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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA PLENARIA DELLA CONGREGAZIONE
PER L'EDUCAZIONE CATTOLICA

Giovedì, 13 novembre 1986

 

Venerati e cari fratelli.

1. L’incontro odierno con voi, membri della Congregazione per l’Educazione Cattolica, è per me motivo di particolare gioia, non solo per il ricordo di avere un tempo partecipato numerose volte alle vostre riunioni, quale membro del Dicastero, ma soprattutto per l’importanza dei problemi che avete trattato, come amabilmente ha esposto or ora il signor card. Baum, cui va il mio grazie per le cortesi parole rivoltemi.

Quando, come in questa Plenaria, si affrontano temi quali “Vocazione, seminari, università ecclesiastiche e cattoliche, scuole cattoliche”, si prendono in considerazione problemi che toccano intimamente la realtà presente e futura della Chiesa, in quanto essa ha di più delicato e di più fondamentale.

Sono perciò lieto di potervi incontrare per confermarvi l’interesse con cui seguo il vostro lavoro, che tanto rilievo ha per la vita della Chiesa. A tutti voi, membri cardinali e vescovi, superiori e officiali della Congregazione, desidero manifestare la mia riconoscenza per l’attività svolta e rivolgere un vivo incoraggiamento per i futuri compiti che attendono il Dicastero.

2. Ho scorso con attenzione i quattro tradizionali fascicoli che la Congregazione è solita sottoporre allo studio dei suoi membri in ogni sua Plenaria. Esaminando tali documenti mi sono reso personalmente conto delle problematiche affrontate nei quattro settori, a cui si estende la competenza del vostro Dicastero. Il mio sguardo è andato subito al fascicolo riguardante le vocazioni, nel quale sono riportate alcune statistiche, che fanno aprire il cuore alla speranza. Ne sia ringraziato il Signore!

Quasi dappertutto infatti si nota una ripresa vocazionale, a volte timida, più spesso decisa e chiara. Ciò è dovuto certamente all’intensificata preghiera che viene elevata al Padrone della messe perché mandi operai nella sua vigna (cf. Mt 9, 38). La ripresa, tuttavia, è certamente anche il frutto di un rinnovato e crescente impegno da parte dei sacerdoti nella pastorale giovanile. Non posso non associarmi al vostro voto che si continui con generoso slancio in quest’opera apostolica, perché i giovani, che il Signore certo non manca di chiamare a sé anche oggi, possano essere educati e preparati ad aprire il loro cuore all’invito celeste, così da essere pronti a seguirlo con slancio e generosità.

3. Per quanto riguarda la formazione del clero ho rilevato che è in preparazione un documento sullo “Studio dell’insegnamento sociale della Chiesa nei seminari”. Me ne compiaccio vivamente, perché, seguendo le orme dei miei venerati predecessori, non mi stanco di ricordare spesso, soprattutto ai sacerdoti, la necessità di far ricorso al ricco, complesso patrimonio della dottrina sociale della Chiesa. Sono infatti convinto che la concorde adesione dei cattolici all’insegnamento della Chiesa in materia sociale e il loro fattivo impegno nel dare attuazione alle indicazioni offerte a tale proposito dal magistero specialmente nell’ultimo secolo, possano aprire all’uomo moderno, pur angustiato da molteplici problemi economici e politici, la strada di una maggiore giustizia sociale e di una più sentita solidarietà nei vari campi della civile convivenza.

Il nuovo documento si aggiunge agli altri che, dopo il Concilio, la Congregazione ha preparato circa la formazione sacerdotale, nell’intento di far sì che le prescrizioni conciliari, richiamate anche dal recente Sinodo dei vescovi, vengano debitamente attuate, e la Chiesa possa disporre di sacerdoti che siano autentici pastori e sagge guide spirituali del popolo di Dio.

Questo è un lavoro che deve coinvolgere pienamente quanti hanno l’alta missione di essere i formatori dei futuri sacerdoti. In modo particolare esso chiama in causa i vescovi, che devono considerare loro primario dovere l’assicurare alla Chiesa numerosi e santi sacerdoti. È per questo motivo che più volte ha espresso al signor card. prefetto della Congregazione il desiderio che i vescovi stessi, e le Conferenze episcopali, siano direttamente interessate ogni qual volta la Congregazione intende compiere uno studio approfondito sulla situazione dei seminari di una nazione. È necessario infatti che i pastori delle diocesi abbiano la possibilità di recare il loro contributo all’elaborazione delle concrete direttive che appaiono opportune per la migliore attuazione in una determinata regione delle prescrizioni conciliari circa la preparazione del clero.

4. Ho poi rilevato con piacere il proseguimento dello studio del progettato documento sulle università cattoliche, apprezzando l’impegno in esso posto per meglio sottolineare il significato ecclesiale di tali centri accademici. Non mi nascondo le difficoltà che in questo cammino, spesso faticoso, si possono incontrare, soprattutto a causa di peculiari situazioni locali. Tuttavia le sfide che vengono dalla promozione culturale odierna, che raggiunge ambiti sempre più vasti della popolazione, non possono non trovare nella Chiesa risposte tempestive e pertinenti. Se essa, per espresso mandato di Gesù Cristo, deve annunziare il Vangelo al mondo intero, ciò non potrà effettuare adeguatamente, soprattutto oggi, senza la presenza coraggiosa di università cattoliche veramente qualificate dal punto di vista sia accademico-scientifico che ecclesiale.

Mi auguro pertanto che questo lavoro di grande importanza per la Chiesa sia continuato con lena, così da giungere alla redazione di un documento che esprima un ideale, nel medesimo tempo alto e concreto, di università cattolica, nelle sue strutture, nelle sue componenti accademiche, nelle sue finalità e nei suoi compiti specifici. Ogni università cattolica infatti deve presentarsi davanti a tutti non solo come una fucina di lavoro scientifico, ma anche come una solida roccia di principi cristiani, ai quali la stessa attività scientifica possa essere ancorata, traendone orientamento e stimolo.

È quanto mi sforzo di dire anche nelle visite pastorali, quando incontro coloro che operano nel campo della cultura e dell’educazione superiore, ben sapendo che su di essi pesa in modo particolare il futuro della società e della Chiesa.

5. Un altro argomento, infine, che ha attirato la mia attenzione, è stato quello della scuola cattolica. Voi tutti sapete quanto mi stiano a cuore la promozione e il retto funzionamento di queste istituzioni formative, per le quali, anche di recente, in due diverse circostanze, ho manifestato il mio grande interesse. All’Assemblea generale della Federazione degli istituti di attività educativa (FIDAE), al termine dello scorso anno, e al Consiglio generale dell’Unione mondiale degli insegnanti cattolici, nell’aprile scorso, ho posto in evidenza, rispettivamente, la funzione della scuola cattolica come integrazione di quella statale e il servizio che essa rende alla vera libertà di insegnamento mediante l’elaborazione di un proprio progetto educativo.

Ora ho avuto la soddisfazione di vedere preparato dalla vostra Congregazione un nuovo documento programmatico, dal titolo “Dimensione religiosa dell’educazione nella scuola cattolica”. Il mio fervido auspicio è che la dimensione religiosa dell’insegnamento nella scuola cattolica risulti sempre più evidente, sia per il legame con la Chiesa, sia per lo stile di vita degli insegnanti, sia per la proposta di una visione dell’uomo e della storia ispirata al Vangelo e capace, come tale, di riconoscere e assumere ogni autentico valore umano. La Chiesa infatti sa che “solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo” (Gaudium et Spes, 22) ed è appunto nel desiderio di partecipare a quanti più possibili la ricchezza di tale verità piena, che promuove istituzioni scolastiche, nel cui progetto educativo si riflettono le linee di fondo del messaggio cristiano. Sarà importante perciò che non si privino gli alunni della possibilità di avvicinare nella sua interezza l’insegnamento evangelico sull’uomo e sul suo trascendente destino. Sarà importante inoltre che li si aiuti, pur evitando qualsiasi violenza alle loro coscienze, a scoprire in esso la soluzione appagante al problema del senso della vita, traendone poi le logiche conseguenze per quell’animazione cristiana delle realtà temporali, in cui sta la missione propria del laico nel mondo. Compito, come si vede, complesso e articolato, per la cui attuazione occorrerà tutto l’impegno del vostro Dicastero in stretta collaborazione con i vescovi e con gli organismi preposti a tale settore della pastorale nelle Chiese locali.

In questa prospettiva si rivela molto utile l’ampia indagine svolta in oltre cento Paesi, al fine di accertare le condizioni politico-sociali, in cui la scuola cattolica deve operare. È stato per me un panorama di grande interesse, dal quale il vostro Dicastero potrà trarre orientamenti per la sua futura attività nel campo educativo.

6. Ho voluto soffermarmi sui singoli punti e sugli specifici problemi che in questi giorni avete avuto allo studio, per dirvi ancora una volta la costante sollecitudine con cui seguo il lavoro che la vostra Congregazione va svolgendo in campi di vitale importanza per la Chiesa.

Vi esorto a non risparmiare sforzi e fatiche perché i nobili ideali che vi siete proposti - guardando alla tradizione della Chiesa e agli insegnamenti conciliari - siano pienamente realizzati. Il campo delle vocazioni, dei seminari, delle università ecclesiastiche e cattoliche, delle scuole cattoliche è un campo sconfinato, che richiede cura, attenzione, impegno. Nessuno si carichi della responsabilità di non aver fatto quanto era in suo potere in un lavoro tanto fondamentale per il futuro della Chiesa e per il bene delle anime.

Vi accompagni perciò la mia benedizione che di cuore imparto a tutti e a ciascuno, assicurandovi della mia preghiera al Signore, perché voglia confortare e fecondare la vostra quotidiana dedizione.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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