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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN BANGLADESH

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AGLI ESPONENTI DELLA CHIESA CATTOLICA

Dacca (Bangladesh), 19 novembre 1986

 

Cari amici, illustri rappresentanti della vita religiosa e della vita pubblica del Bangladesh.

1. Durante questa breve visita che Dio mi ha concesso di compiere nel vostro Paese, sono particolarmente lieto di avere la possibilità di parlare a questa riunione di rappresentanti dei diversi settori della vita nel Bangladesh. Saluto ciascuno di voi con gioia profonda e con sentimenti di buona volontà. Spero sinceramente di confermare in voi con questo incontro lo spirito di “Comunione e di Fraternità”, titolo che avete scelto come tema di questa visita. Queste parole “Comunione e Fraternità” esprimono i miei personali sentimenti verso il popolo del Bangladesh.

Il viaggio che ha inizio qui nel Bangladesh mi porterà a Singapore, alle Fiji, in Nuova Zelanda, in Australia e nelle Seychelles. Qual è lo scopo di queste visite? In primo luogo esse hanno un profondo significato ecclesiale per le comunità cattoliche di tutto il mondo. In secondo luogo, esse mirano a portare avanti l’impegno della Chiesa cattolica per un dialogo sincero e leale con altre tradizioni religiose relativo al comune destino spirituale e umano del quale siamo tutti partecipi. Infine, visitando le diverse parti del mondo voglio sensibilizzare gli uomini e le donne di buona volontà alle importanti sfide che la famiglia umana si trova ad affrontare in quest’ultimo scorcio del XX secolo.

2. Innanzitutto, dunque, la mia visita è dedicata alla comunità cattolica. La Chiesa è una comunità di fede e di vita cristiana, nella fedeltà agli insegnamenti del nostro Signore Gesù Cristo. I suoi membri appartengono a ogni razza e nazione, e rispecchiano ogni condizione sociale. Senza abbandonare o indebolire la loro appartenenza a una particolare nazione e cultura, essi sono uniti l’uno all’altro da un legame spirituale universale. Questa “koinonia” o comunione dei membri della Chiesa non e un puro e semplice atteggiamento di solidarietà spirituale; è soprattutto partecipazione a certi doni che Cristo ha affidato alla Chiesa attraverso lo Spirito che riversa nei nostri cuori (cf. Rm 5, 5).

Il Concilio Vaticano II elenca alcuni di questi doni: le Sacre Scritture, la nostra fede trinitaria, i sacramenti, la vita di grazia, la fede, la speranza e la carità, e altri carismi (cf. Lumen Gentium, 15; Unitatis Redintegratio, 3). Attraverso questi doni entriamo in unione con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, e in comunione l’uno con l’altro. Questa comunione ha “il fondamento perpetuo e visibile dell’unità” nel successore di Pietro (Lumen Gentium, 18). Il Signore ha permesso oggi a me, ultimo nella lunga successione dei Papi, di essere personalmente presente tra di voi per confermare la vostra fede e la vostra fratellanza. In questo risiede il significato più profondo della mia visita alla comunità cattolica del Bangladesh.

A voi dunque vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, seminaristi e rappresentanti del laicato del Bangladesh, voglio ripetere le parole di san Paolo: “Ringraziamo sempre Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere, continuamente memori davanti a Dio e Padre nostro del vostro impegno nella fede, della vostra operosità nella carità e della vostra costante speranza” (1 Ts 1, 2-3).

Parlando ai membri della Chiesa cattolica nel Bangladesh, sono consapevole del contesto spirituale, culturale e sociale nel quale vivete e operate. Da molti anni state esaminando le vostre attività pastorali e caritative in relazione alle necessità della Chiesa e della nazione. A questo riguardo, gli insegnamenti e le direttive del Concilio Vaticano II costituiscono un punto di riferimento essenziale per tutta la Chiesa nell’adempimento della sua missione nelle circostanze attuali della storia e del mondo. La corretta applicazione delle direttive del Concilio, molte delle quali sono state integrate da documenti successivi della Santa Sede, richiede molto coraggio e un’attenta pianificazione da parte dell’intera comunità ecclesiale.

3. Il “Piano Pastorale per la Chiesa nel Bangladesh”, pubblicato dalla vostra Conferenza episcopale nel giorno di Pentecoste del 1985, individua un certo numero di sfide che la Chiesa deve affrontare. Ciascuno di voi ha un contributo specifico da dare per farvi fronte. Voi sentite la necessità di un maggior coordinamento a livello locale, diocesano e nazionale nei programmi di formazione e di azione pastorale. Ciò richiede non soltanto organizzazione esterna, ma anche e soprattutto quella comunione spirituale che vi unisce nel Signore. In particolare voi sentite la necessità che il ruolo specifico del laicato nella vita e nell’opera della Chiesa sia pienamente riconosciuto e messo in pratica. Volete anche essere sempre più vicini a tutto il popolo del Bangladesh, alle condizioni culturali e sociali dei vostri connazionali. Siete giustamente preoccupati di essere presenti tra di loro in tutti i loro sforzi.

4. A tutti i sacerdoti desidero rivolgere una speciale parola di incoraggiamento. Siete stati configurati a Cristo in maniera particolare con la grazia dell’ordinazione, e dovete cercare ogni giorno di riflettere sempre più la mitezza e l’amore di quel Cuore che fu mosso a compassione dalle moltitudini (cf. Mt 15, 32). Sostenetevi gli uni gli altri attraverso la preghiera e attraverso l’esempio della vostra generosa vita e del vostro ministero sacerdotale. Date ascolto alle parole dell’Apostolo: “Non conformatevi alla mentalità di questo secolo” (Rm 12, 2). Come autentici pastori del popolo che vi è stato affidato, insegnategli ad assumere il suo ruolo nelle comunità ecclesiali e civili. Da parte mia pregherò ogni giorno per voi Maria, Madre della Chiesa e nostra Madre, nostra compagna sulla via del discepolato.

5. Usando le parole dell’Apostolo, voglio esortare i religiosi e le religiose del Bangladesh a “camminare sempre in una vita nuova” (Rm 6, 4) conformemente al loro speciale carisma in seno alla comunità ecclesiale. Con il cuore pieno di gioia dovete continuare a servire la Chiesa in questo Paese con generosità e abnegazione. Siate sempre membri della vostra identità e della vostra dignità. Tutto ciò che fate al servizio degli altri assume un significato particolare a causa di quello che siete: persone che hanno lasciato tutto per fare dell’incommensurabile amore di Cristo la sostanza stessa della loro vita.

6. Rivolgo uno speciale saluto ai seminaristi del Bangladesh. Possiate sperimentare nel più profondo dei vostri cuori l’efficacia e la potenza della chiamata di Cristo: “Se vuoi essere perfetto . . . vieni e seguimi” (Mt 19, 21). Preparatevi con cura ai compiti sacerdotali che vi attendono. E sappiate che il Papa vi ama e prega per voi.

7. Cari laici del Bangladesh: non vi sorprenderà che il primo pensiero del Papa nei vostri confronti sia un pensiero di solidarietà nell’amore del nostro Signore Gesù Cristo. È per me una gioia venire a conoscenza del vostro entusiasmo per crescere nella fede e nella carità per adempiere meglio al vostro ruolo nella Chiesa e nel mondo. Siete un “piccolo gregge”, e molti di voi sono poveri. Dovete lottare contro le limitazioni naturali e le difficoltà create dall’uomo, sempre presenti nella vostra esistenza in questo Paese. Sapete che nonostante queste circostanze il Signore vi chiama a una vita di santità e di pace.

Santità della vita significa dare a Dio il primo posto nei vostri pensieri e nelle vostre azioni; significa rispettare la sua volontà per la vostra vita familiare, ed essere sinceri e giusti nei vostri rapporti reciproci. Santità significa dedicare tempo alla preghiera; significa amore per il prossimo, perdono a quanti vi offendono, pazienza nelle avversità della vita. Significa crescere nella conoscenza della fede, nella pietà e nell’obbedienza al Padre eterno.

Pace significa che vivrete in fraternità con tutti; che cercherete di condividere le responsabilità, collaborerete all’opera di progresso e di sviluppo, che cercherete di promuovere l’armonia e il rispetto reciproco tra tutti i membri della nazione. Cari fratelli e sorelle in Cristo: vi esorto a restare saldi nella speranza alla quale siete stati chiamati. Ricordatevi che tutta la Chiesa guarda a voi con amore e vi sostiene in una unione dei cuori nella preghiera.

8. Giovani del Bangladesh: siete chiamati più di ogni altro a contribuire a lasciare il mondo in cui vivete. Il futuro vi appartiene. Eppure vi sentite forse spesso frustrati o delusi. Desiderate ardentemente un mondo migliore, eppure un antico egoismo continua a prevalere. Talvolta non sapete dove cominciare per cambiare le cose in meglio. Ma se doveste scoraggiarvi, per quanto enormi siano i compiti che vi si presentano, condannereste voi stessi e la vostra generazione a perpetuare quelle stesse situazioni che richiedono miglioramenti.

Vorrei ricordarvi il giovane del Vangelo, pieno di buona volontà, che si avvicinò a Gesù e gli chiese: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?” (Mc 10, 17). Maestro buono! Voi pure avete bisogno di maestri buoni che vi conducano a ciò che è buono, sulle vie della verità, della vita e dell’amore, tenendovi lontani da ogni forma di inganno, di odio o di violenza; maestri che vi conducano a Dio. E Gesù risponde al giovane: “Nessuno è buono, se non Dio solo” (Mc 10, 18). Infatti, come scrivevo riguardo a questo stesso brano in occasione dell’Anno internazionale della gioventù (n. 4): “Senza di lui - senza il riferimento a Dio - l’intero mondo dei valori creati resta come sospeso in un luogo assoluto. Esso perde anche la sua trasparenza, la sua espressività. Il male si presenta come bene e il bene viene squalificato. Non ci indica questo l’esperienza stessa dei nostri tempi . . .?” (IOANNIS PAULI PP. II Epistula Apostolica ad iuvenes, Internationali vertente Anno Iuventuti dicato, 4, die 31 mar. 1985: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VIII, 1 [1985] 763).

La parte finale di questo brano del Vangelo ci mostra quanto dipende dalla vostra disponibilità a fare la vostra parte. Il giovane andò via rattristato. Non aveva il coraggio di impegnarsi nell’opera di Cristo. Voi invece dovete essere disposti a servire per il benessere dei vostri fratelli e sorelle in questo Paese, utilizzando pienamente le vostre energie giovanili. Esprimerete così l’autenticità della vostra fede e darete un nobile obiettivo ai vostri sforzi.

Nella grande impresa di ricercare giuste soluzioni alle sofferenze e ai bisogni dei vostri connazionali, i giovani di ogni fede devono essere aperti gli uni verso gli altri in uno spirito di collaborazione e di reciproca stima. Giovani del Bangladesh, assumete il vostro ruolo nello sviluppo del vostro Paese. Preparatevi diligentemente ad affrontare le sfide che vi chiamano a contribuire nel miglior modo possibile al servizio del vostro popolo e della vostra patria.

9. Illustri rappresentanti di ogni credo religioso, uomini e donne del Bangladesh: il mio messaggio riguarda la sublime dignità di ogni uomo nel progetto di Dio riguardante la famiglia umana. Va crescendo la convinzione che si debba fare con urgenza qualche cosa per assicurare la pace e lo sviluppo, condizioni per un avvenire migliore di tutta la specie umana. Siamo dolorosamente consapevoli del fatto che la dignità data da Dio all’uomo e la sua stessa sopravvivenza sono gravemente minacciate. Le tensioni politiche e ideologiche tra Est e Ovest, le tensioni economiche e sociali tra Nord e Sud, e le molte forme di violenza, d’ingiustizia e di disuguaglianza, sono una minaccia attuale e crescente per i diritti e per la dignità dell’uomo.

Prego costantemente perché l’armonia dello Spirito dimostrata nel recente incontro di preghiera ad Assisi - dove i capi delle Chiese e comunità cristiane e delle altre religioni del mondo si sono riuniti per implorare il dono della pace da Dio - cresca di giorno in giorno finché tutte le persone e tutti i popoli saranno riconciliati nell’amore. Noi che crediamo nell’onnipotenza dell’Altissimo dobbiamo essere convinti che con il suo aiuto la pace e la riconciliazione sono possibili. La volontà divina è che si lavori insieme per realizzarle.

10. Con particolare rispetto saluto i malati e i poveri, quelli presenti e quelli che non hanno avuto la possibilità di venire. Vedo in voi il volto dell’umanità sofferente. Penso a tutti coloro, giovani e vecchi, di tutti i Paesi, la cui vita è segnata dal dolore e dall’indigenza. Vedo in voi il volto di Cristo sofferente, l’“uomo dei dolori”, che offre al Padre la sua sofferenza e la sua morte come “calice di salvezza”. Attraverso il vostro dolore avete spesso imparato ad essere più umani e più sensibili ai bisogni degli altri. Siete cresciuti così nella dignità. È per questo che Gesù poteva dire “Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati” (Lc 6, 20-21).

Questo non significa che non dobbiate cercare un’autentica liberazione dalle prove della vita. Né significa che la società possa dimenticare i suoi precisi obblighi nei vostri riguardi. Significa piuttosto che le vostre necessità non riguardano solo voi; esse sono la voce stessa di Dio che dice al mondo che verrà giudicato dal modo in cui fa fronte a queste necessità - dalla giustizia, dalla misericordia e dall’amore che vi dimostra -. Prego perché possiate veramente sperimentare quella solidarietà efficace di cui avete bisogno. Soprattutto spero che i cittadini di questo Paese non cessino di impegnarsi finché non abbiano prevalso i valori della giustizia, della misericordia e dell’amore. Possa l’Altissimo sostenere e dare forza a tutti voi.

11. Cari amici: il mio breve soggiorno tra di voi sta per concludersi. Desidero dunque esprimere ancora una volta la mia gratitudine al Governo e alla Chiesa del Bangladesh per quanto è stato fatto per rendere possibile questa visita. Avevo il desiderio di conoscere più intimamente il vostro Paese. Porterò con me il ricordo di un popolo che cerca di onorare il Creatore e di realizzare un futuro migliore per sé e per i propri figli. Possiate essere tutti uniti nell’operare in vista di questo traguardo.

Dio onnipotente benedica ciascuno di voi!

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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