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DISCORSI DI GIOVANNI PAOLO II AI VESCOVI
E AI LAICI DELL’APOSTOLATO MILITARE INTERNAZIONALE

Sabato, 21 giugno 1986

 

Cari fratelli nell’episcopato,
cari amici laici dell’apostolato militare internazionale.

La vostra presenza simultanea a Roma fa che io vi riceva insieme. Se i vostri mezzi d’azione e le vostre responsabilità sono differenti, mirano allo stesso scopo: l’assistenza spirituale dei militari.

1. Permettetemi innanzitutto di salutare e incoraggiare i laici dell’Apostolato militare internazionale che tengono una conferenza del loro movimento a Roma. Ufficiali, sottufficiali, soldati, attaccati alla fede cristiana, volete approfondire questa fede, chiarire alla sua luce le questioni difficili che dovete affrontare, metterla in opera in tutto quanto costituisce la vostra vita e darne testimonianza nel vostro ambiente militare. È lo specifico dell’apostolato dei laici, che è fondato sulla grazia e la responsabilità del Battesimo; il Concilio Vaticano II ha particolarmente incoraggiato sia l’apostolato personale che l’apostolato dei gruppi costituiti in modo da sostenere meglio i loro membri e dare una testimonianza comune. È precisamente dopo il Concilio che voi avete formato la vostra associazione, e sono felice che sia stata riconosciuta come organizzazione internazionale cattolica, sostituendo i criteri di un apostolato di Chiesa in unione con la Santa Sede. La recente costituzione apostolica (Spirituali militum curae), del 21 aprile, riorganizzando gli Ordinariati militari giustamente precisa: “Dovendo tutti i fedeli cooperare all’edificazione del Corpo di Cristo l’Ordinario e il suo presbiterio facciano in modo che i fedeli laici dell’Ordinariato, tanto a livello personale che in modo associato, svolgano la loro parte come fermento apostolico, ma anche missionario fra gli altri militari con cui vivono”.

2. Coloro che assicurano il servizio dei loro Paesi nelle forze armate hanno infatti delle condizioni di vita particolari, che richiedono un apostolato adattato, compiuto proprio dai loro compagni credenti. Ciò vale per i militari di carriera, il cui genere di vita, gli obblighi e le responsabilità speciali in materia di difesa, richiedono una comprensione pastorale specifica. Assolvono un impegno che comporta dei rischi e necessita di una riflessione approfondita sulle questioni etiche inerenti alla loro professione e sulle quali non posso dilungarmi oggi. I responsabili militari cristiani avranno a cuore di formarsi la coscienza sui grandi problemi del servizio della pace e della sicurezza, con lucidità e coraggio in modo da fare buone scelte e contribuire a chiarire su questo punto le convinzioni dei più giovani e dell’opinione pubblica. Penso anche a tutti gli altri militari del contingente, che assolvono per un certo tempo il loro servizio nazionale: questo è per loro come un grande crogiolo, che può essere una prova fatale per la loro fede o la loro pratica religiosa, tenendo conto dello sradicamento ma anche dell’opportunità di vivere con dei veri credenti.

3. Gli uni e gli altri devono essere aiutati a scoprire il vero volto di Cristo e della sua Chiesa, e la vostra testimonianza è capitale. Devono trovare delle possibilità di ritorno alle origini spirituali: preghiera, messa, momenti di riflessione sulla fede e su tutto ciò che costituisce il loro dovere di stato militare, pellegrinaggi, ecc., ed è vostro compito organizzarli con loro e per loro in unione con i cappellani militari. Infine l’apostolo cristiano si preoccupa anche del clima fraterno da tenere, dell’aiuto vicendevole attento per tutti coloro che conoscono delle difficoltà materiali e morali. Sì, tutto ciò che tocca all’organizzazione più umana e più giusta della vita militare, o anche quella dei passatempi, interessa l’apostolato come forma concreta di carità cristiana.

4. Ciò suppone che voi stessi vi formiate a questo apostolato, familiarizzandovi sempre di più con il Vangelo e con tutta la dottrina della Chiesa, vivendo più umili a Cristo in tutto ciò che fa la vostra vita (cf. Apostolicam Actuositatem, 4). Dandovi così i miei vivi incoraggiamenti, voglio soprattutto assicurarvi del vostro posto nella Chiesa e che siete amati da Cristo, nella misura in cui voi adempite il vostro compito di Stato con coscienza per assicurare infine una pace più grande. Giovanni Battista accoglieva i soldati romani ai confini della Giordania, senza chiedere di abbandonare il loro mestiere, ma invitandoli a compierlo onestamente e senza trattamenti ingiusti. Gesù stesso fu benevolo con il centurione che andava a lui con fiducia. San Francesco di Sales sottolineava che voi siete capaci di una vita cristiana adatta al vostro mestiere: “È un errore e anche un’eresia voler bandire la vita devota dalla compagnia dei soldati . . .”; per vita devota intendeva l’unione con Dio in risposta al suo amore e l’ispirazione cristiana di tutta la vita.

In breve la Chiesa conta molto sul vostro apostolato: siate luce, sale, lievito evangelico in mezzo ai vostri fratelli!

5. Mi rivolgo ora un istante verso i vostri pastori. La costituzione che entrerà in vigore il 21 luglio li chiama Ordinari militari, con una giurisdizione episcopale ordinaria e personale molto estesa. Vi saluto dunque con gioia, cari fratelli membri del Consiglio dell’Ufficio centrale di coordinazione pastorale di Ordinari militari, venuti dall’Italia, dalla Francia, dalla Spagna, dagli Stati Uniti, dal Cile, dalla Repubblica Dominicana. Il documento che studiate insieme per aiutare i vostri fratelli delle differenti Chiese a metterlo bene in pratica sottolinea l’importanza che la Chiesa accorda al vostro compito. I vostri fedeli dispersi nel mondo sono molto numerosi e hanno bisogno di una pastorale adeguata che li raggiunga al cuore della loro vita e permetta loro un contatto salutare con la Chiesa. In tutto ciò vi auguro di appoggiarvi a dei cappellani militari zelanti e a dei laici generosi dei quali ho appena sottolineato il ruolo indispensabile.

A tutti dono di cuore la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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