Carissimi capitolari della Società di san Paolo.
1. Sono molto lieto di questo incontro con voi, riuniti in occasione del
Capitolo Generale e rivolgo uno speciale pensiero al reverendo don Renato Perino
che avete confermato nell’incarico di superiore generale.
Estendo il mio cordiale saluto all’intera Congregazione, assicurando il
ricordo nelle mie preghiere per tutta la famiglia Paolina, convinto che dal
cielo il venerato fondatore, don Giacomo Alberione, vi accompagna e protegge. So
che siete presenti in ben venticinque nazioni dove svolgete con zelo
l’apostolato dei mezzi della comunicazione sociale. È - come sapete - una
missione grande e di straordinaria responsabilità: essa richiede alte capacità
professionali, ma suppone soprattutto una profonda formazione dottrinale e
spirituale, giacché solo a queste condizioni la tipografia, il microfono e la
pellicola possono essere autentico pulpito di Verità, palestra di apostolato,
efficaci mezzi di salvezza, come voleva don Alberione, il quale conosceva i
rischi di quest’arte e ne temeva le deviazioni. Egli, già all’inizio del secolo,
considerava i mass-media come i nuovi strumenti di cui avrebbe dovuto servirsi
la predicazione della Chiesa nell’epoca moderna e dovette molto soffrire per
tale suo ideale; ma con trepida lungimiranza egli diceva ai suoi figli: “Vi sia
la persuasione che in questi apostolati si richiede maggior spirito di
sacrificio e pietà più profonda . . . Occorrono dei santi che ci precedano in
queste vie non ancora battute e in parte neppure indicate” (ottobre 1950). E
aggiungeva: “Salvare, ma prima salvarci!”.
2. La tappa che ora avete raggiunto con la conferma del superiore apre un
nuovo periodo di vita nella storia della vostra Congregazione e, come tale, si
presta a formulare insieme alcune riflessioni, che vi possono servire come
direttive.
Indubbiamente la Società san Paolo è assai benemerita in questo secolo
nell’impegno dell’apostolato per la vasta e intelligente opera editoriale da
essa svolta. Dando uno sguardo al passato, si rimane ammirati nell’osservare le
magnifiche collane di Sacra Scrittura, di teologia, di agiografia, di filosofia,
di psicologia, di sociologia, di letteratura, di pedagogia, che sono state
pubblicate con scelte accurate e tempestive e con dignitose e accessibili
edizioni; né si possono dimenticare le molteplici opere di liturgia, di
catechesi per ogni categoria di persone, di omiletica, di pastorale, di cultura
generale nei vari campi del gusto e dell’interesse del pubblico. E tutto fu
sempre compiuto alla luce di Gesù Maestro, che si è rivelato come la Via e la
Verità e la Vita.
Con tutta l’ansia che sgorga dal mio cuore vi esorto a continuare a camminare
per il cammino indicato da don Alberione! Non lasciatevi confondere dalle
ideologie che attraversano il mondo moderno! Siate santamente intelligenti,
acutamente critici, apostolicamente equilibrati e perspicaci! Ricordate ciò che
scriveva san Paolo: “Tutto ciò che è vero, nobile, giusto, puro, amabile,
onorato, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri!” (Fil 4, 8).
Rammentate anche ciò che diceva don Alberione: “Tutto per il Vangelo, tutti per
il Vangelo, tutti al Vangelo!”.
I tempi sono cambiati; i tempi sono nuovi e bisogna usare mezzi aggiornati e
adatti per gli uomini d’oggi; ma la dottrina rivelata da Cristo non cambia, è
valida per sempre e per tutti e “noi dobbiamo condurre le anime in paradiso” -
soggiungeva ancora il vostro fondatore. “Il nostro apostolato è predicare Gesù
Cristo e così accompagnare la Chiesa, anzi essere parte della Chiesa la quale ci
ha affidato questa missione”.
Sentite fortemente il dovere di illuminare sempre le anime, di non infondere
mai il dubbio, di non spargere mai la confusione; evitate quanto può creare
sbandamento o può essere dettato dal desiderio di seguire mode culturali aliene
dal Vangelo. Non lasciatevi mai influenzare, nelle decisioni, da motivi di
interesse umano. Sia vostro impegno e vostro gaudio spirituale essere docili al
magistero della Chiesa, sostenendolo nell’opera difficile ma necessaria della
difesa dell’ortodossia e della divulgazione della Verità. Nelle vostre scelte vi
guidi solo il desiderio di annunciare il Vangelo e di servire la Chiesa.
3. Voi “Paolini”, sacerdoti e uomini di cultura e di sensibilità moderna, ben
sapete come i nostri fedeli vivono in un’epoca in cui sentono insegnate e vedono
praticate dottrine spesso difformi dal messaggio del Vangelo. Molti ne restano
frastornati fino a vacillare nella fede. Voi comprendete come diventa sempre più
urgente, importante, delicata la vostra missione! Voi - come il buon samaritano
della parabola evangelica - dovete piegarvi con amore e con estrema trepidazione
su queste anime piagate e doloranti, per portare la parola della Verità, che dà
la luce alle menti, e il conforto delle certezze supreme.
Avete grandi possibilità e grandi capacità: mettetele tutte a servizio della
Verità. Noi sappiamo che il messaggio di Cristo è “rivelazione” di Dio, e perciò
è Verità sempre valida e attuale. L’aggiornamento culturale, che dovete compiere
continuamente in campo teologico, sociale, letterario, deve perciò essere sempre
confrontato con la Verità che non passa: i cristiani di oggi, e tutti gli uomini
in genere, sentono il bisogno della certezza e della chiarezza dottrinale e
perciò ogni vostra produzione deve essere chiara, logica, convincente,
illuminante, consolante. Inoltre, la stessa storia insegna che l’uomo, anche
quando cammina nella notte o si ostina a rimanere nell’errore, ha bisogno di
luce, e soffre per non possederla, anela alla Verità, invidia chi la possiede.
Presto o tardi sente il richiamo di Cristo e perciò vuole incontrarlo nel
sacerdote, nella Chiesa, nel ministro della Verità e della Grazia.
Siete stati chiamati ad una stupenda missione e con i vostri libri e le
vostre riviste potete dare luce interiore a tante anime, portarle a Cristo, dare
loro la gioia e la consolazione dell’incontro con il Divin Maestro, amico e
salvatore.
4. Per riuscire in questo magnifico intento, avete bisogno di una soda e
ferma formazione dottrinale e ascetica. Era l’assillo di don Alberione: egli ben
sapeva che il segreto della riuscita della Società da lui fondata stava
nell’intimità dei suoi figli con Cristo. Uomo di azione e di intraprendenza,
egli era, tuttavia, un contemplativo ed era solito pregare in ginocchio per ore
intere, anche di notte, in Chiesa, davanti al tabernacolo: “Il mondo, la Chiesa,
le anime - diceva - hanno supremo bisogno di Dio: la preghiera ve lo chiama”.
Egli non aveva che una passione: “dare Dio agli uomini e gli uomini a Dio per
mezzo di Gesù Cristo”. Uomo di studio metodico e di meditazione, si era convinto
che “tutto comincia in Gesù Cristo e tutto in lui ha fine” e perciò volle che
ogni “Paolino” nell’annuncio del Vangelo e nella testimonianza di vita cristiana
avesse come modello Gesù Cristo Maestro “Via, Verità e Vita”.
Seguite l’esempio e le consegne del vostro Fondatore, per essere veramente
“tutto a tutti” nella fede, nella carità, nelle opere.
La Vergine Santissima, Regina degli apostoli, che ha una così importante e
insostituibile parte nella formazione di ogni membro della Società san Paolo, vi
faccia sentire in modo particolare il suo amore materno e la sua intercessione;
e voi ripetete ogni giorno con grande fiducia e con filiale impegno la soave
preghiera: “Vergine Maria Madre di Gesù, fateci santi!”.
Vi accompagni la mia benedizione, che estendo con affetto a tutti i vostri
confratelli, con l’augurio di una santa Pasqua!