1. Ringrazio la divina Provvidenza che mi offre l’occasione di incontrarmi
con i rappresentanti della comunità belga a Roma; qui, nel cuore della Città
Eterna e nella loro Chiesa nazionale, dopo poco più di un anno dalla mia
indimenticabile visita al loro paese.
Ringrazio sua eccellenza l’ambasciatore, il quale già molto tempo fa mi è
venuto ad invitare alla visita della Reale Fondazione di San Giuliano dei
Fiamminghi. Ringrazio mons. Rettore, il quale mi riceve calorosamente nella sua
Chiesa e il quale mi ha appena illustrato la storia, il significato e le
attività di questo centro ecclesiastico e culturale. Saluto le personalità
ecclesiastiche belghe di Roma e tutti quelli che sono venuti a partecipare a
questo incontro familiare del vescovo di Roma con la comunità belga in questa
città.
2. Mi torna in mente il vostro paese e tutti quelli che vi abitano, e i
vostri connazionali che a causa della loro posizione o del loro incarico si
trovano sparsi per il mondo. Penso ai vostri reali, a sua maestà Re Baldovino e
a sua maestà la Regina Fabiola, i quali in modo degno, saggio e semplice guidano
la vita del popolo belga e conservano l’armonia e la necessaria collaborazione
tra i vari gruppi culturali e linguistici che fanno parte della tradizionale
ricchezza del vostro popolo, perché tra loro si completano. Mentre visito questa
fondazione a Roma, con ricordi e tracce che si estendono per quasi nove secoli,
mi viene in mente la ricca e movimentata storia del vostro paese. Implicato
nella storia di monarchie e imperi, esso ha saputo mantenere la sua peculiarità,
il suo senso di libertà e il suo spirito d’intraprendenza, ha sviluppato le sue
culture e le sue arti e ha dato testimonianza della sua religione e fedi sempre
in sintonia con il successore di Pietro. Le relazioni diplomatiche tra il Belgio
e la Santa Sede risalgono all’anno 1842, quindi quasi all’epoca della totale
indipendenza del paese.
Il Belgio attuale ha sempre costruito dei legami con altri paesi. Con i paesi
dell’Europa, dove occupa un posto speciale nel centro delle attività della
Comunità Europea. Ma anche legami con paesi più distinti, dei quali, con grande
perseveranza, è andato a scoprire gli orizzonti, e particolarmente in Africa,
cosicché si può ritrovare l’impronta che ha lasciato sulla cultura, sulla fede e
sullo sviluppo di alcuni popoli di altri continenti. Mi viene da pensare
specialmente ai missionari, che da parecchi secoli hanno svolto e svolgono
tuttora coraggiosamente e con efficacia l’opera di evangelizzazione, preparando
così la fioritura di nuove chiese. La famosa università di Lovanio in Belgio, il
cui posto adesso è stato occupato dalle università di Louvain-la-Neuve, ha avuto
una grande influenza in tutto il vostro paese, in Europa e nella chiesa
universale.
Durante il Concilio Vaticano II i pastori e gli esperti belgi hanno svolto un
ruolo importante e ancor oggi nella Curia Romana alcune personalità
ecclesiastiche, cardinali, vescovi e preti svolgono dei compiti di riguardo a
servizio della Chiesa universale. Io personalmente ricordo con gratitudine il
Pontificio Collegio Belga, del quale durante i miei studi sono stato un
fortunato ospite.
3. Questa storia, questa presenza attiva, questa azione multipla dei Belgi
nella comunità umana e nella Chiesa, tanto più notevoli poiché provengono da un
paese di dimensioni territoriali modeste, devono essere innanzitutto l’occasione
di un’azione di grazia al Signore che ha suscitato e orientato verso il servizio
degli altri il coraggio e il talento dei vostri compatrioti.
Ma questi talenti che Dio vi ha dato comportano anche delle esigenze:
chiamano a una più grande responsabilità, a nuovi sforzi di santità. I credenti
belgi sono incessantemente invitati a ritrovare le loro radici cristiane, a fare
fruttificare le grazie ricevute, a rivolgersi con generosità verso coloro che
sono privati, a considerare anche con simpatia e fiducia le ricchezze e le
qualità degli altri popoli, nell’universalità della Chiesa, devono superare le
tentazioni che nasconde il mondo contemporaneo, quelle dell’indifferentismo
religioso, di un assorbimento nel progresso tecnico, di un certo tipo di
secolarizzazione e di laicismo che impedisce la fede di guidare la vita,
paralizza la testimonianza con il pretesto di non generarne altre e mette in
dubbio le certezze della fede.
Grazie a Dio nei grandi raduni di fedeli che ho avuto la grazia di conoscere
nel corso della mia visita pastorale, a Bruxelles, a Mechelen, a Antwerpen, a
Ieper, a Gand, a Beauraing, a Namur, a Liegi, a Louvain-la-Neuve, a Banneux, ho
avuto in generale la testimonianza di popolo fervente, felice della propria
fede, celebrandola degnamente, esigente nei suoi impegni. Tuttavia i vescovi
belgi, di cui apprezzo la lucidità e la sollecitudine pastorale, non hanno
mancato di sottolineare la necessità di una nuova evangelizzazione che permetta
di approfondire la fede, anche con il corso di catechisti ben formati, per
meglio accogliere le esigenze etiche della vita cristiana, per affermare i
legami familiari ed essere più fedele all’Eucaristia domenicale e al sacramento
della penitenza, e riprendere uno spirito missionario.
Tali sono le intenzioni che confidiamo al Signore nella nostra preghiera di
oggi, perché i nostri fratelli e sorelle del Belgio, con la luce e la forza
dello Spirito Santo non temano di continuare a prendere parte alla vita della
Chiesa che conta su di loro. Il Vangelo di questa dodicesima domenica ci mostra
l’ammirevole professione di fede di Pietro e le esigenze di rinuncia alle quali
Cristo ci invita. Ecco il vigore spirituale che dobbiamo chiedere a Dio per i
vostri compatrioti ed anche per le giovani generazioni!
4. Infine davanti a Dio, formulo voti cordiali per voi stessi, cari amici:
perché siate fedeli alle vostre migliori tradizioni; perché Dio ispiri tutti
coloro che sono i responsabili di questa fondazione reale belga Santi Giuliano
dei Fiamminghi e di questa Chiesa, in particolare il Rettore e il Consiglio dei
Presidi in unione con l’Ambasciata presso la Santa Sede; perché questo istituto
continui ad accogliere i pellegrini del vostro paese e coloro che sono nel
bisogno, secondo lo spirito del vostro Santo patrono, San Giuliano l’Ospitale;
perché tutti i membri della comunità belga a Roma conoscano meglio la storia,
l’arte e gli insegnamenti della Città eterna, grazie ai servizi culturali messi
loro a disposizione; perché trovino qui un centro di fraternità e un luogo di un
ritorno alle origini spirituali che rinnovi l’anima; perché imparino a scoprire
e stimare i loro fratelli dell’Italia e delle altre nazioni e ad apportare la
loro parte di servizio; perché a contatto con il Papa, delle istanze della Santa
Sede e dei Pellegrini di ogni paese, si aprano alle gioie, alle prove e ai
bisogni della Chiesa universale; per tutti coloro che abitano questa casa. Sì,
di tutto cuore prego per voi e benedico voi e tutte le vostre famiglie. Il Papa
conta anche sulla vostra preghiera e sul sostegno che apporterete alla sua
missione apostolica e alla testimonianza della diocesi di Roma.