The Holy See
back up
Search
riga

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI PARTECIPANTI
AL COLLOQUIO PER I 40 ANNI DELLA RIVISTA MENSILE «ZNAK»

Giovedì, 19 giugno 1986

 

Signori cardinali,
eccellenze,
signore, signori,
cari amici.

1. È per me una grande gioia incontrarvi in occasione del giubileo della rivista mensile “Znak” che da 40 anni serve la cultura cristiana e polacca. Sono particolarmente felice di festeggiare questo giubileo qui con gli amici di “Znak” di Paesi differenti. Infatti in occasione di questo 40° anniversario l’équipe redazionale di “Znak” ha voluto fare un pellegrinaggio a Roma.

Nello stesso tempo ha auspicato di trovare un’occasione di incontro con i rappresentanti degli ambienti culturali romani, in particolare del mondo universitario. Così è nato il progetto di organizzare un colloquio su un tema che interessa i polacchi, gli italiani, i membri delle organizzazioni della Santa Sede e altre personalità dei Paesi europei. Informato di ciò il cardinale Paul Poupard, in qualità di presidente esecutivo del Consiglio Pontificio per la cultura, ha manifestato un vivo interesse e una grande disponibilità per realizzare questa iniziativa. Il colloquio si è potuto svolgere in questi ultimi giorni con la partecipazione del cardinal Poupard, del cardinal Ratzinger, di eminenti universitari quali il professor Tadeusz Chrzanowski di Cracovia, il professor Jacek Salij di Varsavia, il professor Nikolaus Lobkowicz di Eichstätt.

Saluto con gioia la redazione di “Znak”, i membri della delegazione polacca di Cracovia, di Lublino, di Varsavia con il cardinal Franciszek Macharski, arcivescovo di Cracovia, che si unisce a noi questa mattina, e tutti i partecipanti al colloquio. Ringrazio specialmente il cardinal Poupard per il suo omaggio di presentazione. Ringrazio anche tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del colloquio: penso inoltre all’aiuto portato dall’Istituto polacco di cultura cristiana e dall’Istituto pontificio di studi ecclesiastici che ha organizzato anche un incontro con i polacchi.

2. La pubblicazione “Znak” ha avuto origine e si è sviluppata nella cultura cristiana, grazie agli uomini che l’hanno fondata e ne hanno assicurato la redazione o che hanno scritto degli articoli per essa. Molti ci hanno lasciato, altri sono venuti più tardi a portare la loro partecipazione, ma l’identità fondamentale resta la stessa, al centro delle condizioni che cambiano e favoriscono una crescita omogenea.

Nello stesso tempo “Znak” ha voluto essere un luogo di incontro, di dialogo, con la nobile ambizione di informare sulle nuove correnti di pensiero, portandone un apprezzamento e indicandone i pericoli che comportano, cercando i valori autentici che essi veicolano. In poche parole “Znak” ha cercato di essere molto presente nella Chiesa universale, come nella Chiesa in Polonia. Ciò si realizzava attraverso la pubblicazione di testi di autori eminenti nel mondo cristiano: basti ricordare tra gli altri la famosa lettera pastorale del cardinal Suhard: “Sviluppo o declino della Chiesa?”; e opere di Thomas Merton, di numerosi filosofi e teologi; ciò comportava anche una riflessione critica che illuminava i cambiamenti, le esperienze, le ricerche intellettuali del mondo contemporaneo. Su tutto ciò non ho bisogno di dilungarmi, il cardinale Poupard ne ha ampiamente parlato nel suo discorso inaugurale del colloquio e si tratta di cose familiari ai nostri amici polacchi.

3. Da parte mia, permettetemi di soffermarmi sui numerosi nomi che mi sono ancor più cari perché sono nati a Cracovia, subito dopo la guerra, i periodici di cui parliamo. Abbiamo qui con l’attuale redattore-capo, signor Stephan Wilkanowicz, i due fondatori della rivista “Znak”; il professor Stanislaw Stomma e il redattore Jerzy Turowicz. Il primo fu, nello stesso tempo della signora Hanna Malewska, coredattore di “Znak” durante il primo periodo della sua attività fino alla soppressione temporanea negli anni 1953-1957, per le ragioni che voi sapete. Egli si è in seguito impegnato nell’attività politica esplorando la possibilità d’intesa tra il governo e la società e quando venne il tempo della prova, egli ha reso, in tutta solidarietà, testimonianza ai valori che aveva servito.

Il signor Jerzy Turowicz era il redattore-capo del settimanale “Tygodnik powszechny” che ha festeggiato anch’esso il suo 40° anniversario, l’anno scorso a Roma. Resta un segno dell’identità e dell’unità dello stesso ambiente cattolico di Cracovia dove si elaboravano i due periodici distinti. Egli stesso appoggia da 40 anni la fondazione “Znak”, sormontando diverse difficoltà e differenti ostacoli.

Quanto ad Hanna Malewska, ella ha raggiunto da due anni la casa del Padre. È stata redattrice di “Znak” per numerosi anni; il suo modo di scrivere fu considerevole. Oggi evochiamo con gratitudine l’eredità che ci ha lasciato, apprezzando la profonda comprensione che ella aveva della vocazione dell’uomo, della sua storia e della cultura che egli crea, nei tempi lontani come oggi. Ella ha descritto magnificamente, tra l’altro, il mondo dell’epoca di san Benedetto, la costruzione delle cattedrali medievali, il dramma di san Tommaso Moro e quello dell’arcivescovo Thomas Cranmer, come anche la storia dei suoi antenati nei secoli XIX e XX.

4. Vorrei ancora sottolineare una duplice caratteristica delle riviste “Znak” e “Tygodnik powszechny”. In confronto con gli altri periodici teologici, questi due avevano l’originalità di essere opera di laici cattolici e di essere destinati a dei laici della intellighenzia cattolica in Polonia. I fondatori e i redattori erano coscienti dei bisogni degli intellettuali cristiani in questo campo. La fede infatti non può fare a meno di cercare di comprendere sempre meglio il mondo nel quale noi viviamo, a rispondere alle domande degli uomini sul senso della vita presente e futura e i loro rapporti reciproci, problemi permanenti ma che prendono, per ogni generazione, in funzione della loro cultura una forma particolare: “Fides quaerit intellectum”. In questo senso la fede crea il bisogno della cultura, per incarnarsi nel pensiero e nell’azione di un popolo. Ma nello stesso tempo quando le persone sono veramente fedeli alla loro fede, ciò che è il caso dei responsabili di “Znak”, la fede informa la cultura, le dona la sua impronta, il suo volto verifica l’autenticità delle sue opere, poiché essa è la risposta semplice e trascendente che l’uomo dà a Dio che si rivela egli stesso: “Intellectus quaerit fidem”. È questo duplice movimento reciproco del pensiero cristiano che ha caratterizzato la fondazione di “Znak”. La Chiesa ha sempre bisogno di questa pastorale del pensiero: è a questo prezzo che si farà l’evangelizzazione non solo degli intellettuali ma del popolo cristiano che partecipa alla loro cultura.

5. E ho notato che ciò è stata principalmente l’opera di laici: coscienti della missione che incombe su tutti i battezzati nella Chiesa, essi si sono consacrati a questo servizio qualificato dei loro fratelli in Polonia. Hanno realizzato ciò che ho detto dell’apostolato dei laici: “Tutto ciò che compone l’ordine temporale: i beni della vita e della famiglia, la cultura, le realtà economiche, le arti e le professioni . . . la loro evoluzione e il loro progresso, non hanno solo valore di mezzo in rapporto alla fine ultima dell’uomo. Possiedono un valore proprio, messo in loro da Dio stesso . . . I laici devono assumere come loro compito specifico il rinnovamento dell’ordine temporale” (Apostolicam Actuositatem, 7). Essi devono avere una visione sempre più matura del valore proprio di queste realtà e applicarsi ad esprimerlo. I collaboratori di “Znak” lo hanno fatto in questi campi così vari come la teologia propriamente detta, la filosofia, l’arte, la storia, la letteratura, le scienze sociali. Si resta colpiti dall’ampiezza dei suoi orizzonti esplorati, la ricchezza dei temi, la molteplicità delle proposte intellettuali, il valore delle risposte agli interrogativi moderni. Mi piace vedere in esso un’espressione privilegiata dell’apostolato dei laici che hanno saputo alleare l’umiltà della ricerca alla certezza della fede.

6. Molto brevemente, vado a evocare il duplice tema che il vostro colloquio al di là della commemorazione giubilare di “Znak”, ha voluto affrontare: da un lato il dialogo delle culture e l’unità dell’Europa e dall’altro la teologia della liberazione.

Avete gettato un ponte tra il passato e il presente in modo da esaminare meglio l’avvenire. I santi Cirillo e Metodio ci aiutano a comprendere la pluralità e l’unità, il diritto alla differenza e l’unità della Chiesa e dell’Europa. Oggi noi cerchiamo le radici cristiane dell’Europa e anche le vie della sua evangelizzazione, di una nuova evangelizzazione. Cerchiamo i mezzi per costruire o ricomporre la sua unità malgrado le divisioni religiose, culturali, politiche. Questo tema è capitale e ho avuto molte volte l’occasione di svilupparlo: davanti al Simposio dei vescovi europei, davanti a quello dei preti e il 21 aprile scorso al Colloquio sull’eredità cristiana della cultura europea.

7. Voi avete affrontato anche la problematica attuale della liberazione, in rapporto con il passato, particolarmente con le correnti di pensiero e le esperienze polacche del secolo scorso. Non risale ad oggi il conflitto dell’uomo per la sua liberazione, per la soddisfazione dei diritti umani. È capace di conoscere i successi e gli errori del passato per preparare un avvenire migliore. Il mondo contemporaneo risente anch’esso il bisogno di essere liberato da un certo numero di schiavitù. Alcuni Paesi vivono dolorosamente i drammi di una costrizione politica ed economica che si impone talvolta in modo violento o sotto forma di oppressione continua. Non dimentichiamo nemmeno gli sconvolgimenti e le costrizioni più sottili che possono consistere nel deformare o nel ferire i pensieri e i sentimenti dell’uomo, per mezzo di una selezione tendenziosa dell’informazione, per mezzo della manipolazione della lingua, attraverso la falsificazione dei valori. La recente istruzione sulla libertà cristiana e la liberazione ha fatto il punto su queste costrizioni indotte e sull’obiettivo dei cristiani: il cambiamento necessario delle strutture ingiuste, subordinato al cambiamento dell’ingiustizia del cuore umano (cf. Libertatis Conscientia, 75).

La costruzione di una cultura cristiana nella vita e nelle attività sociali cominciano infatti da una comprensione corretta della libertà in ciò che essa ha di fondamentale; essa include la libertà interiore e la libertà esteriore orientate verso il bene. La liberazione è in definitiva la vittoria del bene sul male e nella vita sociale. In questa, un tale progresso deve portare a una migliore protezione dei diritti dell’uomo, compresa la sua libertà, e a creare per lui le migliori condizioni di sviluppo. Ma la liberazione sociale è autentica ed effettiva solo se il bene prevale nel cuore di ogni uomo. Più il male sociale è grande, più gli uomini che lo combattono devono essere migliori affinché possano resistere al contagio che il male sociale porta con sé.

8. Le generazioni si succedono, gli uomini cambiano. Dobbiamo lavorare per rendere il Cristo vicino a loro perché possano incontrarlo; bisogna mettere in pratica il suo insegnamento nei riguardi delle nuove condizioni. “Znak”, da parte sua, non ha cessato di contribuirvi. Invochiamo la protezione dei santi patroni d’Europa, Benedetto, Cirillo e Metodio, per conseguire l’evangelizzazione degli spiriti, costruire il regno di Dio, la civiltà della verità e dell’amore.

Vi ringrazio per avermi dato l’occasione di celebrare con voi il giubileo della fondazione “Znak” e vi benedico di cuore.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

top