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VISITA PASTORALE IN ROMAGNA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON GLI AMMALATI NELLA CHIESA DELL
’ISTITUTO SANTA TERESA

Ravenna - Domenica, 11 maggio 1986

 

Carissimi fratelli e sorelle.

1. Sono lieto, all’inizio di questa giornata, di avere potuto visitare alcuni reparti di questo “Ospizio Santa Teresa”, voluto e realizzato dallo zelo sacerdotale di don Angelo Lolli. A lui, che fu strumento docile del Signore ed esempio di dedizione totale ai fratelli sofferenti, va il mio pensiero riconoscente.

È sempre per me motivo di profonda commozione incontrarmi con persone che, come voi, soffrono nel corpo e nello spirito: eccomi in questa Cappella per chiedere al Signore il dono della consolazione per ognuno di voi e quello della pace per il mondo intero. A tutti giunga il mio cordiale saluto, che si fa particolarmente affettuoso per i più piccoli, che sono qui ospitati. E, mentre mi rivolgo a quanti sono qui davanti a me, intendo essere vicino e abbracciare spiritualmente tutti i malati, ricoverati nei vari reparti.

A voi chiedo di diventare sempre più consapevoli della missione che il Signore vi ha affidato. Sapete che Cristo vi chiama a prendere parte alla sua stessa opera, come fratelli privilegiati? Non è facile capire questo, e ancor meno facile è accettarlo. Ma voi desiderate certamente realizzare tale ideale. Voi, come insegna san Paolo, avete ricevuto l’importante compito di completare nella vostra vita quello che manca alle sofferenze di Gesù in favore del suo Corpo, la Chiesa (cf. Col 1, 24), e così contribuite ben da vicino a un avvenire di fraternità e a un’esistenza più accettabile e serena.

Nei momenti più difficili, quando la prova si fa particolarmente dura, auspico che vi tornino alla mente le consolanti parole del fondatore di quest’opera: “Non rimpiangiamo nessuna cosa di questo mondo, che possiamo aver perduta: consoliamoci della grande fortuna di amare, possedere, servire il buon Dio”.

2. Tutti coloro per i quali il dolore è un drammatico enigma, cui sembra impossibile dare adeguata soluzione, troveranno conforto nell’esempio di Gesù, che si è avvicinato e incessantemente si pone accanto al mondo dell’umana sofferenza, prendendola su di sé. Egli, l’Innocente - come innocenti sono i bambini qui accolti e assistiti con cura - illumina il mistero della sofferenza con l’amore, il quale rende utile e salvifico il dolore. In lui, Dio ha fatto del soffrire e del morire uno strumento di redenzione e la porta per entrare nella vita senza fine.

Che la grazia di Dio dilati i vostri cuori, perché siate in grado di conoscere e comprendere l’amore profondo di Chi è luce e vita per tutti gli uomini (cf. Gv 1, 4). Sappiate che Dio vi ama e vi è vicino. Egli conosce bene le vostre tribolazioni e insieme le vostre aspirazioni. La fede in lui vi sia sempre di luce e di conforto.

Vi affido alla Vergine Maria. Abbiate per questa Madre dolce e sollecita una devozione costante e spontanea. Insieme con lei ricorrete a Dio per le vostre necessità materiali e spirituali. Rivolgetevi a lei, pregandola per la Chiesa: perché il Signore abbia sempre su questa terra il posto dovuto; perché ogni essere umano sia rispettato e amato, compreso e aiutato.

A tutti di cuore imparto la mia benedizione apostolica, propiziatrice di ogni bene.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 
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