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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UN GRUPPO DI SACERDOTI AMERICANI

Giovedì, 15 maggio 1986

 

Cari fratelli in Cristo.

1. Sono felice di darvi il benvenuto qui in Vaticano oggi. Siete venuti a Roma per partecipare all’Istituto di approfondimento teologico del Collegio Nordamericano. Sono certo della vostra gratitudine per questa opportunità di ampliare l’insegnamento della Chiesa e di approfondire il vostro amore per Cristo e per il Vangelo.

Un’esperienza come questa vi spingerà senza dubbio a riflettere in modo molto personale sul mistero della Chiesa e sulla vostra vocazione al sacerdozio. Ciascuno di voi ha già lavorato per un certo numero di anni nella vigna del Signore. Avete conosciuto successi e sconfitte. Avete visto sia tempi pacifici che turbolenti. Avete avuto il privilegio di vedere da vicino l’azione dello Spirito Santo nella vita della gente che servite. Che benedetta vocazione è la nostra di preti! Veramente vale affrontare sacrifici e fatiche che fanno parte del bagaglio del sacerdozio oggi e in ogni epoca.

2. Come sapete, quest’anno cade il secondo centenario della nascita di san Giovanni Maria Vianney, curato d’Ars. Nella mia lettera del Giovedì Santo, quest’anno, ho già diviso con voi alcuni dei miei pensieri su questo grande santo patrono dei parroci. Tra pochi mesi conto di fare un pellegrinaggio nella città dove così fedelmente servì la Chiesa. Dal momento che vi incontro vorrei ancora incoraggiarvi a riflettere sul vostro sacerdozio pregando nella luce della sua vita e del suo ministero.

Tutte le sue numerose e varie attività sacerdotali erano incentrate sull’Eucaristia, sulla catechesi e sul sacramento della Penitenza. Questi erano i principali mezzi con i quali egli proclamava il Vangelo della salvezza e mostrava una sollecitudine pastorale alla gente che si affidava a lui. Noi tutti ricordiamo come egli spesso ascoltasse le confessioni per dieci o più ore al giorno, tale era la sua popolarità come confessore. Frequentemente nelle sue omelie, egli parlava della gioia che viene dalla conversione e dalla profonda pace nell’essere riconciliati con Dio. Aiutò la sua gente ad apprezzare come il sacramento della Penitenza offra a noi peccatori un personalissimo incontro con Cristo, nostro Signore misericordioso. Conobbe come anche noi peccatori abbiamo conosciuto, in ricompensa del tempo e degli sforzi impiegati, che amministrare questo Sacramento di misericordia possa essere uno degli aspetti più consolanti e più sollevanti del nostro ministero.

3. Il Concilio Vaticano II parlando della vita e del ministero sacerdotale diede anche una speciale enfasi al ministero della parola e della celebrazione dell’Eucaristia. Troviamo una simile priorità nel curato d’Ars. Poneva grande impegno nella preparazione delle omelie domenicali e generosamente si dedicava al compito della catechesi. La liturgia dell’Eucaristia fu chiaramente il centro della sua vita.

Quotidianamente trovava il tempo per la preghiera davanti al santo Sacramento. Al mattino presto e alla sera tardi lo si trovava là davanti al tabernacolo in adorazione silenziosa e intima comunione con Cristo. Il nostro cammino verso la santità non deve essere separato dal nostro ministero pastorale. Siamo stati ordinati per servire gli altri per amore a Cristo e al Vangelo. Durante questi mesi a Roma avete risposto all’invito di Cristo “Venite in disparte . . . e riposatevi un po’” (Mc 6, 31). Possiate ritornare alle vostre diocesi risollevati nel corpo e nello spirito, desiderosi di continuare il vostro ministero con la gente che si affida alla vostra protezione.

Le mie preghiere vi accompagnano. Cristo, il buon pastore vi benedica con la sua pace e la sua gioia.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 
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