IPPODROMO
DI RAVENNA
Domenica,
11 maggio 1986
Carissimi giovani, carissimi tutti voi presenti, vuol dire anche i
presbiteri, gli anziani. Anche loro vogliono rimanere giovani, almeno nello
spirito.
1. A voi tutti il mio saluto cordiale! Sono lieto di essere qui con voi. Sono
lieto, in particolare, della presenza di tanti giovani. Questo infatti è
l’incontro riservato in special modo a loro.
Carissimi giovani, siete bravi. Questa parola ha per me una storia personale.
Visitando una parrocchia romana, incontrando i giovani delle scuole elementari
ho detto a uno: “Sei bravo”, e lui mi ha risposto: “Non me lo merito”. E questa
è rimasta per me una risposta che cerco di introdurre molte volte nella mia
vita.
Allora siete bravi! Questa è la parola che mi sale alle labbra dopo tutte
quelle belle esibizioni alle quali mi avete dato di assistere. Vi sono molto
grato. Vi sono grato per quest’ora passata con voi. Essa ha un solo difetto:
quello di essere l’ultima e di segnare la fine della mia permanenza fra voi a
Ravenna. Ma proprio per tale motivo questo incontro è carico di un suo momento
particolare, che invita alla confidenza, al parlarsi come in famiglia, nella
schiettezza caratteristica della gente di Romagna.
Vi dirò innanzitutto che mi colpisce e mi rallegra il fatto che, dopo gli
incontri nelle singole città, mi ritrovo ora dinanzi gente di tutta la Romagna.
So che siete orgogliosi di essere romagnoli, e a me premeva salutarvi come tali,
come figli della terra di Romagna (come “Romagna mia”).
Una parola di speciale affetto va poi ai cari infermi, che prendono parte a
questo incontro. Sì, essi, grazie al nostro comportamento, devono sentirsi una
ricchezza spirituale della Chiesa e della società. A loro deve quindi andare la
riconoscenza di tutti noi. Il valore della loro testimonianza impreziosisce il
tessuto ecclesiale. La loro presenza tra noi è quindi particolarmente gradita:
rende questo nostro festoso incontro più ricco, più umano, più vero.
Il mio pensiero ritorna ora a voi, giovani, che siete la spinta propulsiva
verso il futuro: voi, giovani sportivi, che vedo tanto volentieri e incoraggio;
voi, giovani impegnati nelle opere di testimonianza della carità, dei quali la
comunità ecclesiale e quella civile possono sentirsi orgogliose; voi giovani
della scuola artistica, ai quali siamo tanto grati per la testimonianza della
bellezza, dei gesti, che ci avete portato; infine voi, giovani candidati al
sacerdozio, grande benedizione per le Chiese della Romagna; per non dimenticare
voi, o piuttosto noi, giovani cantori.
2. In questo momento di commiato, desidero confidarvi che questa visita in
Romagna l’ho desiderata intensamente, dedicandole quattro giorni: il viaggio più
lungo fatto finora in Italia. Ora, a conti fatti, dico: ne valeva la pena, per
la storia e per la vitalità della gente romagnola. Ho incontrato una popolazione
generosa e forte, collocata in un paesaggio mite. In questa Romagna, che per
l’amena bellezza dei suoi panorami il vostro poeta a ragione qualificava “dolce
paese”, ho visto venirmi incontro una comunità umana cristiana piena di fervore
operativo, consapevole del suo ruolo entro la società nell’attuale momento
storico; una comunità di cristiani che, secondo la tradizione dei cattolici
romagnoli, vuole tenere unite la sodezza della fede e il coraggio della
testimonianza sociale, l’adesione alla comunità ecclesiale e la lealtà verso la
società civile: è infatti la fede che insegna a sentire come propria la causa
della società civile e l’amore per il proprio tempo.
Ho scoperto poi, con viva soddisfazione, l’esistenza di molti valori
cristiani fondamentali anche in chi si dice forse non credente. Si tratta di un
“fondo comune”, come lo chiamano anche i vostri vescovi nella loro recente
Lettera pastorale, quasi un giacimento di risorse morali che per la vita di un
popolo vale più di molti pozzi petroliferi.
3. Voglio dirvi di quel che mi è accaduto di contemplare stamattina in Sant’Apollinare
in Classe e poco fa in San Vitale e Sant’Apollinare Nuovo: lì, in casa vostra,
ho visto sgorgare le sorgenti dell’Europa cristiana, e lì, presso tali sorgenti,
ho visto splendere la compiuta umanità delle antiche generazioni che accolsero
con entusiasmo e fecero propria con ammirevole coerenza l’eterna parola del
Vangelo.
Carissimi, là stanno le vostre radici! E il tempo che stiamo vivendo richiama
anche voi ad esse. Qui s’innesta il messaggio che, prima di lasciare la vostra
terra, desidero consegnarvi.
I vostri vescovi hanno preparato la mia visita in proiezione del futuro: in
vista del terzo millennio. E vi hanno detto: “Non lasceremo il Papa solo”. Ne
sono a loro profondamente grato. So che la gente di Romagna è pronta ad
appassionarsi per le grandi cause. Questa che vengo a proporvi è la causa più
grande che si sia presentata all’umanità dopo l’avvento del cristianesimo.
4. Mi rivolgo particolarmente ai giovani. Essi infatti sono i più
interessati. Troppe cause errate essi hanno visto mandare a male giovani
esistenze. Voi avete diritto, o giovani, di non sbagliare sulla destinazione
della vita. Avete il diritto che la Chiesa vi ricordi non solo la vostra
origine, ma anche la vostra destinazione. Sempre una generazione guadagna o
sperpera a vantaggio o a danno della successiva. Nessuna generazione però ha mai
avuto tanta responsabilità nei confronti del futuro come la nostra. Mai l’uomo
ha avuto tanta possibilità di determinare in misura irripetibile il futuro: in
bene e in male. Ci troviamo, insomma, in uno di quei precisi momenti storici
particolarmente seri, in cui vengono rimessi in gioco i massimi valori della
convivenza umana. Siamo nell’alternativa tra un impensato loro sviluppo o una
loro caduta senza ritorno.
Cominciamo col constatare un dato evidente: mai l’uomo si è trovato in mano
tanta potenza e insieme tanta fragilità. E sembra fatale che con l’una cresca
anche l’altra. Sembra quasi un paradosso: la potenza causa di fragilità; più ci
si avvicina alla cima del progresso tecnico e più i danni raggiungono le radici
della vita. Con lo sviluppo tecnologico crescono anche i rischi: rischi da ogni
parte, dalla terra, dal mare, perfino dal cielo, che era sempre stato
l’espressione delle cose più belle, delle aspirazioni più alte. Lo abbiamo
vissuto anche in questi ultimi giorni, con questi allarmi, venuti dopo
l’esplosione di una istallazione nucleare.
5. Tutto invita la nostra generazione a riscoprire i grandi valori, a cui si
alimentano le stesse radici della nostra civiltà. Con le nuove tecnologie si
sono resi possibili sogni di secoli: arrestare e trasformare il deserto,
sconfiggere la siccità e la fame, alleviare la pesantezza del lavoro, risolvere
i problemi del sottosviluppo, rendere più giusta la distribuzione delle risorse
tra i popoli del mondo. Ma è pure vero che la stessa tecnologia consente già ora
all’uomo di vedersi resa inabitabile la terra, inservibile il mare, pericolosa
l’aria e pauroso il cielo.
La tecnica non deve dimenticare l’uomo! Oggi più che mai si sente il bisogno
della priorità dell’etica sulla scienza e la esigenza di una unione più forte
tra gli uomini, perché tutti possiamo essere coinvolti al di là delle frontiere
nazionali, nel bene e nel male compiuto dagli abitanti di qualsiasi zona del
pianeta.
I grandi valori della civiltà cristiana sono il fermento del futuro e sono,
al tempo stesso, la condizione perché non si ritorni ai campi di sterminio. La
nuova tecnologia costringe la nostra generazione a trovare le fondazioni delle
grandi norme morali, e a porsi così gli interrogativi decisivi sulla natura
dell’uomo.
6. È su questo grave problema che occorre puntare la nostra attenzione,
perché è qui che si fa chiarezza sulle verità primordiali e si svelano le
ricchezze segrete dei popoli. Proprio il grande rischio connesso con la potenza
tecnologica ha risvegliato nelle coscienze il ricordo e la nostalgia della
“sapienza” e ha costretto gli Stati a ricordarsi dei primari valori morali della
nostra civiltà. È lo stesso progresso scientifico a imporre la “questione
morale” come la nuova “questione sociale” del futuro. E poiché la sapienza è
dotazione della coscienza dei popoli, si fa più evidente il ruolo “pubblico” che
essa è destinata a svolgere nella storia di domani.
Di fronte alle prospettive aperte dall’ingegneria genetica e alle connesse
possibilità di conquiste smisurate, ma anche di degradazione irreversibile della
specie, gli scienziati e gli Stati non possono non porsi i più gravi
interrogativi del pensiero umano: chi è l’uomo e qual è il suo destino. E non
sono pochi coloro che cominciano a riscoprire nella risposta della verità
cristiana l’unica, vera garanzia della “modernità” e umanità della società di
domani.
Siamo ritornati, come vedete, al tema delle radici: quei valori che
sembravano inavvertiti relitti del passato sono divenuti il bene più urgente per
il futuro. Ed è qui che si propone, come elemento decisivo, l’apporto della
coscienza dei popoli.
7. Se vado percorrendo il mondo, per incontrare uomini di tutte le civiltà e
religioni, è perché ho fiducia nei germi di sapienza che lo Spirito suscita
nella coscienza dei popoli: di lì scaturisce la vera risorsa per il futuro umano
del nostro mondo.
In quanto a voi, gente di Romagna, i vostri vescovi dicono che i fondamentali
valori umani del cristianesimo sono radicati anche nelle coscienze di chi si
dice agnostico o non credente. Vi è il rispetto per l’uomo e per la sua dignità,
qualunque sia l’estrazione sociale o la personale convinzione; vi è il senso
vivo della libertà e della giustizia nei vari campi dell’esperienza e
dell’attività umana; vi è la stima profonda per l’onestà e la lealtà nella vita
sia privata che pubblica; vi è ancora un attaccamento ai valori su cui si regge
quella cellula primordiale della società che è la famiglia. Tutto questo è
motivo di grande speranza anche per il futuro della civile convivenza in questa
vostra terra.
8. È urgente promuovere un desiderio ardente e un appassionato impegno per la
difesa e la promozione dell’uomo nella sua interezza. Emerge qui l’importanza
del compito educativo, il cui scopo è la formazione di un essere umano maturo.
Meta altissima che non si aggiunge se non si riesce a istillare nel giovane una
profonda stima dei valori basata su forti convincimenti personali. I giovani
hanno diritto ad essere aiutati, e non invece intralciati, in questo cammino di
crescita verso la piena maturità. Il mio appello è alle famiglie, agli
educatori, agli scrittori, ai giornalisti, agli scienziati, agli artisti, alla
gente comune: ognuno che crede nella dignità dell’uomo è chiamato a dare il suo
contributo. La generazione del terzo millennio non deve conoscere certi orrori
che hanno segnato a sangue questo nostro secolo! Infiniti sviluppi si offrono
ancora alla società umana. Dalla visuale del Vangelo nuovi diritti e impensate
prospettive attendono di essere estratte.
9. Rivolgo un pensiero particolare alle diocesi della Romagna, a loro è
affidato un compito molto importante. È con l’insegnamento della fede che s’è
formata la coscienza del valore unico dell’uomo e dei conseguenti suoi diritti
intangibili. Trasmettendo integralmente tale insegnamento, la Chiesa ha sempre
ritenuto e ritiene di compiere un servizio fondamentale alla salvezza della
persona singola, all’intera società, al progresso umano, al destino della
prossima generazione. Se chiede spazio per l’insegnamento religioso nelle scuole
dello Stato, essa lo fa nella convinzione di promuovere nella profondità delle
coscienze la continuità del “patrimonio storico del popolo italiano” e di
cooperare in tal modo all’intesa degli animi e della pace sociale. E questo
principio, patrimonio storico, si riferisce non solamente al popolo italiano, ma
anche ad altri popoli europei, a tanti altri popoli del mondo.
A tale intesa e a tale pace mi auguro serva anche questa mia visita, che
spero sia stata ben accetta. Vorrei che anche coloro che si dichiarano “non
credenti” non si sentissero quasi una categoria sociale contrapposta. E comunque
sia, la Chiesa continuerà a ripetere le parole di sant’Agostino: “Di’ quel che
vuoi, non potrai impedirmi di sentirmi tuo fratello”. Una preghiera: continuate
nella ricerca di Dio e di Cristo: ne vale la pena. Iddio è un grande bene! Ma
come è grande questo bene, non bastano le nostre parole, non basta neanche la
parola grande, né grandissimo, ci vorrebbe forse una parola agostiniana, ma
anche quella non basterà.
Un’ultima parola voglio rivolgere ai giovani: tenete in onore la mente.
Abbiate sete di verità e coraggio per cercarla a costo anche di grandi
sacrifici. Se si possiede la verità, meglio, se si è da essa posseduti, non c’è
nulla al mondo che possa fare paura: nella verità si ha la certezza della
propria salvezza. Non vi illudete: la moltitudine non vi sostituirà mai nelle
questioni decisive. Amate la comunità come voi stessi, ma per trovare voi
stessi, perché solo trovando voi stessi voi potrete aiutare gli altri a non
smarrirsi.
Questo dico soprattutto a voi, giovani seminaristi, e in particolare a voi
che oggi siete stati ammessi alla candidatura del diaconato e del presbiterato.
Sono contento che il rito si sia compiuto alla presenza di tutta la comunità
romagnola al cui servizio sarete destinati. Questa gente vi guarda con
soddisfazione intensa, si compiace di voi, vi aspetta; sarete la sua guida nel
cammino di preparazione verso il terzo millennio. Perseverate con generosità e
costanza nella vostra scelta. Vi sia di sprone l’esempio del vostro giovane
conterraneo, il beato Pio Campidelli, che io stesso ho avuto la gioia di elevare
alla gloria degli altari. Come sapete, egli offrì la sua vita in particolare per
la sua “diletta Romagna”.
È una grazia grande ricevere la chiamata al sacerdozio in un momento come
questo e per una popolazione come questa di Romagna. Lo dico a voi, ma non solo
per voi: lo dico anche per questi giovani che mi ascoltano. Giovani, guardate
con fiducia al domani. È questo il momento di vivere in pienezza la gioia di
essere cristiani. Testimoniate questa gioia davanti al mondo. Cristo cammina con
voi, lui, il Risorto, sul quale la morte non ha più potere, perché egli l’ha
vinta una volta per tutte. Cristo, il perennemente giovane, sia vostro sostegno
e guida oggi, domani, sempre!
© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana