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MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI NICARAGUESI

Mercoledì, 12 novembre 1986

 

Carissimi fratelli e sorelle del Nicaragua.

1. Con vivi sentimenti di gioia e con profonda gratitudine al Signore, mi unisco spiritualmente a voi nella celebrazione del Congresso eucaristico nazionale che, con il tema “L’Eucaristia, fonte di unità e riconciliazione” avete preparato con tanto amore durante quest’anno “Anno dell’Eucaristia” e ora voi vi preparate a culminare l’ultima settimana dell’anno liturgico. In questa solenne occasione, desidero farmi presente in modo particolare nella persona del mio inviato speciale, card. Opilio Rossi, presidente del Comitato per i congressi eucaristici internazionali e tramite lui faccio pervenire il mio saluto paterno e affettuoso a tutti gli amati figli della Chiesa del Nicaragua.

L’Eucaristia è il sacramento per eccellenza della nostra fede perché è la presenza stessa di Cristo e del suo sacrificio redentore; alimento spirituale e vincolo di comunione per tutti i cristiani, fonte di carità per la missione evangelizzatrice e garanzia per la vita futura verso la quale camminiamo come pellegrini. La circostanza provvidenziale di questo Congresso eucaristico sarà senza dubbio un momento di grazia per tutti. Avete messo al centro della fede e della vita della vostra Chiesa il ministero dell’Eucaristia, cioè Cristo stesso, il Signore crocifisso e risorto come fonte di unità e riconciliazione. Egli soltanto è il Salvatore degli uomini e il principio della nuova umanità. In lui si concentrano oggi le gioie e le speranze della comunità ecclesiale, che vuole essere fermento di unità e di riconciliazione al servizio di un popolo che si sente affratellato nella fede cristiana, tesoro inestimabile della vostra storia ed energia creatrice per il vostro futuro.

2. Il tema che avete scelto per questo Congresso eucaristico mette già in rilievo alcuni aspetti del mistero eucaristico che sono al centro stesso della rivelazione. Ce lo ricorda san Paolo: “Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane” (1 Cor 10, 16-17). Gesù Cristo, presente nell’Eucaristia, con il dono del suo corpo e del suo sangue comunica a tutti la stessa vita, diffonde nei nostri cuori il suo Spirito, ci fa membra del suo unico corpo, la Chiesa, e ci invita a vivere nella comunione dell’amore, segno efficace della nostra unione con la sua persona e il suo Vangelo.

Ogni volta che celebriamo l’Eucaristia si rinnova questo mistero di unità per mezzo del quale vive e cresce la Chiesa e si presenta al mondo come il sacramento universale di salvezza. Di fatto: “L’opera della nostra redenzione si realizza ogni volta che si celebra sull’altare il sacrificio della croce, per mezzo del quale Cristo, che è la nostra Pasqua, è stato immolato. E allo stesso tempo, l’unità dei fedeli che costituiscono un solo corpo in Cristo, è rappresentata e si realizza attraverso il sacramento del pane eucaristico (Lumen Gentium, 3).

Tutti sappiamo che questa unità che l’Eucaristia realizza mediante il sacrificio e la comunione con il corpo e il sangue del Signore, ha esigenze inderogabili. Sono le esigenze previe di comunione nella stessa fede e nella stessa vita della Chiesa, della necessaria riconciliazione sacramentale con Dio e con i fratelli. Tutto ciò suppone inoltre la perfetta comunione ecclesiale, secondo un principio dell’antichità cristiana: “Sforzatevi di servirvi di una sola Eucaristia - dice sant’Ignazio di Antiochia -, dunque una sola è la carne del nostro Signore Gesù Cristo e uno solo è il calice che ci unisce col suo sangue, un solo altare e un solo vescovo unito al presbiterio e ai diaconi” (Ad Filad, 4).

3. È dunque condizione indispensabile per la legittima celebrazione dell’Eucaristia, come ricorda il Concilio Vaticano II (cf. Lumen Gentium, 26), la comunione dei Pastori della Chiesa. Una comunione che esige la proclamazione della stessa fede, l’obbedienza sincera al Magistero, l’affetto della carità e nella stessa preghiera eucaristica si esprime, pregando per il Papa e per il vescovo della Chiesa locale. Tutto ciò manifestato anche mediante il rispetto dovuto alle norme liturgiche nella celebrazione dei sacri misteri, come segno di unità nella fede e nella vita sacramentale.

Con queste condizioni si realizza questo mistero di unità che il Concilio Vaticano II ha espresso con tanta profondità in un testo che manifesta la centralità del mistero dell’Eucaristia per ciascuna delle comunità ecclesiali: “In tutta la comunità riunita intorno all’altare sotto il sacro ministero del vescovo, si manifesta il simbolo di quella carità e unità del corpo di Cristo, senza la quale non si può avere la salvezza. In queste comunità, nonostante siano frequentemente piccole e povere e vivano nella dispersione, è presente Cristo, per le cui virtù si congrega la Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica” (Lumen Gentium, 26).

Il mistero eucaristico, presenza di Cristo e attualizzazione del suo sacrificio redentore, per essere mistero di unità ecclesiale, deve essere al di sopra di ogni strumentalizzazione che possa mettere in pericolo o togliere la virtù al suo contenuto cristologico ed ecclesiale.

4. L’Eucaristia è anche fonte di riconciliazione. Così lo esprimiamo in una delle preghiere eucaristiche (III): “Ti chiediamo, Signore, che questa vittima della riconciliazione, porti la pace e la salvezza al mondo intero”. Nel sacrificio della Messa si rinnova il mistero della pietà che è la riconciliazione che Cristo fece con la croce e il suo sangue. Egli continua ad essere la nostra pace, lui che ha demolito il muro della divisione che ci separava, lui che annuncia la pace ai lontani e ai vicini, lui che ci ha riconciliato col Padre e tra di noi: “per lui tutti abbiamo diritto di unirci in un solo Spirito con il Padre” (Ef 2, 14-18). Per questo la comunità ecclesiale che celebra l’Eucaristia riceve da Cristo la missione di essere una comunità riconciliata e riconciliatrice. Innanzitutto una comunità riconciliata. Per questa ragione, come ho già ricordato nell’esortazione postsinodale Reconciliatio et Paenitentia (Reconciliatio et Paenitentia, 9), “Tutti ci dobbiamo sforzare di pacificare gli animi, moderare le tensioni, superare le divisioni, sanare le ferite che si siano potute aprire tra i fratelli”.

So che i pastori della Chiesa in Nicaragua stanno facendo sforzi generosi in favore di questa riconciliazione, tanto necessaria perché tutti i cristiani offrano un esempio di comprensione, aiuto, di sincera e visibile unione nella verità e nell’amore. Il Congresso eucaristico nazionale deve sigillare definitivamente questa testimonianza di riconciliazione e di unità da parte di tutti: sacerdoti, religiosi e religiose, ministri della Parola, catechisti, laici impegnati, padri e madri di famiglia, giovani e bambini. Che la fede in Gesù Cristo, l’amore per la Chiesa e la comunione con i pastori siano al di sopra di ogni frattura o divisione! Rinvigorita nella sua unità, la Chiesa sarà ogni volta un segno più grande di riconciliazione tra tutti i figli della patria nicaraguense. “Seguendo questa strada la Chiesa potrà agire efficacemente. Possa sorgere quello che il mio predecessore Paolo VI chiamò la civilizzazione dell’amore “in un popolo riconciliato, dove l’odio, la violenza o l’ingiustizia non abbiano mai luogo; una società in cui siano sempre rispettati i diritti inalienabili della persona umana e le legittime libertà dell’individuo e della famiglia.

Solo mediante un’autentica e profonda riconciliazione di ognuno con Dio e di tutti tra loro si potrà raggiungere la desiderata concordia, che permetta a tutti di vivere una vita giusta in un ambiente familiare sereno, in una Patria solidale e accogliente, una patria nicaraguense di pace e prosperità. Il mistero dell’Eucaristia in nessun modo è estraneo alla costruzione di un mondo nuovo, ma ne è il suo principio e la sua fonte di ispirazione, perché il Signore Gesù è il fondamento della nuova umanità fraterna e riconciliata.

5. Miei cari fratelli e sorelle, la celebrazione del Congresso eucaristico nazionale deve essere un punto fermo nella vostra storia ed essere un momento decisivo per il futuro. Una Chiesa, un’unica Chiesa che è il Corpo di Cristo, riconciliata e riconciliatrice, unita nella stessa fede e nello stesso impegno della fede cristiana, sotto la guida dei pastori. Una Chiesa che sia testimonianza viva dell’amore di Gesù Cristo fino a donare addirittura la vita per i fratelli.

In questa solenne circostanza invito tutti a rivolgervi con me alla Vergine Maria, la Purissima, come voi amate invocarla. Confidando nella sua intercessione materna elevo la mia fervente preghiera a Dio perché assista con la sua grazia gli amati figli del Nicaragua. Mi sento vicino in modo particolare ai più bisognosi: ai malati, agli anziani, agli emarginati, a tutti quelli che soffrono. Che Cristo nell’Eucaristia sia per tutti i nicaraguensi vincolo di unità e fonte di riconciliazione!

Con affetto imparto a tutti la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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