 |
PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN AUSTRALIA
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AGLI AMMALATI E AGLI HANDICAPPATI
RIUNITI NEL "QUEEN ELIZABETH II JUBILEE SPORTS CENTRE"
Brisbane (Australia), 25
novembre 1986
Carissimi fratelli e sorelle.
1. Nel nome di nostro Signore
Gesù Cristo, che ci ha amati e che ha dato se stesso per noi, vi saluto con
profondo affetto. Il mio pellegrinaggio non sarebbe completo senza
l’opportunità di visitare gli handicappati, gli invalidi e i malati. Visite
come questa hanno sempre un posto speciale nel mio cuore, perché mettono in
luce una verità misteriosa che è nel cuore stesso del mistero della Chiesa.
Questa verità misteriosa si trova nella descrizione che ci dà san Paolo di ciò
che Dio gli rivelò quando disse: “Ti basti la mia grazia; la mia potenza
infatti si manifesta pienamente nella debolezza” (2 Cor 12, 19).
Parlare
di invalidità, di handicap e di malattia significa parlare della debolezza
della condizione umana. Nessun nato in questo mondo è esente dalla fragilità
umana, sia essa fisica, emotiva o spirituale. Ciascuno di noi deve venire
personalmente a patti con questa fragilità. Forse desideriamo talvolta un tipo
di vita più facile di quello che abbiamo. Forse alcuni di voi che sono
fisicamente handicappati, invalidi o malati chiedono a Dio perché sono stati
scelti per una vita che è diversa da quella degli altri. Ma nella divina
Provvidenza una vita diversa non significa una vita meno importante. Non
significa una vita con un minor potenziale di santità o una minore capacità di
contribuire al benessere del mondo.
I
problemi e le preoccupazioni sono condivisi anche dalle vostre famiglie e dai
vostri cari. Anch’essi devono affrontare le difficoltà e le croci che sono
parte della vostra vita, come pure le buone occasioni e i momenti felici. Anche
ad essi offro il mio incoraggiamento e il mio appoggio. La Chiesa sa che deve
esprimere la sua fede nel valore di ogni vita umana offrendo appoggio e aiuti
pratici alle famiglie che sono particolarmente bisognose. La Chiesa, come
un’unica famiglia di fede, non può e non deve trascurare le gioie o i dolori
di nessuno dei suoi membri.
2. Tutti noi, come dice san
Paolo, “portiamo sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù” (2 Cor 4, 10).
Ciò significa che nessuno di noi è immune dalla sofferenza e dalla morte, più
di quanto lo fosse Cristo stesso. Ma san Paolo continua dicendo che soffriamo
“perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo”. Scopriamo
qui il mistero della redenzione. (2Cor 4,10) Accettando la croce con amore
perfetto, Cristo ha vinto una volta per tutte il potere che il peccato, la
sofferenza, la debolezza e la morte avevano su di noi, e ci ha dato abbondanza
di vita.
Fratelli
e sorelle carissimi: la croce di Cristo ha il potere di trasformare la vita di
ciascuno e di ognuno di voi in una grande vittoria sulla debolezza umana. Le
limitazioni fisiche che sperimentate possono essere trasformate dall’amore di
Cristo in una cosa buona e bella, e possono rendervi degni del destino per il
quale siete stati creati. Il comandamento che troviamo altrove in san Paolo, di
“glorificare Dio nei nostri corpi”, non vale soltanto per la condotta morale
di quelli che sono in buona salute. Come Gesù Cristo glorificò il Padre
abbracciando la croce con perfetto amore, così anche voi attraverso il potere
di quello stesso amore potete glorificare Dio nel vostro corpo (1 Cor 6, 20) non
lasciandovi sopraffare dalle difficoltà e dal dolore, non cedendo allo
scoraggiamento o ad altre limitazioni.
Nella
profondità della vostra vita interiore potete morire e risorgere ogni giorno
con Cristo. E potete così dare una messe abbondante di grazie e di bontà, non
soltanto per voi stessi e per quelli che vi sono intorno, ma anche per la Chiesa
e per il mondo. Ogni volta che superate la tentazione di scoraggiarvi, ogni
volta che manifestate uno spirito gioioso, generoso e paziente, voi date
testimonianza di quel regno che deve ancora venire nella sua pienezza, regno nel
quale saremo guariti da ogni infermità e liberati da ogni dolore.
3. In una grande arcidiocesi
come quella di Brisbane vi sono molti ospedali, case e asili, e servizi
cattolici per i bisognosi. Molti di essi hanno una storia lunga e illustre che
deve essere fonte di legittimo orgoglio e gioia per la Chiesa in questa regione.
Testimoniano la generosità del laicato cattolico in tutti questi anni e la
dedizione di tante suore e di tanti fratelli infermieri. Questi religiosi, che
operano insieme a laici, uomini e donne, animati della stessa dedizione,
continuano a fornire servizi che si estendono oltre la comunità cattolica per
il bene di tutti.
Saluto
con particolare stima coloro che lavorano con gli invalidi, gli handicappati e i
malati, non solo qui nel Queensland ma in tutto il territorio australiano.
Stimolati dalla grazia di Dio, avete scelto come professionisti o come volontari
di vivere come il buon samaritano, come colui che è vicino a tutti i bisognosi.
Facendo questo voi adempite a una missione cristiana essenziale. E la misura del
vostro successo in questa missione è l’amore che portate a coloro che sono
affidati alle vostre cure, e la vostra preoccupazione non solo per i loro
bisogni fisici ma anche per i loro pensieri, i loro sentimenti, le loro esigenze
spirituali.
4. La pietra di paragone del
servizio spirituale e materiale offerto in Australia è la nostra fede nella
sacralità di ogni vita umana. È una sacralità radicata nel mistero della
nostra creazione a opera di Dio, e anche nel mistero della redenzione del quale
ho già parlato. In un mondo nel quale il dono della vita umana è spesso
disprezzato, strumentalizzato, offeso, che viene perfino deliberatamente
annientato dall’aborto o dall’eutanasia, la Chiesa proclama senza esitazioni
la sacralità di ogni vita umana. Quali che siano le nostre debolezze o
limitazioni - siano esse fisiche, emotive o spirituali - la vita di ognuno
di noi è unica; ha il suo inizio e la sua fine nel momento voluto da Dio. È
responsabilità dell’intera comunità - a livello di governo nazionale,
statale e locale fino al singolo cittadino - proteggere questo sacro
dono.
5. La sacralità della vita
esige anche che ci sforziamo di migliorare la qualità della vita. Deve essere
fatto ogni sforzo ragionevole per garantire che gli invalidi e i malati, gli
anziani e i moribondi, gli afflitti e gli abbandonati, abbiano un punto di
riferimento, perché sia data loro la possibilità di vivere con vera dignità.
L’assistenza sanitaria sta diventando più sofisticata e costosa; eppure ci
rendiamo sempre più chiaramente conto che la pura e semplice prestazione dei
servizi non è sufficiente. Coloro che usufruiscono dei servizi devono anche
partecipare concretamente alla comunità, e questo esige reciproco rispetto e
disponibilità all’ascolto. Specialmente gli handicappati e gli invalidi
cercano a buon diritto di essere più completamente integrati nella comunità,
in quanto anch’essi hanno un importante contributo da dare agli altri. Solo
lavorando insieme la comunità potrà sperare di trovare soluzioni degne del
rispetto dovuto a ogni singola persona, e degne della lunga storia di amore e di
servizio vissuta da popoli di ogni fede religiosa in Australia.
Concludendo,
carissimi fratelli e sorelle handicappati, invalidi o malati, vi chiedo le
vostre preghiere, che sono particolarmente gradite a Dio. Pregate per tutti
coloro che soffrono nel mondo. Pregate per la pace. Pregate per la Chiesa, come
anch’essa prega per voi. Ricordate tutti coloro che ci hanno preceduti nella
fede: Maria nostra Madre, che ci custodisce, e i santi la cui vita rivela la
potenza di Dio che risplende attraverso la debolezza umana. Ricordateli e non
abbiate paura. Nell’amore del nostro Signore Gesù Cristo, impartisco a tutti
voi la mia benedizione apostolica.
© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana
|