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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN NUOVA ZELANDA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON I GIOVANI NEL DOMAIN PARK

Auckland (Nuova Zelanda), 22 novembre 1986

 

Carissimi giovani.

1. Grazie per il vostro caloroso benvenuto. Dopo la grande gioia di aver celebrato l’Eucaristia per la prima volta nella Nuova Zelanda, sono grato di questa occasione di essere con voi, giovani di Aotearoa.

Questo periodo della vostra vita, quello della gioventù, è un periodo di particolare importanza. Le decisioni che prendete adesso, le amicizie che fate, i valori secondo i quali decidete di vivere, i traguardi che vi ponete, tutte queste cose daranno forma al vostro personale avvenire e avranno ripercussioni sul futuro della società. Sono sempre lieto di trovarmi con i giovani perché mi rallegrano il loro entusiasmo e la loro speranza. Mentre vi trovate a far fronte alle sfide della gioventù, desidero assicurarvi dell’amore di Cristo e ricordarvi del Vangelo che predicò, la buona novella di verità, di libertà e di salvezza.

2. Il passo del Vangelo che abbiamo ascoltato descrive una svolta nella vita di san Pietro. Il fatto accadde poco prima della morte di Gesù. Pietro e gli altri discepoli erano ancora storditi dall’esperienza della croce. Come erano consapevoli delle loro manchevolezze! Nell’ora della passione del Maestro, quando aveva più bisogno di loro, Giuda lo tradiva, Pietro lo rinnegava, gli altri fuggivano impauriti. Confusi e rattristati, sembrava ai discepoli che il futuro fosse senza speranza; erano incerti sul da farsi. Per questo erano tornati alle cose che erano loro familiari. Pietro disse spontaneamente: “Io vado a pescare”. E gli altri: “Veniamo anche noi con te”. Ma anche questo loro progetto sembra destinato a fallire; Il Vangelo ci dice infatti: “Allora uscirono e salirono sulla barca; ma in quella notte non presero nulla” (Gv 21, 3).

Ma proprio allora, in questo difficile momento della loro vita, nello scoraggiamento e nello sconforto, incomincia a sorgere l’alba della speranza. “Già era l’alba - dice il Vangelo - e Gesù si presentò sulla riva” (Gv 21, 4). Proprio nel momento in cui Pietro e gli altri si sarebbero sentiti a disagio davanti a Gesù che si avvicinava - a causa del loro comportamento -, egli si avvicina a loro con un semplice gesto di amicizia. “Gesù disse loro "Figlioli, non avete nulla da mangiare?" E quando risposero: "No", disse: "Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete"” (Gv 21, 5-6). E infatti “trovarono”, e fu molto più che una pesca abbondante. Trovarono una speranza e una gioia rinnovate nella presenza del Signore risorto.

3. Questa svolta nella vita di Pietro si verificò per iniziativa di Gesù, e non per iniziativa di Pietro. Il tentativo di Pietro si conclude con un fallimento; ma quando pesca su ordine di Gesù, le reti sono riempite fino quasi a rompersi. Lo stesso avviene nella vita di ciascuno di noi. Pur essendo vero che siamo noi a decidere quali vie seguire, le nostre decisioni ci condurranno alla vera gioia e alla realizzazione solo se sono conformi alla volontà di Dio. Come dice san Paolo: “È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo i suoi benevoli disegni” (Fil 2, 13).

Il segreto della pesca miracolosa è nell’obbedienza di Pietro e dei suoi compagni. Appena Gesù ebbe parlato - e anche se avevano pescato durante l’intera notte senza trovare niente - gettarono le reti e tentarono di nuovo. La loro obbedienza produsse una pesca sorprendente. Ma, fatto più importante, aprì loro gli occhi; permise loro di riconoscere Gesù per mezzo della fede. “Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: "È il Signore!"” (Gv 21, 7). E Pietro risponde immediatamente nella gioia; si getta in mare e torna alla riva, impaziente di essere con Gesù.

4. Ma il desiderio di Gesù di essere con Pietro è ancora maggiore del desiderio di Pietro di essere con Gesù. Non solo Gesù riconosce Pietro; lo invita anche a partecipare insieme ai suoi amici al pasto che ha preparato. “Venite a mangiare” dice (Gv 21, 12). Il calore dell’amicizia di Gesù ha superato le paure degli apostoli. Il peso della colpa e della tristezza ha ceduto alla luce e alla pace del Signore risorto. A questo punto Gesù guarda direttamente Pietro e gli chiede: “Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?” e Pietro gli risponde: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene” (Gv 21, 15).

Chiaramente Gesù vuole che Pietro lo ami; e vuole che Pietro esprima il suo amore con parole, che lo dimostri con le azioni. Gesù lo desidera a tal punto che ripete ancora due volte la sua domanda. E ogni volta dice a Pietro di pascere i suoi agnelli e le sue pecorelle, di prendersi carico della Chiesa che viene lasciata alle cure di Pietro. Come sappiamo, Pietro dedicò il resto della sua vita a procurare cibo per il popolo di Dio, cibo per l’anima, il cibo di vita eterna, quel cibo che è nello stesso tempo parola di Dio - la buona novella di salvezza - e corpo e sangue di Cristo.

5. Carissimi amici: anche voi vi trovate a una svolta nella vostra vita, e per la grazia e per l’amore di Cristo essa può avvenire oggi. Alcuni di voi hanno forse conosciuto il dubbio e la confusione; avete forse sperimentato la tristezza e il fallimento e il peccato grave. Ma per voi tutti questo è un momento importante nella vostra vita. È un tempo di decisione. È un tempo per accogliere Cristo; accogliere la sua amicizia e il suo amore, accogliere la verità della sua parola e credere alle sue promesse; riconoscere che il suo insegnamento vi condurrà alla felicità e finalmente alla vita eterna. È tempo di accettare Cristo come Colui che vive nel suo corpo, la Chiesa.

Siete già stati uniti a Cristo nel Battesimo e nell’Eucaristia, e ora egli vi cerca in maniera particolare in questi anni della vostra gioventù. Per quanto grande possa essere il vostro amore per Gesù, il suo amore per voi è di gran lunga maggiore. Egli conosce ognuno di voi per nome. Sa quando è che avete bisogno di essere perdonati e conosce il vostro desiderio di perdonare. Vi conosce meglio di quanto voi conosciate voi stessi. Gesù vi ama immensamente, perché ha dato la sua vita per voi (cf. Gv 15, 13).

Tutti possiamo sentirci talvolta smarriti, smarriti dentro di noi o nel mondo che ci circonda. Lasciate che Cristo vi trovi, vi parli, vi chieda qualunque cosa voglia da voi. Siatene certi: l’ubbidienza alla volontà di Dio è la via a una vita fruttuosa, la via a un’unione amorosa con Cristo.

6. In un passo del Vangelo un giovane ricco si avvicinò a Gesù e gli chiese: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?” (Mc 10, 17). Gesù gli disse di osservare i comandamenti, perché non può esservi amore autentico di Dio o del prossimo senza ubbidienza alla volontà di Dio. È per questo che Gesù dice: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” (Gv 14, 15). E ancora: “Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando” (Gv 15, 14).

Se volete conseguire la pienezza della gioia, la vostra obbedienza deve essere la perfetta obbedienza di amore. Infatti, pur avendo il giovane ricco del Vangelo osservato tutti i comandamenti, “Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse, "Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi"” (Mc 10, 21).

Carissimi giovani della Nuova Zelanda: forse Gesù ripete oggi a qualcuno di voi: “Una cosa sola ti manca”? Vi chiede forse ancora più amore, più generosità, più sacrificio? Sì, l’amore di Cristo comporta generosità e sacrificio. Occorre una personale disciplina per obbedire ai comandamenti di Dio; occorre sforzo per volgersi in un servizio amoroso a un fratello o a una sorella bisognosi. Seguire Cristo e servire il mondo in suo nome richiede coraggio e forza. Non vi è posto per egoismi, come non vi è posto per paure.

Ho prestato attenzione alle vostre domande relative ai vari mali che affliggono il nostro mondo. È positivo che voi abbiate questa preoccupazione, ma le risposte alle vostre domande le troverete nel Vangelo. Il Vangelo, l’intero Vangelo, vi attende. Dovete rendervi conto che è vostro dovere rendere vivo il Vangelo di Gesù Cristo. Soltanto in questo modo è possibile cambiare il mondo. Voi sperate che il mondo cambi, io vi dico: dovete essere voi a cambiarlo!

Forse alcuni di voi saranno chiamati a seguire Cristo nella castità, nella povertà e nell’obbedienza della vita religiosa, o a servire nel sacerdozio. Queste vocazioni speciali sono un dono del Signore alla sua Chiesa. Sono anche un dono di Cristo alla persona da lui chiamata. Se Cristo vi parla in questo modo, siate pronti al servizio, pronti al sacrificio, pronti all’amore.

E a quelli di voi che Cristo chiama alla vocazione della vita matrimoniale dico questo: state certi dell’amore della Chiesa per voi e per il vostro ruolo essenziale nella Chiesa. La vita familiare cristiana e la fedeltà nel matrimonio per tutta la vita sono tanto necessarie nel mondo d’oggi, in cui la sacralità della vita umana è spesso ignorata e perfino contestata, in cui il mistero della sessualità umana viene facilmente distorto e confuso, in cui la bellezza dell’amore umano è dimenticata in una cieca corsa alla soddisfazione dei desideri egoistici. Non lasciatevi fuorviare o scoraggiare. In Cristo e nella Chiesa troverete la luce e la grazia di cui avete bisogno per vivere nella fedeltà e nella gioia.

7. Carissimi giovani della Nuova Zelanda: Gesù guarda con amore ognuno di voi, come guardò Pietro, i fedeli apostoli, e il giovane ricco. Solo uno di questi se ne andò afflitto: quello che aveva paura del sacrificio, quello che disse no. Poiché la croce di Cristo è il segno d’amore e di salvezza, non deve sorprenderci che ogni amore autentico richiede sacrificio. Non abbiate paura allora quando l’amore è esigente. Non abbiate paura quando l’amore richiede sacrificio. Non abbiate paura della croce di Cristo. La croce è l’Albero della Vita. È sorgente di ogni gioia e di ogni pace. Era l’unico modo per Gesù di arrivare alla risurrezione e al trionfo. È l’unico modo per noi di partecipare alla sua vita, ora e sempre.

Giovani della Nuova Zelanda: Gesù è con voi. Non abbiate paura!

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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