1. Sono molto felice di incontrarla e di accoglierla a mia volta in questa
Sede pontificia. Simbolicamente, sembra che accolga con lei tutto il caro popolo
canadese.
Mi ricordo con emozione e gratitudine le parole di benvenuto che sua
eccellenza mi ha rivolto in Canada che riflettevano al tempo stesso una grande
delicatezza per l’ospite che ero e un’intuizione profonda della mia missione
spirituale. Per quanto riguarda i suoi compatrioti, ho ancora davanti agli occhi
e nella memoria del cuore le folle che mi accoglievano nelle diverse tappe, con
una fede religiosa, una semplicità e una confidenza di rapporti che hanno
permesso di fare di questo viaggio pastorale un incontro pieno di interesse e di
arricchimento reciproci.
Misurando i limiti della mia esperienza e del mio apostolato a riguardo dei
grandi problemi quotidiani che rimangono, ho acquistato una conoscenza nuova del
vostro paese, delle sue donne, dei suoi uomini, che mi incoraggia a continuare
il dialogo spirituale inerente al mio compito di Pastore.
2. Come non rimanere affascinati dalla bellezza dei molteplici paesaggi
canadesi, dalle province marittime alla Colombia britannica, dal Sud al grande
Nord: pianure e colline, prateria e cime delle Rocciose, coste ed estuari, laghi
e immensità ghiacciate. La natura al ritmo delle stagioni dona agli alberi e ai
paesaggi dei colori cangianti che i raggi obliqui del sole riempiono di
dolcezza.
Nel mezzo di questi vasti orizzonti dove città popolose sono sorte da un
passato recente, incontriamo un popolo laborioso, poiché ha dovuto e deve
lavorare spesso con un clima rude per sfruttare il bosco, la terra, il
sottosuolo su un territorio molto esteso; un popolo dinamico, intraprendente
rivolto verso l’avvenire e fiducioso delle immense possibilità che gli si
aprono. Il Canada è diventato in qualche secolo un crogiolo umano prodigioso in
cui i popoli più diversi, autoctoni, discendenti dei popoli fondatori e
immigrati di cinque continenti hanno trovato il loro posto e le loro
responsabilità per costruire insieme un mondo nuovo di cui sono fieri, un mondo
rispettoso delle differenze culturali e spirituali, e cosciente del bene comune
da promuovere. Qualunque siano stati i tentativi, le difficoltà e le prove,
questo rispetto delle religioni e dei popoli come questa necessaria solidarietà
sono state facilitate e sono garantite dalle istituzioni, federali e
provinciali, che il Canada si è dato. Il popolo canadese rimane attaccato alla
libertà e anche alla ricerca di un mondo sempre più giusto e più umano.
Apprezziamo la sua ospitalità, il realismo e il buon senso delle sue analisi, la
semplicità e la franchezza dei suoi rapporti in cui il cuore ha la sua parte.
3. Un profondo senso religioso ha impregnato il popolo canadese dalle sue
origini. Le diverse comunità cattoliche e protestanti lo manifestano sempre,
malgrado il notevole cambiamento culturale degli ultimi decenni. Come potrebbero
dimenticare la fede profonda dei grandi fondatori e l’esempio di santi
conosciuti o sconosciuti, che hanno stabilito una simbiosi tra le virtù
cristiane e l’esaltante impresa umana che forgiava un nuovo paese? La fede
attuale ha radici profonde. Certamente lo choc della modernità, le nuove
scoperte ed esperienze in tutti i campi, il pluralismo delle idee, la
preoccupazione dell’adattamento necessitano da parte dei cristiani un impegno e
uno sforzo nuovi, per ispirare, in un clima di libertà, una civiltà, nella quale
siano riespressi i valori morali e spirituali, come ho sottolineato nel Quebec,
all’Università Laval.
Sono convinto che il terreno preparato e lavorato dalle generazioni
precedenti permetta ciò quanto più si continua a cercare la saggezza. E ciò che
ho creduto di osservare quando con i miei fratelli e sorelle cattolici ho avuto
la gioia di celebrare insieme la nostra fede. Devo aggiungere che il clima di
libertà religiosa, che fa parte della tradizione del vostro paese e che è
garantito dalle istituzioni, permette lo sbocciare della vita religiosa delle
diverse comunità nel rispetto delle altre. Spetta a ciascuno, con l’aiuto di
Dio, far sgorgare la linfa.
4. Naturalmente bisogna essere in grado di comprendere bene. Non dimentico i
problemi che i suoi connazionali hanno nel salvaguardare o riacquistare il
progresso. Il vostro paese, nonostante le sue molteplici risorse e l’ingegnosità
dei suoi abitanti, sperimenta in tempi diversi e in vari settori, spesso come
risultato di situazioni internazionali, crisi economiche, disoccupazione e altre
difficoltà, per non parlare poi delle tensioni politiche. È compito dei capi
civili cercare di risolvere questi problemi in modo armonico. La Chiesa, da
parte sua, è attenta a ciò. Essa è particolarmente sensibile alla dimensione
morale e spirituale, sa che molte persone, specialmente tra le generazioni più
giovani, non hanno più una chiara comprensione del significato della vita.
Alcuni sono portati alla disperazione e un numero sempre più crescente nella
stabilità dell’amore umano. Altri temono la generosità che il dono della vita
comporta. Alcuni permettono a se stessi di essere dominati dalla mentalità dei
consumi. Essi non sono desiderosi di pensare al loro destino eterno, dimenticano
Dio anche se egli è sempre vicino a loro.
Se a questo popolo non viene offerto alcun mezzo che si basi sui valori
morali e religiosi, c’è il vero rischio di vedere, non il progresso, ma la
dispersione e la rovina di tutto ciò che ha formato lo spirito di questa
civiltà. La Chiesa è lieta di offrire il proprio contributo, per amore di quegli
uomini e quelle donne, di coloro che sono indifesi e di quei giovani le cui
buone aspirazioni ho ammirato sia a Montreal che a Vancouver. È in questo senso
che, quando ero con voi ho spesso sottolineato il primato dello spirito sulla
materia, il primato della persona sulle cose, il primato dell’amore e del dono
di sé sull’egoismo, il primato di Dio sugli idoli moderni e il primato della
speranza sul dubbio. So che tra i Canadesi è possibile trovare una sincera
sollecitudine alla generosità, alla condivisione per un vero rapporto del popolo
con Dio. Mi permetta di dirle, signora, che la sua testimonianza a questo
riguardo ha un profondo effetto.
5. Nel proprio paese e nell’apertura agli altri paesi, il popolo canadese si
è sempre distinto per le iniziative sociali. Attraverso queste iniziative esso
cerca di porre rimedio alle privazioni e alle ingiustizie che affliggono questa
o quella categoria di cittadini, per risolvere i problemi che sono la
conseguenza dell’indolenza nei confronti delle situazioni a lungo termine o di
cambiamenti improvvisi o dello sradicamento. Questa preoccupazione sociale è
raccomandabile. So che da parte loro i vescovi cattolici fanno molto per guidare
i cittadini a riflettere sulle loro responsabilità, per incoraggiare i necessari
cambiamenti nel modo di vivere, per invitarli a compiere azioni coraggiose.
Tra molti altri lo spirito di apertura e solidarietà ha prodotto risultati
mirabili, e io l’ho sottolineato nel mio incontro con i politici ad Ottawa.
Penso all’integrazione dei moltissimi immigrati che sono venuti tra voi in cerca
di lavoro e di una vita. E penso anche all’aiuto che avete offerto ai rifugiati,
aiuti che hanno loro assicurato la sussistenza quotidiana e talvolta la loro
sopravvivenza. Molti sono coloro che vi sono grati per aver trovato tra voi un
rifugio di pace e una casa. In campo internazionale i suoi concittadini non sono
rimasti indifferenti alla piaga di coloro che muoiono di fame, spogliati,
maltrattati, vittime di condizioni climatiche, guerre o regimi politici. I
Canadesi testimoniano e lavorano per il rispetto dei diritti umani e della
libertà. Essi danno un generoso contributo alla causa dello sviluppo promuovendo
i vicendevole aiuto. La Santa Sede è soddisfatta di queste solidarietà, che
incoraggia di cuore.
Il Governo canadese integra questa prospettiva con i suoi progetti, al tempo
stesso cerca di rafforzare o instaurare la pace attraverso i suoi consigli di
moderazione e attraverso la sua valutata mediazione. Tutti sono a conoscenza dei
suoi dubbi riguardo alla corsa agli armamenti e all’enorme spreco che essa
comporta. La Santa Sede spera che il Canada dia un contributo maggiore al clima
di dialogo, comprensione, pace, giustizia e solidarietà nelle relazioni
internazionali. Il Canada si unisca a coloro che sono veramente interessati al
futuro delle nazioni sottosviluppate; sostenga le soluzioni che rispettano la
dimensione etica che sottolinea i problemi della società umana e promuove i
valori morali, senza i quali la felicità umana, la pace e il progresso sono
fragili e illusori. Nell’esprimerle questi pensieri, signor governatore
generale, non ho voluto solo manifestarle le convinzioni che la mia missione
spirituale mi spinge a richiamare al mondo, ma anche confermare la stima che la
Santa Sede ha per la sua grande nazione e i miei sentimenti di affetto per tutto
il popolo, per ciascun gruppo etnico culturale, religioso che costituisce la
ricca eredità canadese. Dio benedica il Canada!