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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI MEMBRI DELLA FEDERAZIONE ITALIANA TENNIS

Giovedì, 15 maggio 1986

 

Cari amici.

1. Sono lieto di incontrare voi dirigenti della Federazione Italiana Tennis partecipanti ai XLIII Campionati internazionali d’Italia. Siate i benvenuti qui in Vaticano, spero che la vostra visita serva come un momento di sollievo spirituale nel mezzo dell’intensa attività fisica dell’attuale Campionato. Mi congratulo con voi per gli eccellenti risultati del vostro sport ed esprimo la speranza che consideriate sempre la vostra abilità come un dono di Dio.

È sempre un piacere per me incontrare gruppi di atleti provenienti da diversi Paesi e continenti. Prendere parte agli sport e alla sana competizione che li accompagna, realizza valori preziosi che possono fare molto elevare l’individuo, possono anche contribuire alla costruzione di una società basata sulla fiducia e sul rispetto reciproci nella pace autentica.

2. In varie occasioni ho parlato pubblicamente dello sport come un vero strumento di riconciliazione nel mondo. La vostra presenza qui, da molti Paesi, è un simbolo eloquente del potere di unire che ha lo sport. Porta la gente insieme. La competizione tra gli atleti è un linguaggio universale che immediatamente va oltre le frontiere di nazione, razza o convinzione politica. Tutto ciò è una condizione che gli sportivi e le sportive specialmente a livello internazionale cercano di favorire, valori positivi senza degenerare nell’eccessivo interesse per i valori puramente materiali o attraverso l’indebita subordinazione a ideologie partigiane.

Il vostro è uno sport molto competitivo e l’alto grado di doti fisiche, autocontrollo, disciplina e sacrificio che richiede possono renderlo una vera scuola di maturità umana e sociale. Come gruppo siete tra i più esperti giocatori del mondo. Siete spesso negli occhi del pubblico. Perciò avete una responsabilità soprattutto nei confronti dei giovani e dei bambini che vi guardano come modelli, per tenere alto il modello di abilità sportiva e capacità personale. Gli ideali dell’agire bene, di onestà, amicizia, collaborazione e rispetto reciproco, che sono una parte così importante dello sport, sono le fondamenta della nuova civiltà alla quale voi giovani del mondo aspirate ardentemente. Vorrei incoraggiarvi molto su quella strada.

3. Penso che siate a conoscenza che il Nuovo Testamento usa l’esempio di un atleta per illustrare un profondo aspetto dell’esistenza umana. San Paolo scrive: “Non sapete che nelle corse allo stadio tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo!” (1 Cor 9, 24). In un certo senso questa è la vostra esperienza quotidiana nel tennis!

Ma san Paolo si riferisce alla sfida del dare significato ultimo alla vita stessa. Questa è la sfida che sta prima di ogni sfida individuale e prima dell’umanità come un intero. Oggi quando c’è una così grande perdita della speranza e una così grande confusione riguardo lo scopo e il significato della vita, non possono valori rinchiusi nello sport aprire nuovi orizzonti di umanesimo e solidarietà a vasti settori di giovani nel mondo? Non è possibile pensare che i responsabili nei vari campi dello sport si sforzino di dare convincente testimonianza della bellezza e della dignità di quei valori? Non porreste i vostri talenti al servizio della pace, della dignità umana, della vera libertà? In questo modo, per seguire ancora un’immagine di san Paolo, glorificate dunque Dio nel vostro corpo includendo i vostri talenti nel campo dello sport (cf. 1 Cor 6, 20).

Cari amici, vi assicuro le mie preghiere per il vostro benessere personale e spirituale. Vi chiedo di portare i miei saluti alle vostre famiglie e ai vostri amici. Dio onnipotente vi benedica e vi protegga sempre.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 
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