Cari fratelli e sorelle in Cristo.
Vi do il benvenuto a Roma, città che ha ascoltato i misteri degli apostoli
Pietro e Paolo. Quando ci incontrammo per la prima volta a Utrecht, esprimeste i
problemi che sentite profondamente. Essi comprendono i matrimoni misti, la
partecipazione all’Eucaristia, il ruolo delle donne nella Chiesa e la
collaborazione ecumenica. Sono lieto che siate venuti qui per continuare la
conversazione.
Le questioni che avete sollevato sono per me motivo di grande preoccupazione.
Questi problemi infatti, ciascuno nel proprio modo, sono un commento dell’epoca
nella quale viviamo con le sue nuove provocazioni ecumeniche. Il modo in cui le
trattiamo proverà quanto noi comprendiamo l’ecumenismo. Spero che, durante
questa settimana, abbiate potuto avere un buono scambio su di esse. Spero che il
vostro dialogo che qui a Roma ha compiuto un altro passo continui a livello
nazionale quando ritornerete in Olanda. Nel breve tempo che abbiamo insieme ora,
vorrei indicare tre considerazioni fondamentali. Innanzitutto dobbiamo insistere
di nuovo che l’ecumenismo è una priorità pastorale nella Chiesa cattolica e per
tutti i cristiani. Tutti noi, ad ogni livello della Chiesa, dobbiamo impegnarci
in modo da non perdere di vista il traguardo dell’unità visibile, perché si
percorra ogni strada legittima verso questo scopo.
Le separazioni del XVI secolo hanno compromesso soltanto superficialmente la
Chiesa e la vita dei credenti, ma esse hanno avuto serie conseguenze,
separandoci gli uni dagli altri e rompendo la nostra unità, esse hanno toccato
alcuni elementi essenziali della fede. Non abbiamo altra scelta, se non quella
di sanare le piaghe della divisione che ci tengono lontani e curare le ferite,
cosicché possiamo vivere insieme in quella pienezza di fede e vita sacramentale
che Cristo vorrebbe concederci. Egli ci chiama, tocca a noi rispondere. Questa è
la direzione nella quale il movimento ecumenico si è mosso, per il quale
ringraziamo Dio. Ci sentiamo obbligati a continuare in questa direzione con
fedeltà nella misericordia. Questo è ciò che consideriamo priorità pastorale.
Secondariamente, l’importanza pastorale e le implicazioni dell’ecumenismo
stanno diventando chiare. Sappiamo che le divisioni tra i cristiani sono state
uno scandalo e un ostacolo alla missione della Chiesa nel mondo. Ma ora vediamo
più chiaramente ciò che abbiamo sempre saputo: che queste decisioni hanno avuto
un effetto sulla gente. Esseri umani, individui sotto la nostra protezione,
hanno sofferto sono stati vittime degli eventi di secoli fa. Voi avete
sottolineato ciò parlando delle difficoltà che la gente affronta nei matrimoni
misti riguardo alla religione. Le nostre divisioni intaccano la felicità dei
singoli, delle famiglie delle comunità locali. La gente soffre. So che queste
preoccupazioni pastorali sono per voi le più importanti perché siete qui come i
pastori, la cui preoccupazione primaria è la felicità cristiana della gente. Ma
i problemi pastorali non possono mai essere risolti completamente se noi
rendiamo plausibili le differenze nelle fede di cui questi problemi pastorali
sono il frutto.
In terzo luogo, il nostro approccio all’ecumenismo deve essere la verità, nel
prendere in considerazione l’intera serie delle questioni che sono richieste per
adeguate soluzioni ai problemi. Qui richiamiamo il problema della partecipazione
eucaristica. L’incapacità a condividere l’Eucaristia è una conseguenza dei
tragici eventi dei secoli passati. La collaborazione ecumenica, che ora si
verifica tra la nostra gente, crea un desiderio di preghiera comune e persino
fame di condividere l’Eucaristia. Tuttavia noi non condividiamo l’Eucaristia.
In tempi recenti, gli importanti risultati dei dialoghi ecumenici hanno
mostrato una crescente convergenza tra le molte Chiese e comunità ecclesiali sul
significato dell’Eucaristia. Noi ci rallegriamo in ciò perché rappresenta un
avanzamento verso la soluzione del problema.
Ma per i cattolici, il problema della condivisione Eucaristica non può essere
risolto separatamente dalla nostra comprensione del mistero della Chiesa e del
ministero che serve l’unità. Tutti questi problemi devono essere accordati nei
rapporti reciproci. A questo proposito prendiamo atto che il ministero e
l’ecclesiologia sono in fase di studio in molti dialoghi bilaterali e
multilaterali. I risultati emergenti da questi studi sono molto promettenti, e
ciò ci rallegriamo.
Conformemente a san Paolo “vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo
di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo” (Ef 4, 15).
Sosteniamoci vicendevolmente nella ricerca delle soluzioni ai problemi che ci
dividono. Un grande progresso è stato fatto e per questo noi siamo grati.
Dobbiamo riconoscere che sono stati fatti ulteriori passi avanti in campo
ecumenico. Non ci può essere un regresso. Dobbiamo continuare. Credo che ogni
sforzo nel dialogo, con l’obiettivo di superare le barriere che separano i
cristiani, sia una risposta ai suggerimenti dello Spirito Santo. È in questa
luce che vedo la vostra visita questa settimana. Vi assicuro le mie preghiere e
offro voti per la guida di Dio sul lavoro della riconciliazione. Preghiamo gli
uni per gli altri, chiedendo a Cristo di mostrarci la strada per venire a lui
insieme.