The Holy See
back up
Search
riga

PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN NUOVA ZELANDA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AGLI AMMALATI, AGLI ANZIANI E AGLI HANDICAPPATI
NEL «WELLINGTON SHOW AND SPORTS CENTRE»

Wellington (Nuova Zelanda), 23 novembre 1986

 

“A voi è vicino il regno di Dio” (Lc 10, 9).
Cari fratelli e sorelle.

1. Nel giorno della Festa di Cristo Re, sono lieto di essere con voi che in modo speciale partecipate alle sofferenze del nostro Salvatore. Vi saluto nel nome di Gesù, che è la nostra forza e la nostra speranza. E porgo cordiali saluti anche a coloro che hanno accompagnato i nostri fratelli e sorelle sofferenti in Cristo. È una grande gioia essere con tutti voi qui a Wellington.

Mentre pregavo e preparavo la mia visita pastorale in Nuova Zelanda, attendevo in modo particolare di incontrarmi con i malati, gli anziani, gli handicappati e gli infermi. Attendevo con impazienza questa occasione nella quale ci saremmo uniti in preghiera e avremmo celebrato questa liturgia dell’Unzione degli infermi. Ora che sono insieme a voi, posso assicurarvi che voi occupate un posto particolare nel mio cuore e nella vita della Chiesa. Le vostre preghiere e i vostri sacrifici hanno un grande potere perché contribuiscono molto alla missione di salvezza della Chiesa.

Cari fratelli e sorelle in Cristo: “A voi è vicino il regno di Dio”!

La sola volta che fu chiesto a Gesù: “Sei tu re?” (Gv 18, 28) fu durante la sua passione, nel periodo della sua più grande sofferenza. È stato proprio attraverso la sua sofferenza e la sua morte che egli ci ha conquistato il dono della redenzione e ha stabilito in modo definitivo il suo regno. Forse ciò ci aiuta a comprendere meglio perché Gesù ha dato le seguenti istruzioni ai suoi discepoli quando per la prima volta li ha inviati nel mondo: “Se entrate in una città e siete bene accolti, mangiate ciò che vi sarà presentato, guarite i malati che vi saranno e dite loro: "A voi è vicino il regno di Dio"” (Lc 10, 8-9). Dio desidera avvicinarsi ad ogni persona umana, ma con particolare tenerezza ai malati.

2. La sofferenza umana, tuttavia, ci induce a dubitare delle parole di Gesù che il regno di Dio è vicino. Quando il dolore offusca la mente e indebolisce il corpo e l’anima, Dio può sembrare molto lontano, la vita può diventare un peso insopportabile. Siamo tentati di non credere alla buona novella. Perché, come dice il Libro della Sapienza, “Il nostro corpo corruttibile è di peso all’anima e questa tenda di creta grava la mente nei suoi pensieri” (Sap 9, 15). Il mistero del dolore umano opprime il malato e fa sorgere nuove e inquietanti domande: perché Dio mi lascia soffrire? A quale scopo? Come può Dio, che è così buono, permettere tanto male? Non ci sono risposte facili per queste domande poste da menti e cuori afflitti. Naturalmente non si riesce a trovare una risposta soddisfacente senza la luce della fede. Dobbiamo gridare a Dio, nostro Padre e Creatore, come fece l’autore del Libro della Sapienza: “Con te c’è la sapienza che conosce le opere pie . . . Mandala dunque dai tuoi santi cieli . . . affinché mi diriga nel mio operare e mi faccia conoscere quale cosa ti è più gradita” (Sap 9, 9-10).

3. Il nostro Salvatore conosce bene le particolari necessità di coloro che soffrono. Dall’inizio della sua vita pubblica, mentre predicava la buona novella del regno, “egli passava facendo del bene e guarendo” (At 10, 38). Quando egli mandò nel mondo i suoi discepoli in missione, conferì loro uno speciale potere e chiare istruzioni per seguire il suo esempio.

Durante la sua predicazione Gesù chiarisce che, sebbene la malattia sia legata alla condizione di peccato dell’umanità, nei casi individuali essa non è certo una punizione di Dio per i peccati personali. Quando a Gesù fu chiesto quale peccato avesse causato la cecità di un uomo, egli rispose: “Né lui né i suoi genitori hanno peccato; è nato cieco perché si manifestino in lui le opere di Dio” (Gv 9, 3). Che buona novella inaspettata era questa per i suoi seguaci! Questa sofferenza non è un castigo divino. Al contrario è voluta a fin di bene: “affinché si manifestino le opere di Dio”!

E in verità, sono state le sofferenze e la morte di Cristo a mostrare le opere di Dio nel modo più eloquente. Attraverso il suo mistero pasquale Gesù ci ha conquistato la salvezza. Il dolore e la morte, se accettati con amore e offerti con fede a Dio, diventano la chiave per la vittoria eterna, il trionfo della vita sulla morte, il trionfo della vita attraverso la morte.

4. Per mezzo di uno speciale sacramento, la Chiesa continua il ministero di Gesù della cura dei malati. Così la liturgia dell’Unzione degli infermi che oggi celebriamo continua fedelmente l’esempio del nostro amato Salvatore.

Questo sacramento si comprende meglio nel contesto dell’attenzione che ha la Chiesa nei confronti dei malati. Perché è il culmine di molti e diversi sforzi pastorali compiuti a favore degli infermi nelle loro case, negli ospedali e in altri luoghi. È il culmine di un intero programma di servizio amorevole in cui sono coinvolti tutti i membri della Chiesa.

Ciò che noi stiamo celebrando oggi è fedele all’esempio dato da Gesù e alle istruzioni di san Giacomo, che ha scritto: “Se uno di voi è infermo chiami gli anziani della Chiesa: essi preghino per lui, ungendolo con olio nel nome del Signore. La preghiera della fede salverà il malato, il Signore lo solleverà e se ha commesso dei peccati, sarà perdonato” (Gv 5, 14-15). Oggi in Nuova Zelanda il successore di Pietro continua questa tradizione dell’unzione degli infermi, che la Chiesa indica come uno dei sette sacramenti del Nuovo Testamento istituiti da Cristo.

È giusto che tutti noi, anche gli anziani e i malati, ricordiamo che la salute non è qualcosa data per scontata ma una benedizione che viene dal Signore. Non è neanche qualcosa che dobbiamo compromettere con l’abuso di alcol e droghe o in qualsiasi altro modo. Perché, come dice san Paolo, “Il vostro corpo, sapete, è tempio dello Spirito Santo . . . Glorificate dunque Dio nel vostro corpo” (1 Cor 6, 19-20). Facendo il possibile per mantenerci in buona salute noi possiamo servire il prossimo e assolvere le nostre responsabilità nel mondo. Tuttavia, quando ci si ammala, noi abbiamo questo speciale sacramento che ci assiste nella nostra debolezza e ci dona la presenza di Cristo che fortifica e guarisce.

5. Coloro che sono gravemente malati sentono profondamente il bisogno dell’aiuto di Cristo e della Chiesa. Oltre il dolore fisico e la debolezza, la malattia porta con sé grandi ansie e paure. Gli infermi sono soggetti a tentazioni che forse non hanno mai affrontato prima; possono anche essere condotti al limite della disperazione. L’Unzione degli infermi risponde a questi specifici bisogni, perché è un sacramento di fede, un sacramento per tutta la persona, corpo e anima.

Per mezzo dell’imposizione delle mani del sacerdote, l’unzione con l’olio e le preghiere, viene donata nuova grazia: “Questo sacramento conferisce al malato la grazia dello Spirito Santo; tutto l’uomo ne riceve aiuto per la sua salvezza, si sente rinfrancato dalla fiducia in Dio e ottiene forze nuove contro le tentazioni del maligno e l’ansietà della morte; egli può così non solo sopportare validamente il male, ma combatterlo e conseguire anche la salute, qualora ne derivasse un vantaggio per la sua salvezza spirituale” (Rito dell’Unzione e della cura pastorale degli infermi, 6).

L’Unzione degli infermi dona particolare consolazione e grazia a chi è vicino alla morte. Lo prepara ad affrontare questo momento finale della vita terrena con fede viva nel Salvatore risorto e con salda speranza nella risurrezione. Allo stesso tempo, dobbiamo ricordare che il sacramento non è destinato solo ai moribondi ma a tutti coloro che sono in pericolo di morte a causa di una malattia o per l’età avanzata. Il suo scopo non è solo quello di prepararci alla morte, che inevitabilmente giungerà per tutti noi, ma anche di darci forza nel periodo della malattia. Per questa ragione, la Chiesa esorta i malati e gli anziani a non aspettare il momento della morte per chiedere di ricevere il sacramento e ricorrere alla sua grazia.

6. La liturgia odierna afferma che il Signore è il buon pastore che ci conduce presso acque tranquille a rinfrescare la nostra anima stanca. Il salmista dice a Dio: “Tu prepari innanzi a me la mensa / di fronte ai miei nemici. / Mi ungi d’unguento la testa / e il mio calice trabocca” (Sal 22, 5).

L’unzione con l’olio è stata usata per indicare la guarigione, ma allo stesso tempo per indicare una particolare missione all’interno del popolo di Dio. Nelle Scritture notiamo spesso che le persone che Dio ha scelto per una missione speciale ricevono un’unzione speciale, Ciò vale anche per voi infermi e anziani. Voi avete un ruolo importante nella Chiesa.

In primo luogo, la grande debolezza che sentite, e in modo particolare l’amore e la fede con cui accettate questa debolezza, ricordano al mondo i più alti valori della vita e le realtà che veramente contano. Inoltre, i vostri dolori assumono un valore speciale, un carattere creativo, quando li offrite in unione a Cristo. Diventano agenti salvifici poiché partecipano al mistero della redenzione. Per questa ragione san Paolo poteva dire: “Ora io godo delle sofferenze in cui mi trovo per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1, 24). Per mezzo del dolore e dell’infermità che limita la vostra vita, voi potete predicare il Vangelo in modo molto efficace. La vostra stessa gioia e la vostra pazienza sono muti testimoni della potenza liberatrice di Dio che opera nella vostra vita.

7. Vorrei rivolgere una parola di ringraziamento a quelli di voi che si consacrano all’aiuto del prossimo. La Festa di Cristo Re che oggi celebriamo è una festa di servizio, in quanto è la festa di colui che “non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti” (Mt 20, 28). Durante la sua vita terrena, Gesù ci ha insegnato il significato del servizio, quell’amore che diventa azione per avvicinarci al regno di Dio. Vi incoraggio a continuare in questa vostra generosa dedizione verso coloro che soffrono. Con i vostri sforzi giornalieri voi testimoniate il valore di tutta la vita umana, in particolar modo di quella vita che è più fragile e più dipendente dagli altri. Il vostro aiuto agli ammalati, agli anziani, agli handicappati e agli infermi fa parte della proclamazione della Chiesa della bellezza della vita in genere, anche quando è debole. La vostra opera è in completo contrasto con tutti gli sforzi compiuti per sopprimere la vita con mali quali l’eutanasia e l’aborto. Voi vi siete schierati con tutte quelle persone nella società che sono decise a mantenere la loro posizione profetica in favore degli innocenti e dei più vulnerabili dei nostri fratelli e sorelle.

Vi sono particolarmente grato perché avete così fedelmente rispettato il comandamento che Gesù diede ai suoi discepoli: “Curate i malati e dite loro "A voi è vicino il regno di Dio"”.

Sì, il regno di Dio è vicino: il regno di Colui che è venuto per servire, il regno del buon pastore, il regno dove gli ultimi saranno i primi e i primi saranno gli ultimi, il regno di Cristo nostro Signore. Sia lode a lui.

Sia lodato Gesù Cristo nostro Re! Amen.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

top