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VISITA ALLA CHIESA DI SANT’IRENEO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 9 marzo 1986

 

Ai fedeli 

Saluto cordialmente tutti i presenti, saluto tutta la comunità di questo quartiere, tutta la comunità di questa parrocchia che porta il nome, il titolo di sant’Ireneo. Come diceva il vostro parroco, sant’Ireneo era un grande confessore e martire, martire di Cristo e della Chiesa; era un grande difensore della missione, del ministero petrino nella Chiesa, del primato di Pietro e del ministero petrino. Era anche un gran confessore, un grande dottore dell’uomo.

“Gloria di Dio è l’uomo vivente”. Queste sue parole sono entrate nella tradizione del magistero della Chiesa, sono entrate nella tradizione di tutto il cristianesimo, cristianesimo che viene da Dio ed è orientato verso l’uomo, perché l’uomo è gloria di Dio. Per essere gloria di Dio l’uomo deve vivere pienamente la grazia di Dio, la vita di Dio. Ecco, incominciando questa visita nella parrocchia di quel grande dottore della Chiesa e martire di Cristo, vorrei augurare a tutti, a tutti i presenti, a tutti noi di essere - come diceva sant’Ireneo - “Gloria Dei, l’uomo vivente”.

Saluto tutte le famiglie, tutte le generazioni, cominciando dai più anziani e andando fino ai più piccoli, andando anche ai neonati, ai nascituri, tutti. Che il Signore vi benedica, che questa parrocchia sia per voi un centro della vita umana e della vita cristiana, come lo augurava alla Chiesa, tanti secoli fa, sant’Ireneo, martire e dottore della Chiesa. Poi, avvicinandosi le festività pasquali auguro, già da oggi a tutti i presenti, a tutti i parrocchiani, la buona Pasqua.

Ai bambini 

Saluto cordialmente tutta la giovane parrocchia, la più giovane. Siete voi che la costituite: i ragazzi delle scuole elementari, delle scuole medie, quanti si preparano alla Prima Comunione, coloro che si preparano alla Cresima. Ecco, vi saluto insieme con i vostri genitori, che non mancano, con i vostri insegnanti, i vostri catechisti, i vostri sacerdoti.

Avete cantato all’inizio del nostro incontro: “Noi siamo il tempio del Dio vivente e lo Spirito Santo abita in mezzo a noi”. Questa è una verità molto profonda, su cui vorrei interrogarvi. Da quando lo Spirito Santo abita in noi, da quando abita spiritualmente nello spirito umano, nell’anima umana? Comincia ad abitare nella nostra anima dal momento del Battesimo. È per questo che il Battesimo è così importante: importante per questo piccolo che diventa cristiano, importante per la sua famiglia, importante per la Chiesa, non solamente per la parrocchia, porzione della Chiesa, ma per tutta la Chiesa. Possiamo dire che con questo neobattezzato nasce anche la Chiesa. La Chiesa nasce per l’uomo perché - come abbiamo sentito prima - l’uomo è vivente nella Grazia; abitato già da bambino, da piccolo bambino, da neonato, abitato dallo Spirito Santo, egli è gloria di Dio. Sono parole di sant’Ireneo.

Poi questo abitare dello Spirito Santo, di cui avete parlato, cresce perché cresce l’uomo, cresce anche lo spazio interiore, spirituale, insieme con il corpo umano. E questo spazio più ampio si prepara a ricevere lo Spirito Santo in un nuovo modo. Quando avviene questo? La maggior parte di voi piccoli si prepara alla Prima Comunione. Voi dovete ricevere la Prima Comunione, dovete ricevere sacramentalmente Gesù Cristo crocifisso e risorto. Là è egli che invia lo Spirito Santo nelle nostre anime. E ancora c’è un sacramento al quale si preparano i più grandi, quelli delle classi superiori: la Cresima. La Cresima è un sacramento specifico dello Spirito Santo in noi. La Cresima ci fa uomini e donne spiritualmente maturi, ragazzi e ragazze spiritualmente maturi. È una bella cosa, una cosa invisibile; ma tutto ciò che è spirituale è invisibile. Dio è invisibile. Quando si è fatto uomo è divenuto visibile, ha vissuto la vita visibile umana. È diventato bambino, giovane, è diventato adulto, ha compiuto la sua missione messianica. È stato crocifisso, è risorto visibilmente. Ma di per se stesso Dio, come tutto quello che è spirito, è invisibile. Noi crediamo la realtà invisibile e noi vediamo che tale realtà invisibile è anche dentro di noi. Questo vuol dire quanto avete pronunciato, cantato, al momento del mio ingresso in parrocchia: Siamo il tempio di Dio. Ciascuno di noi è tempio di Dio e lo Spirito Santo abita in Lui. Abita perché deve portare in sé la presenza di Dio, presenza invisibile, ma reale.

Ecco io ho voluto dare una breve spiegazione di ciò che avete cantato e vorrei, nello stesso tempo, augurare a tutti i ragazzi e le ragazze e alle loro famiglie di essere veramente “tempio dello Spirito Santo”. Di essere, di nascere col Battesimo, di crescere nella Comunione, di crescere nella Cresima e di rimanere per tutta la vita saldi nella fede. Auguro a tutti voi ragazzi, ma anche adulti e anziani di non diventare mai un tempio vuoto, specialmente adesso, durante la Quaresima. È questo il richiamo forte che la Chiesa rivolge a tutti: accogliere lo Spirito Santo nel tempio interiore. Che non sia mai vuoto il tempio della nostra umanità cristiana! Che non sia vuoto il tempio della nostra anima!

Ecco, carissimi, già mi dicono che il Papa ha parlato abbastanza e deve terminare; anch’io penso lo stesso. “Vorrei offrirvi una benedizione con il cardinale vicario e i vescovi; una benedizione cordiale per dare una conferma a questo nostro incontro dedicato al tempio che è ciascuno di voi, al tempio nel quale abita lo Spirito Santo. Tanti auguri agli abitanti di questi palazzi vicini, di tutta la parrocchia. Sia lodato Gesù Cristo.  

Ai gruppi e alle associazioni di Apostolato  

Questa relazione ci ha presentato il panorama della Comunità eucaristica che vuole conformarsi a ciò che è l’essenziale per la Chiesa fin dall’inizio. La Chiesa ha capito fin dall’inizio che vive e cresce della croce e nella risurrezione di Cristo. Questo si realizza sacramentalmente nell’Eucaristia. In ogni epoca, anche nella nostra, la Chiesa nasce dall’Eucaristia, cresce dall’Eucaristia e si diffonde dall’Eucaristia.

Così voi, carissimi, avete veramente toccata la parte centrale di quella che possiamo chiamare un’“ecclesiogenesi”, ciò in cui la Chiesa diventa se stessa, si autorealizza tramite questo sacramento in cui Cristo è presente come sacerdote e come vittima, come sangue, come corpo; questo sacramento di cui vive e cresce il suo Corpo mistico.

Avete scelto la parte più preziosa, più importante, più centrale. Io voglio solo incoraggiarvi a continuare, con la stessa serietà che vi avete profuso finora, in questo impegno di vita cristiana, questo impegno di apostolato, questo impegno proprio dell’identità cristiana.

Questo è il mio augurio a tutti e a ciascuno di voi e alle vostre famiglie, ai vostri bambini, che sono qui presenti e che dimostrano come le famiglie vivono nella luce che si irradia dall’Eucaristia. Questo dà continuità alla prima comunità cristiana di cui parlano gli Atti degli apostoli, la quale viveva nella preghiera, nell’ascolto della parola degli apostoli e nella frazione del Pane. Vi auguro di continuare così e di trovare la vostra interiore pienezza spirituale in questo cammino che avete scelto e che portate avanti.  

Il canto mariano del “Tota tua” accoglie poi il Santo Padre nella saletta in cui lo attendono i membri della Legione di Maria e dell’Apostolato Vincenziano. Ai fedeli Giovanni Paolo II rivolge le parole seguenti  

Devo esprimere la mia gioia per il fatto che in questa parrocchia di Sant’Ireneo Maria abbia la sua legione, il suo esercito. Grazie a Dio questa Legione di Maria è molto apprezzata in tutto il mondo! Mi congratulo e mi rallegro con la parrocchia di Sant’Ireneo perché ha questa Legione. E lo stesso si dovrebbe dire dell’Apostolato vincenziano, che continua il carisma caratteristico di san Vincenzo de’ Paoli, di questo grande santo francese e di tutta la Chiesa: l’apostolato caritativo.

Così la parrocchia è permeata da due correnti della vita cristiana: la Legione di Maria e l’Apostolato vincenziano. I segni di questa realtà, di questo movimento interiore si vedono anche esternamente, perché la parrocchia, essendo una parta della Chiesa, ha il suo corpo e la sua anima; e il corpo vive dell’anima. Penso che voi, carissimi fratelli e sorelle, cerchiate di animare questa parrocchia. Così vi ponete al servizio dello Spirito Santo che è il primo e principale divino animatore, di tutta la Chiesa: anima e animatore.

Vi auguro di continuare con lo stesso spirito mariano e vincenziano per il bene di tutti i vostri fratelli e sorelle, anche per il bene personale di ciascuno di voi e per quello delle vostre famiglie. Buona Pasqua.

Alle comunità neocatecumenali  

Alle comunità neocatecumenali:

Quando sento questo canto, “Maria hai creduto alla Parola del Signore”, so che sono in presenza di un gruppo neocatecumenale. L’ho sentito in diversi Paesi e in diversi continenti, recentemente anche in India; lo stesso tono, la stessa melodia, le stesse parole di questo canto: questa invocazione di Maria che ha creduto e che è così diventata la prima credente, possiamo dire, la corifea di tutti i credenti. Ella ha creduto nel senso più pieno e più fruttuoso. “Maria hai creduto alla parola del Signore”: con queste parole l’ha benedetta Elisabetta e con le stesse parole la benediciamo noi, la benedice tutta la Chiesa e la benedite specialmente voi neocatecumenali.

Per voi il cammino della fede è la cosa essenziale, quel cammino che ha il suo inizio sacramentale nel Battesimo e che ha la sua dimensione lungo la vita dell’uomo, di ciascuno di noi. Questo cammino ha anche, come avete detto bene, il suo ritmo: un ritmo che si esprime in queste due parole “traditio” e “redditio”. La fede deve essere trasmessa e ricevuta: questo si fa col Battesimo e poi attraverso l’educazione cristiana. Questo si compie attraverso i vari messaggeri di Dio, come fu per Maria il messaggero angelico, Gabriele. E questo è stato fatto tramite Gesù Cristo primo e assoluto messaggero di Dio per l’umanità intera. Questo si faceva tramite gli apostoli e si fa tramite la Chiesa.

Questo primo ritmo, questa prima tappa che è il ricevere, la “traditio”, deve essere seguita dall’altra tappa, quella della “redditio”: la fede ricevuta deve essere trasmessa perché è un tesoro gratuito offertoci da Dio non solo per nasconderlo dentro di noi, per viverlo in modo intimistico, privato, ma ci è tramandato per essere trasmesso agli altri. Occorre avere un grande entusiasmo, una grande convinzione della fede, per portarla agli altri. E così i neocatecumenali si fanno catechisti itineranti, portano il Vangelo di Cristo, portano la testimonianza della fede: non solamente parole sante in senso astratto ma parole testimoniate, parola di Dio testimoniata dalla fede di ciascuno. Questo è una forza.

Io vi auguro, carissimi, che questo doppio ritmo della fede, “traditio” e “redditio”, sia sempre quello della vostra vita, sia quando siete in cammino, sia quando, dopo averlo terminato, ritornate come cristiani particolarmente maturi nella comunità della parrocchia. Vi vedo sempre volentieri. Gli incontri con voi sono molto gioiosi per due elementi: uno è il canto, un canto molto energico, l’altro sono i bambini, i piccoli che fanno, diciamo, il loro cammino neocatecumenale e portano a tutti, e a me, una grande gioia. Voglio abbracciarvi tutti con una benedizione e augurarvi una buona Pasqua nel vostro cammino neocatecumenale.

Ai gruppi giovanili del dopo-cresima

All’inizio di questo incontro, mi viene spontaneamente alla memoria la parola della sacra liturgia, della liturgia di Pentecoste: “Spiritus Domini replevit orbem terrarum et hoc quod habet omnia scientia habet vocis”. Questo è latino, la lingua madre dell’italiano, e credo che gli italiani debbano conoscere il latino, almeno dovrebbero. Ma per essere sicuro cercherò di fare una traduzione, una traduzione libera. Allora, lo Spirito di Dio ha riempito tutta la terra. La seconda parte la tradurrò del tutto liberamente: tutti i visitati dallo Spirito Santo sanno cantare.

Ecco perché mi torna nella memoria questa citazione della sacra liturgia e naturalmente della Bibbia: perché voi sapete veramente cantare. E questo l’ho constatato prima in Chiesa dove si cantava con tanta forza, la forza della bellezza, la forza dell’arte e poi la forza della comunione. Sappiamo bene che il canto crea la comunione. Sant’Agostino ha detto. “Qui cantat bis orat”. Il significato di queste parole può essere anche così inteso: chi canta, canta due volte perché trova la comunione. Cantando si costituisce una comunità di voci; una comunione di voci e così il canto diventa forte, il canto diventa testimonianza. Nel canto che avete eseguito prima in chiesa e ora qui durante questo incontro, ho trovato una testimonianza e così capisco bene che voi siete veramente una comunità post–Cresima, una comunità che vive e che continua a vivere la grazia sacramentale della Cresima. Questa grazia ci dà la voce. La Cresima ci dà la voce, fa di noi i cristiani che hanno voce, che non sono solamente capaci di ascoltare, di ricevere, ma sono capaci anche di parlare, di trasmettere la fede, di testimoniare la fede. Qui c’è un parallelismo tra il canto e l’apostolato, tra il canto e la testimonianza. Tutto questo esprime bene l’opera dello Spirito Santo, l’opera che egli esercita in noi tramite il grande sacramento della Cresima.

Voi cercate di essere fedeli a questo sacramento ricevuto. Voi cercate di acquistare la voce, la voce autentica, la voce dei credenti, la voce dei testimoni di Cristo. Cercate di approfondire questa voce per trasmetterla agli altri, ai vostri coetanei, per illuminarli con questa fede ricevuta, la prima volta nel Battesimo e poi la seconda volta, in senso più maturo, nella Cresima. Cercate di illuminare con questa luce il vostro lavoro, i vostri studi, anche le vostre tristezze, le vostre gioie, la vostra gioventù, il vostro futuro. Avete raggiunto questa luce, la luce portata nel mondo da Dio stesso, dal Figlio di Dio. Dobbiamo camminare in questa luce, la luce portata nel mondo da Cristo ma dobbiamo anche far camminare gli altri, introdurre gli altri in questo cammino della fede.

Questo io credo sia il vero significato della vostra comunità giovanile e anche il significato di questo incontro di oggi. Vi auguro di continuare. La fede è una ricchezza, una ricchezza oggettiva perché è la parola di Dio e questa parola rispecchia la realtà di Dio che è tutto. Tutto è in Dio, tutto il bene, tutto il vero, tutto il bello è in Dio. Allora, bisogna approfondire questa fede, approfondire questa parola di Dio, rendere sempre più profondo, più autentico, più vissuto il contatto con questa realtà che è Dio, che è Dio rivelato in Gesù Cristo, che ha detto “Io sono la via, la verità e la vita”.

Vi auguro di seguire Cristo. Vi auguro anche una buona Pasqua e tutto quanto è bello, è buono, è vero. Grazie per questo incontro.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 
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