Sabato, 22 marzo 1986
Carissimi fedeli della diocesi di Amelia.
1. Una singolare circostanza ha determinato questo vostro pellegrinaggio alla
Sede di Pietro, insieme con rappresentanti delle diocesi sorelle di Terni e di
Narni, e io vi accolgo con grande gioia e porgo a tutti il mio cordiale saluto.
In modo particolare desidero salutare il Cardinale Sebastiano Baggio, che fu
con me a Santo Domingo il 12 ottobre 1984 per la grande cerimonia iniziale del
“novenario” in preparazione del V Centenario dell’evangelizzazione dell’America
Latina; il vescovo, monsignor Franco Gualdrini, insieme con il Comitato per le
celebrazioni commemorative di mons. Alessandro Geraldini, originario di Amelia e
primo vescovo di Santo Domingo; le autorità civili della Regione, della
Provincia, dei comuni interessati e del territorio amerino; il clero, i
religiosi, i seminaristi; i vari gruppi di laici impegnati nei diversi settori
dell’apostolato ecclesiale.
Ma il mio saluto va ad ognuno di voi, cari fedeli qui presenti, e si estende
a tutte le Comunità da cui provenite, ricordando specialmente i sofferenti, i
malati, gli afflitti.
La vostra presenza mi richiama alla mente l’intensa e fervorosa giornata che
trascorsi a Terni il 19 marzo 1981. Sono ormai passati cinque anni da quando
visitai la bella e industriosa città: ma il ricordo di quel giorno rimane
indelebile.
2. La motivazione di questo incontro è davvero assai suggestiva: consegnare a
voi la croce, proveniente da Santo Domingo, che riproduce quella che monsignor
Geraldini piantò cinque secoli fa sul luogo dove doveva essere costruita la
cattedrale primaziale delle Americhe.
Affido oggi a voi, ufficialmente, tale croce, ricordando la intrepida figura
di monsignor Geraldini, vostro conterraneo, che, entrato giovanissimo alla Corte
di Spagna al seguito del fratello Antonio, fu influente protettore di Cristoforo
Colombo, sacerdote e vescovo illuminato e zelante, presente al Concilio
Lateranense V, missionario povero, ardimentoso e tutto dedito alla promozione
umana e cristiana dei fratelli del Nuovo Mondo. Devoto alla Vergine Santissima,
costruì la Cattedrale dedicandola a Maria Annunziata.
Questa “croce” tanto significativa giungerà solennemente ad Amelia la
domenica 6 aprile; sarà posta nella cattedrale. Inizierà poi nei mesi successivi
una “Peregrinatio Crucis” che toccherà tutte le parrocchie della diocesi di
Amelia e quelle limitrofe di Todi, per giungere infine nelle cattedrali di Narni
e Terni. E perciò nelle vostre terre dalla Pasqua del 1986 alla Pasqua del 1987
si svolgerà questo cammino personale e comunitario con apposite “missioni
popolari” per una rinnovata e più approfondita evangelizzazione.
3. Ciascuna delle vostre parrocchie attende dunque la croce di Santo Domingo!
Quante volte abbiamo meditato sulla croce, simbolo della fede cristiana,
segno della salvezza dell’umanità! La croce infatti è l’emblema di Gesù, il
Redentore, il Figlio di Dio incarnato e morto crocifisso per noi. Morendo sulla
croce per redimere l’umanità dal peccato, Gesù ha mostrato prima di tutto la
gravità spaventosa della ribellione dell’uomo a Dio e insieme ha manifestato in
modo concreto e tangibile che veramente Dio ci ama e ci vuole salvare: “Dio ha
tanto amato il mondo da dare il suo unigenito Figlio, perché chiunque crede in
lui non muoia, ma abbia la vita eterna . . . Dio ha mandato il Figlio nel mondo
. . . perché il mondo si salvi per mezzo di lui” (Gv 3, 16-17). Inoltre,
Gesù morendo in croce, tra gli spasmi terribili della passione e dell’agonia, ha
voluto significare in modo convincente che le sofferenze, che accompagnano la
storia umana in genere e l’esistenza della singola creatura, hanno un valore
trascendente ed eterno, perché realizzano con Cristo la redenzione e si aprono
alla risurrezione gloriosa. Così scriveva san Pietro ai primi cristiani: “Nella
misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi, perché anche
nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare” (1 Pt
4, 13). E san Paolo affermava che siamo eredi di Dio, coeredi di Cristo “se
veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria
. . . Infatti le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla
gloria futura, che dovrà essere rivelata in noi” (Rm 8, 17-18).
Questi i grandi e fondamentali temi che saranno svolti e meditati durante la
“Peregrinatio Crucis” per approfondire la fede dei fedeli, per infervorare le
anime già più assidue, per avvicinare i lontani, per riattivare la vita
spirituale in tanti che, purtroppo, hanno lasciato la pratica cristiana e non
frequentano più la Chiesa, per illuminare le menti dei giovani e indirizzarli ai
santi ideali dell’amicizia con Cristo e della carità verso i fratelli, ben
convinti che, mentre si svolgono le tumultuose vicende umane, la croce di Cristo
sta ferma e luminosa, unica certezza e unica speranza.
Sarà perciò vostro impegno dedicare attenzione in modo particolare
all’ascolto e alla meditazione della “parola di Dio” nei modi più vari, ma
soprattutto durante la liturgia della santa Messa. Dalla “parola di Dio”
proclamata, ascoltata, commentata, attualizzata nella vita liturgica e
caritativa, sgorga necessariamente la valorizzazione e la frequenza del
sacramento della Riconciliazione, che ridona la “grazia” quando fosse stata
perduta con il peccato grave o aumenta - per così dire - la “grazia” quando
purifica l’anima dai peccati veniali, dandole maggior fervore spirituale e più
intensa energia di carità. Durante la “Peregrinatio Crucis” sarà molto
importante privilegiare la “pastorale giovanile”, con l’istituzione e lo
sviluppo di centri giovanili come luoghi di accoglienza e di formazione e come
mezzi per la scoperta e l’incremento delle vocazioni sacerdotali, religiose e
missionarie. Tutte le Comunità cristiane, sia le parrocchie come i gruppi
associazionistici, vogliano anche sentire come loro compito e preoccupazione il
problema della disoccupazione giovanile in modo da poter portare qualche
rimedio, in collaborazione e con l’aiuto delle autorità civili.
Insieme con l’impegno della catechesi all’interno delle comunità cristiane, i
ragazzi e i giovani studenti non manchino di partecipare anche alle lezioni di
religione svolte nelle singole scuole, come momento in cui maturano la loro
personalità e con cui possono contribuire alle finalità della scuola stessa.
4. Carissimi! La “croce” che affido al vostro vescovo e a voi tutti, fedeli
di Amelia e delle diocesi sorelle di Terni e di Narni, e la “Peregrinatio
Crucis” che prossimamente inizierà di parrocchia in parrocchia è un impegno
molto importante, esigente. Invoco per voi l’intercessione e l’aiuto di Maria
santissima che oggi festeggiamo nel mistero della sua Annunciazione.
La “Peregrinatio Crucis” serva anche ad accrescere la devozione a Maria, che
seguì il suo Figlio nella dolorosa passione e gli stette vicina negli spasmi
della morte in croce.
Mentre vi imparto la mia benedizione, sono lieto di consegnare al vostro
vescovo la croce proveniente da Santo Domingo, assicurandovi che vi accompagno
con la mia preghiera.