The Holy See
back up
Search
riga

PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO NELLE ISOLE FIJI

CERIMONIA DI CONGEDO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Aeroporto di Nadi (Fiji), 22 novembre 1986

Cari giovani amici.

1. Sono molto lieto di avere l’occasione, prima di lasciare il vostro amato Paese, di incontrare la gioventù di Figi. È per me un grande piacere essere con voi. Vi saluto tutti nella gioia e nella pace del nostro Signore Gesù Cristo.

A volte, la gente mi chiede: “Cosa le piace di più nei giovani? Perché li incontra così spesso? Perché ha rivolto una lettera apostolica ai giovani, e perché ha istituito la Giornata mondiale dei giovani, celebrata ogni anno la domenica delle Palme?”. La mia risposta è molto semplice. Io ho fiducia nei giovani. Vedo in loro il futuro del mondo, il futuro della Chiesa. Credo che i giovani di oggi vogliano costruire un mondo di giustizia, verità e amore; e con l’aiuto di Dio potranno farlo. Sì, io credo in voi, giovani di Figi.

2. Gesù Cristo nutre un amore speciale per i giovani. Lo vediamo anche quando leggiamo il Vangelo. Per esempio, ricordate quando Gesù riprese i suoi discepoli per non aver lasciato avvicinare dei bambini, dicendo: “a chi è come loro appartiene il regno di Dio” (Lc 18, 16). E ancora più esplicito è l’esempio del suo amore per il giovane ricco. Evidentemente questo giovane era attratto da Gesù e si trovava bene con lui. Aveva sufficiente fiducia in Gesù da porgli una domanda fondamentale: “Che cosa devo fare per avere la vita eterna?”. Gesù prese seriamente la domanda, e la risposta fu altrettanto seria. E ancora più importante fu che “Gesù, fissatolo, lo amò” (Mc 10, 17-21). Sappiamo anche, dal resto del Vangelo, che l’amore di Gesù non era riservato solo ai giovani. Il suo sguardo amorevole abbraccia tutti, giovani e vecchi, sani e malati. Gesù guarda fisso negli occhi ciascuno di noi, e ci ama. Questo amore di Gesù, infatti, è il centro del Vangelo. Perché le sue parole e le sue azioni, in particolare la sua morte in croce, possono spiegarsi solo con l’amore.

San Giovanni l’ha espresso così: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3, 16). Questo è il messaggio di salvezza che la Chiesa annuncia al mondo. E questo è il messaggio che oggi io ripeto a voi: “Dio vi ama tanto da dare il suo Figlio unigenito, e se voi credete nel suo Figlio, avrete la vita eterna”.

3. Credere in Gesù è molto più che una semplice questione di parole. È molto di più che essere attratti da Cristo, come il giovane ricco. La fede richiede una risposta generosa. Essa richiede l’impegno della vostra intera esistenza per la persona e il messaggio di Cristo. Ma ciò deve avvenire liberamente e deliberatamente, perché voi siete liberi di accettare o rifiutare il dono che Cristo vi offre.

Il giovane ricco, purtroppo, non era pronto a compiere il sacrificio che la fede richiede: “Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: "Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi". Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni” (Mc 10, 21-22). Il giovane se ne andò rattristato, ma la sua tristezza non ha necessariamente l’ultima parola. Infatti, la chiave del messaggio evangelico è la gioia.

La gioia è il comune denominatore dei santi. La gioia è il risultato della fede e del sacrificio. Possiamo vederlo nel messaggio dell’angelo che, al momento della nascita di Gesù, disse ai pastori: “Ecco, vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo” (Lc 2, 10). Questa stessa gioia pervade ogni cuore che viva in unione fedele con Gesù. Ma ricordate questo: l’amore richiede anche sacrificio. Non sottovalutate il prezzo della vostra fedeltà a Gesù. Troppo facilmente, oggi, il senso dell’amore viene malinteso. Esso viene ridotto a sensazioni sentimentali o identificato con desideri egoistici. Ma il vero amore è sempre legato alla verità, e si esprime in un generoso servizio agli altri. Il vero amore fa sì che ci interroghiamo continuamente e che osserviamo i comandamenti. Per questo Gesù ha detto: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” (Gv 14, 15).

Tre volte Gesù ha domandato a Pietro: “Mi ami tu?”. E ogni volta Pietro ha risposto: “Certo, Signore, tu sai che ti amo”. Pietro era pronto ad affermare il suo amore per Cristo, e ogni volta egli gli ricordava come mettere in pratica questo amore. Gesù gli disse: “Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle” (cf. Gv 21, 15-17). Pietro non dimenticò mai quella conversazione, e anche il successore di Pietro non può dimenticarla. Le parole di Gesù sono rivolte in modo particolare a me, ma si adattano anche a voi. Pietro è stato invitato a dimostrare il suo amore per il Signore ponendosi al servizio delle necessità dei suoi fratelli e delle sue sorelle nell’esercizio del suo ministero nella Chiesa. Lo stesso Signore che parlo a Pietro, oggi parla a voi. E vi chiede il vostro amore.

Io spero e prego, cari giovani di Figi, che mai vi allontanerete da Cristo come fece il giovane ricco, che mai ve ne andrete rattristati. Se voi credete in Cristo, se accettate le sue parole, e accettate anche i sacrifici che egli vi chiede, sarete colmati di gioia, una gioia che non è di questo mondo.

4. E ora è giunto il momento in cui debbo salutarvi. La mia visita in questo Paese è stata fin troppo breve, e devo continuare il mio viaggio pastorale presso altri popoli in altre terre. Ma prima di lasciarvi, desidero esprimere la mia ammirazione e anche la mia gratitudine. L’ammirazione che provo per il popolo di Figi esisteva già prima che io venissi qui. Ammiro i molti valori e le particolari qualità che avete incoraggiato e curato nel corso degli anni. Soprattutto, ammiro il modo in cui genti di culture e di tradizioni tanto diverse vivono insieme, qui, in pace e armonia. Siete molto diversi tra di voi, eppure siete una nazione unita. Mediante una volontà comune e uno sforzo reciproco, avete imparato a sostenervi l’un l’altro nella vostra diversità, a rispettare le abitudini del vostro prossimo e a sottolineare quanto avete in comune. In maniera molto visibile, siete un simbolo di speranza per il mondo. Avete molto da insegnare al mondo per quanto riguarda la solidarietà e l’amorevole rispetto per ciascuna persona.

Sono profondamente grato per l’ospitalità offertami in questo vostro Paese. Mi avete ricevuto come un fratello e un amico. Mi avete fatto sentire a casa mia. Non dimenticherò la vostra bontà e la vostra gentilezza, e vi prometto di ricordarvi nelle mie preghiere. Desidero dirvi anche quanto io condivida il dolore di Figi per la morte dei tre soldati che sono stati uccisi in Libano nel corso della loro missione di pace. Nel loro sforzo di servire la causa della pace essi sono stati chiamati a offrire le proprie vite, e ora voi, diletti giovani, siete chiamati a vivere e a lavorare ancora più intensamente affinché la pace trionfi sulla terra. Desidero offrire la mia commossa partecipazione alle famiglie delle vittime, e prego il Signore che dia loro forza e sostegno.

E ora desidero affidarvi a Maria, Madre di Gesù e Madre della sua Chiesa. Affido a Maria il futuro di questa nazione e il destino di tutti i suoi popoli. Prego che aiuti i giovani a rimanere saldi nella fede e a compiere la loro missione di servizio al mondo. Prego che conforti coloro che soffrono e che ottenga per l’intera Chiesa di Figi la grazia della fedeltà a Gesù e al suo Vangelo d’amore, di salvezza e di elevazione. E su tutti gli abitanti di queste isole invoco la gioia e la pace del Signore.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

top