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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI MEMBRI DELL’UNIONE CATTOLICA ARTISTI ITALIANI

Sabato, 1° marzo 1986

 

Egregi signori,

1. A voi, rappresentanti dell’Unione Cattolica Artisti Italiani, rivolgo il mio benvenuto in questo luogo, che non è soltanto la Sede del successore di Pietro, ma anche il centro di un complesso di arte unico al mondo.

Ringrazio il Presidente dell’UCAI per l’indirizzo di omaggio a me rivolto e saluto con particolare cordialità ciascuno di voi. La mia parola vuole essere un invito ad approfondire nel corso dei lavori congressuali la vostra caratteristica ragion d’essere, e a introdurre gli aggiornamenti necessari perché l’Unione sia sempre più idonea alla pastorale tra gli artisti e ai compiti di oggi, rinnovando l’incontro con la Chiesa e l’arte sacra.

2. La vostra associazione, di cui l’attuale Congresso celebra il 40° anniversario, nacque negli anni esaltanti della ricostruzione dalle rovine della seconda guerra mondiale. La sua fondazione voleva essere anche un atto di fiducia e di speranza nel futuro dell’Italia. Si voleva che alla ricostruzione non mancasse il ruolo culturale e spirituale dell’arte, da considerare non come elemento accessorio, ornamentale, ma come bene primario per la crescita e l’armonia di una comunità intesa nei suoi valori compiutamente umani.

A questo tema fece riferimento il discorso, che il mio predecessore Pio XII rivolse agli artisti di 26 nazioni nell’Anno Santo 1950, affermando: “Avete compreso il dovere che v’incombe”, e avete voluto “di fronte ad una cultura senza speranza, considerare l’arte come sorgente di una speranza nuova”, specie in ordine alla “funzione dell’arte nell’opera della pace”. In questo arco di tempo l’UCAI è cresciuta dalle dimensioni nazionali a movimento internazionale, mettendo maggiormente a fuoco l’obiettivo fondamentale di animazione cristiana nel mondo dell’arte. Così voi vi proponete di applicare una direttiva generale del Concilio nel campo concreto della vostra specificità. Così vi mettete in condizione di dare un nuovo contributo a una seconda rinascita, di cui ha bisogno l’Italia e il mondo.

Nel corso dei vostri lavori avrete modo di rivedere e analizzare le tappe già percorse del vostro quarantennale cammino, e di prospettare quelle da percorrere nell’immediato futuro.

Qui non posso passare sotto silenzio le varie iniziative a carattere spirituale (convegni, riunioni bibliche e di preghiera), che costituiscono il nutrimento della mente e del cuore, il segreto del vostro crescere come artisti cattolici, in armonia col nome della vostra associazione. In questo non mi resta che esortarvi a continuare con generoso impegno e rinnovata fiducia.

3. A tale proposito sarà bene ricordare la bellezza del progetto divino, già formulato ai tempi della formazione dell’antico popolo di Dio. Quando, dopo la schiavitù d’Egitto, Mosè dispose la costruzione del “tabernacolo”, il primo tempio, itinerante nel deserto, per eseguirlo diede l’incarico a uomini riempiti dello “spirito di Dio”. E, dopo aver chiamato per nome gli artisti, il Signore li dotò di saggezza perché fossero in grado di concepire progetti e realizzare i lavori della costruzione del santuario (Es 35, 30-35). Come si vede da questa pagina dell’Esodo, quella che noi oggi chiamiamo arte sacra ha precedenti antichi e illustri.

Rivolgendomi ad uomini di un’associazione che si caratterizza con la qualifica di cattolica, mi sta sommamente a cuore dirvi che l’artista credente deve essere consapevole che il talento dell’arte è dono di Dio: per esserne a lui grato e per impegnarsi a seguire con fedeltà la vocazione che ne segue; per ribadire che l’artista cristiano confida di ricevere e implora da Dio quello “spirito divino” che renda spiritualmente fecondo il talento naturale, specie quando esso è chiamato ad eseguire opere d’arte religiosa e liturgica.

È ben vero che il genio dell’artista può creare lavori eminenti in tal campo anche a prescindere dalla sua fede religiosa; ma, se al talento naturale si aggiungono consapevolmente le virtù teologali vissute della fede, speranza e carità, queste diventano sollecitazione potente all’opera dell’uomo rivolta ad illustrare col magistero dell’arte i misteri del cristianesimo.

Si comprende così la mirabile fioritura delle cattedrali del medioevo. Non si spiegano senza la fede, oltre che il genio dei loro autori, le opere di Giotto, del Beato Angelico, di Michelangelo, la poesia di Dante e la prosa di Manzoni, le composizioni musicali di Pierluigi da Palestrina, solo per fare alcuni nomi.

4. Gli artisti sono da enumerare tra i benefattori più grandi dell’umanità, tra gli operatori più efficaci della sua salvezza, perché alimentano il senso qualificante, essenziale dell’uomo, che è la sua spiritualità. L’uomo, contemplando l’arte e la sua bellezza, vi si abbandona come alla sollecitazione delle sue elevazioni più genuinamente umane, cioè spirituali; e perciò sente e trasmette l’incanto della spiritualità purissima, Dio, che di ogni spiritualità creata è origine e fine.

Profondamente consapevole di tutto questo, la Chiesa “ha sempre favorito le arti liberali, e ha sempre ricercato il loro nobile servizio . . . ha ammesso le forme artistiche di ogni epoca, creando così, nel corso dei secoli, un tesoro artistico da conservarsi con ogni cura” (Sacrosanctum Concilium, 43). Anche l’arte del nostro tempo, in tutti i popoli e paesi, trova nella Chiesa libertà di espressione, purché serva con la dovuta riverenza e il dovuto onore. (Sacrosanctum Concilium, 122-123)

Nell’invitarvi a sentire profondamente questa vostra vocazione di artisti cattolici, in continuità con l’opera degli artisti cristiani del passato, perché l’arte prosegua ad essere inserita nella storia della salvezza, in vista di una nuova rinascita, v’imparto di cuore la benedizione apostolica.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 
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