Signori
cardinali, signor direttore, signore, signori.
1. Sono
felice di ricevere, questa mattina, voi che partecipate al Colloquio
Internazionale organizzato dall’École Française di Roma in collaborazione con
altri Istituti universitari francesi e italiani sul Concilio Vaticano II. Le
date che avete giudiziosamente scelto (1959-1965) vanno dal primo annuncio fatto
in modo inatteso da Giovanni XXIII, dall’inizio del suo pontificato, fino alla
chiusura solenne fatta da Paolo VI, con i memorabili messaggi indirizzati ai
governanti, agli uomini del pensiero e della scienza, agli artisti, alle donne,
ai lavoratori, ai poveri, agli ammalati, a tutti coloro che soffrono, ai
giovani.
2. Questo
breve spazio di tempo fu intensamente riempito dalla fase pre-preparatoria, poi
dalla fase preparatoria, e infine le quattro sessioni nel corso delle quali
furono promulgati i documenti: quattro costituzioni, nove decreti, tre
dichiarazioni. Non potete certo riprendere a uno a uno tutti i materiali di
questa immensa carriera per esaminarli. Ma a distanza di vent’anni, avete
giustamente pensato che uno sguardo storico potesse utilmente scrutare l’insieme
di questa grande opera, situarla precisamente nel suo rapporto con il precedente
Concilio Vaticano I, cercare la sua ispirazione e analizzare la sua
realizzazione, rintracciare il suo svolgimento alla prova degli uomini e dei
fatti, esaminare infine il suo gigantesco lavoro per la Chiesa e per il mondo
raggiungendo numerosi problemi e settori di attività illuminante o aperte dai
sedici documenti del Vaticano II.
3. I
testimoni che avete invitato, gli esperti ai quali avete fatto appello, la
pleiade di esegeti e patrologi, di storici e sociologi, di giuristi e teologi di
diversi Paesi e culture che voi costituite, sono il pegno di una grande e
feconda impresa scientifica che tratterrà senza dubbio un’attenzione durevole.
Mi
congratulo che un’istituzione culturale così prestigiosa come l’École Française
di Roma, dopo aver già organizzato tre anni fa un notevole Colloquio su Paolo VI
e la modernità nella Chiesa, si sia attaccata a questo grande fatto di cultura e
di storia che costituisce ai nostri tempi il Concilio Vaticano II. Era infatti
la prima volta nella storia che vescovi di molte nazioni, culture, lingue e
continenti, si trovassero riuniti su un vasto cantiere teologico e pastorale in
presenza di osservatori attenti di altre comunità cristiane, e in collegamento
con i moderni mezzi d’informazione.
L’École
Française di Roma, dopo la sua creazione, non ha cessato, sotto i direttori
successivi, di apportare un contributo senza pari, sia alla storia che
all’archeologia, per ciò che concerne Roma e la romanità. Sono felice che il suo
attuale direttore, il signor Charles Pietri, inscriva con fortuna del suo sforzo
in questa linea secolare, facendo appello a delle istituzioni universitarie
esperte e a degli scienziati le cui analisi, elaborate secondo metodi provati
dalle scienze storiche, saranno generosamente sottomessi all’esame della
comunità scientifica internazionale. In questa ricerca esigente della verità
volete allo stesso tempo onorare i diritti dell’intelligenza e il rispetto delle
scienze. Voi fate anche opera di cultura autentica convertendo delle sequenze di
cronaca in concatenazioni storiche, la cui paziente ricostituzione spiega, e
restituendo il passato, illumina il presente.
4. La
prossimità delle assisi conciliari che in molti abbiamo vissuto e di cui
continuiamo a vivere era una sfida stimolante che voi avete voluto sottolineare.
E già la prospettiva storica di due decenni vi incita a tentare alcuni giudizi
che alimenteranno il dossier già considerevole di ciò che fu e resta il grande
avvenimento religioso dei nostri tempi. Se il suo senso profondo è accessibile
solo all’intelligenza della fede, resta comunque un campo d’investigazione
notevole e privilegiato per gli storici. Molti tra voi ne hanno l’esperienza ben
lungi dal diminuire l’importanza scientifica, lo sguardo del credente aguzza e
affina la sua sensibilità.
5. Vi
ringrazio per aver posto questo avvenimento storico con libertà e rispetto,
rigore e chiarezza, secondo le caratteristiche del genio francese che vi è
proprio. Formulo il voto che questa impresa si continui, poiché la dimensione
religiosa è una parte inalienabile di ogni autentica cultura. Sì, sono felice di
vedere uomini di cultura consacrare i loro talenti per inventariare questa
storia, che segna la vita della Chiesa e la vita della società in questa fine
del secondo millennio. Ciò onora la vostra professione e rende un servizio
veramente apprezzabile. Su un altro piano, i vescovi riuniti dal mio appello nel
Sinodo straordinario nei mesi di novembre e dicembre scorsi, hanno potuto, a
loro modo, rivivere l’atmosfera unica di questa Assise, come una grazia
ricevuta, studiare le esperienze dell’applicazione del Concilio e favorirne
l’approfondimento ulteriore, alla luce delle esigenze nuove.
Se il
vostro Colloquio ha potuto mettere in risalto un buon numero di testimonianze
dei protagonisti del Concilio, io mi permetto di consegnarvi la mia
testimonianza, legata alla mia esperienza e alle mie responsabilità attuali come
ho spesso avuto l’occasione di esprimere e precisamente il 25 gennaio 1985
convocando il Sinodo.
Il
Concilio Vaticano II resta l’avvenimento fondamentale della vita della Chiesa
contemporanea: fondamentale per l’approfondimento delle ricchezze che le sono
state affidate da Cristo; fondamentale per il contatto fecondo con il mondo
contemporaneo in un impegno di evangelizzazione e di dialogo a tutti i livelli e
con tutti gli uomini dalla coscienza retta. Per me, che ho avuto la grazia
speciale di parteciparvi e di collaborare attivamente al suo svolgimento, il
Vaticano II è sempre stato per il mio ministero nell’arcidiocesi di Cracovia e
in modo particolare in questi anni del mio pontificato il costante punto di
riferimento di ogni mia azione pastorale nello sforzo cosciente di tradurre le
sue direttive con un’applicazione concreta e fedele, a livello di ciascuna
Chiesa e di tutta la Chiesa. Bisogna ritornare incessantemente a questa fonte.
6. Al di
là degli avvenimenti che tutti hanno potuto considerare e che voi avete cercato
di analizzare obiettivamente, io vedo in questo Concilio la continuazione
dell’opera dello Spirito Santo che ha utilizzato le risorse e guidato le
riflessioni di pastori riuniti in questa assemblea che era l’espressione più
piena della collegialità. Attraverso la loro differenza di mentalità, di
formazione o di preoccupazione pastorali, e malgrado i loro limiti questi
vescovi erano uomini ispirati dalla stessa fede in Cristo, dallo stesso amore
appassionato per la Chiesa, dalla stessa preoccupazione di aprire le porte della
Chiesa agli uomini dei nostri tempi che Dio ama e vuole salvare tramite la loro
libera adesione. Lo Spirito Santo ha accompagnato il loro lavoro su un cammino
spesso imprevisto, e questo stesso Spirito Santo ha affidato loro l’applicazione
del Concilio, a tutti loro e soprattutto al mio venerato predecessore Papa Paolo
VI che ha messo tanta cura per donare ad esso la continuazione necessaria. La
Chiesa ha appena festeggiato solennemente, con una grande gioia e una speranza
rinnovata, il 20° anniversario di questo avvenimento. Ma resta e deve restare
vigilante, umile e disponibile allo Spirito Santo come scrivo nell’enciclica di
oggi, per attuare quotidianamente il Concilio, nel modo migliore, ciascuno con
la propria responsabilità di vescovo, di prete, di religioso, di laico, in
unione con il magistero. Così potrà corrispondere all’intenzione dei padri
conciliari e alla volontà del Signore Gesù, per il rinnovamento spirituale che
il mondo aspetta oggi dalla Chiesa.
Ecco
alcuni pensieri che mi salgono dal cuore quando mi date l’occasione di evocare
il Concilio.
7. Al
termine di questo incontro, permettetemi infine di riprendere a vostra
intenzione alcune parole del messaggio finale del Concilio, l’8 dicembre 1965,
agli uomini di pensiero e di scienza: “A voi ricercatori della verità, a voi
uomini di pensiero e di scienza, esploratori dell’uomo, dell’universo e della
storia . . . Il vostro cammino è il nostro . . . Cercate la luce del domani con la
luce di oggi, fino alla pienezza della luce!”.
Con questo
augurio fervente, imploro su voi stessi e sulle vostre famiglie la pienezza
delle benedizioni di Colui di cui il Concilio Vaticano II ci ha ridetto, nelle
parole di oggi, l’eterna attualità, egli che è fonte di luce, pienezza di
verità, e sovrabbondanza di amore.
© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana