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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UNA DELEGAZIONE UFFICIALE DI BULGARIA

Sabato, 24 maggio 1986

 

Sono lieto di ricevere anche quest’anno la Delegazione ufficiale, che il vostro Paese invia a Roma per le tradizionali celebrazioni annuali in onore dei santi fratelli Cirillo e Metodio, compatroni d’Europa, creatori della scrittura slava, che voi considerate anche padri della cultura bulgara.

So bene quanto la memoria dei due santi sia venerata nel vostro Paese, da parte non soltanto della Chiesa, ma anche di tutti coloro che hanno caro il patrimonio culturale della Patria e sono consapevoli della missione che Cirillo e Metodio hanno compiuto, con molteplici e ricchi frutti di civiltà e di progresso spirituale per tutti i popoli slavi. A voi è noto il pensiero mio e della Santa Sede a tale riguardo, manifestato in varie occasioni, ma soprattutto nella Lettera con cui, nel 1980, ho proclamato i due santi fratelli “compatroni d’Europa” e nell’enciclica Slavorum Apostoli per il 1100° anniversario della morte di san Metodio.

Il ricordo della loro opera evangelizzatrice, che risultò particolarmente benefica per la reciproca comprensione e comunione tra i popoli d’Europa, costituisce un auspicio e suscita l’impegno a che tale opera continui ancora oggi e in futuro, di modo che dalle comuni radici cristiane germoglino sempre nuove realtà di rispetto, di intesa e di collaborazione fra le genti europee.

Desidero rivolgere questo augurio, attraverso la vostra Delegazione, a tutti i vostri connazionali, affinché dalla collaborazione di tutti si abbiano migliori frutti di benessere e di progresso spirituale per il caro popolo bulgaro.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 
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