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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA «CENTRALE CRISTIANA DEI LAVORATORI
DEL LEGNO E DELLE COSTRUZIONI»

Venerdì, 2 maggio 1986

 

Signor presidente, cari amici.

Ringrazio vivamente il vostro presidente per la presentazione appena fatta dell’ideale che ispira la vostra “Centrale Cristiana di lavoratori del legno e dell’edilizia”, e delle sue numerose iniziative. Sensibile alla fiducia che manifestate al successore di Pietro, sono felice di ricevervi all’indomani della festa di san Giuseppe lavoratore, che noi abbiamo pregato per tutti i lavoratori d’oggi, per la loro solidarietà, per la dignità della loro vita, sul piano umano e cristiano.

Nel secolo scorso i lavoratori belgi, i quali come molti loro fratelli in Europa, sentivano profondamente il bisogno di ottenere la giustizia sociale per loro e per le loro famiglie, hanno trovato un appoggio considerevole nell’enciclica di Leone XIII. Negli anni che hanno seguito l’enciclica infatti sono nati i due sindacati belgi rappresentanti i lavoratori del legno e della costruzione che si sono fusi trent’anni dopo nella vostra Centrale Cristiana. Voi sapete che Papi successivi non hanno cessato d’incoraggiare la vostra azione sindacale sperando che essa mantenesse la sua originalità cristiana. Ed è proprio ciò che avete saputo realizzare in Belgio. In questa prospettiva cristiana, il vostro impegno sindacale infatti non ha perso il suo vigore, esso vuole essere attento a tutti i diritti e doveri dei lavoratori, a tutto ciò che favorisce migliori condizioni di vita per loro e per le loro famiglie, non soltanto i mezzi materiali per vivere, ma le condizioni di lavoro, l’interesse al lavoro, la partecipazione. In poche parole, la dignità del lavoro di cui ho parlato nell’enciclica Laborem Exercens (n. 20). Per ciò che riguarda la difesa dei diritti si tratta proprio di una vera lotta, ma di una lotta nobile e ragionata in vista della giustizia e della solidarietà sociale, come dice la recente “Istruzione sulla libertà cristiana e la liberazione” (n. 77). Non si tratta di fare una lotta di classi, una lotta contro degli altri, perché l’odio tra le classi non è compatibile con i sentimenti cristiani. “Il cristiano preferirà sempre la via di armonizzazione del dialogo”. D’altronde, è più realistico promuovere una comunità di lavoro in cui ogni partner sia riconosciuto con la sua responsabilità e in cui si prenda coscienza della convergenza degli interessi degli uni e degli altri. C’è una solidarietà tra tutti i lavoratori del legno e della costruzione, non solo tra i lavoratori, ma tra tutti coloro che partecipano al cammino delle imprese. Non è insieme che bisogna fronteggiare il problema drammatico della disoccupazione?

Ciò che tengo anche a sottolineare è la vostra preoccupazione di preparare la formazione dei lavoratori. Non lo fate soltanto in Belgio, ma manifestate la vostra solidarietà ai lavoratori di altri Paesi sostenendo i loro centri di formazione. Bisogna cercare di migliorare insieme la vostra originalità di centro cristiano appoggiandovi sui valori cristiani del lavoro, della solidarietà, della giustizia in riferimento alla dignità che ogni lavoratore ha nel progetto di Dio.

So che la Centrale cristiana dei lavoratori del legno e della costruzione conta duecentomila membri. Tramite la vostra delegazione che li rappresenta qui oggi dal Papa voglio dire a tutti loro i miei incoraggiamenti. E su di loro come su ciascuno di voi, sulle vostre famiglie, imparto la benedizione di Dio che illumina e sostiene coloro che cercano di vivere secondo il suo spirito. E di cuore vi benedico.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 
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