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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UN GRUPPO DI GIURISTI POLACCHI

Giovedì, 20 marzo 1986

 

Signori e signore, cari fratelli e sorelle.

1. Vorrei darvi il mio cordiale benvenuto in questa casa pontificia, cari giuristi, partecipanti del primo pellegrinaggio della Pastorale nazionale dei giuristi di Cracovia, Katowice, Nowy Sacz, Poznan e Zielona Gora. Saluto il pastore nazionale dei giuristi, prof. Tadeusz Pieronek, e gli altri sacerdoti che sono venuti con voi a Roma. Saluto tutti e ciascuno, e attraverso voi, qui presenti, estendo il mio cordiale saluto ai vostri ambienti e a tutti quelli che nella Patria desiderano servire la giustizia che costituisce il bene fondamentale dell’uomo, della società e della nazione.

Ringrazio vivamente l’avv. Kazimierz Ostrowski per le parole che ha pronunciato, interpretando molto chiaramente i sentimenti che vivono nel pensiero e nel cuore sia vostro che mio.

Sono molto lieto e vi ringrazio del fatto che siate riusciti a superare non poche difficoltà che avevano ostacolato il vostro viaggio, e che vi troviate finalmente - dopo tanti sacrifici - nella Città Eterna. In questa città che è così cara ai compatrioti credenti e così vicina non solo agli storici e amanti dell’arte, ma anche, particolarmente, ai giuristi i quali proprio da qui traggono le loro origini: dalla Roma cristiana e, attraverso essa, da quella antica.

L’incontro odierno, i volti tra cui molti mi sono ben noti, mi fanno ritornare alla mente l’incontro natalizio al quale ha accennato l’avv. Ostrowski, svoltosi qui in Vaticano nel gennaio 1980, e soprattutto gli incontri che si svolgevano ogni anno in via Franciszkanska, durante i quali ci dividevamo l’“oplatek”; e ricordo anche altri incontri che sono impressi nel mio cuore.

2. Pellegrinaggio a Roma, pellegrinaggio durante la Quaresima! È un’occasione propizia per porsi le domande riguardanti il nostro cammino: quello che abbiamo compiuto finora, quello che è davanti a noi, quello della vocazione e dei compiti che Dio ci ha posto dinanzi.

Avete sentito certamente questa inquietudine, così utile e creativa, anche venendo qui. La domanda sul nostro cammino è anche una domanda sui valori, sulla vita e il suo significato, sulla vocazione e la sua realizzazione. È quindi domanda della coscienza la quale è continuamente esposta a varie prove. Quante prove hanno dovuto passare le generazioni contemporanee nella nostra Patria! Quante prove abbiamo vissuto noi e quante ne stiamo vivendo; prove che costituiscono per l’uomo l’esame di vita.

L’inquietudine e le domande che nascono spontaneamente nell’uomo e che la Chiesa, in virtù della sua missione, suscita in esso, gli impediscono di abituarsi a tutto ciò che gli viene suggerito, e talvolta imposto, dal “mondo”. Gli impediscono di abituarsi e di arrendersi al peccato, alle diverse forme di schiavitù, di disuguaglianza, di ingiustizia o di menzogna.

3. La Chiesa, suscitando le domande che esistono nell’uomo, vi dà nel contempo l’essenziale risposta. Questa risposta è Cristo, è il suo Vangelo, il suo mistero pasquale, la sua croce e risurrezione. Questa risposta, soprattutto nel suo finale pasquale, è un dono speciale e ineffabile di Dio all’uomo. Il Concilio Vaticano II insegna che l’opera redentrice di Cristo, abbraccia anche il rinnovamento di tutto l’ordine creato, e la missione della Chiesa consiste anche nell’infondere lo spirito evangelico nell’ordine delle cose temporali. I laici compiendo questa missione nella Chiesa devono cercare di plasmare, nello spirito cristiano, il modo di pensare e i costumi, le leggi e l’ordinamento della propria società (cf. Apostolicam Actuositatem, 5. 13); devono “rendere presente e operosa la Chiesa in quei luoghi e in quelle circostanze, in cui essa non può diventare sale della terra” (Lumen Gentium, 33).

4. Potremmo chiederci in quanti posti in quante circostanze il vero ed efficace apostolato si realizza ancora attraverso la presenza dei laici! Quanti posti e circostanze del genere ci sono nel vostro ambiente giuridico e nel vostro mondo!?

5. Continuate dunque gli sforzi per rendere la vostra fede più cosciente e matura. Bisogna che essa trovi la sua espressione anche nella responsabilità cristiana; che abbia l’influsso sulla vita; che plasmi le coscienze e la moralità liberandola dai pericoli e dalle minacce in cui essa si trova, e si trova sempre più spesso. Nella luce della fede matura la coscienza dei doveri cittadini. La fede obbliga ad assumere con coraggio le responsabilità sociali: è fonte inesauribile di energia; fornisce dei motivi più profondi per la trasformazione e lo sviluppo dell’uomo e della società, nel riconoscimento e nel rispetto delle istituzioni esistenti, ricordando tuttavia le note parole che Pietro e gli apostoli pronunciarono quando gli venne proibito di predicare e di insegnare nel nome di Gesù: “Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” (At 5, 29).

6. L’apostolato e la missione particolare dei giuristi consistono nella sollecitudine per l’ordine sociale senza il quale il bene della persona umana, e quindi anche il bene della società, è esposto al pericolo da parte di una forza che non riconoscendo nessuna legge, dichiara di essere legge essa stessa. L’ordine giuridico che vige nella società non è e non può essere, certamente, fine a se stesso. Ha il carattere di servizio nei confronti dell’uomo, della persona umana, nonché nei confronti della comunità sociale nella quale essa adempie ai suoi doveri. Creando l’ordine giuridico e difendendo la sua verità voi, in modo particolare, servite l’uomo. Dovete sentirvi quindi profondamente impegnati nell’assicurare le condizioni giuridiche che favoriscano lo sviluppo della persona secondo la sua verità e la sua dignità. Dovete da una parte creare tali condizioni e dall’altra custodirle, qualora si trovassero in pericolo.

La persona umana ha il diritto a questo genere di ordine che è favorevole ad essa e alla società. Svolgendo quindi la vostra professione nella verità e nell’amore per l’uomo, voi difendete il suo diritto fondamentale; diritto alla vita dignitosa nel mondo dignitoso. Il diritto della persona umana alla vita dignitosa è radicato nella sua natura che è frutto del pensiero creativo di Dio stesso. Difendere i diritti dell’uomo, creare le condizioni che favoriscono lo sviluppo delle persone e della società significa collaborare con il Creatore.

7. Ponete sempre al centro delle vostre sollecitudini e della vostra attività l’uomo, il suo bene, la sua dignità. Dovete guardare l’uomo, sentirlo, viverlo e considerarlo in tutta la sua verità, Bisogna fare tutto affinché in ogni circostanza l’uomo si senta difeso, amato; affinché sia salvato, perché la salvezza dell’uomo dal pericolo, da ogni pericolo, fa parte di quell’altra salvezza che viene da Dio.

8. In questa prospettiva vedo la vostra professione, o meglio, la vostra vocazione. Vedo in essa la collaborazione con il Padre che continua sempre la sua opera, con il Creatore. Vi prego di considerare la vostra fatica quotidiana proprio in questa luce. Cercate di vedere in essa il compimento di questa vocazione di fronte a Dio.

9. Accogliete, signori, queste parole; voi che siete chiamati continuamente a incontrare le persone, varie persone, sul terreno della giustizia; voi che siete e dovete essere messaggeri, difensori, custodi della legge e della legalità sulla nostra terra; voi che dovete vegliare perché siano rispettati in tutti i sensi i diritti e i doveri; voi che rimanete al servizio della giustizia, dell’ordine sociale e della pace: “opus iustitiae pax”.

Nell’enciclica Laborem Exercens ho scritto: “Il rispetto dei diritti dell’uomo costituisce la condizione fondamentale per la pace nel mondo contemporaneo: per la pace sia all’interno dei singoli Paesi e società, sia nell’ambito dei rapporti internazionali” (Laborem Exercens,1).

La vostra fede vi insegni e vi aiuti a vedere e a vivere l’uomo, la sua dignità nel campo della giustizia e nelle dimensioni di Cristo: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40). Non cessate di nutrire amore e speranza per quelli che vengono condannati nella luce delle giuste leggi. Si tratta prima di tutto di restituirli a loro stessi, a Dio e alla società.

Svolgendo la vostra professione contribuite alla costruzione della vera civiltà, fondata sulla verità, giustizia e amore. Vorrei citare le parole del Vangelo: “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Mt 5, 16).

10. È questo l’oggetto particolare dei miei auguri che rivolgo a voi, cari fratelli e sorelle, in occasione di questo pellegrinaggio. Siate docili alla volontà dello Spirito Santo che è un dono offerto alla Chiesa dal Padre, nell’adoratissimo Cristo. Che la testimonianza che date e darete a Cristo sia forte ed efficace testimonianza di questo Spirito Santo. Ogni giorno affido la mia Patria alla Signora di Jasna Gora. Oggi desidero affidarle in un modo particolare voi, le vostre famiglie, i vostri ambienti e amici, e tutti coloro che nella nostra Patria e in tutto il mondo “hanno fame e sete della giustizia” e sono “perseguitati per causa della giustizia”. Che li guidi tutti Cristo risorto e li faccia partecipi del suo regno (cf. Mt 5, 6-10).

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 
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