Giovedì, 19 giugno 1986
Illustri e cari signori del Teatro Comunale di Genova.
Ho accolto con viva gioia il vostro desiderio di incontrarmi nel momento in
cui state per iniziare un interessante viaggio artistico a Pechino, per eseguire
in quell’antica e grande città alcuni capolavori della musica italiana.
Nel rivolgere un deferente pensiero al presidente dell’Opera, il signor
sindaco di Genova, che non ha potuto prender parte all’incontro, saluto il
sovrintendente, Franco Ragazzi; il direttore artistico Luciano Alberti e il
signor Luciano Pavarotti, al quale esprimo il mio compiacimento per la
celebrazione del XXV anniversario della sua attività nel teatro lirico. E saluto
ad uno ad uno tutti voi, componenti dell’eccellente gruppo degli artisti, della
direzione e delle maestranze, esprimendo a tutti il mio grazie per questa
interessante visita.
Il mio saluto è unito al ricordo, ancora vivissimo della mia visita pastorale
alla città di Genova. Di tale splendida città voi siete qualificata e
tradizionale espressione. Il vostro complesso, infatti, vanta radici storiche
singolari, particolarmente legate alla cultura di Genova, caratterizzate,
altresì, da una continuità operativa plurisecolare, che risale fino alle origini
del melodramma. Da allora l’attività pubblica del teatro musicale non cessò mai
in Genova nemmeno dopo che, durante l’ultimo conflitto, il teatro Carlo Felice
fu distrutto da un bombardamento. Ciò manifesta la grande dedizione all’arte e
la preparazione che vi caratterizza; ma rivela soprattutto gli alti ideali che
vi proponete nell’esercizio delle vostre attività. Sono certo che tali intenti
vi accompagnano anche nel presente viaggio.
La musica, come sappiamo, è linguaggio universale e strumento sublime di
comunione anche tra popoli e culture tanto lontane e diverse tra di loro che
permette di raggiungere la più profonda sensibilità dell’uomo e, attraverso il
sentimento, consentirgli di raccogliere emozioni che talvolta per via di
pensiero e di parole non si possono esprimere, né capire. L’arte musicale,
infatti, ha il pregio dell’immediatezza, stimola l’intuizione, si risolve in
espressione di felicita.
Il mondo dell’arte però ha bisogno della singolare perizia delle forti
personalità degli artisti, capaci di creare e di interpretare. È per mezzo
dell’artista che l’ispirazione del compositore raggiunge un grado di espressione
qualitativamente nuovo, e riesce a generare una commossa intesa su valori
culturali di elevato interesse. Ritengo perciò che non sia solo il suono della
musica che voi esprimete - lo deduco dal vostro programma - ma tutto un mondo di
esperienze umane, esaltate dall’arte del canto. Come non ricordare, ad esempio,
l’accorata supplica a Dio per ottenere misericordia dell’“Ingemisco” dal
“Requiem” di Verdi; oppure il lamento dell’esule, dal Salmo 137, nel ricordo
della patria distrutta e della libertà perduta, dal notissimo coro del “Nabucco”
di Giuseppe Verdi? Si tratta di espressioni eccelse che illuminano valori umani
e religiosi di portata universale. Come ho già detto altra volta, “il mondo
della cultura e dell’arte è chiamato, così, a costruire l’uomo, a sostenere il
cammino della ricerca, spesso tormentata, del vero del bene, del bello”. Fatevi
cooperatori di tale missione, e troverete nelle persone che vi ascoltano una
risonanza arcana, ma validissima e soddisfatta. Nel silenzioso e attento ascolto
ogni spettatore delle vostre esecuzioni medita, si interroga, riflette
sull’origine profonda dei suoi sentimenti, guidato dalla bellezza e dell’armonia
che gli commuove l’animo. Tutti abbiamo sperimentato quanto la musica riconduca
il nostro spirito alla riflessione, suscitando in noi validi sentimenti.
Intendete, perciò, il vostro viaggio quasi come una interessante missione,
capace di promuovere, con l’arte, efficaci sentimenti umani in chi vi ascolterà.
Ogni espressione dell’arte è anche un simbolo che dirige gli sguardi verso
qualcosa che la supera: verso la conoscenza del genio che in essa si manifesta;
ma anche verso l’ulteriore e infinita fonte della bellezza che è Dio.
Con questi sentimenti porgo a tutti voi il mio augurio, e volentieri vi do la
mia benedizione, estensibile alle vostre famiglie, e a tutte le persone che vi
sono care.