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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
DURANTE LA MEDITAZIONE ALLA «VIA CRUCIS»

Venerdì Santo, 28 marzo 1986

 

1. “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna” (Gv 6, 68). Cristo, da chi andremo?

In nessun altro giorno dell’anno noi veniamo presso la tua croce come oggi: il Venerdì Santo. Nella croce si è consolidata la memoria della Chiesa circa la tua morte e la nostra redenzione. La croce è l’ultima Parola della tua missione. La croce è la parola della vita eterna. Questa parola è stata pronunciata una volta per sempre tra il cielo e la terra. Tra Dio e l’uomo. Dio non ha revocato questa parola. Questa parola rimane.

2. Dice il profeta Isaia - e sono le parole dell’odierna liturgia del Venerdì Santo: “Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, / si è addossato i nostri dolori / e noi lo giudicavamo un castigato, / percosso da Dio e umiliato. / Egli è stato trafitto per i nostri delitti, / schiacciato per le nostre iniquità . . .” (Is 53, 4-5).

“Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, / ognuno di noi seguiva la sua strada; / il Signore fece ricadere su di lui / l’iniquità di noi tutti . . .” (Is 53, 6). “Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi. / Per l’iniquità del mio popolo fu percosso a morte . . .” (Is 53, 8).

3. Sì, proprio lui. Ma chi è lui? È l’uomo, uno tra i milioni di uomini che sono passati e passano per questa terra. Ma può un uomo addossare su di sé i peccati di tutti?

Chi è lui? È il Verbo del Padre. È il Primogenito di tutto il creato. Per mezzo di lui “sono state create tutte le cose” (Col 1, 16). Per mezzo di lui “tutto è stato fatto” (Gv 1, 3). È il Figlio, della stessa sostanza del Padre. Egli, che abbraccia in sé eternamente tutto ciò che è creato, può far sua dinanzi al Padre “l’iniquità di noi tutti”. Può addossarsela. Solo lui.

E solo in lui - noi uomini, sui quali pesa il peccato, l’eredità del peccato, un’eredità sempre moltiplicata - solo in lui possiamo diventare “giustizia di Dio”.

4. Il Papa Pio XII disse: “il peccato di questo secolo è la perdita del senso del peccato”. Queste parole ha ripetuto tre anni fa il Sinodo dei vescovi nel documento sulla Riconciliazione e Penitenza: “il peccato del nostro secolo è la perdita del senso del peccato”. L’uomo commette il peccato senza chiamare per nome ciò che fa.

Questa però non è la via della liberazione. Essa è soltanto la via della falsificazione della verità. La via della liberazione giunge a buon fine solo attraverso la verità. Colui che morì sulla croce, disse: “conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8, 32). Proprio per questo è andato sulla croce.

Nella croce è racchiusa fino in fondo la verità sul peccato dell’uomo. Sul peccato del mondo. E per quanto l’umanità voglia respingere questa verità, per quanto tenti di cancellare nelle coscienze e nei costumi il senso del peccato, la croce darà sempre testimonianza a questa verità.

5. “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3, 16).

Il Verbo Crocifisso! Il Figlio, che è venuto nel mondo: “non è venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo” (cf. Gv 12, 47).

O uomo del ventesimo secolo! Non ti scostare dal tribunale della croce di Cristo! La croce è il tribunale della salvezza. La croce è la parola di vita eterna. Questa parola è stata pronunciata una volta per sempre tra il cielo e la terra. Tra Dio e l’uomo. Dio non ha revocato questa parola. Questa parola non tramonta.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 
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