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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI BRASILIANI DELLA REGIONE ECCLESIASTICA
«LESTE-DOIS» IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Sabato, 8 marzo 1986

 

Miei carissimi fratelli nell’episcopato.

1. Sia lodato Gesù Cristo, nostro Signore e Salvatore, che ci concede la gioia di questo incontro collettivo, dopo i colloqui privati con ciascuno di voi, arcivescovi e vescovi della zona Leste-2 (Est-2) della CNBB che comprende gli stati di Minas Gerais e di Espirito Santo. Nel salutarvi con affetto penso cordialmente anche alle vostre Comunità diocesane, al generoso popolo delle vostre terre.

Questa vostra visita “ad limina Apostolorum”, programmata già da diverso tempo, solamente ora vede la sua realizzazione, e ciò ha richiesto forse notevole sacrificio. Questo incontro rimarrà registrato nel libro della Vita. In questo momento di intensa comunione ecclesiale e collegiale - come è stato ben sottolineato dal vostro rappresentante, dom Serafim Fernandes de Araújo, presidente della zona e nuovo arcivescovo di Belo Horizonte - si manifesta quella stessa unione per la quale pregò il nostro Redentore, prima di dirigersi al Padre (cf. Gv 17, 11), e allo stesso tempo si realizza, al suo più alto livello, il programmatico motto della vostra zona: “comunione e partecipazione”. Un motto felice! E con voi tutti i partecipanti della vocazione celeste, fissando bene lo sguardo in “Gesù, l’apostolo e sommo sacerdote della fede che noi professiamo” (Eb 3, 1), imploro che possiamo uscire da questo incontro più coinvolti nella missione che ci spetta: continuare quest’incontro nel tempo, proseguendo il collegio dei Dodici con Pietro e più “fermamente consolidati nella fede e irremovibili nella speranza del Vangelo” (cf. Col 1, 23).

2. È in questa gioia, in questa unità nel vincolo della carità e della pace e in questa partecipata supplica di mai demeritare l’appellativo di “amici” anziché semplicemente servi (cf. Gv 15, 15), che ci apprestiamo a proseguire questo fraterno scambio sulle condizioni e su alcuni problemi della vostra diligente, zelante e dedita condizione di pastori.

La Regione in cui il Signore vi ha costituito pastori abbraccia una grande area del Brasile, zona ricca e generosa. Ricca dal punto di vista naturale, ben nota per le bellezze naturali e per le risorse che offre all’uomo; ma ricca anche dal punto di vista umano e religioso: spontanea e serena bontà del cuore della gente che vi vive, generosità, senso dell’ospitalità e della solidarietà con i più deboli e con i più “pequeninos” (piccolini), ardente entusiasmo verso i nobili ideali e verso la fedeltà ai grandi valori spirituali e cristiani, culto degli autentici valori e sani affetti familiari, e via dicendo.

Sono note le radici profonde della fede cattolica del popolo di Minas Gerais e di Espirito Santo; quelle radici lo hanno segnato, moralmente e culturalmente, sino al punto di essere da alcuni considerato come un fattore di equilibrio umano e religioso per l’intera nazione, grazie alla solidità dei principi, allo spirito di moderatezza e al buon senso che esso dimostra. Non posso non ricordare inoltre la proverbiale devozione e la viva sequela di questo diletto popolo, guidato dai suoi pastori, al successore di Pietro e alla cattedra di Roma. Di ciò ho avuto prova quando mi è stata concessa la gioia di stare in mezzo ad esso, a Belo Horizonte, un giorno che non dimenticherò mai.

Quest’anima “naturalmente cristiana” (Tertulliano), con una lunga tradizione di vita e di testimonianza di adesione a Cristo, non è attualmente esente dai rischi e dalle sfide che gli provengono “dall’esterno” e, per alcuni aspetti, “dall’interno” stesso delle strutture ecclesiali. Mi è stata data la possibilità di comprendere ciò dalle vostre relazioni e dalle vostre confidenze.

Senza poter in questa occasione delineare il quadro completo di tutti questi rischi e di tutte queste sfide, mi sarà sufficiente fare riferimento al solo rapido cambiamento che si sta verificando nell’ambito sociale: da un tipo di vita e cultura rurale ci si sta avviando ad un tipo nuovo di società non ancora ben delineato. Il processo di tale cambiamento a volte avviene in modo imprevedibile. Ciò non può non avere riflessi sull’organizzazione e sulla definizione dei servizi pastorali della vita cristiana. E, ad ogni modo, un cristianesimo generoso ma superficiale, insidiato da sette, ideologie e visioni parziali dell’uomo, aliene, indifferenti o addirittura ostili alla tradizione cristiana, esige una immediata, esatta e chiara presa di posizione.

3. Nel frattempo, miei cari fratelli, “non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore” (Gv 14, 27)! Abbiamo sovrabbondanti motivi di speranza e di fiducia, oltre alla certezza della vittoria di Cristo. Innanzitutto è motivo di speranza il carattere prioritario che ha assunto nella vostra regione la catechesi. Essa va sempre considerata come forma di evangelizzazione e va continuamente rispettato il suo contenuto (cf. Pauli VI Evangelii Nuntiandi, 44). Si tratta cioè di una delle attività ecclesiali in cui ciò che interessa è rispettare integralmente la missione salvifica della Chiesa, in rapporto al mondo, come delineava il recente Sinodo dei vescovi.

Come in altri settori, vista la crescente interdipendenza tra persone e problemi, in ambiti sempre più estesi, e l’interpellanza reciproca tra il Vangelo e la vita concreta, personale e sociale degli uomini, in campo catechetico si rende necessaria una pastorale organicamente pianificata. Con la partecipazione delle entità e delle persone interessate, essa può facilitare la scoperta di sentieri più rapidi per raggiungere determinate mete, per servire meglio il regno di Dio.

Nell’esortazione apostolica Catechesi Tradendae e, sicuramente, nei risultati dei giorni di studio sulla catechesi della vostra regione, in due anni consecutivi (1980 e 1981) - cosa che merita encomio - troverete indicazioni e proposte che il vostro zelo e la vostra responsabilità di pastori e maestri nella fede vi porteranno a utilizzare, per formare gli spiriti e per plasmare correttamente la visione della fede, il senso critico cristiano e la coscienza morale dei vostri fedeli, a partire dalla più tenera età.

4. In questo impegno evangelizzatore, tutti coloro che nella Chiesa devono o vogliono essere catechisti non possono non essere opportunamente coscientizzati. Evidenzio, in questa sede, il ruolo della famiglia e della scuola, soprattutto per quanto concerne la catechesi dell’infanzia e dell’adolescenza. Ma tutti i fedeli cristiani in determinati momenti e ambienti, debbono assumere il nobile compito di aiutare i più giovani a prepararsi alla vita secondo il Vangelo: in un mondo difficile, con la testimonianza della gioia della fede, tutti devono evangelizzare, catechizzando.

Ad ogni modo, saranno sempre i sacerdoti, diretti collaboratori del vescovo che è il “primo responsabile della catechesi” nella sua Chiesa particolare (Catechesi Tradendae, 63), i principali agenti nella pastorale della catechesi, intervenendo con adeguata sensibilità soprattutto in rapporto alla religiosità popolare, sapendo canalizzarla sulle strade di una fede genuina, e in rapporto alla catechesi permanente a tutti i livelli. È necessario utilizzare opportunamente i mezzi e le occasioni che si presentano, tenendo sempre presente il triplice obiettivo di condurre ciascun battezzato a questa triplice acquisizione: comprendere il messaggio integrale del Vangelo; fare l’esperienza della fede e, soprattutto, l’esperienza della comunità della fede nella Chiesa, fondata sulla verità, l’unità e la carità.

So che nella vostra regione vi è un vescovo responsabile della pastorale giovanile e dell’insegnamento religioso scolastico: confidiamo tutti - voi che lo avete eletto e il Papa con voi nella sua capacità - nella sua efficacia e nell’assistenza dello Spirito, affinché si possa mettere a frutto questa generosa età e questo momento così propizio della frequenza scolastica per rafforzare ed educare nella fede e nella coerenza morale le generazioni che emergono nella vita, promessa di un nuovo avvenire, illuminato dal riconoscere Dio e il suo disegno di formare tra gli uomini una sola famiglia di buoni fratelli.

5. “Irremovibili nella speranza del Vangelo” e fiduciosi in Colui che realizza in noi il volere e l’operare (cf. Fil 2, 13), mi sia permesso di indicare, tra gli altri, tre settori in cui si impone con urgenza l’evangelizzazione, anche attraverso la via della catechesi.

a) La famiglia. Risulta evidente dalle vostre relazioni l’urgenza di un’azione convergente e unitaria delle diverse diocesi, non solamente di una regione ma dell’intero Brasile, per salvaguardare e promuovere i valori della famiglia, tradizionalmente sana e solida, ma minacciata da diverse parti e persino aggredita da certi modelli che gli sono capziosamente imposti. Non ci è possibile in questa sede intrattenerci a conversare su una pastorale organica che cerchi di preparare i giovani al sacramento del matrimonio e alle responsabilità familiari, di aiutare le coppie a svolgere le loro imprescindibili funzioni e a vivere l’ideale cristiano indicato dal Concilio Vaticano II di rendere le famiglie “chiese domestiche”, responsabili allo stesso tempo della formazione dell’uomo e del cristiano, poiché “il futuro dell’uomo passa attraverso la famiglia”. Quanto esposto presuppone criteri chiari sull’unità e l’indissolubilità del vincolo matrimoniale e sulla fedeltà, fecondità e sacralità della vita e dell’educazione della prole. Presuppone inoltre la coscienza del servizio che la famiglia è chiamata a prestare alla Chiesa e alla società, secondo quanto espresso nella Familiaris Consortio. Ciascun sacramento, e non soltanto il matrimonio, meriterebbe una parola di incoraggiamento e di preparazione. Ma mi limito all’Eucaristia e alla Riconciliazione o Penitenza, comunemente definita nelle vostre terre Confessione.

b) L’Eucaristia è il momento privilegiato della catechesi e il cuore della vita cristiana. Lode a Dio e fratellanza incontrano nell’Eucaristia il loro apice. So che nelle vostre regioni è profonda la devozione eucaristica e ne sono profondamente felice. Oggi mi limito a condividere la vostra preoccupazione pastorale nell’illuminare le coscienze sulle personali disposizioni alla santa Comunione: fede viva, dignità e purezza d’animo. Già san Paolo indicava queste cose quando predicava ai cristiani del suo tempo: “Chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna” (1 Cor 11, 29). Come ben sappiamo, non si potrebbe conciliare con l’insegnamento della Chiesa la posizione di chi venisse a sostenere che l’Eucaristia perdona i peccati gravi senza il necessario accostamento al sacramento della Penitenza. È vero che il sacrificio della Messa è fonte di ogni grazia, in quanto rende presente il sacrificio della croce. Ma ciò non significa che coloro che hanno commesso peccati mortali possano accostarsi alla mensa eucaristica senza essersi riconciliati con Dio, mediante il ministero sacerdotale nel Sacramento.

c) Penitenza o Riconciliazione: è la via ordinaria e necessaria affinché coloro che dopo il Battesimo sono caduti in grave peccato possano recuperare la grazia perduta. Il suo conseguimento non si limita a cancellare i peccati dai cuori contriti, ma è anche manifestazione della bontà misericordiosa di Dio e della sua gloria, secondo la nota espressione di sant’Agostino, registrata nel numero sette del rituale di questo Sacramento: “confessio fidei, confessio vitae, confessio laudis”. Ho potuto notare che giustamente vi preoccupa il ministero della Riconciliazione, che non chiudete gli occhi di fronte ai problemi fondamentali e a quelli che sorgono come nuovi sulla celebrazione “ordinaria e necessaria” del Sacramento. Vorrei solo fraternamente esortarvi a fare in modo che venga messo in pratica quanto si trova esposto nell’esortazione apostolica Reconciliatio et Paenitentia, sulle “convinzioni fondamentali” di vivere e sulle norme da osservare su quanto si riferisce alle forme di celebrazione di questo Sacramento. (Ioannis Pauli PP. II Reconciliatio et Paenitentia, 31-33; cf. Codex Iuris Canonici, cann. 960 ss.)

6. I Giovani. Ricordo sempre con gratitudine le intense ore di fede, di calore umano e di emozione del mio incontro a Belo Horizonte con i giovani del Brasile, “la maggior ricchezza di un paese immensamente ricco”. I giovani guardano alla Chiesa e hanno bisogno di ottenere da essa certezze: e noi abbiamo la grande certezza di Cristo Redentore.

Sono a conoscenza, cari fratelli, che continua ad essere presente in voi l’opzione ai giovani in America Latina, così come è viva l’opzione ai poveri, espressa nella Conferenza di Puebla. Voglio incoraggiarvi a proseguire in questa opzione, insistendo sul “formare nel giovane un senso critico di fronte ai controvalori culturali che vengono trasmessi dalle diverse ideologie” (Puebla, 1197); sul formare il giovane nella verità, sospinta dall’amore, poiché solamente l’amore è capace di costruire, riponendo le speranze negli orizzonti di Dio.

Vi sono altri argomenti e altre componenti della vita ecclesiale oggetto della vostra attenzione pastorale sui quali vorrei dire una parola, come, per esempio: la crisi vocazionale, nonostante essa non sia particolarmente presente nelle vostre regioni; i vostri diretti collaboratori - i vostri cari e benemeriti sacerdoti - che hanno tradizioni da conservare e rispettare; i seminari e le case di formazione per il sacerdozio e la vita consacrata, grazie a Dio, numerosi nelle vostre diocesi; i dediti educatori che cercano in questi luoghi di servire ed edificare responsabilmente la Chiesa; i membri degli istituti di vita consacrata e il loro inserimento nell’unica missione evangelizzatrice della Chiesa; il diaconato permanente, gli altri ministeri e il laicato cattolico dei quali il Concilio continua a sottolineare l’importanza; i mezzi di comunicazione sociale e il servizio del regno di Dio; le università e le facoltà cattoliche, e via dicendo. Dopo questi incompleti accenni, mi rimangono nel cuore come tema di colloquio con Dio, questi e altri problemi.

7. Ancora un’osservazione. La Chiesa ha sempre guardato alle varie forme di espressione artistica con molto rispetto (cf. Sacrosanctum Concilium, 122). Numerosi sono stati gli artisti che nella vostra terra, soprattutto nel periodo barocco, hanno tradotto in produzione artistica l’emozione e la profondità religiosa propria o altrui, attraverso la riflessione sulle sacre Scritture e sulle vicissitudini della vita umana. Il risultato di ciò è stato un ricco patrimonio artistico, rimasto a testimoniare alle nuove generazioni la fede di coloro che li hanno preceduti e a risvegliare in esse una domanda e un desiderio di scoperta e approfondimento dei genuini valori cristiani.

Come non preoccuparsi dunque di salvaguardare tali ricchezze dell’ingegno dell’uomo illuminato dalla fede? Come non prodigarsi a far sì che il messaggio cristiano, contenuto nelle opere e nei monumenti, possa essere proposto per quanti cercano l’esperienza divina attraverso la bellezza?

Con piacere mi sono reso conto di quanto nella vostra missione sia presente tutto ciò, di quanto state facendo per difendere e valorizzare tali beni in collaborazione con le autorità pubbliche. Queste, rispettando quanto è di competenza ecclesiastica, non possono non prestare attenzione a quanto è allo stesso tempo patrimonio religioso e patrimonio culturale della nazione.

8. Vi ringrazio per la visita che mi avete fatto. So che siete persuasi che ha veramente ragione l’Apostolo nel confessare: “tutto posso in colui che mi dà forza” (Fil 4, 13). Esulto con voi per il buon andamento della “Regional” e per quanto avete potuto scrivere nella vostra relazione globale: “i nostri vescovi, effettivamente e affettivamente cercano di camminare insieme, mostrandosi sempre segno di unione”.

Concludendosi con voi il ciclo di questa visita “ad limina Apostolorum” dei fratelli vescovi brasiliani, il mio pensiero vola sino a Fortaleza, dove ho avuto la gioia di vedere tutti uniti coloro che integravano la vostra Conferenza episcopale, la maggior parte di coloro che ho incontrato durante quest’anno. E ricordando quanto di sempre valido in quella circostanza dicevo loro fraternamente, chiedo all’apostolo e sommo sacerdote della fede che professiamo, Gesù Cristo (cf. Eb 3, 1) per tutti senza eccezione alcuna la fedeltà a Colui che vi costituisce pastori della Chiesa presente in Brasile, estesa porzione di una sola e unica Chiesa di Cristo.

Imploro per tutti voi e per le vostre comunità diocesane la celeste protezione della Vergine, che da quanto mi avete confermato, continua ad avere un posto privilegiato nella devozione del popolo fedele della vostra regione. Numerosi sono i pellegrinaggi e le feste dedicati a Madonna a cui i fedeli accorrono. Che trovi sempre lo spazio e l’impulso catechetico a ritemprare la propria fede in Cristo, guardando verso Maria santissima. Al suo Cuore Immacolato affido la Chiesa di Minas Gerais, di Espirito Santo e dell’intero Brasile.

Sia pegno della mia comunione e della mia partecipazione ai vostri lavori, alle vostre gioie alle vostre speranze di pastori, la benedizione apostolica che di tutto cuore vi impartisco, estendendola alle vostre comunità diocesane.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 
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