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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL COLLOQUIO CATTOLICO-EBRAICO

Giovedì, 6 novembre 1986

 

Cari amici.

1. Sono molto felice di darvi il benvenuto in occasione del vostro Colloquio teologico internazionale cattolico-ebraico. Nel 1985 la Facoltà di teologia della Pontificia Università San Tommaso d’Aquino, la Lega Antidiffamazione del B’nai B’rith, il Centro Pro Unione e il “Servizio di Documentazione ebreo-cristiana” (SIDIC), in cooperazione con la Commissione della Santa Sede per le relazioni religiose con gli ebrei, aprì questa serie di ricerche teologiche per commemorare il ventesimo anniversario della dichiarazione conciliare Nostra Aetate. In accordo con lo spirito e le prospettive del Concilio il tema scelto per il vostro secondo Colloquio che si è ora concluso è: “Salvezza e redenzione nelle tradizioni teologiche ebraiche e cristiane e nella teologia contemporanea”.

2. La contemplazione del mistero della redenzione universale ispirò il profeta Isaia a domandarsi: “Chi ha diretto lo spirito del Signore e come consigliere gli ha dato suggerimenti? A chi ha chiesto consiglio perché lo istruisse e gli insegnasse il sentiero della giustizia e lo ammaestrasse nella scienza e gli rivelasse la via della prudenza? (Is 40, 13-14, cf. Rm 11, 34). Noi siamo invitati a ricevere con umile docilità il mistero dell’amore di Dio, Padre e Redentore, e a contemplarlo nel nostro cuore per esprimerlo nelle nostre opere e nella nostra lode. La riflessione teologica è parte della tipica risposta dell’intelligenza umana e rende testimonianza alla nostra cosciente accettazione del dono di Dio. Allo stesso tempo le altre scienze umane come storia, filosofia e altre offrono il loro contributo a un organico approfondimento della nostra fede.

Ecco perché sia la tradizione cristiana che quella ebrea hanno sempre avuto grandi apprezzamenti per gli studi religiosi. Onorando le nostre rispettive tradizioni, il dialogo teologico basato su una sincera stima può contribuire grandemente alla mutua conoscenza dei rispettivi patrimoni di fede e può aiutarci ad essere più consapevoli dei nostri legami nella comprensione della nostra salvezza.

3. Il vostro colloquio può aiutare a impedire l’incomprensione e il sincretismo, la confusione delle vicendevoli identità di credenti, l’opera e il sospetto del proselitismo. Voi state effettivamente portando avanti gli insegnamenti del Concilio Vaticano II, che è stato il tema del seguente documento della commissione della Santa Sede per le relazioni con gli ebrei.

Questo mutuo sforzo approfondirà la costruzione della giustizia e della pace tra tutti i popoli, figli dello stesso Padre celeste. Con questa comune speranza di pace, esprimiamo con fiducia la nostra lode con le parole del salmo: “Lodate il Signore, popoli tutti, voi tutte nazioni dategli gloria; perché forte è il suo amore per noi e la fedeltà del Signore dura in eterno. Alleluia”.

4. Come ho detto recentemente ad Assisi, i cristiani sono convinti che la vera pace sia da trovare in Gesù Cristo salvatore di tutti. “Egli è venuto perciò ad annunciare la pace a voi che eravate lontani e pace a coloro che erano vicini” (Ef 2, 17; cf. Is 57, 17; Lc 9, 10). Questo dono universale ha le sue origini nella chiamata diretta ad Abramo, Isacco, Giacobbe, e trova la sua pienezza in Cristo, che fu obbediente al Padre fino alla morte in croce (cf. Mt 5, 17; Fil 2, 8). Laddove la fede in Gesù Cristo ci distingue e ci separa dai nostri fratelli e sorelle ebrei, noi possiamo al tempo stesso affermare con profonda convinzione “il legame spirituale che unisce il popolo delle Nuova alleanza alla stirpe di Abramo” (Nostra Aetate, 4).

In questo modo abbiamo qui un legame che nonostante le nostre differenze ci rende fratelli; è un mistero di grazia insondabile che noi osiamo scrutare, con gratitudine a Dio che ci permette di contemplare insieme il suo piano di salvezza.

Grati per ogni iniziativa che promuove il dialogo tra cristiani ed ebrei e specialmente per questo Colloquio teologico internazionale cattolico-ebraico, imploro la benedizione di Dio onnipotente su tutti voi e prego perché il vostro lavoro porti a una migliore comprensione e incrementi le relazioni tra ebrei e cristiani.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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