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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA COMUNITÀ BELGA DI ROMA

Domenica, 22 giugno 1986

 

1. Ringrazio la divina Provvidenza che mi offre l’occasione di incontrarmi con i rappresentanti della comunità belga a Roma; qui, nel cuore della Città Eterna e nella loro Chiesa nazionale, dopo poco più di un anno dalla mia indimenticabile visita al loro paese.

Ringrazio sua eccellenza l’ambasciatore, il quale già molto tempo fa mi è venuto ad invitare alla visita della Reale Fondazione di San Giuliano dei Fiamminghi. Ringrazio mons. Rettore, il quale mi riceve calorosamente nella sua Chiesa e il quale mi ha appena illustrato la storia, il significato e le attività di questo centro ecclesiastico e culturale. Saluto le personalità ecclesiastiche belghe di Roma e tutti quelli che sono venuti a partecipare a questo incontro familiare del vescovo di Roma con la comunità belga in questa città.

2. Mi torna in mente il vostro paese e tutti quelli che vi abitano, e i vostri connazionali che a causa della loro posizione o del loro incarico si trovano sparsi per il mondo. Penso ai vostri reali, a sua maestà Re Baldovino e a sua maestà la Regina Fabiola, i quali in modo degno, saggio e semplice guidano la vita del popolo belga e conservano l’armonia e la necessaria collaborazione tra i vari gruppi culturali e linguistici che fanno parte della tradizionale ricchezza del vostro popolo, perché tra loro si completano. Mentre visito questa fondazione a Roma, con ricordi e tracce che si estendono per quasi nove secoli, mi viene in mente la ricca e movimentata storia del vostro paese. Implicato nella storia di monarchie e imperi, esso ha saputo mantenere la sua peculiarità, il suo senso di libertà e il suo spirito d’intraprendenza, ha sviluppato le sue culture e le sue arti e ha dato testimonianza della sua religione e fedi sempre in sintonia con il successore di Pietro. Le relazioni diplomatiche tra il Belgio e la Santa Sede risalgono all’anno 1842, quindi quasi all’epoca della totale indipendenza del paese.

Il Belgio attuale ha sempre costruito dei legami con altri paesi. Con i paesi dell’Europa, dove occupa un posto speciale nel centro delle attività della Comunità Europea. Ma anche legami con paesi più distinti, dei quali, con grande perseveranza, è andato a scoprire gli orizzonti, e particolarmente in Africa, cosicché si può ritrovare l’impronta che ha lasciato sulla cultura, sulla fede e sullo sviluppo di alcuni popoli di altri continenti. Mi viene da pensare specialmente ai missionari, che da parecchi secoli hanno svolto e svolgono tuttora coraggiosamente e con efficacia l’opera di evangelizzazione, preparando così la fioritura di nuove chiese. La famosa università di Lovanio in Belgio, il cui posto adesso è stato occupato dalle università di Louvain-la-Neuve, ha avuto una grande influenza in tutto il vostro paese, in Europa e nella chiesa universale.

Durante il Concilio Vaticano II i pastori e gli esperti belgi hanno svolto un ruolo importante e ancor oggi nella Curia Romana alcune personalità ecclesiastiche, cardinali, vescovi e preti svolgono dei compiti di riguardo a servizio della Chiesa universale. Io personalmente ricordo con gratitudine il Pontificio Collegio Belga, del quale durante i miei studi sono stato un fortunato ospite.

3. Questa storia, questa presenza attiva, questa azione multipla dei Belgi nella comunità umana e nella Chiesa, tanto più notevoli poiché provengono da un paese di dimensioni territoriali modeste, devono essere innanzitutto l’occasione di un’azione di grazia al Signore che ha suscitato e orientato verso il servizio degli altri il coraggio e il talento dei vostri compatrioti.

Ma questi talenti che Dio vi ha dato comportano anche delle esigenze: chiamano a una più grande responsabilità, a nuovi sforzi di santità. I credenti belgi sono incessantemente invitati a ritrovare le loro radici cristiane, a fare fruttificare le grazie ricevute, a rivolgersi con generosità verso coloro che sono privati, a considerare anche con simpatia e fiducia le ricchezze e le qualità degli altri popoli, nell’universalità della Chiesa, devono superare le tentazioni che nasconde il mondo contemporaneo, quelle dell’indifferentismo religioso, di un assorbimento nel progresso tecnico, di un certo tipo di secolarizzazione e di laicismo che impedisce la fede di guidare la vita, paralizza la testimonianza con il pretesto di non generarne altre e mette in dubbio le certezze della fede.

Grazie a Dio nei grandi raduni di fedeli che ho avuto la grazia di conoscere nel corso della mia visita pastorale, a Bruxelles, a Mechelen, a Antwerpen, a Ieper, a Gand, a Beauraing, a Namur, a Liegi, a Louvain-la-Neuve, a Banneux, ho avuto in generale la testimonianza di popolo fervente, felice della propria fede, celebrandola degnamente, esigente nei suoi impegni. Tuttavia i vescovi belgi, di cui apprezzo la lucidità e la sollecitudine pastorale, non hanno mancato di sottolineare la necessità di una nuova evangelizzazione che permetta di approfondire la fede, anche con il corso di catechisti ben formati, per meglio accogliere le esigenze etiche della vita cristiana, per affermare i legami familiari ed essere più fedele all’Eucaristia domenicale e al sacramento della penitenza, e riprendere uno spirito missionario.

Tali sono le intenzioni che confidiamo al Signore nella nostra preghiera di oggi, perché i nostri fratelli e sorelle del Belgio, con la luce e la forza dello Spirito Santo non temano di continuare a prendere parte alla vita della Chiesa che conta su di loro. Il Vangelo di questa dodicesima domenica ci mostra l’ammirevole professione di fede di Pietro e le esigenze di rinuncia alle quali Cristo ci invita. Ecco il vigore spirituale che dobbiamo chiedere a Dio per i vostri compatrioti ed anche per le giovani generazioni!

4. Infine davanti a Dio, formulo voti cordiali per voi stessi, cari amici: perché siate fedeli alle vostre migliori tradizioni; perché Dio ispiri tutti coloro che sono i responsabili di questa fondazione reale belga Santi Giuliano dei Fiamminghi e di questa Chiesa, in particolare il Rettore e il Consiglio dei Presidi in unione con l’Ambasciata presso la Santa Sede; perché questo istituto continui ad accogliere i pellegrini del vostro paese e coloro che sono nel bisogno, secondo lo spirito del vostro Santo patrono, San Giuliano l’Ospitale; perché tutti i membri della comunità belga a Roma conoscano meglio la storia, l’arte e gli insegnamenti della Città eterna, grazie ai servizi culturali messi loro a disposizione; perché trovino qui un centro di fraternità e un luogo di un ritorno alle origini spirituali che rinnovi l’anima; perché imparino a scoprire e stimare i loro fratelli dell’Italia e delle altre nazioni e ad apportare la loro parte di servizio; perché a contatto con il Papa, delle istanze della Santa Sede e dei Pellegrini di ogni paese, si aprano alle gioie, alle prove e ai bisogni della Chiesa universale; per tutti coloro che abitano questa casa. Sì, di tutto cuore prego per voi e benedico voi e tutte le vostre famiglie. Il Papa conta anche sulla vostra preghiera e sul sostegno che apporterete alla sua missione apostolica e alla testimonianza della diocesi di Roma.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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