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VISITA PASTORALE IN ROMAGNA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON GLI AMMALATI E LE SUORE DI CLAUSURA

Cattedrale di Imola (Bologna) - Venerdì, 9 maggio 1986

 

Cari fratelli e sorelle.

1. Questo incontro con voi, ammalati e handicappati, in questa vetusta cattedrale, ideale punto di riferimento della vostra fede e della vostra storia, è per me uno dei momenti più importanti di questa mia visita pastorale a Imola. Voi infatti richiamate alla mia mente e al mio cuore le pagine del Vangelo, in cui il Signore Gesù è attorniato da numerosi infermi, che domandano la guarigione e il conforto della sua parola. Ascoltiamo un brano di Matteo: “Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, si fermò là. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati, li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì. E la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi raddrizzati, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E glorificava il Dio di Israele” (Mt 15, 29-31).

Anche voi, come gli infermi al tempo di Gesù, accostatevi a lui per avere sollievo e per dare un senso alle vostre prove. Guardate a lui, che non ha rifiutato il dolore per la redenzione dell’umanità; elevate le vostre sofferenze su un piano soprannaturale; darete così ad esse un valore salvifico, perché diventeranno atti espiatori e impetratori davanti alla divina misericordia per tutta l’umanità.

2. So che voi qui presenti non siete tutti gli ammalati della zona, ma solo una rappresentanza. In voi saluto tutti quelli che soffrono: sia coloro che sono ricoverati negli ospedali e nelle case di cura, sia quelli che sono nelle proprie famiglie: a letto o su una sedia a rotelle. In questo momento vorrei stringere ognuna delle vostre mani e partecipare direttamente alle vostre ansie e alle vostre sofferenze, alle vostre pene e alle vostre angosce; lasciarvi una parola di incoraggiamento e stringervi al mio cuore in un fraterno abbraccio. Anche voi che vedete per televisione o mi ascoltate per radio sentitemi così accanto a ciascuno di voi.

Mentre parlo a voi ammalati il pensiero va anche ai vostri familiari, che vi circondano delle loro premure e del loro affetto; ai medici, agli infermieri e a tutte le persone che si dedicano alla vostra assistenza sanitaria. Ad essi va il mio grato apprezzamento per lo spirito di dedizione col quale svolgono la loro delicata missione e per la sensibilità umana e spirituale con la quale vengono incontro alle esigenze e alle attese di chi soffre.

3. Sono presenti a questo incontro anche le suore di vita contemplativa: clarisse e domenicane. È con grande gioia che vi saluto e vi ringrazio per questa vostra partecipazione, che è viva testimonianza della vostra scelta di Dio, in maniera radicale e assoluta. Le vostre comunità claustrali qui a Imola sono motivo di fiducia e di speranza, perché la preghiera che voi elevate a Dio non è destinata solo alla lode divina, ma anche all’impetrazione di grazie e di assistenza continua per tutti gli appartenenti a questa comunità diocesana.

Vi ringrazio per questa testimonianza di vita contemplativa, perché di essa oggi c’è grande bisogno per ridare agli uomini, presi troppo spesso dal fascino del provvisorio, la consapevolezza delle realtà divine che formano l’anelito supremo di ogni cuore. Siate sempre più vivente espressione della preghiera continua, come si conviene a persone consacrate, che sanno bene che essa è il sospiro della Chiesa verso lo Sposo, è l’espressione della sua carità verso il mondo, è l’attestazione del suo ardente desiderio del definitivo incontro con lui, il Signore dei nostri cuori, morto e risorto per la nostra salvezza.

Nel suo nome vi benedico con grande effusione di affetto.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 
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