quale attraverso di voi vuole rivelare al mondo d’oggi, agli uomini di questo tempo, stupefacente ed inquieto, il vero volto di Dio, “ricco di misericordia” (Ef 2, 4).

Nell’esplicare questa responsabilità, collaborate con i vostri pastori, la comunione con i quali è condizione provvidenziale per far fiorire i carismi ricevuti dallo Spirito Santo, ponendoli in modo sicuro a vantaggio dell’edificazione della Chiesa, comunità di amore riverberante quella “societas dilectionis”, che è la Trinità. (cf. S. Augustini De Trinitate, 4, 9.)

Una guida sollecita in questo suggestivo cammino ecclesiale l’avete negli assistenti spirituali, che voi chiamate “Correttori”. Accogliete il loro ministero sacerdotale. Sull’esempio del Buon Pastore, essi sono guide sagge e consiglieri prudenti.

5. Nel discorso al Sacro Collegio e alla Curia Romana in preparazione all’Anno Santo straordinario della redenzione ricordavo: “Noi viviamo in un mondo che soffre: tanti uomini, nostri fratelli, hanno una tristissima eredità di privazioni, di ansie, di dolori che non può lasciare nessuno indifferente... La redenzione ci apre il magnifico libro della nostra solidarietà con Cristo sofferente e in lui ci introduce nel mistero della nostra solidarietà con i fratelli sofferenti” (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, V, 3 1982 1677).

Ecco, carissimi, la “consegna” che vi affido. Siate i cooperatori solleciti del Redentore che ci manifesta la misericordia del Padre. Questi è sempre chino su di noi per colmarci dei suoi benefici: dona la vita e il vigore; ci offre il perdono e la familiarità con lui; ci invia suo Figlio, da cui ogni consolazione si diffonde.

Conformatevi a Cristo, immagine perfetta (cf. S. Thomae Summa Theologiae, I, q. 35) dell’amore infinito, e come Gesù siate vicini all’uomo, soprattutto quando è infermo e quando la sua dignità non viene rispettata. Siate promotori e fautori della civiltà dell’amore, siate testimoni infaticabili della cultura della carità, la cui forza rialza, soccorre e trasfigura l’uomo, facendolo partecipare della pienezza della redenzione. “La esperienza del passato e del nostro tempo dimostra che la giustizia da sola non basta... se non si consente a quella forza più profonda, che è l’amore, di plasmare la vita umana nelle sue varie dimensioni” (Dives in Misericordia, 12).

Sono sicuro che, illuminati e sorretti dallo Spirito di Dio e sostenuti dall’intercessione e dall’esempio dei vostri patroni, potrete perseverare nell’offrire il dono gratuito di un amore che conforta i cuori e lenisce le piaghe del corpo. Sono altresì persuaso che farete ciò senza discriminazione alcuna, nella certezza che il bene che compite lo riceverete centuplicato dal Padre “misericordioso e Dio di ogni consolazione” (2 Cor 1, 3).

6. Accogliendo la vostra richiesta, volentieri benedico l’abito e il Rosario per la vestizione dei nuovi confratelli e consorelle. Mentre invoco di cuore dal Signore copiosi favori di luce e di forza, di letizia e di pace, che vi aiutino a comprendere sempre di più che solo la carità edifica la civiltà degli uomini, vi esorto a pregare con assiduità la Vergine Maria, che a voi è particolarmente cara col soave titolo di “Madre della Misericordia”. Ella vi protegga e accompagni nel generoso impegno di condividere la vita del prossimo, rispondendo con sensibilità e intraprendenza alle sue necessità spirituali e materiali.

A voi tutti e ai vostri cari imparto la mia apostolica benedizione.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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