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VISITA PASTORALE IN ROMAGNA

MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLE MONACHE CONTEMPLATIVE DELLA ROMAGNA

Forlì - Giovedì, 8 maggio 1986

 

Carissime sorelle dei monasteri della Romagna,

1. In occasione della mia visita in Romagna, desidero rivolgervi un particolare saluto e una parola di incoraggiamento. Un saluto pieno di gratitudine per ciò che siete e per ciò che fate nella Chiesa di Dio in Romagna; un incoraggiamento, perché la vostra vita nascosta e umile, consacrata all’amore e alla gloria del Padre nella preghiera e nel sacrificio, diventi sempre più conforme a Gesù povero, umile e crocifisso e perché voi, rese a lui conformi, lo testimoniate ai fratelli nel contesto sociale nel quale la misericordia del Padre celeste vi ha posto.

In Romagna sono rappresentati i grandi Istituti di vita contemplativa: benedettine, clarisse, domenicane, agostiniane, carmelitane. Voi, care sorelle, siete l’espressione visibile di una mirabile crescita ecclesiale che, lungo i secoli, ha lasciato in questa terra un’impronta indelebile, dai più antichi monasteri, per esempio quello di S. Umiltà in Faenza, del 1266, fino al più recente: il monastero della Natività di Maria in Rimini, delle monache clarisse, che hanno iniziato a risiedervi nello scorso 1985.

2. Gustare la soavità dell’Eucaristia, innamorate della croce: ecco il ricordo che vorrei lasciarvi a vostro sostegno e incoraggiamento, affinché la vostra presenza sia sempre più feconda di sovrabbondanti opere buone. “Adorazione-Immolazione”: è un binomio che riassume la missione ecclesiale che voi, claustrali, siete chiamate ad assolvere.

Che cosa dà la vita contemplativa alla Chiesa e alla società? La domanda si può rivolgere in altro modo: che cosa attendono la Chiesa e la società dalle monache di clausura? Il segreto della vostra vita è nascosto nel segreto di Cristo. Come lui, voi siete consacrate all’amore e alla gloria del Padre. Per rispondere a questo disegno, voi guardate costantemente a Colui che hanno trafitto (Zc 12, 10), vi circondate di silenzio nella solitudine, vivete di preghiera, vi nutrite di penitenza (Perfectae Caritatis, 7). Radicata in Cristo e conforme a lui, Agnello immolato, la vostra vita è testimonianza della sequela di Gesù, dono di amore e sacrificio di lode.

Ecco, dilette sorelle, che cosa attendono da voi la Chiesa e l’umanità: che voi siate fermento dall’interno, portatrici di valori essenziali, segni visibili della presenza misericordiosa di Dio nel mondo. Per questo il Concilio Vaticano II riconosce una parte determinante alla vita contemplativa nell’edificazione del regno di Dio, come l’elemento che “interessa la presenza della Chiesa nella sua forma più piena” (Ad Gentes, 18), e le assegna “un posto assai eminente nel Corpo mistico di Cristo” (Perfectae Caritatis, 7).

3. Per corrispondere a questa sublime vocazione che vi pone “nel cuore della Chiesa”, vi si chiede una cosa sola: occuparvi unicamente di Dio, testimoniare il primato dell’amore donandovi a Dio sommamente amato. E qui sta l’efficacia della vostra presenza, la forza della vostra attività apostolica: nella radicalità evangelica della vostra stessa vita. Anche quando nei vostri monasteri offrite ai fedeli la possibilità di pregare o di raccogliersi, questi devono trovarvi un segno visibile della presenza di Dio.

Esigente e forte è il precetto di san Benedetto: “non anteporre assolutamente nulla a Cristo”, affinché si progredisca col cuore dilatato nella fede e poi si corra spinti dall’indicibile soavità dell’amore (Regola, 72). Com’è incisivo e profondo sant’Agostino, quando presenta la carità come forza di assimilazione, per cui siamo ciò che amiamo: “stando in terra sei già in cielo, se ami Dio” (In Ps 85, 6), e “amando abitiamo col cuore” in ciò che amiamo (In Ioann. 2, 11). E come intenso ed esclusivo è il suggerimento di santa Chiara: “Gioisci nel Signore, sempre. Non permettere che nessuna ombra di mestizia avvolga il tuo cuore. Colloca il tuo cuore in Colui che è figura della divina sostanza e trasformati interamente per mezzo della contemplazione” (Lettere, 8)! San Domenico, come si legge nella storia dell’Ordine dei Predicatori, “chiedeva a Dio una carità ardente . . . e desiderava essere flagellato, fatto a pezzi e morire per la fede di Cristo”. E santa Teresa di Gesù, donna forte e amante, senza tentennamenti né incertezze, dice a se stessa e alle sue figlie: “Camminiamo insieme, Signore: verrò dovunque andrete voi, e per qualunque luogo passerete voi, passerò anch’io” (Cammino, 26, 6).

4. Sappiate che alle vostre preghiere e alla santità della vostra vita è affidata in modo particolare questa generosa terra di Romagna, verso la quale avete doveri e responsabilità. Con la forza della preghiera contribuite a sostenere la Chiesa locale e rallegratela con i frutti della fede amorosa. Siete chiamate a testimoniare qui il primato della carità di Dio. Come è noto, testimone significa “martire” e la Chiesa è fedele nel martirio, nella testimonianza. Sentitevi anche voi partecipi di questa missione, specialmente quando la solitudine o l’aridità o il senso d’inutilità vi fanno soffrire.

Dilette sorelle, vi affido alla Madonna: con lei saprete essere assidue e concordi nella preghiera (At 1, 14), per colmarvi della gioia e della forza della risurrezione; con lei le vostre saranno comunità di fede, di speranza, nelle quali regni sovrana la carità, in modo che la vostra presenza gridi al mondo che vi circonda che Dio c’è, che Dio è amore, che ancora affascina i cuori e che solo dà valore a ogni cosa.

La Beata Vergine faccia vivere Cristo in voi; in lei diventate anche voi madri di anime. Con questo augurio, di cuore imparto a tutte la mia benedizione.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 
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